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    PABLO IN SEMINARIO: TONACA, CHICHARRO, MAREA E FRANCISCO FRANCO

    PABLO IN SEMINARIO: TONACA, CHICHARRO, MAREA E  FRANCISCO FRANCO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 14 maggio 2024

    L’ultima volta il maestro Pablo Colino aveva rievocato gli anni da pargolo, dalla nascita nel 1934 al 1945. Ora riscopre invece il 12 annj successivi, quelli di seminario, prima a Saturraran, poi a Vitoria, infine a San Sebastian. Nell’album anche il Congresso eucaristico nazionale, i pescatori di Ondarroa, l’apprendimento della musica, il generalissimo Franco. Nella premessa la morte di Annapia Sciolari, pianista e organista di Pablo; nel P.S. i festeggiamenti per il novantesimo.

    PREMESSA: E’ MORTA ANNAPIA SCIOLARI, STORICA PIANISTA E ORGANISTA DEL CORO DI PABLO COLINO

    Ieri, lunedì 13 maggio, festa della Beata Vergine di Fatima, si sono svolti i funerali di Annapia Sciolari che per quarant’anni – fino al 2016 - ha accompagnato con passione e fedeltà la vita musicale di Pablo Colino. Pianista e organista diplomata, era stata assunta a metà degli Anni Settanta dall’Accademia Filarmonica Romana come accompagnatrice dei cori e consulente dell’educazione musicale dei piccoli. Ha partecipato così da protagonista (pur essendo personalmente molto umile, sempre con il sorriso sulle labbra) alle tante tournées anche internazionali dei cori di Pablo Colino, dalla California a San Pietroburgo.  Avrebbe compiuto novant’anni il 20 giugno. Come ha rilevato mons. Colino nell’omelia della messa esequiale, tenutasi nella chiesa romana dei Sacri Cuori di Gesù e Maria nei pressi di piazza Vescovio, Annapia Sciolari – che si era ben preparata alla morte - ha ricevuto da Dio molti talenti e ha saputo moltiplicarli sia nell’ambito familiare che musicale. Non siate tristi, ha evidenziato il maestro spagnolo, ma ringraziate per il dono che il Cielo ci ha fatto in tutti questi anni. Ha accompagnato il rito il coro (molto folto), che ha eseguito tra l’altro corali di Bach (come il Signore Dio in te confido), l’Ave verum di Mozart, il Trio degli Angeli di Mendelssohn, l’Ave Maria di Mascagni.

     

    PABLO COLINO IN SEMINARIO: RICORDI DI VITA, DAPPRIMA A SATURRARAN …

    “Nella primavera del 1945 ci trasferimmo a Vergara e ci restammo tre anni. Papà era divenuto tenente della Guardia Civil. Io entrai nel Seminario minore di Saturraran, sulla costa basca e nel 1948 in quello maggiore di Voria… ma questo è materia per un’altra intervista!”

    Appunto. Allora, Pablo, riapri il formidabile archivio dei tuoi ricordi,  dopo la rievocazione degli anni del mini-Pablo in “Pablo Colino/90 anni: da pargolo…già attento alla realtà” (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/cultura/1175-pablo-colino-90-anni-da-pargolo-gia-attento-alla-realta.html )

    Era precisamente il 1945. A fine gennaio avevo compiuto 11 anni e mia mamma raccontava che io avevo la vocazione sacerdotale già da bambino piccolo: alle sue amiche che mi interpellavano sul mio destino e che si attendevano che io rispondessi: ‘Vorrei entrare nella banda militare come papà’, io replicavo invece: ‘Sarò un pretino’. Insomma non puoi meravigliarti che a 11 anni già fossi ben convinto di quello che avrei fatto… ero innamoratissimo dei sacerdoti che avevo conosciuto fino ad allora… che cantavano così bene il gregoriano, specie a Echarría…

    … dove avevi vinto anche un premio significativo…

    Sì, quello del bambino della diocesi più colto in catechismo… ne abbiamo parlato.. con quasi tutti i soldi comprai il pallone della nazionale spagnola! A Vergara poi la mia vocazione era maturata ulteriormente… certo avevo sette tra fratelli e sorelle e andare in seminario a Saturraran non era gratuito: bisognava pagare l’internato, preparare il corredo…

    … una volta mi hai detto che la tua prima tonaca apparteneva al parroco di Vergara…

    La tonaca costava… bisognava convincere il parroco di Vergara ad aiutarci… e don Ceferino ci aiutò. Ci diede una sua tonaca vecchia, che mamma tagliò e cucì, con l’aiuto di mia sorella maggiore. Fu tagliata così bene che durò per molti anni. In seminario, quando lodavano la mia tonaca dicevano che profumava già di per sé di santità…

    Quand’è che partisti per il seminario di Saturraran?

    L’ultima settimana di settembre del 1945. Mia sorella grande mi accompagnò con il trenino… ci vollero un paio d’ore e poi eccoci sulla costa basca della Guipúzcoa,

    Ogni tanto tornavi in famiglia?

    Per Natale avevamo quindici giorni di vacanza. Poi sempre a Saturraran fino a tutto giugno, prima delle vacanze estive.

    Eravate in tanti in seminario a Saturraran, dove si frequentavano i primi tre anni chiamati ‘latinos’?

    Nel 1945 eravamo in totale in 300, provenienti dalla provincia più piccola della Spagna, con San Sebastian come capoluogo. In cento della Guipúzcoa frequentavamo il primo anno di medie. Si dormiva in camerate di 25. Ognuno aveva il suo letto, il comodino e i ganci appendiabiti….

    Subito una curiosità…. statistica: in quanti siete poi arrivati all’ordinazione sacerdotale dopo 12 anni?

    In 28. Ogni anno ce n’erano alcuni che non rientravano dopo le vacanze estive…io grazie a Dio non ho mai avuto nessuna crisi del genere…

    Oggi 28 sarebbe un numero eccezionale…

    Purtroppo sì. Ai nostri tempi si conta fino a uno, al massimo due, eccezionalmente tre… Ti voglio dire un’altra cosa: Sai in quanti siamo restati vivi oggi di quella covata?

    Non penso in tanti…

    Solo io! E in me è sempre presente, con gratitudine verso Dio, l’esperienza del seminario. Ti dicevo che si partiva l’ultima settimana di settembre e non a ottobre, come allora era normale in Spagna. Perché? Per noi era prevista una settimana di esercizi spirituali di tipo ignaziano… meditazioni, confessioni, silenzio per avviare l’anno scolastico nel giusto modo!

    Il seminario di Saturraran era vicino al mare…

    Avevamo una spiaggia grande, che diventava grandissima quando la marea era bassa ed emergevano le rocce che chiudevano la baia… uno spettacolo meraviglioso! La marea scendeva di tre metri e noi allora correvamo pazzamente per la spiaggia… la sabbia era dura e così potevamo giocare a pallone fino allo sfinimento. Oltre le rocce si intravedeva un villaggio della provincia confinante della Biscaglia, Ondarroa, un porto di pescatori. Mi ricordo con chiarezza anche lo spettacolo a dicembre del mar Cantabrico infuriato, con le onde che salivano fino a cinque-sei metri…. E noi dalla piaggia di Saturraran a far tifo!

    Che mangiavate in seminario?

    A colazione pane e caffelatte. Il pranzo era all’una ed era fornito da un alimentari il cui proprietario aveva un fratello carmelitano scalzo nelle Americhe, amico di mio zio. Come primo ci davano fagioli, ceci o patate. Come secondo spesso mangiavamo un piatto di pesce o di formaggio. Il pesce veniva portato dai pescatori di Ondarroa, era quello più economico, si chiamava chicharro, aveva molte spine, ma era un pesce azzurro buonissimo! Nei giorni di festa c’era a volte anche la carne e, oltre all’acqua solita, ci offrivano un bicchiere di vino. Facevamo anche merenda con un pezzo di pane o cinque o sei noccioline americane. A cena il primo era quasi sempre patate lesse, molto appetitose; il secondo era spesso pesce, il verdell, un tipo di trota dal sapore marino. Poi anche una mela. Avrai capito che non abbiamo patito la fame. La Spagna aveva sofferto molto durante la Seconda Guerra mondiale, incominciata a pochi mesi dalla fine della Guerra civile. Ma l’Argentina ci aiutava molto fornendo i viveri (tanto formaggio e latte in polvere) e poi abbiamo beneficiato anche in parte del piano Marshall.

    Qualche volto te lo ricordi?

    Il rettore a Saturraran era don Ceferino, magro, spiritualissimo e sempre sorridente. Don Eustaquio era invece il direttore spirituale, che mi accompagnava nella crescita con grande affetto…

    Insomma ti aveva subito individuato come grande promessa…

    Sì… era devotissimo del Sacro Cuore di Gesù come mia mamma e ci inculcava la devozione mariana di san Luigi Grignion di Montfort. Il prefetto della disciplina, don Javier, era un giovane, ma già di grande spessore… sapeva come tenere la disciplina senza farlo pesare. Giocava molto a calcio con noi, con la differenza che lui teneva la tonaca…

    Un po’ come l’allora don Fiorenzo Angelini, poi cardinale romano anzi romanista, che giocava a calcio con la tonaca da cui spuntavano i calzettoni giallorossi (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-cardinali/440-la-porpora-romana-intervista-al-cardinale-fiorenzo-angelini.html)... Ma voi in seminario quand’è che portavate la tonaca?

    Solo al mattino per scendere alla messa. Per le ore di lezione mettevamo un grembiule grigio.

     

    IL CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE A SAN SEBASTIAN

    Già coltivavi la musica?

    Come insegnante avevamo don Antonio, nativo di Ondarroa, che ci faceva anche latino e basco. Aveva una voce bellissima e grazie a lui imparai le melodie basche… a casa nostra non si parlava tale lingua! Don Javier suonava il pianoforte… anche un altro professore… io all’età di Saturraran cantavo nel coretto con tutti quanti… però già incominciavano a notare la mia voce! Quando pioveva, poi, restavamo nel grande salone e lì preparavamo delle operine e dei teatrini… mi ricordo Las palmeras de Cuba e un’evocazione dei rapporti difficili tra Pio VII e Napoleone I. Nell’ultimo anno di Saturraran mi ricordo poi un avvenimento grandioso: il Congresso eucaristico nazionale a San Sebastian, alla presenza del nunzio apostolico Gaetano Cicognani…

    … creato poi cardinale nel 1953, cinque anni prima del fratello minore Amleto, ambedue offerti dalla terra feconda di Brisighella (e non solo loro!)…

    Fu una giornata indimenticabile, con la messa celebrata su un altare galleggiante nella baia di San Sebastian. Facevo parte del coro del seminario come sopranino… abbiamo cantato la messa a quattro voci di Tomás Luis de Victoria. Una curiosità è che all’andata, con altri, abbiamo preso il treno e al ritorno alcuni di noi – me compreso – hanno usufruito di un passaggio in barca…

     

    VITORIA, IN MILLE IN UN SEMINARIO DI GRANDE PREGIO ARCHITETTONICO

    Lasciamo Saturraran e andiamo a Vitoria, dove dal 1948 al 1953 hai frequentato il seminario maggiore…

    Per me era il più bello al mondo, inaugurato nel 1930 da re Alfonso XIII e costruito da un sacerdote-architetto di Bilbao, don Pedro de Asua y Mendia. Il quale fu fucilato dai rossi durante la Guerra civile proprio per aver creato quest’opera meravigliosa. Per la sua beatificazione composi un inno in cui lo definivo Apostol y Martir de Cristo. Il seminario aveva un ingresso monumentale, una chiesa, un teatro, diversi padiglioni riservati a chi frequentava i diversi corsi di latino, filosofia, teologia…

    Ma in quanti eravate lì dentro?

    Indovina…

    Cinque-seicento…

    Mille! Il sangue dei martiri della Guerra civile aveva fatto rifiorire le vocazioni…

    Sanguis martyrum semen christianorum…

    Purtroppo dopo la morte di Francisco Franco è successo quel che è successo… il crollo delle vocazioni, un vero sfacelo! A Vitoria frequentai il IV e V anno di latino, dopo i tre di Saturraran; poi altri tre di filosofia. La struttura come detto era enorme e il rettore, don Felipe, quasi inarrivabile. Don Donato, prefetto della disciplina, era molto colto e sportivo: era stato a studiare un anno a Oxford. Il direttore spirituale era don Fernando, nipote del vescovo Zacharias, assistente generale dell’Azione cattolica spagnola. Il prefetto di filosofia e disciplina era don Pablo Bilbao, già avvocato e cultore tra l’altro di san Giovanni della Croce. Mi ricordo che mi regalò una biografia di Tomás Luis de Victoria…

    … torniamo allora alla musica…

    Il prefetto lì era don José Maria, che mi aveva conosciuto al Congresso eucaristico nazionale di San Sebastian… mi spinse ad approfondire gli studi musicali e mi assegnò un prete anziano ed esperto, don Julio, che aveva composto molte melodie che noi ancora eseguiamo, come ‘Cantiamo a Maria’…

    … te l’ho sentita cantare diverse volte con il tuo coro… si conclude con ‘Ave, Ave, Ave Maria’

    Anche a Vitoria abbiamo creato operine e teatrini e lì ho potuto usufruire delle lezioni di pianoforte impartite dal direttore laico del Conservatorio di Vitoria. Spesso venivano da noi artisti e bande musicali.

     

    INFINE A SAN SEBASTIAN…MAESTRO DI CAPPELLA DEL SEMINARIO

    Dal 1953 al 1957, fino all’ordinazione sacerdotale del 4 agosto, hai frequentato il seminario di San Sebastian…

    Quattro anni di teologia in un altro posto meraviglioso, in collina, sopra il Palazzo reale (residenza estiva). Quando arrivai, il seminario non era ancora ultimato… in ogni caso ognuno di noi aveva una stanza singola, con lavandino (il bagno era in comune in corridoio) e una finestra da cui si poteva contemplare la bellezza della baia di San Sebastian…

    …quella del Congresso eucaristico…

    Sì. Anche a San Sebastian sono stato accolto benissimo dal rettore don Jaime, professore di diritto canonico, dal prefetto della disciplina don José Maria e dal direttore spirituale don Juan, che era nativo di Irun come mia mamma. Don Roman, che aveva un fratello gesuita a Roma, era il professore di dogmatica, uno che “imprimeva carattere”. Prefetto di musica era invece don Pedro, organista della cattedrale. E al terzo anno mi nominarono maestro di cappella del seminario, un evento mai accaduto prima di allora per uno studente! Il vescovo, mons. Jaime Font, catalano, era fiero di me!

     

    FRANCISCO FRANCO: UNA VISITA E UNA FRASE INDIMENTICABILI

    …bene!... vedo però che sei in fibrillazione, ti brillano gli occhi… che hai ancora da raccontarmi?

    Beh… qualcosa che mi torna ogni giorno alla mente: l’inaugurazione ufficiale del seminario quando facevo il terzo anno di teologia. Erano tempi meravigliosi… venne Francisco Franco, accolto da una tempesta di applausi, vestito da capitano generale dell’esercito spagnolo, senza scorta…

    Tu eri nel coro e dunque avrai potuto vedere bene tutto…

    I seminaristi, i sacerdoti tutti scandivano: ‘Fran-co, Fran-co, Fran-co, Fran-co, Fran-co!’, anche se oggi la Chiesa spagnola si vergogna a ricordarlo. Per Franco abbiamo cantato un motivo gallego, in omaggio alla sua origine. Lui commosso ringraziò per l’accoglienza e parlò di Dio che voleva la Spagna unita nella varietà dei suoi colori, dell’insurrezione – benedetta poi dall’episcopato - del 1936 contro il caos creato della Repubblica, della durezza e difficoltà della vita militare… e poi aggiunse quella frase…

    Quale frase?

    Parlando dei problemi spesso gravosi da risolvere, disse che tra le varie soluzioni adottava in genere la più ardua. Lo consigliò anche a noi, evidenziando che però “voi siete avvantaggiati rispetto a me nel prendere decisioni difficili, perché avete caricato sulle spalle la croce di Cristo”. Ce l’ho ancora nelle orecchie, insieme all’ovazione che suscitò.

    Una frase certo non banale, molto impegnativa. Degna di riflessione. E su questo concludiamo.

     

    P.S. ANCORA SUL NOVANTESIMO

    Come sa chi legge Rossoporpora.org il maestro Pablo Colino ha festeggiato i novant’anni lo scorso 25 gennaio nella Basilica romana di Sant’Eugenio (affidata all’Opus Dei) con una santa messa solenne ‘in gratiarum actione’. Una decina i sacerdoti concelebranti, guidati dal parroco don Miquel Delgado, presenti tra gli altri il card. Fortunato Frezza, l’ambasciatrice di Spagna presso la Santa Sede Isabel Céláa (che ha ribadito la sua ammirazione per il maestro spagnolo), il presidente dell’Accademia Filarmonica Romana Paolo Baratta e almeno 300 tifosi. Tanti i coristi di ogni stagione che, diretti da Alessandro Mangani e Francesca La Via (organista: Alessio Pacchiarotti), hanno introdotto la celebrazione eucaristica con la lauda francescana ‘Alta Trinità’, cantando tra l’altro anche ‘La mia vita è un desiderio’ (corale della Riforma). Il salmo responsoriale ‘Canterò senza fine’, composto per l’occasione da Pablo Colino in riferimento al salmo 137, è stato interpretato da solista da Giulia Cignoni. Nell’omelia don Delgado ha rievocato alcune virtù del festeggiato e quest’ultimo in un intervento finale ha dato stura al fiume di ricordi infantili e giovanili familiari, fino all’approdo romano.

    Non è finita. La ventisettesima edizione del ‘Festival di Pasqua’ si concluderà domenica 19 maggio nella Basilica dei santi Alessio e Bonifacio sull’Aventino. In tale occasione - con inizio alle 20.30 - sarà eseguita la Messa di Gloria di Giacomo Puccini (nel centenario della morte del grande compositore) e nel contempo verrà festeggiato il novantesimo di Pablo Colino.  

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