PAPA FRANCESCO: TANTI GESTI ‘NUOVI’ – di GIUSEPPE RUSCONI – ‘CORRIERE DEL TICINO’ del 15 marzo 2013

Un primo giorno, quello da Papa di Jorge Mario Bergoglio, all’insegna della sobrietà e di tanti gesti ‘nuovi’ nello stile.

 

Dal pellegrinaggio mattutino a Santa Maria Maggiore alla sosta per ritirare i bagagli alla Casa del Clero, dal pagamento effettuato per il pernottamento all’auto utilizzata (una della Gendarmeria, non quella con la targa ‘SCV 1’), il primo giovedì di papa Francesco ha confermato in tutti l’impressione avuta ieri sera al momento dell’incontro con il popolo romano dalla Loggia delle Benedizioni. Se resisterà, sarà un Papa che riuscirà a riscaldare il cuore di tanti cattolici e “uomini di buona volontà”.

GIUSEPPE RUSCONI

Già l’altra sera, rientrato nella Sistina dalla ‘sala delle lacrime’ dove si era vestito dei paramenti papali, il Santo Padre aveva ricevuto l’omaggio dei cardinali stando in piedi, non sedendosi nel tronetto consueto. Alla Loggia era apparso avendo alla sua destra il cardinale Agostino Vallini, suo vicario per la diocesi di Roma e, nel breve intervento, si era rivolto in particolare – da vescovo di Roma – al popolo romano, chiedendone la preghiera per la benedizione, prima che fosse lui a impartirla. I gesti ‘nuovi’ non si erano però esauriti. Tornando alla Casa Santa Marta, aveva preferito prender posto sul pullmino, insieme con altri cardinali. Alla fine della cena, festosa, si era rivolto agli ex-confratelli dicendo loro: “Dio vi perdoni per quello che avete fatto”.

Nessuna sorpresa particolare se ieri mattina attorno alle otto, telefonando alla Guardia Svizzera per l’incontro con il cardinale Koch (vedi a fianco), l’ufficiale ci annuncia che il Papa era uscito da poco per andare a Santa Maria Maggiore a venerare l’effigie della Madonna “Salus populi romani”. In macchina sì, ma non sulla ‘sua’. Nella Basilica liberiana, papa Francesco, pregato davanti all’effigie, sostato davanti all’altar maggiore (sotto cui ci sono “le reliquie della mangiatoia e delle fasce”), si è recato nella Cappella anch’essa Sistina, al cui altare il giovane Ignazio di Loyola celebrò la prima messa, la notte di Natale del 1538. Un’emozione forte anche per il primo papa gesuita nella storia della Chiesa: quella stessa Chiesa che nel 1773 con Clemente XIV aveva ceduto alla volontà di Francia, Spagna, Portogallo, Napoli e Austria di sciogliere e sopprimere proprio la Compagnia di Gesù. Sostato anche davanti alla tomba di san Pio V - il Papa domenicano del messale romano, della lotta al nepotismo e anche della battaglia di Lepanto del 1571 contro i turchi – ha poi lasciato la Basilica. Salutata una scolaresca, risalito in auto, ha voluto la deviazione verso la Casa del Clero vicino a piazza Navona. Lì il papa gesuita dal nome francescano ha ritirato i bagagli, ha saldato il conto e ha salutato il personale, prima di tornare dentro le mura leonine.  

Nel pomeriggio era prevista la messa con i cardinali nella Sistina, sempre sotto il grande affresco del Giudizio universale.  Anche qui papa Francesco ha rifiutato l’omelia preparata in latino preferendo parlare a braccio in italiano, evidenziando l’importanza per la Chiesa di concretizzare una triade di verbi: camminare, edificare e confessare. Attenti, però: se non li accompagniamo con la croce, “non siamo discepoli di Cristo”. Subito dopo ha insistito: “Quando camminiamo senza la croce siamo mondani. Possiamo essere vescovi, preti, cardinali, ma non discepoli di Cristo. (…) Diventeremmo una Ong pietosa, ma non la Chiesa”. Poi, dopo la messa, la rottura dei sigilli dell’Appartamento papale che, in poco tempo, sarà agibile per l’illustre inquilino.