di Raffaele Iaria, Calabria Ecclesia 2000, 18 febbraio 2013

La Chiesa oggi nel suo affiancare e accompagnare la società riproduce ancora quell'opera di carità che riecheggia più volte nelle Sacre Scritture?
Una risposta la dà nel volume "L'impegno" (Rubbettino) il giornalista Giuseppe Rusconi con una serie di capitoli che descrivono come la Chiesa italiana accompagna la società nella vita di ogni giorno. Molti gli esempi riportati nel volume e tante cifre che, con linguaggio oggettivo, evidenziano quella trama di fratellanza che il mondo cattolico riesce ancora a tessere, con grandi sacrifici, dentro una società per molti versi smarrita.
Tra i capitoli uno riguarda la Fondazione Migrantes con l'impegno della Chiesa italiana nel mondo della mobilità umana .
L'indagine di Rusconi non pretende di essere esaustiva, ma di offrire a tutti la possibilità di prendere coscienza della realtà di un'opera, quella della Chiesa in campo sociale, che integra in misura non irrilevante quella dello Stato. La Chiesa incontra e dà una mano.
Il tuo libro si intitola "L'impegno": perché questo titolo?
La parola "impegno" connota un servizio che da una parte richiama la virtù della costanza nei tempi, dall'altra il coinvolgimento totale di chi offre tale servizio. Nell' "impegno" emerge poi spesso una sfumatura tutt'altro che banale: quella di una sorta di patto non scritto, una promessa sostanziale, stipulata con l'intera comunità civile.
Svolgendo un'indagine tra le attività della Chiesa italiana, quale messaggio ne emerge all'esterno?
Prima di tutto vorrei precisare gli intenti dell'indagine. Il primo, quello di offrire al popolo cattolico la possibilità di prendere coscienza e conoscenza dell'enorme mole di servizio che la Chiesa in tutte le sue espressioni, laiche e consacrate, rende alla comunità civile. Secondo intento, altrettanto importante: quello di offrire ai non cattolici la stessa possibilità. Il libro vuole presentare dati ed esempi concreti, senza indulgere a rispondere in modo polemico a buona parte della pubblicistica uscita sull'argomento negli ultimi anni. Chi legge con animo aperto il libro constaterà che la Chiesa non è "parassita" dello Stato, anzi – a ben vedere – rende con la sua attività sociale allo Stato. Allora, se proprio certi pregiudizi radicati non vorranno cadere, che almeno – grazie a quanto emerso dall'indagine – si facciano largo alcuni dubbi insidiosi nella mente degli scettici! Ancora su questo punto: la presentazione del 14 febbraio a Roma è stata 'laica', volutamente, proprio perché, se ci sono cattolici da incoraggiare e rafforzare nella loro informazione e nella loro determinazione, ci sono non meno 'laici' da insidiare nelle loro convinzioni (apparentemente granitiche, in realtà spesso fragili) fondate sul sentito dire o sulle mode del momento o su comportamenti disdicevoli da parte di singoli cattolici.
Quali i dati più significativi e più spinosi?
Incomincio col dire che non sono un economista, ma un laureato in letteratura italiana e storia contemporanea, divenuto poi giornalista parlamentare e vaticanista. Perciò il libro non è un trattato di economia ("Per fortuna! - osservava nei giorni scorsi un eminente collega – perché di economisti abbiamo già fatto troppa esperienza e non certo positiva!"). Ho cercato dunque di raccogliere per una ventina di settori d'attività sociale della Chiesa italiana dati e contenuti che mi permettessero di trasmettere informazioni utili al lettore. L'ho fatto con un linguaggio semplice, come è nel mio stile, privo di tecnicismo, anglismi, ecclesialese. E' emersa la possibilità di quantificare economicamente il gran lavoro svolto dal mondo cattolico. In alcuni casi mi sono state messe a disposizione cifre precise, in altri ho cercato – ragionando – di estrapolare cifre verosimili (e dunque non 'gonfiate'), in un altro caso (quello dell'assistenza socio-sanitario) mi è stato impossibile dedurre una cifra credibile, dato che quel settore va ricondotto a mezzi e volontà dei tanti Comuni d'Italia, ognuno diverso dall'altro. Globalmente mi è parso di poter valutare in almeno 11 miliardi di euro l'anno il risparmio che lo Stato ottiene grazie all'impegno della Chiesa. Ma è un dato, quest'ultimo, soggetto a mutamenti, man mano che mi giungeranno altre cifre, fin qui a me sconosciute. Sarò anche contento di correggermi se del caso. L'importante però per me non è la precisione delle cifre al centesimo, ma che il cittadino italiano possa inquadrare il problema dei rapporti Stato-Chiesa tenendo finalmente presente anche la gran mole di lavoro con cui indubitabilmente la Chiesa affianca e accompagna il progresso della società.

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Foto di Romano Siciliani