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    RUFFINI: PACE E PAOLO VI - ORBAN, PAPA - TITOLI - MACRON: BOSCHI, GELMINI

    RUFFINI: PACE E PAOLO VI - ORBAN, PAPA – TITOLI - MACRON: BOSCHI, GELMINI - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 2 maggio 2024

    Parole stimolanti di Paolo VI sulla ricerca della pace rievocate a Palazzo Chigi da Paolo Ruffini, durante il II Forum per la libertà religiosa – Orban, la guerra in Ucraina, il Papa e gli ungheresi – Due titoli curiosi di ‘Avvenire’ e de ‘Il Foglio’ – Gelmini e Boschi interpellate sulla loro alleanza con Macron in occasione della presentazione del libro di Paola Binetti che elogia la moderazione nella dialettica politica.

     

    PAOLO RUFFINI E LA RICERCA DELLA PACE PER PAOLO VI

    Martedì 30 aprile a Palazzo Chigi si è parlato di libertà religiosa nei Paesi lusofoni in un Convegno non privo di interesse promosso dall’inviato speciale governativo sull’argomento Davide Dionisi. Di questo secondo Forum dopo quello riguardante il Pakistan (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/1146-zuppi-a-washington-palazzo-chigi-forum-liberta-religiosa-pakistan.html) si riferirà in una prossima occasione. Intanto ci è parso stimolante estrapolare dall’intervento di Paolo Ruffini (prefetto del Dicastero vaticano per la comunicazione) un passo rievocante una riflessione di Paolo VI attorno alla ricerca della pace, sviluppata il 29 gennaio 1966 nell’udienza all’Unione stampa cattolica italiana (Ucsi). La parole di papa Montini facevano seguito al fallimento di alcuni tentativi della diplomazia pontificia e di Caritas Internationalis di intavolare negoziati per una risoluzione politica del conflitto in Vietnam, evitando un’escalation bellica (come  poi avvenne). Rimaneva solo da sperare in un arbitrato dell’Onu in materia. Ecco quanto detto da Paolo Ruffini, che inizialmente, in riferimento a una attualità che addolora e inquieta, ha difeso papa Francesco…

    “Molti diranno, e infatti dicono, che gli appelli alla pace di Papa Francesco raccontino una utopia. Che non si può difendere la civiltà senza far ricorso alla violenza. Che il fine giustifica i mezzi. Ma è il realismo, non l’utopia a dire il contrario. E’ la consapevolezza del rischio che stiamo correndo a imporci di fermarci prima che sia troppo tardi. E Francesco nell’ammonire tutti i protagonisti, grandi e piccoli, di questa storia, che è la nostra, si muove su un solco tracciato dai suoi predecessori. (…)

    Non è facile, certo, il lavoro della diplomazia. E in certi momenti sembra impossibile. Paolo VI diceva: alcuni pensano la pace sia un sogno, un mito, una utopia. Noi invece diciamo che la pace è una cosa difficile, difficilissima anzi; ma è una cosa possibile, una cosa doverosa. Una cosa possibile.

    58 anni fa parlando della sua proposta di arbitrato dell’Onu per la pace nel Vietnam ad un gruppo di giornalisti cattolici (dell’UCSI) nella festa di San Francesco di Sales, disse, cito testualmente:

    Questa azione non è mossa da alcuna pretesa d’entrare nell’esame e nel giudizio di questioni politiche e di interessi temporali, che sono estranei alla Nostra competenza; né tanto meno ci è suggerita dall’ambizione della pubblicità; ma ci è parsa doverosa per la gravità della situazione e per l’esigenza del Nostro ministero.

    Abbiamo parlato col cuore di chi non ha alcun vantaggio proprio da conseguire, ma ha la carità di Cristo che lo spinge ad osare interventi e forme di contatti, piuttosto insolite alle procedure comuni e tanto più a quelle protocollari delle Nostre relazioni col mondo esterno alla Chiesa. Abbiamo parlato col cuore di chi non attende tanto l’esito dei suoi passi, quanto la testimonianza della propria coscienza per un dovere compiuto; col cuore di chi non ha preferenze preconcette da seguire, ma solo amore per tutti. Non abbiamo con ciò perduto il senso della giustizia, col quale devono essere giudicati gli avvenimenti; non abbiamo voluto erigerci a giudici di situazioni concrete; abbiamo però auspicato fortemente che la giustizia non sia mai dimenticata o tradita. Il Nostro servizio alla causa della pace non vuol essere pacifismo, che ignora diritti e doveri relativi al conflitto in questione, e che trascura di vedere le conseguenze negative, e che una sua soluzione non giusta, non equa potrebbe produrre. Opus iustitiae pax.

    Ma Noi con l’invito alla tregua dapprima e poi alle trattative abbiamo voluto fare ricorso anche ad altre virtù generatrici di pace: la pazienza, lo spirito di perdono e di umanità, la magnanimità, che sa trascendere la visione delle vertenze immediate per fissarsi in quella della fratellanza dei popoli e dei destini dell’umanità. Il messaggio evangelico Ci fornisce molti argomenti in proposito; e la storia sembra volerne accogliere la segreta sapienza e darvi eloquente testimonianza.

    Voi sapete qual è stato l’esito dei Nostri modesti ma audaci tentativi. Essi intanto fanno parte di quella pedagogia alla pace internazionale, alla quale C’impegna il Nostro ministero, e qualunque ne sia l’esito politico, conservano sempre il loro valore morale

    Così anche questa «offensiva di pace» merita d’essere scritta nella storia. È da rammaricarsi che finora essa non abbia avuto positiva accoglienza; è una grave, gravissima responsabilità rifiutare la trattativa, unica via ormai per porre fine al conflitto, senza lasciarne alle armi, alle sempre più terribili armi, la decisione. I popoli stanno a guardare! e Dio ci dovrà giudicare!

    Dobbiamo ancora augurare e sperare che gli inviti alla pace negoziata non siano delusi, e che la soluzione della vertenza non sia cercata per via della forza e della distruzione, le cui conseguenze sono sempre imprevedibili e perciò tali da giustificare il timore che invade ogni animo retto al pensiero della possibilità di un conflitto armato. Chi sa che finalmente un arbitrato dell’O.N.U., affidato a nazioni neutrali, possa domani, vorremmo auspicare ancor oggi, risolvere la terribile questione. Pregheremo Iddio per questo.

    Era il 1966. Anche oggi, in una situazione certo diversa, molto diversa, il mondo ha bisogno del coraggio della diplomazia e del negoziato. Ha bisogno di leader che, a livello internazionale, permettano ai popoli di comprendersi e dialogare, e generino un nuovo “spirito di Helsinki”, la volontà di rafforzare il multilateralismo, di costruire un mondo più stabile e pacifico pensando alle nuove generazioni”.

     

    ORBAN E LA GUERRA IN UCRAINA, IL PAPA E L’UNGHERIA

    Ancora su guerra e pace. In un’intervista al sito ungherese Index (19 aprile 2024) il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha dichiarato tra l’altro a proposito di eventuali sviluppi ancora più tragici della guerra in Ucraina: “Oggi a Bruxelles c’è una maggioranza di favorevoli alla guerra. L’atmosfera in Europa è bellicosa. La logica della guerra domina la politica. Vedo preparativi per la guerra da parte di tutti e ovunque. Il segretario generale della Nato ha detto che vuole istituire una missione dell’Alleanza in Ucraina. I leader europei sono già coinvolti in questa guerra, vedono questa guerra come la loro guerra e la stanno conducendo come tale.

    All’inizio si trattava di inviare solo elmetti, poi si è trattato di sanzioni, ma non di energia ovviamente. Dopo ancora si è trattato dell’invio di armi: prima armi da fuoco, poi carri armati, aerei, aiuti finanziari per svariate decine di miliardi, e ora di 100 miliardi di euro. Queste armi non migliorano la situazione, che, anzi, sta peggiorando. Siamo a un passo dall’invio di militari da parte dell’Occidente in Ucraina. Questo vortice militare può trascinare l’Europa verso il baratro. Bruxelles sta giocando con il fuoco e facendo arrabbiare Dio”.

    Su Facebook il 21 aprile Orbán ha anche scritto: “Questa non è la nostra guerra. Non la vogliamo e non vogliamo che l’Ungheria torni ad essere il giocattolo delle grandi potenze”.

    Parole, quelle di Orbán, molto eloquenti, che ogni cittadino dell’UE sarebbe auspicabile conoscesse e che a papa Francesco non saranno certo dispiaciute.

    Lo stesso papa giovedì mattina 25 aprile ha ricevuto in udienza il nuovo presidente ungherese Tamás Sulyok (subentrato a Katalin Novák dopo le dimissioni di fine febbraio). E’ stato un incontro molto caloroso, in cui si è parlato di temi che travagliano la società contemporanea. Il Papa ha riconfermato di trovarsi bene con gli ungheresi, tanto è vero che ha espresso il suo sentimento dicendo “smile” al momento della foto di gruppo a fine udienza.

    Anche il colloquio in Segreteria di Stato (con il cardinale Parolin e l’arcivescovo Gallagher) è stato molto approfondito e cordiale. Ambedue le parti hanno in particolare espresso tristezza profonda per la continua perdita di vite umane in Ucraina e la concordanza per quanto riguarda la necessità di un cessate il fuoco immediato in vista di negoziati di pace. Non c’è dubbio che oggi Santa Sede e Ungheria siano sulla stessa linea non solo nella contrarietà a ulteriori sviluppi bellici in Ucraina, ma anche nella ricerca di una, pur difficile, tregua, indispensabile per evitare altre morti, altri profughi, altre distruzioni.

    Sempre giovedì mattina 25 aprile il Papa ha incontrato in Aula Nervi un folto gruppo di pellegrini ungheresi, accompagnati tra gli altri dal cardinale Peter Erdö. A un anno dal viaggio apostolico in Ungheria, Francesco ha voluto evidenziare di esserci andato come pellegrino, fratello e amico. Tre le citazioni in lingua ungherese (molto apprezzate): Isten hozott! (Benvenuti), Jobb adni mind kapni. (Meglio dare che ricevere… mi piace quel vostro proverbio molto evangelico) e Isten áld meg a magyart! (Dio benedica gli ungheresi!). Infine da notare quel “Continuate a pregare per me, con aggiunta a braccio: “per me, non contro di me!”.

     

    TITOLI CURIOSI: L’AVVENIRE DI CHIORAZZO, IL FOGLIO DI MACRON

    Il 21 e il 22 aprile si è votato in Basilicata (una regione italiana tra le più piccole) per le elezioni regionali. Ha vinto il centrodestra con il 56,6% contro il 42,2% dell’avversario di centro-sinistra. Hanno votato poco più di 270mila lucani, il 49,81% del corpo elettorale… un’affluenza in calo di quasi 4 punti rispetto a quattro anni fa, ma non certo una novità se si pensa anche a quanti sono andati a votare nelle recenti regionali sarde e abruzzesi.

    . Diversamente da gran parte della stampa nazionale, Avvenire di martedì 23 aprile 2024 ha aperto con un grande titolo “L’astensione vince” e solo nel sottotitolo si legge “Il centrodestra prevale in Basilicata”. Curioso, vero?

    Eppure… il titolo non rifletterà la stizza di Avvenire per il risultato? Non sarà che Avvenire cullava l’illusione di una vittoria del centro-sinistra? E perché ci teneva così tanto? Non sarà che tra le liste ‘forti’ di centro-sinistra era presente “Basilicata casa comune”, la lista guidata dall’intraprendente e democristianissimo imprenditore Angelo Chiorazzo (che aveva fatto fuoco e fiamme per essere il candidato governatore contro il centrodestra)? E non sarà che Angelo Chiorazzo è il fondatore della cooperativa Auxilium, che si occupa di accoglienza dei migranti – Avvenire ne ha mai sentito parlare? - e di sanità? E non sarà che Chiorazzo è uno sponsor pregiato di Avvenire, dato che contribuisce da par suo – attraverso l’associazione ‘Giovane Europa’ -  all’annuale festa del quotidiano della Cei in Basilicata? Beh,  ragazzi, ripassate tra cinque anni!

    . Venerdì 26 aprile 2024, aprendo Il Foglio, siamo stati investiti da un doppio paginone (secondo e III pagina) dal grande titolo: “L’umanesimo europeo” di Macron: libero, razionale e illuminato”, con un sottotitolo in cui si annuncia urbe et orbi che “il presidente francese ha tenuto il suo secondo grande discorso alla Sorbona, dopo quello del 2017”. Attention… c’est la France qui vous parle… Un vero e proprio colpo di fulmine fogliante per l’inquilino dell’Eliseo. Chissà che ci sarà stato di “libero, razionale e illuminato” nella vera e propria prolusione di Macron? Si sarà cosparso il capo di cenere per aver voluto introdurre nella Costituzione francese un presunto diritto all’aborto (da estendere nelle sue intenzioni a livello europeo)? Si sarà dichiarato penitente con il cilicio per aver auspicato non solo un riarmo europeo generalizzato, ma perfino l’invio in Ucraina di contingenti militari europei (oltre agli ‘specialisti’ già presenti)? Abbiamo letto, ma niente di tutto ciò abbiamo trovato, salvo questa frase: “Ovunque in Europa, nella nostra Europa, i nostri valori e la nostra cultura sono minacciati”. Giusto, ma (oltre che dall’estremismo islamico), da lui e dai suoi ineffabili colleghi, tipo von der Leyen, Tusk e Trudeau in prima fila.

     

    MARIA ELENA BOSCHI E MARIA STELLA GELMINI: A PROPOSITO DI MACRON

    Martedì 30 aprile, nel tardo pomeriggio, la Sala capitolare di Santa Maria in Minerva (Senato della Repubblica) ha ospitato la presentazione di un corposo approfondimento dell’ex-senatrice Paola Binetti sulla “moderazione” nella dialettica politica, che l’autrice elogia. Un termine di definizione e configurazione non facile…. Eravamo reduci dal Tempio di Adriano, dove Matteo Salvini aveva appena pubblicizzato il suo libro “Controvento” in compagnia del generale Roberto Vannacci e, in verità, è stata una delusione per le penne sinistre, i larussi e i crosetti che speravano in qualche deragliamento concettuale. Nada de nada: quello al Tempio di Adriano è stato un incontro caratterizzato dalla moderazione (compresa l’ironia garbata sulla stampa di sinistra).

    Certo nella Sala capitolare l’atmosfera era diversa, improntata piuttosto a un moderatismo di impronta prevalentemente democristiana (con un po’ di vittimismo ben impersonato dall’on. Lorenzo Cesa). Sulla presentazione si soffermeremo in una prossima occasione, ma in questa sede ci preme – riallacciandoci a quanto detto su Macron – segnalare la risposta che due delle relatrici, interpellate, hanno dato a una nostra domanda sulla compatibilità tra moderatismo e alleanza con Macron in campo europeo.

    L’ex-ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, per lungo tempo in Forza Italia, è poi passata ad Azione di Carlo Calenda. “Come fa a conciliare l’elogio del moderatismo con l’alleanza in Europa con un Macron ideologicamente totalitario - vedi imposizione di un presunto diritto costituzionale all’aborto -  oltre che guerrafondaio? “ Risposta: “Le posizioni di Macron non sono sempre condivisibili, ma in lui vediamo toni e passione europeisti. E sono questi che prevalgono”.

    Eccoci allora a Maria Elena Boschi, già ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento…. una politica assai conosciuta anche dai lettori di Rossoporpora.org che l’aveva simpaticamente ribattezzata “garrula ministra” (vedi ad esempio https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/642-referendum-4-dicembre-spumante-boschi-alla-luiss.html ). Ultimamente l’abbiamo ascoltata  al convegno di ‘Nazione futura’  sull’Europa del 5 aprile scorso a Roma (“Sono cattolica praticante”) e poi, appunto, il 30 aprile per la presentazione de “L’elogio della moderazione” (“Mi sento moderata”, “Cristo certo è venuto anche a portare il fuoco sulla terra, ma la moderazione sta nei modi in cui costruiamo un percorso per affermare le nostre idee”, “I miei obiettivi sono eliminare le ingiustizie e accendere una speranza”). Perciò ecco la domanda: “Come si concilia con il moderatismo allearsi in ambito europeo con l’ideologicamente totalitario Macron e l’ideologicamente totalitaria Bonino? Come può accendere una speranza con loro?”. La Boschi alza gli occhi sorridenti al cielo e trova un’ispirazione per la non-risposta: “E’ Lei che dice questo di Macron!”. Lo ripete e se la svigna. La risposta, se ci sarà, al prossimo incontro.

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