STRISCIA DI STAINO/ LA (PRIMA) RESA DI TARQUINIO IL SUPERBO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 21 ottobre 2018

 

L’Avvenire di stamattina, domenica 21 ottobre, offre una sorpresa: la collaborazione con Staino è interrotta. Una grave sconfitta, certo una prima ‘resa’, per il direttor Tarquinio e per la sua linea editoriale. E’ una ‘resa’ tanto più dolorosa in quanto è stata imposta dalle proteste di una parte del mondo cattolico.

A 80 ANNI DALLE LEGGI RAZZIALI (CON PREMESSA TELEVISIVA) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 5 settembre 2018

 

Ottant’anni fa il regime fascista si macchiò di una colpa incancellabile: il 5 settembre 1938–  pesante la corresponsabilità della monarchia sabauda – fu adottato il primo di una serie di decreti che sono chiamati globalmente “leggi razziali”. Esso riguardava l’espulsione dalla scuola degli ebrei, alunni, insegnanti, presidi, personale. E’ un decreto particolarmente odioso, che riproponiamo a chi ci legge. Nella premessa il dibattito di martedì 4 settembre su Sky TG24 sul ‘caso’ Bergoglio-Viganò.

L’AVVENIRE E LA 'STRISCIA' ANTI-SALVINI: TRADITE LE PAROLE DI PAOLO VI - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 16 ottobre 2018

 

Qualche nota sull’ultima ‘striscia’ del vignettista Staino, pubblicata tra l’altro  nel giorno della canonizzazione di Paolo VI, ‘padre’ di ‘Avvenire’. Le responsabilità del direttor Tarquinio. Le responsabilità dei vertici della Cei e del presidente del consiglio d’amministrazione del giornale, il vescovo Marcello Semeraro. Su Avvenire’ di oggi niente scuse.

SOLIDARIETA’ A MATTEO SALVINI – PERCHE’ AVVENIRE ANCORA NELLE CHIESE? - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 31 agosto 2018

 

Solidarietà a Matteo Salvini per i continui attacchi da parte anche del mondo catto-fluido, di cui è voce principale ‘Avvenire’. Un inaudito editoriale di Maurizio Fiasco che – traendo spunto dal caso Diciotti – incita i militari alla disobbedienza contro Salvini. ‘Avvenire’ e la documentazione addotta per illustrare la situazione dei migranti in Libia: foto e video non sono quasi certamente riferibili alle torture nel Paese nordafricano.