VOTO ABORTO IN SVIZZERA: SORPRESE DALL’ANALISI - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 15 febbraio 2014

 

Dall’esame dei dati numerici del voto del 9 febbraio sull’iniziativa contro il finanziamento pubblico dell’aborto emerge, un po’ a sorpresa, che – rispetto a un’analoga occasione del 2002 – i contrari ‘senza se e senza ma’ all’aborto sono cresciuti sensibilmente in tutta la Confederazione, soprattutto nella Svizzera tedesca: dal 18,2 al 30,2%, da 352mila voti a 873mila. In molti hanno privilegiato la salvaguardia di vite umane, pur coscienti dei limiti del testo dell’iniziativa.

 

 

Domenica 9 febbraio il popolo svizzero ha avuto la possibilità di pronunciarsi sul finanziamento dell’aborto da parte dell’assicurazione malattia obbligatoria: confermare la situazione attuale (che prevede tale finanziamento) oppure cambiare, negando la copertura finanziaria, dato che l’aborto non è una malattia? E’ proprio quanto chiedevano i 109mila cittadini firmatari dell’iniziativa popolare intitolata “Il finanziamento dell’aborto è una questione privata – sgravare l’assicurazione malattia stralciando i costi dell’interruzione di gravidanza dall’assicurazione di base obbligatoria”. Abbiamo  già notizia dell’esito della consultazione alla fine dell’articolo precedente “Giusto finanziare l’aborto? In Svizzera si vota”. In questa sede analizziamo più da vicino il risultato: i “sì” all’iniziativa sono stati 873.603 (30,2%), i ‘no’ 2.019.033 (69,8%), con una partecipazione del 55,5% (più alta del solito, grazie anche al traino esercitato dall’immigrazione “contro l’immigrazione massiccia”, poi approvata).

ALCUNI DATI GENERALI

Dai dati del 2012 riguardanti le religioni in Svizzera (vedi Ufficio federale di statistica) appare che il cattolicesimo – pur se in calo - resta maggioritario, attestandosi a quota 38,2% ( meno 4,1% rispetto al 2000). I protestanti  confermano la seconda posizione con il 26,9%, ma perdono il 7% rispetto al 2000. In terza posizione troviamo coloro che dicono di non appartenere a nessuna religione: erano l’1,2% nel 1970, il 3,9% nel 1980, il 7,5% nel 1990, l’11,4% nel 2000, il 21,4% nel 2012. I musulmani erano il 3,6% nel 2000; nel 2012 raggiungono il 4,9%.

Esaminando i dati dei cantoni, scopriamo che nel 2012 che tra i 26 Stati (20 cantoni e sei semicantoni), quelli a maggioranza relativa cattolica sono Lucerna, Uri, Svitto, Obvaldo, Nidvaldo, (tutti nella Svizzera tedesca centrale), Zugo, Friburgo, Soletta, Appenzello interno, San Gallo, Grigioni, Argovia, Ticino, Vaud, Vallese, Ginevra e Giura. Da notare il sorpasso dei cattolici sui protestanti in buona parte della Svizzera francese. A maggioranza relativa protestante troviamo i due grandi cantoni di Zurigo e Berna più Glarona, Basilea-campagna, Sciaffusa, Appenzello esterno, Turgovia (tutti tedescofoni). A Basilea-città i ‘senza appartenenza’ superano cattolici e protestanti insieme, a Neuchatel sono primi con netto margine, a Ginevra sfiorano il primo posto (vicinissimi ai cattolici), nel canton Vaud sono al secondo posto davanti ai protestanti, nel canton Berna sono al secondo posto davanti ai cattolici e nei cantoni Zurigo e Basilea campagna incalzano le due confessioni maggioritarie.  E’ una situazione che, dal punto di vista statistico, è da un lato migliorata per i cattolici che diventano maggioranza relativa in alcuni cantoni tradizionalmente protestanti, dall’altro assai peggiorata nell’insieme rispetto a inizio secolo, data l’avanzata impressionante dei ‘senza appartenenza’. Più difficile insomma far ‘passare’ istanze propriamente cattoliche.

I PARTITI SVIZZERI E L’INIZIATIVA POPOLARE CONTRO IL  FINANZIAMENTO PUBBLICO DELL’ABORTO

Testo dell’iniziativa: “La Costituzione federale è modificata come segue: art. 117 cpv. 3 (nuovo) Fatte salve rare eccezioni legate alla madre, l’interruzione di gravidanza e l’embrioriduzione non sono incluse nell’assicurazione obbligatoria

Comitato degli iniziativisti: 11 esponenti dell’Unione democratica di centro (destra moderata), 7 del Partito democristiano, 3 del Partito evangelico (protestanti conservatori), 3 dell’Unione democratica federale (destra), 2 del Partito radicale (centro-destra). L’iniziativa è stata ispirata dall’associazione “Mamma” (già “Per la madre e il bambino” che nel 1998 aveva lanciato l’omonima iniziativa, respinta dall’elettorato svizzero il 2 giugno 2002).

Governo e Parlamento: nettamente contrari.

Partiti a favore: l’Unione democratica di centro (salvo le sezioni della Svizzera francese), il Partito evangelico, alcuni esponenti della Lega dei Ticinesi, altri partiti minori. La potente Unione svizzera dei contadini ha lasciato libertà di voto.

Partiti contro: tutti gli altri partiti, compreso quello democristiano (a grande maggioranza) hanno invocato il ‘no’, così come gran parte delle organizzazioni di categoria, sindacali, movimenti vari. Le donne democristiane, la lega delle donne cattoliche, persino il ‘Sì alla vita’ ticinese si sono schierati contro l’iniziativa. Non parliamo poi dei mass-media, impegnati vistosamente e in massa contro l’iniziativa.

Vescovi svizzeri: divisi, non si sono pronunciati in quanto conferenza episcopale. All’iniziativa è stato rimproverato un testo riduttivo, troppo pragmatico, suscettibile di creare difficoltà alle donne indigenti che volessero abortire (vedi i vescovi di San Gallo Buechel, di Basilea Gmuer, di Friburgo-Losanna-Ginevra Morerod). Solo il vescovo di Coira, Vitus Huonder, ha voluto appoggiare pubblicamente l’iniziativa.  Pur ammettendo i limiti del testo, Huonder ha evidenziato che “nessuno dovrebbe essere obbligato a finanziare qualcosa che contrasta con la sua coscienza”. Ancora: “Uccidere non è mai una soluzione. Contro il finanziamento dell’omicidio bisogna poter fare resistenza per motivi di coscienza”. Da parte sua la Federazione delle chiese protestanti ha invitato a respingere l’iniziativa.

I RISULTATI DEL 2014 COMPARATI CON QUELLI DEL 2002

Il 2 giugno 2002 il popolo svizzero si è espresso contro l’iniziativa anti-abortista “Per la mamma ed il bambino – per la protezione del nascituro e per l’aiuto alla madre nel bisogno”. Lo stesso giorno ha invece approvato le modifiche del codice penale per la depenalizzazione dell’aborto entro le prime dodici settimane (‘soluzione dei termini’), con una maggioranza del 72,2% di ‘sì’. I contrari ai ‘termini’ erano stati il 27,8% (in parte i fautori dell’iniziativa “Per la mamma e il bambino”, in parte i fautori dell’aborto senza limiti).  

L’iniziativa respinta nel 2002 era stata promossa dallo stesso gruppo che ha poi ispirato anche quella, ugualmente respinta, del 2014.

Dalla comparazione dei due voti si possono evincere riflessioni interessanti.

. Voto svizzero/partecipazione. Nel 2002 i votanti erano stati il 41%, nel 2014 il 55% del corpo elettorale (qui ripetiamo che il 9 febbraio il traino è stato dato dall’iniziativa “contro l’immigrazione massiccia”). In cifre si è passati da circa 2 milioni di votanti nel 2002 a circa 2,9 milioni nel 2014.

. Voto svizzero/percentuali/numeri assoluti. Nel 2002 l’iniziativa “Per la mamma e il bambino” aveva raccolto a livello nazionale il 18,2% dei voti, nel 2014 l’iniziativa sul finanziamento il 30,2%. In cifre si è passati da 352.432 voti favorevoli del 2002 a 873.603 del 2014. Insomma, pur in una società più secolarizzata (vedi dati sui ‘senza appartenenza’) e malgrado una campagna contraria capillare e massiccia, i contrari all’aborto hanno registrato un aumento considerevole, sia a livello di percentuale sui votanti che di numeri assoluti.

. Voto nei Cantoni/percentuali. Nel 2002 solo in un Cantone l’iniziativa aveva superato il 30%, nel Vallese con il 32,2%. Nel 2014 l’iniziativa ha ottenuto la maggioranza assoluta in un semicantone (Appenzello interno: 50,9%). Ha passato il 40% in 4 cantoni (il popoloso San Gallo, Turgovia, Uri e Svitto) e nel semicantone di Obvaldo. Ha superato il 30% in altri  9 cantoni (i popolosi Berna, Lucerna e Argovia, poi Glarona, Zugo, Soletta, Sciaffusa, Grigioni, Ticino) e nei semicantoni di Nidvaldo e Appenzello esterno. Da notare che nel maggiore cantone svizzero, Zurigo, l’iniziativa ha raggiunto il 29,9% di consensi. Da tali cifre si può constatare una crescita sensibile dei contrari all’aborto in tutta la Svizzera, ma soprattutto nella Svizzera tedesca.

. Voto nei Cantoni/numeri assoluti. In alcuni cantoni l’aumento dei contrari all’aborto (e dunque favorevoli alle due iniziative del 2002 e del 2014) è stato impressionante in numeri assoluti. Esempi. A Zurigo i ‘sì’ nel 2002 erano stati 50.188, nel 2014 150.94; a Berna si è passati da 48.509 a 125.252; a Soletta da 13.442 a 33.534; a Basilea-campagna da 9919 a 29.867; a San Gallo da 27.002 a 73.100; nei Grigioni da 10.020 a 23.473; nell’Argovia da 22.962 a 80.181; nel Ticino da 11.922 a 39.129. Sono aumenti che vanno molto al di là della percentuale di crescita globale del numero dei votanti (percentuale che si aggira attorno al 45%, da circa 2 milioni a 2,9 milioni).

CONCLUSIONI

In alcune delle prime reazioni al voto del 9 febbraio è stato detto che il rifiuto dell’iniziativa è stato dovuto anche al testo che “ha posto male il problema”. L’analisi comparata con il voto sull’iniziativa analoga nello spirito del 2002 lascia invece intuire che:

. i contrari all’aborto ( quelli senza se e senza ma) sono aumentati sia in percentuale che in numeri assoluti in tutta la Svizzera;

. era difficile pensare che in un momento di secolarizzazione spinta come questa si potesse pretendere molto di più (circa un terzo dell’elettorato contro l’aborto)

. è lecito invece pensare che, se invece di cercare il pelo nell’uovo a scapito dell’obiettivo concreto che l’iniziativa si prefiggeva, alcuni responsabili avessero agito come il vescovo di Coira Vitus Huonder, si sarebbe potuto guadagnare qualche punto ulteriore di percentuale (così da arrivare al 36-37%). Al momento è certo però ancora utopico pensare a una maggioranza antiabortista in Svizzera. Ma l’esito del voto del 9 febbraio non è stato, ad analizzare i numeri, globalmente deludente. Anzi: per certi versi, addirittura incoraggiante.