L'ULTIMA UDIENZA DI BENEDETTO XVI: NON SONO MAI STATO SOLO - di GIUSEPPE RUSCONI - 'CORRIERE DEL TICINO' DEL 28 FEBBRAIO 2013

Un Papa assai affaticato, anche commosso, ma sereno, che ancora una volta ha saputo spiegare con parole semplici il perché della sua rinuncia.

 

I 130 mila di piazza san Pietro e dintorni hanno mostrato di aver capito e hanno abbracciato il loro Pastore supremo con grande affetto. L’ultima udienza pubblica di Benedetto XVI sta in sostanza tutta qui. Si è svolta anch’essa, come gli Angelus delle scorse domeniche, sotto il segno della sobrietà. Certo, prima dell’inizio dell’udienza e -  brevemente - alla fine,  papa Ratzinger è passato in jeep scoperta tra la folla multicolore, ha assaporato il calore dei tanti applausi, specie di quello finale. Il che, però, non gli ha impedito, dopo un paio di minuti di acclamazioni, di risalire sulla papamobile e rientrare nei sacri palazzi. In piazza sono invece continuati a risuonare a lungo canti spagnoli, musiche tedesche e il “Benedetto, Benedetto” di tanti giovani.

Non c’è stato il tradizionale baciamano in pubblico a fine udienza (sono stati ricevuti poi alcuni politici presenti). E qui c’è venuto spontaneo riandare a quel giorno del 1997, quando – dopo una conferenza-stampa sulle competenze delle conferenze episcopali nazionali – l’allora cardinale Ratzinger ci aveva espresso le sue gravi perplessità sul ‘no’ dei vescovi svizzeri all’iniziativa popolare ‘Gioventù senza droga’ presentandosi così: “Lei è svizzero, io bavarese: stringiamoci la mano”.

Abbiamo contato 19 applausi durante la catechesi del Papa in lingua italiana. Particolarmente intensi e commossi per alcuni passaggi che giungevano dritti al cuore dei presenti. “Mi sono sentito come Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea – ha osservato – Il Signore ci ha dato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati però anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario (…) e il Signore sembrava dormire”. Tuttavia “ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e non la lascia affondare. (…) Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare”. Altro passo applauditissimo da parte dei fedeli con il groppo in gola: “Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è sua la prima responsabilità; ed io non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino. (…) Ora lo sperimento ancora una volta in un modo così grande che tocca il cuore”. E poi: “Ho fatto questo passo della rinuncia nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo”. Perché “amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi”. Infine un applauso ancora più toccante: “Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze, eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso (…) nel servizio della preghiera”. Sarà così da stasera in poi.