CARD. BECCIU: ALCUNE ANNOTAZIONI A TRATTI INCONSUETE SU PAOLO VI - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 12 ottobre 2018

 

Nella serata di mercoledì 10 ottobre all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, il prefetto delle Cause dei Santi ha parlato del Papa che sarà canonizzato domenica 14 ottobre. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del libro di Massimo Enrico Milone (responsabile di Rai Vaticano) dal titolo “Quel giorno a Gerusalemme”, in cui si ripercorrono momenti importanti (anche in chiave mediatica) dei pellegrinaggi in Terrasanta di Paolo VI (1964) e di papa Francesco (2014).

 

Domenica 14 ottobre saranno canonizzati in piazza San Pietro sette beati. I due più conosciuti sono papa Paolo VI e Oscar Arnulfo Romero: l’arcivescovo di San Salvador fu ucciso il 24 marzo 1980 mentre stava celebrando la messa, al momento dell’Elevazione, su mandato di Roberto d’Aubuisson, leader di ‘ARENA’, partito conservatore nazionalista di governo. Il giorno prima dell’assassinio (e anche nell’omelia della messa) mons. Romero si era rivolto di nuovo alle Forze armate: “Nessun soldato è tenuto ad obbedire ad un ordine contrario alla Legge di Dio. Vi supplico, vi chiedo, vi ordino in nome di Dio: "Cessi la repressione!"» dei vostri “fratelli contadini”, che appartengono al “nostro stesso popolo”.  Gli altri beati che diverranno santi sono: Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù, Nunzio Sulprizio.

Di Paolo VI ha parlato mercoledì 10 ottobre a Roma, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, il cardinale Angelo Becciu. Lo ha fatto in modo discorsivo durante la presentazione del libro di Massimo Enrico Milone, “Quel giorno a Gerusalemme” (Edizioni Paoline), che ripercorre alcuni momenti fondamentali dei viaggi apostolici in Terrasanta di papa Montini (1964) e di papa Francesco (2014). Per chi è interessato segnaliamo che in questo stesso blog www.rossoporpora.org abbiamo pubblicato un’intervista fatta nel 1999 per “il Consulente RE” a don Virgilio Levi, in veste di curatore di “Al popolo di Dio che è in Roma”, un’antologia molto interessante dei sedici anni di discorsi di Paolo VI ai romani (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/409-don-virgilio-levi-su-paolo-vi-e-roma.html, rubrica ‘Interviste a personalità’)

Personalmente rimaniamo assai scettici sulla bontà della canonizzazione di papi (e di uomini politici). E’ una tendenza che sembra ormai prevalere per i papi da Pio XII (la cui causa sembra però rimanere bloccata) in poi. Come a dire: tra il Papato e la santità c’è un nesso automatico o quasi. E se un Papa contemporaneo non diventasse santo? Sarebbe come dichiararne pubblicamente l’insufficienza. Onestamente continuiamo a pensare che sia de facto impossibile (talmente tali aspetti sono intrecciati) separare la ‘santità personale’ di un Papa dagli atti del suo governo, soggetti normalmente a compromessi di varia natura.

Questo premesso, torniamo alla canonizzazione di Paolo VI e alla serata di mercoledì, introdotta dall’ambasciatore italiano presso la Santa Sede Pietro Sebastiani. Nel suo ampio intervento il cardinale Becciu, neo-prefetto (dal primo settembre scorso) delle Cause dei Santi, ha tratteggiato con tono colloquiale (come se fosse una conversazione accanto al caminetto) un ritratto molto umano – e anche per certi versi inconsueto - del pontefice bresciano. Ve ne ridiamo un forzatamente parziale riscontro.

Paolo VI e papa Francesco: (domenica) Sarà una grande gioia per papa Francesco… mi ricordo che nei primi giorni del suo Pontificato, mentre si pensava di canonizzare Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, mi disse che la sua più grande speranza e gioia sarebbe stata quella di poter canonizzare papa Paolo VI

Paolo VI e il Concilio Vaticano II: Se Giovanni XXIII ebbe il coraggio profetico di aprire la grande assise ecumenica, Paolo VI ha avuto la missione di guidarla, di concluderla e di farla entrare nella vita della Chiesa e del mondo nel periodo molto difficile del post-Concilio.

Paolo VI, Pio XII e Giovanni XXIII, fortuna e sfortuna: Si dice che per Paolo VI fosse stata una sfortuna non succedere immediatamente a Pio XII. Se fosse stato così, sarebbe stato più popolare di quanto non fu a suo tempo, perché certamente avrebbe ideato delle riforme, delle novità che avrebbero conquistato la simpatia della gente. Invece venne dopo Giovanni XXIII, il ‘Papa buono’ così popolare per il suo sorriso…

Paolo VI e il sorriso: Paolo VI con la sua figura non è che proprio attraesse tanto la simpatia della gente. Scrisse un’enciclica sulla gioia, ma a vederlo non appariva tanto gioioso. Certamente non è il Papa del sorriso. Tanto che nella positio si legge di un cardinale che prima del conclave suggerì a mons. Pasquale Macchi, segretario particolare di Montini, di fare in modo che il suo arcivescovo, se eletto Papa, sorridesse un po’ di più…

Paolo VI, perché non sorrideva molto: Dicono che la sua tristezza fosse originata dalla coscienza del peccato, non tanto suo, ma del mondo. E questa coscienza non gli dava la forza di sorridere…. Però, quando si avvicinava a qualcuno, si potevano vedere i suoi occhi meravigliosi, che creavano empatia. Come quando inframmezzava i discorsi delle udienze di chiose anch’esse meravigliose.

Attualità di Paolo VI- I viaggi internazionali/ONU: Paolo VI è attuale certamente per i suoi viaggi internazionali. Li iniziò e perdurano ancora. I viaggi furono una rivoluzione. A quel tempo si pensava che il Papa fosse fermo a Roma. Quando nel 1962 Giovanni XXIII andò in treno ad Assisi, fu per noi una grande sorpresa, una grande gioia. Ricordo allora un titolo di ‘Famiglia Cristiana’: Andrà il Papa negli Stati Uniti? A quei tempi c’era la competizione per andare sulla luna e il viaggio di un Papa negli Stati Uniti sembrava quasi sullo stesso piano. Ma Paolo VI ci andò e il 4 ottobre 1965 pronunciò un famoso discorso a New York, alle Nazioni Unite: “Noi, quali esperti di umanità, rechiamo a questa Organizzazione….” Era un uomo delicato, sensibile. Non veniva all’ONU con l’autorità del Papa, ben sapendo che nel consesso attorno a lui sedevano rappresentanti di differenti nazionalità, credi, politiche. E poi quel grido: “Jamais plus la guerre!”...

Paolo VI e l’approccio alla morte: Paolo VI  ragiona con onestà davanti all’avvicinarsi della morte, come emerge da “Pensiero alla morte” (pubblicato su L’Osservatore Romano, edizione settimanale in lingua italiana, del 9 agosto 1979, tre giorni dopo il primo anniversario del decesso). Vi suggerirei di leggerlo; chi vuol dare un significato alla morte lo trova facilmente su internet. Paolo VI si pone quelle domande fondamentali quasi da adolescente: “Io, chi sono? Che cosa resta di me? Dove vado? Che cosa devo fare? Quali sono le mie responsabilità?” E’ un uomo moderno anche in questo, con queste domande che sono di ogni uomo.

Paolo VI e la preghiera: Paolo VI fu guidato da un intenso spirito di preghiera. Fu un contemplativo, un autentico mistico, anche senza fenomeni straordinari.

Paolo VI e gli anni del post-Concilio: Furono i più difficili e dolorosi del suo Pontificato. Era combattuto da destra e da sinistra. Ricordo il cardinale Suenens, punta del cattolicesimo ‘progressista’, un amico di Paolo VI, tanto che il Papa l’aveva chiamato accanto a sé a un Angelus. Ebbene, dopo pochi mesi Suenens criticò il Papa, perché le sue riforme non erano così progressiste come avrebbero dovuto essere. Poi fu l’altra parte a criticare papa Montini, quando uscì nel 1970 il ‘Motu proprio’ con cui si escludevano i cardinali ultraottantenni dal Conclave. Sceso da un aereo e interpellato da un giornalista, il cardinale Tisserant criticò duramente Paolo VI, che non avrebbe avuto il diritto di fare ciò.

Paolo VI e la contestazione del ’68: Ci fu a Parma la prima occupazione di una chiesa, la cattedrale. Ma quando mai si era vista gente entrare in chiesa per protestare e occuparla? Forse, correggetemi se sbaglio, neanche nelle zone comuniste si era mai arrivati a tale affronto….Solo i rivoluzionari francesi l’avevano fatto. E da noi invece c’era gente che si proclamava cattolica e voleva una Chiesa nuova che agiva in tal modo! Paolo Vi ne ha proprio viste di tutti i colori, di cotte e di crude. Tutto ciò per lui era una grande sofferenza.

Paolo VI e la sofferenza: Basterebbe citare la testimonianza del cardinale Pironio, predicatore degli esercizi spirituali nel 1974 e collaboratore stretto dal 1975 al 1968:Credo sia il Papa che abbia sofferto di più in questo secolo. Sono testimone delle sue sofferenze spirituali e morali (…) Viveva con serenità e fiducia, nei momenti difficili, l’abbandono nelle mani di Dio. Era uomo di salda speranza e la sapeva trasmettere agli altri (…) Viveva con gli occhi fissi nell’eternità e parlava con serenità e fortezza come se stesse’ vedendo l’Invisibile’ “.

Paolo VI e la Chiesa: L’amore di Gesù e della sua Chiesa è la grande caratteristica della sua santità, il filo conduttore di tutta la sua vita e l’anima del suo insegnamento. Illuminanti alcune delle sue ultime parole: “Prego il Signore che mi dia grazia di fare della mia prossima morte un dono d’amore alla Chiesa. Potrei dire che sempre l’ho amata (…) e che per essa, non per altro, mi pare d’aver vissuto”.

Paolo VI e l’umiltà: Paolo VI non ha mai cessato di crescere nell’umiltà. Tanti i suoi gesti di umiltà. Ha baciato la terra quando è arrivato a Milano, ha baciato i piedi del Metropolita ortodosso, si metteva spontaneamente in ginocchio davanti a Dio e agli uomini. Così anche supplicherà ‘in ginocchio’ gli ‘uomini delle Brigate Rosse’ di risparmiare la vita di Aldo Moro.

Paolo VI e le riforme: Fu un grande riformatore, colui che proseguì e concluse il Concilio. Istituì il Sinodo dei vescovi… un organismo non facile da governare… pensiamo al Sinodo sulla famiglia…quante difficoltà di portarlo avanti perché si erano manifestate varie correnti… e lì erano in duecento, non in quattromila come al Concilio… Poi riformò la Curia Romana: fu una grande riforma, non un aggiustamento.

Paolo VI e la popolarità: Non cercava la popolarità, andò controcorrente per esempio con l’Humanae Vitae, che gli costò un tracollo di consensi. Seguiva la sua coscienza, per amore della verità sacrificò se stesso e la popolarità.

Una frase emblematica di Paolo VI: Famosissima è una sua espressione, tratta dall’Evangelii Nuntiandi’ e divenuta quasi proverbio: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. Ebbene questa frase sembra essere la più autentica biografia, anzi un ritratto, dello stesso Pontefice che l’ha pronunciata: Paolo Vi, lui stesso testimone della luce di Cristo ed eccezionale maestro della fede in Dio e nell’uomo.

 

“QUEL GIORNO A GERUSALEMME” di MASSIMO ENRICO MILONE

Edito presso le Paoline, l’agile volumetto di 140 pagine presenta diversi motivi di interesse, sia in vista della canonizzazione di Paolo VI che per l’oggettiva centralità della tormentata Terra Santa nel messaggio cristiano. Anche per le considerazioni contenute in materia di comunicazione passata e presente. Nella sua opera l’autore, Massimo Enrico Milone (responsabile di Rai Vaticano), richiama con una ricca documentazione sia il viaggio apostolico di Paolo VI (1964) che quello di papa Francesco a cinquant’anni di distanza dal primo.

In una testimonianza iniziale, il francescano Francesco Patton (Custode di Terrasanta) ricorda che quella di Giovanni Battista Montini fu la prima visita di un Papa in Terra Santa da quando san Pietro era partito e la prima volta di un Papa in aereo; e fu anche il primo viaggio di Paolo VI, il primo incontro dopo novecento anni con il Patriarca di Costantinopoli Athenagora. Compiuto perdipiù tale viaggio “nel clima bello e pieno di speranza del Concilio ecumenico vaticano II.

Milone ripercorre con molte annotazioni personali i giorni di Paolo VI in Terra Santa, evidenziando tra l’altro come tale viaggio abbia cambiato la comunicazione dei papi, con l’irrompere della televisione sulla scena informativa: Paolo VI “ha mille cronisti al seguito. Da Eugenio Montale a Giorgio Bocca, da Dino Buzzati a Camilla Cederna. La RAI ha mobilitato centinaia di persone e l’Aeronautica militare italiana per far giungere in poche ore i filmati della visita. Il racconto tv sarà del grande regista Ermanno Olmi”. Milone ha citato nomi di spessore quali giornalisti al seguito: e riproduce anche qualcuna delle loro cronache.

Che cosa osserva ad esempio Dino Buzzati (per il ‘Corriere della Sera’) sull’arrivo del papa ad Amman? “Noi stiamo assistendo a uno dei fatti più commoventi della storia. (…) Il Papa viene per la prima volta da quando esiste la Chiesa, viene in pellegrinaggio alla terra dove la Chiesa fu creata”(…) A me sembra che questo viaggio faccia tanta impressione per il motivo seguente. Il Papa come Papa a un certo momento passa in seconda linea. E’ Gesù dopo duemila anni che ritorna alla terra sua. E’ il Papa, suo vicario, che lo porta con sé. Perché Dio è in ciascuno di noi, forse, ma non c’è nessuno in cui ci sia tanto Dio come nel Papa, il Papa è una sua vivente abitazione”.

Giorgio Bocca (per ‘Il Giorno’) è più scanzonato, riferendo dell’ingresso del “Papa di Roma” nella basilica del Santo Sepolcro, “il tempio diviso fra le varie chiese cristiane”: “A un altare c’era un prete copto, che si era messo lì apposta, e appena il Papa apparve all’ingresso, incominciò a urlare come un pazzo, e poi a lanciare in aria acqua santa, aspersori, pissidi, con tale frastuono che gli uomini dei servizi segreti, travestiti da chierici, prendono il Papa sotto le ascelle, lo sollevano e gli fanno percorrere i trenta metri del tempio come i ballerini russi di Moiseev nella danza dei mantelli”.   

Dal documentario di Ermanno Olmi per la RAI:Un’auto della polizia spinge e compie una specie di carosello per cercare di aprire la strada al Pontefice verso la Porta di Damasco; è una festa di popolo indescrivibile. Gerusalemme sicuramente ricorderà per sempre questa straordinaria giornata. Dobbiamo confessare che facciamo persino noi una certa fatica a scorgere fra queste migliaia di persone la figura del Santo Padre”.

Il ritorno del 6 gennaio 1964 a Roma (centinaia di migliaia di persone per le strade, da Ciampino a San Pietro) fu trionfale per Paolo VI. Ne fu impressionato lui stesso, appena rientrato, parlandone al Sacro Collegio riunito: “Io non aspettavo di vedere Roma in una esaltazione spirituale così grande, che davvero non posso dirla comparabile con nessun altro momento della vita romana. Siamo davanti a un fatto, io credo, che già di per se stesso è un avvenimento. Roma ha manifestato, penso, come non mai una adesione al Papa, la quale non sembra giustificata dalla semplicità dell’avvenimento com’è un passaggio attraverso la città per l’arrivo da un viaggio”.

Nel libro di Milone naturalmente c’è molto altro. Ma non vogliamo impedire ai lettori di scoprirlo da sé.  

 

15 OTTOBRE 2018: ‘RICORDIAMO INSIEME’ A PIAZZA SAN PIETRO E ALL’EX-COLLEGIO MILITARE NEL 75.MO DELLA RAZZIA NAZISTA NEL GHETTO DI ROMA DEL 16 OTTOBRE 1943 

 

Segnaliamo con piacere che anche quest’anno (ricorre il 75.mo anniversario) l’associazione ‘Ricordiamo Insieme’ commemorerà la razzia nazista del 16 ottobre 1943 nel Ghetto di Roma e la conseguente deportazione ad Auschwitz di oltre mille ebrei romani con alcuni momenti di riflessione comune. In particolare:

Lunedì pomeriggio 15 ottobre alle 15.30 è previsto un incontro presso l’Obelisco di Piazza San Pietro, con interventi di ‘Ricordiamo Insieme’ e di padre Etienne Vetö (Gregoriana, direttore del Centro Cardinal Bea per gli studi giudaici), con testimonianze e canti. Seguirà la ‘marcia dei mille passi” fino a Palazzo Salviati (oggi Centro Alti Studi della Difesa), ex-Collegio militare in cui furono radunati gli ebrei catturati nella razzia dell’ottobre 1943. Lì, a piazza della Rovere 83, alle 17.00 incomincerà  il momento commemorativo solenne, con interventi di Noemi Di Segni, Ruth Dureghello, Riccardo Di Segni, l’ordinario militare per l’Italia arcivescovo Santo Marcianò, il pastore evangelico luterano Michael Jonas, l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede David Oren, il generale Massimiliano Del Casale. Previste testimonianze, canti (coro Ha-Kol) e scoprimento di una lapide commemorativa. Chi desiderasse partecipare all’evento è pregato di inviare una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Ricordiamo che su questo stesso sito www.rossoporpora.org è apparsa la cronaca della commemorazione del 2017 (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/731-roma-16-ottobre-43-dovevamo-esserci-e-non-ci-siamo-stati.html ). In quell’occasione avevamo evidenziato in particolare i contenuti dell’intervento di don Filippo Morlacchi (da pochi giorni a Gerusalemme) presso l’Obelisco di Piazza San Pietro.