L’INCONTRO CON LA STAMPA IN AULA NERVI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org, 16 marzo 2013

 

Si è appena concluso l’incontro di papa Francesco con i massmedia nell’Aula Nervi, un appuntamento ormai tradizionale, voluto da Giovanni Paolo II subito dopo l’elezione e confermato da Benedetto XVI. Grande l’attesa tra i giornalisti, considerati i gesti inusuali compiuti dal Papa nuovo nei primi due giorni di pontificato.

 

 

L’attesa non è andata delusa. Già l’ingresso sul palco dell’Aula ha sorpreso tutti per la sua rapidità. Senza fermarsi papa Francesco ha raggiunto la sua poltrona, si è seduto, ha ascoltato le sobrie parole di benvenuto dell’arcivescovo Claudio Maria Celli (presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali) e, concluso l’indirizzo d’omaggio, gli è andato incontro per abbracciarlo. Del discorso di papa Francesco evidenziamo la colloquialità e i contenuti forti.

Per la colloquialità i ringraziamenti ai giornalisti, inframmezzati dall’ “Avete lavorato, eh! Avete lavorato!”, dal “cari amici”, dal “siate certi che la Chiesa riserva una grande attenzione alla vostra preziosa opera”.

Per i contenuti forti dapprima il ragionamento sulla presentazione degli eventi della storia della Chiesa, eventi che vanno letti “tenendo conto della prospettiva più giusta, quella della fede”. E’ vero che “gli avvenimenti della storia chiedono quasi sempre una lettura complessa, che a volte può comprendere la dimensione della fede”. Gli avvenimenti ecclesiali, però, hanno una caratteristica di fondo particolare: rispondono a una logica che non è principalmente quella delle categorie, per così dire, mondane, e proprio per questo non è facile interpretarli e comunicarli ad un pubblico vasto e variegato”.

Altro contenuto forte: “Cristo è il riferimento fondamentale, il cuore della Chiesa. Senza di Lui, Pietro e la Chiesa non esisterebbero né avrebbero ragion d’essere”.

Ancora: “Il vostro lavoro necessita di studio, di sensibilità, di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza; e questo ci rende particolarmente vicini, perché la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verità, la Bontà e la Bellezza in persona’ “.

Nel discorso, interrotto più volte dagli applausi, il primo Papa latino-americano ha voluto dare direttamente qualche notizia interessante ai giornalisti. Come mai ha scelto il nome ‘Francesco’? “Nell’elezione io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo (…), il cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico!| Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: Non dimenticarti dei poveri!. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri, ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. E’ per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no?(…) Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”

 

Non è mancata qualche battuta, che c’è da prevedere entrerà nella storia come il “Se sbaglio, mi corriggerete” del 16 ottobre 1978: “Un altro mi ha detto: (…) Il tuo nome dovrebbe essere Clemente. Ma perché? Clemente XV, così ti vendichi di Clemente XIV che ha soppresso la Compagnia di Gesù!”. Ricordiamo che correva l’anno 1773, Clemente XIV cedette alle pressioni delle Potenze ‘cattoliche’ dell’epoca e l’Ordine fu ripristinato solo nel 1814 (l’anno prossimo, ricordava un tanto euforico quanto stanco padre Federico Lombardi, festeggeremo il duecentesimo del ripristino).

La benedizione apostolica, poi, non c’è stata nella forma tradizionale, “dato che molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica e altri non sono credenti”. Papa Francesco ha impartito la benedizione “in silenzio”, “di cuore” a tutti, sapendo “che ciascuno è figlio di Dio” e concludendo con un “che Dio vi benedica”. Grandi e accese le discussioni in Sala Stampa tra chi non ha condiviso o si è addirittura indignato (a volte con parole di violenza estrema) per tale forma di benedizione e chi invece, pur sorpreso, ha accolto la ‘novità’ comprendendone le motivazioni. Quest’ultimo l’atteggiamento più diffuso: papa Francesco suscita grandi simpatie per la sua vicinanza all’uomo, affiancato nel suo cammino di vita spesso arduo.