PUTIN IN VATICANO: SIRIA, VITA E FAMIGLIA, PRESENZA CATTOLICA IN RUSSIA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 25 novembre 2013

 

Lunedì 25 novembre in serata Vladimir Putin per la quarta volta in Vaticano, ma per la prima con papa Francesco, di cui apprezza le qualità di lottatore mostrate a livello mondiale, ad esempio per evitare l’intervento armato statunitense in Siria. Convergenze anche sulla protezione dei cristiani nelle aree inquiete del mondo e sulla difesa universale della vita umana e della famiglia. Riconoscimento del ruolo del cattolicesimo in Russia.

 

 

L’odierna sintonia diplomatica, derivata da una forte convergenza di interessi, tra Russia e Santa Sede è stata confermata ufficialmente ieri sera nel corso dei colloqui vaticani di Vladimir Putin. Che prima ha incontrato per 35’ papa Francesco, poi il nuovo Segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato dal ‘ministro’ degli esteri Dominique Mamberti. Al centro dei colloqui la situazione in Siria, per la quale le parti hanno ribadito la necessità di una soluzione pacifica del conflitto, che coinvolga le varie componenti etniche e religiose. Di cui si evidenzia “l’imprescindibile ruolo nella società”: non c’è futuro insomma per la Siria senza un adeguato riconoscimento dell’indispensabile apporto delle minoranze, in primo luogo quella cristiana, che fa parte dell’identità storica del Paese.

Altro argomento non meno importante e correlato al primo è l’urgenza per Russia e Santa Sede di agire incisivamente per proteggere l’ormai incerta presenza dei cristiani nel Medio Oriente e in altre parti del mondo; concordi le due parti anche sulla difesa e sul promuovimento dei valori concernenti la dignità della persona e la tutela della vita umana e dell’istituto della famiglia, cellula fondamentale della società. Qui è noto che Putin, in concerto con la Chiesa ortodossa, si impegna a difendere i cosiddetti ‘valori non negoziabili (vita e famiglia) e anche in ciò trova la buona disponibilità cattolica in materia.

Un ultimo tema discusso, importante e delicato, è stata la presenza del cattolicesimo in Russia, considerata ancora talvolta con diffidenza da una parte degli ortodossi.  Putin e papa Francesco hanno convenuto sul contributo “fondamentale” del cristianesimo nella società russa, riconoscendo implicitamente anche la positività del ruolo dei cattolici. E’ noto che in Russia il cattolicesimo può contare su 4 diocesi, oltre 200 parrocchie, circa 500 tra sacerdoti (in gran parte stranieri) e religiose e oltre 600mila fedeli. Tale presenza, in crescita, ha suscitato la preoccupazione della Chiesa ortodossa russa, che teme possa intaccare il massiccio e storico suo predominio. Una parte degli ortodossi ha accusato la Chiesa di ‘proselitismo’; altri non hanno ancora digerito l’esistenza della Chiesa greco-cattolica ucraina, detta ‘uniate’ poiché si unì a Roma a fine Cinquecento, staccandosi dall’ortodossia pur conservandone la liturgia. Si deve notare poi che Giovanni Paolo II non ha mai goduto di grandi simpatie tra gli ortodossi russi, a motivo della sua appartenenza molto evidenziata a un popolo fiero e spesso in conflitto con il Grande Vicino orientale.  Anche oggi restano  differenze di valutazione, sebbene a livello di incontri e di dichiarazioni sia emerso negli ultimi tempi un clima di prudente disgelo: basti pensare alle dichiarazioni, pur caute, di questo mese del metropolita Hilarion (‘ministro degli esteri’ del Patriarcato) sulla possibile preparazione dell’agognato incontro tra il Papa e il Patriarca in territorio neutro (Austria o Ungheria). Dichiarazioni distensive sono venute anche dallo stesso patriarca Kyrill, che – in occasione dell’incontro a Mosca con il cardinale Scola (che era stato preceduto dal patriarca maronita cardinale Béchara Raï) - ha evidenziato quanto c’è in comune oggi tra le due Chiese nella lotta contro la secolarizzazione e nella valorizzazione di vita e famiglia. Tuttavia, come ci diceva recentemente il cardinale Kurt Koch, al momento non si registrano ancora progressi consistenti sulla via dell’unità, al di là di dichiarazioni di buona disponibilità e di gesti come quelli di papa Francesco che si fa chiamare “vescovo di Roma”: la questione del primato papale e quella della collegialità sinodale restano sostanzialmente tutte da risolvere. Può darsi certo che papa Francesco voglia spingersi tanto in avanti in materia da riuscire a convincere con i fatti anche una controparte storicamente rocciosa come quella ortodossa russa.

Non era la prima volta che Putin varcava il Portone di Bronzo per incontrare il capo della Chiesa cattolica. Era già successo nel 2000 e nel 2003 con Giovanni Paolo II e nel 2007 con Benedetto XVI.. Con due conseguenze concrete in sè apparentemente modeste, ma psicologicamente significative: dopo il secondo incontro con il Papa polacco fu restituita nelle mani del patriarca ortodosso ‘di tutte le Russie’ Alessio II la veneratissima icona della Vergine di Kazan (che era finita nello studio privato del Papa), dopo quello con Ratzinger fu ridata agli ortodossi la chiesa di San Nicola a Bari (meta di consistenti pellegrinaggi dall’Est).

Stavolta l’incontro è accaduto nel cinquantaduesimo anniversario del celebre telegramma di auguri di buon compleanno fatto pervenire a Giovanni XXIII il 25 novembre 1961 dall’allora leader sovietico Nikita Kruscev, su suggerimento di Palmiro Togliatti che aveva aderito al suggerimento di don Giuseppe de Luca, sacerdote e intellettuale vicino agli ambienti catto-comunisti italiani. A quel telegramma era seguita la risposta cordiale di papa Roncalli: si creò un inizio di ‘disgelo’ diplomatico che culminò il 7 marzo 1963 con la visita in Vaticano di Alexei Agiubei, genero dello stesso Kruscev. Il primo leader del Cremlino a incontrare un papa, il primo dicembre 1989, fu però Michail Gorbaciov. Da allora gli incontri tra i successori di Gorbaciov e il Papa regnante sono stati diversi. Fino a ieri: una ‘prima’ tra due leader caratterialmente molto diversi tra loro, ma uniti dalla razionalità di una collaborazione fondamentale per l’odierna geopolitica mondiale.

Chiudiamo con lo scambio dei doni. Da Putin a Francesco una copia preziosa dell’icona (molto venerata in Russia) della Madonna di Vladimir. Da Francesco a Putin una formella di maiolica con i Giardini Vaticani. Prima il presidente russo(che ha fatto il segno della Croce ortodosso, molto ampio), poi il Papa hanno baciato l’icona mariana. 

P.S. L'articolo, in versione leggermente ridotta, appare anche nel 'Corriere del Ticino' di martedì 26 novembre 2013.