QUANDO IL SSN COMPRA LE PRESTAZIONI A 'LOW COST' - di ANSELMO TERMINELLI - n.11/18 marzo 2013

 

L'attività delle strutture sanitarie cattoliche. Uno studio calcola un risparmio annuo per lo Stato di oltre 1,2 miliardi. Ma la Chiesa non solo in Sanità ma anche nel sociale e formazione “rende allo Stato” ogni anno oltre 11 miliardi

 

 

Altro che sanità “low cost”, l’assistenza sanitaria erogata dagli ospedali e ambulatori cattolici costa allo Stato il 40% in meno di quella pubblica, con un risparmio annuo, arrotondato per difetto, di oltre 1,2 miliardi. Lo rileva il vaticanista Giuseppe Rusconi nel saggio “L’impegno. Come la Chiesa italiana accompagna la società nella vita di ogni giorno” (Rubbettino, pp.140, 12 euro).

Una indagine che analizza l’impegno quotidiano delle istituzioni di misericordia e di volontariato che fanno capo a parrocchie e diocesi italiane nel prendere in carico “le situazioni più compromesse e più difficili da risolvere positivamente  – spiega Rusconi – fornendo in molti casi anche i servizi di cui si abbisogna”. In gran parte quindi una vera e propria presenza laddove lo Stato non arriva oppure è timidamente presente, che riguarda non solo la sanità ma servizi socio assistenziali come le mense dei poveri, il banco alimentare, la lotta all’usura, il recupero dei tossicodipendenti la presa in carico dei disabili e delle persone non autosufficienti, eccetera.

Insomma un elenco molto lungo di servizi che Rusconi ne ha quantizzato i costi in “almeno” 11 miliardi di euro che “la Chiesa rende allo Stato italiano ogni anno” anche se, aggiunge, “molto spesso i  dati disponibili sono mancanti o lacunosi”. Lacunosi per esempio come nel caso dell’aiuto socio assistenziale. In questo settore la grande difficoltà di quantizzare una somma deriva dal fatto che questi servizi sono gestiti a livello comunale e le strutture che li erogano sono nel 70% dei casi private (la gran parte cattoliche). Il confronto, scrive Rusconi, può essere fatto laddove esistevano le ex Ipab, ma è “troppo poco per trarne cifre realistiche di risparmio per lo Stato a livello nazionale”.

Tornando al risparmio del 40% da parte dello Stato sulle prestazioni erogate dalle strutture sanitarie cattoliche, Rusconi precisa che questa stima “è generalmente condivisa anche presso i grandi istituti di indagine statistica”. Pertanto il risparmio di 1,2 miliardi deriva da un calcolo molto semplice: “considerando le somme rimborsate alla sanità cattolica – scrive l’Autore –attraverso le convenzioni (in media un miliardo e 700 milioni di euro annui) e stimando il risparmio medio del 40% si può verosimilmente situare il risparmio statale annuo nel settore attorno a 1,2 miliardi di euro”.

Nel corso della recente presentazione a Roma del saggio di Rusconi, Luciano Violante (Pd) ha evidenziato che “il vero problema non è tanto quello dei conti, quanto se la Chiesa è dentro la vita delle  persone. Ciò che conta di più è il ruolo educativo che si palesa nella grande capacità di aiutare  le persone tramite vari strumenti e servizi”.

Mentre per Gaetano Quagliariello (Pdl) “al di là dei  pregiudizi bisogna constatare che nella Chiesa la dimensione della socialità ha preso il sopravvento su quella  politica. La Chiesa oggi non può più contare come un tempo su un ‘braccio secolare’, ma su  tante presenze che mostrano un impegno articolato e molto generoso. Nelle pagine di questo  libro scopriamo una vitalità inaspettata solo qualche decennio fa”.

Questa vitalità per Paola Binetti (Udc) è una conferma che “la Chiesa oggi è molto presente e offre un contributo importante alla società perché  declina la ‘buona novella’ attraverso un gran numero di opere di misericordia, corporali e  spirituali”.

Mentre il radicale Angiolo Bandinelli ha dichiarato che “il libro mi ha fatto venire dei dubbi: è  vero probabilmente che lo Stato su piano contabile ci guadagna nei rapporti con la Chiesa.  Complessivamente non so”. 

 

 

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Foto di Romano Siciliani