IL PAPA AL SERBO ‘POLITIKA’- CARD. ERDOE - VESCOVO SANGUINETI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 9 novembre 2020

 

Intervista di papa Francesco al quotidiano serbo Politika, apparsa con grande evidenza il giorno di Ognissanti. Alcune considerazioni del cardinale ungherese Peter Erdoe sull’attualità. Il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti su Covid-19, confinamento, rischi di morte sociale.

Domenica primo novembre 2020, festa di Ognissanti, il maggior quotidiano serbo ‘Politika’ (che proprio la domenica raggiunge centomila copie) ha pubblicato una lunga intervista a papa Francesco. Lanciata in apertura (con grande foto di Bergoglio e un incipit testuale già nutrito), l’intervista è proseguita alle pagine 6 e 7, intervallata da altre foto in evidenza (ad esempio quella del 27 marzo 2020, con il Papa in piazza San Pietro davanti al Crocifisso di San Marcello al Corso). Titoli, foto e spazio la dicono lunga sull’apprezzamento che l’ufficialità serba mostra verso papa Francesco, in attesa che, quando si potrà, visiti il Paese.

Nel maggio 2019 il quotidiano serbo più influente aveva intervistato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, in occasione del viaggio apostolico papale in Bulgaria e Macedonia; nel 2018 e il 28 giugno 2020 grande rilievo era stato dato a due interviste al nunzio apostolico Luciano Suriani (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/959-nunzio-suriani-ortodossi-serbi-visita-papa-caso-stepinac.html ). L’intervista dello scorso giugno era anche motivata dai cent’anni di esistenza della nunziatura di Belgrado.

Le domande di Politika a papa Francesco hanno riguardato in particolare il contributo della Chiesa alla nostra società, localismi e globalizzazione, la cultura materialista, giovani e anziani, il dialogo, la scelta delle destinazioni dei viaggi apostolici. Niente invece sui rapporti tra cattolici e ortodossi e sulla controversa canonizzazione del cardinale Stepinac (agognata dai croati, avversata dai serbi). Ricordiamo che la Serbia conta un po’ meno di 10 milioni di abitanti, in larga maggioranza ortodossi; i cattolici sono circa 450mila.

Ecco alcuni passi dell’intervista (nostra la traduzione delle risposte papali in spagnolo). Il titolo apposto è stato: “I conflitti non si risolvono con l’oblio, ma con il dialogo”.

. Mi piace pensare che il cristiano nel mondo sia una persona realista, molto realista… con il realismo del Vangelo. Ciò significa che ogni generazione deve far suoi i successi così come i limiti e gli errori di ogni epoca per poter discernere quale apporto fondamentale è chiamata a dare alla comunità. I tempi cambiano – e su questo non c’è dubbio – ma la missione prosegue e ci invita a essere testimoni della nostra speranza.

. Per decenni l’espressione ‘crisi e cambiamento’ si è convertita in un luogo comune: crisi sociale, economica, educativa, ambientale. Si è parlato e scritto molto di cambio epocale e della necessità e importanza di assumerlo come opportunità. Oggi tale espressione cessa di essere un luogo comune delle conversazioni e del potere per diventare una realtà condivisa da tutti. E’ necessario un cambiamento. La pandemia ha messo in crisi i nostri modelli di organizzazione e di sviluppo; ha messo in luce molte ingiustizie, silenzi pesanti e omissioni sociali e sanitarie tali da comportare processi di esclusione e degradazione per molti nostri fratelli. Nel contempo sperimentiamo in tanti casi il dissolversi di ‘anticorpi’ personali e comunitari per far fronte alla crisi; e ciò è frutto della volontà di disprezzare e cancellare quanto ha nutrito l’anima dei nostri popoli in nome di ricette apparenti di salvezza che invece finiscono per privarci delle immunità necessarie. Abbiamo insomma ridotto lo sviluppo alla semplice crescita economica dimenticando che uno sviluppo autentico deve promuovere tutti gli uomini e tutto l’uomo.

.  C’è ‘un’architettura’ della pace, per la quale intervengono le diverse istituzioni della società, ognuna con la sua competenza; però c’è anche ‘un artigianato’ della pace, che ci coinvolge tutti (…); questo è il luogo del dialogo (…) Dialogare non implica dimenticare o disconoscere le differenze – incluse le ferite del passato. Al contrario dialogare è un modo cosciente e umile di far proprie la storia, le ingiustizie, le differenze e posizionarle in vista di un futuro in cui non abbiano l’ultima parola le politiche integralistiche e divisive, i sistemi di guadagni insaziabili e le tendenze ideologiche fondate sull’odio. (…) Nessuno matura né raggiunge la sua pienezza richiudendosi in se stesso e nelle sue convinzioni, per quanto valide siano. (…) Senza dialogo stiamo dando forza a una cultura di ghetti in cui si finisce per scegliere chi ha diritto (e chi no) a essere considerato come persona.

COME SORSE L’IDEA DEL PRIMO VIAGGIO APOSTOLICO A LAMPEDUSA: E’ IL SIGNORE CHE MI MOSTRO’ IL CAMMINO

. Vorrei raccontare come sorse l’idea del mio primo viaggio apostolico. Un giorno, nella corrispondenza, spuntò una lettera del parroco di Lampedusa in cui egli mi informava sui sopravvissuti del Mediterraneo che raggiungevano l’isola e sulla situazione drammatica con cui erano confrontati, essendo persone in condizioni di massima vulnerabilità (…) Leggendo la lettera dentro di me sentii muoversi qualcosa. Sentii la presenza del Signore che mi indicava il cammino: là devi andare, ascoltare e unirti al grido di questi fratelli. Sentii che io non avevo scelto il luogo del primo viaggio, ma era il Signore che mi aveva mostrato il cammino; possiamo ben dire che è il luogo che ha scelto me. Lampedusa sarebbe stato un segno di quello cui il Signore mi invitava a guardare come priorità. Dalla periferia siamo in grado di scoprire prospettive, accenti, ingiustizie, lacerazioni e anche segni di speranza che molte volte ignoriamo se stiamo al centro. Bisogna andare verso le periferie per vedere meglio, per comprendere meglio non solo il Vangelo ma anche la nostra propria umanità.

. Nell’agenda dei miei viaggi ho inteso dare la priorità a quei luoghi che non avevano mai ricevuto la visita di un Papa, incluse quelle regioni in cui la presenza della Chiesa cattolica era quasi nulla. (…) Ricordo che, preparando un viaggio, mi si disse: “Ma Santo Padre, sono pochissimi i cattolici in questa regione… perché non pensiamo ad altri luoghi?” La mia risposta fu immediata: “Forse che i nostri fratelli, essendo in pochi, hanno meno diritto degli altri?” Vivere la fede in un contesto di persecuzione o di piccola minoranza diventa testimonianza degna di essere valorizzata.

 

IL CARDINALE PETER ERDOE SULLA PANDEMIA, SULL’ATTENTATO DI NIZZA  E SULLA LEGITTIMA DIFESA

Dall’omelia del 2 novembre 2020 nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe a Budapest

. (sulla pandemia): E’ importante per tutti e significa operare un vero atto di misericordia osservare le regole di cautela per non esporre al pericolo la salute degli altri. Pensiamoci: la malattia di un singolo può rendere difficile la vita di intere famiglie.

. (un esempio storico ammirevole, Carlo Ambrogio di Asburgo-Lorena, nipote di Maria Teresa d’Asburgo, arcivescovo di Esztergom): Appena fu insediato nella sua diocesi, la guerra napoleonica raggiunse anche l’Ungheria e il giovane Principe-Primate ebbe l’incarico di partecipare all’organizzazione dell’esercito delle regioni che si sarebbe opposto ai Francesi. Nella battaglia del 14 giugno 1809 a Győr, gli Ungheresi vennero sconfitti. Il Primate creò degli ospedali per i soldati feriti. Si mise non solo ad organizzare e provvedere alle cose necessarie, ma visitò anche i malati portando loro conforto spirituale. In questa circostanza fu infettato dal tifo, il che causò la sua morte il 2 settembre 1809, all’età di 23 anni. Considerando la sua breve vita, potremmo avere l’impressione che, a motivo della sua discendenza reale, abbia goduto di privilegi e che altri abbiano pianificato per lui la sua carriera politica. Eppure la Provvidenza aveva serbato per lui un altro destino, e nel perseguirlo lui stesso ci mise del suo. Se avesse mantenuto la distanza del sovrano rispetto ai bisognosi, ai mutilati e ai malati, magari avrebbe potuto vivere una lunga vita. Ma lui decise di seguire l’insegnamento di Cristo. Infatti, nel giorno del giudizio, come ci insegna lo stesso Gesù, non ci chiederanno quale era la nostra discendenza, e quale era stato il rango ottenuto durante la nostra vita, ma si sentirà la voce del Giudice Eterno: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,36)

. (sull’attentato terroristico islamico di Nizza): Possiamo giustamente considerare martiri i cattolici uccisi nella basilica di Nizza: infatti sono stati uccisi deliberatamente, in odio alla fede.

Intervista alla Radio cattolica ungherese, nell’ambito del programma in preparazione del 52.mo Congresso eucaristico internazionale di Budapest (5-12 settembre 2021), 3 novembre 2020

. (sulla reazione dell’opinione pubblica agli attentati terroristici): E’ comprensibile che la gente senta rabbia quando vede le vittime innocenti. L’ira - sebbene sia uno dei sette vizi capitali - non è di per se un peccato ma un atteggiamento da cui nascono i peccati. Dalla rabbia possono nascere la violenza, l’omicidio, la vendetta e tante altre cose con cui non possiamo identificarci.

.  (su amore cristiano e legittima difesa): L’insegnamento di Gesù sull’amare i nemici ci mostra che anche quando difendiamo noi stessi dobbiamo farlo con una certa moderazione, come ci dice l’insegnamento antico della Chiesa sulla legittima difesa.

 

IL VESCOVO DI PAVIA CORRADO SANGUINETI (‘CORRIERE DELLA SERA’ DEL 5 NOVEMBRE 2020): COVID-19, CONFINAMENTO E  PERICOLO DELLA MORTE SOCIALE

 

Ha fatto il suo ingresso a Pavia come vescovo (succedendo a mons. Giovanni Giudici) il 24 gennaio 2016: in questi tempi difficili il cinquantaseienne mons. Corrado Sanguineti si sta però illustrando per le argomentazioni espresse pubblicamente su temi di bruciante attualità. E’ del 17 luglio l’editoriale pubblicato sul settimanale diocesano “Il Ticino” (sulla proposta di legge “contro l’omotransfobia”) dal titolo: “Restiamo liberi! Una legge ambigua e pericolosa”. Vale qui la pena di citarne due passi significativi:

. Si prospetta anche l’istituzione di una “Giornata contro l’omotransfobia” che facilmente diventerà occasione per diffondere, soprattutto nelle scuole, questa visione che tende a essere dolcemente imposta come pensiero unico, a cui tutti devono sottostare; ci sono già esempi di prassi che tendono a utilizzare in questo senso l’educazione sessuale nelle scuole o interventi sui temi dell’omofobia e omotransfobia, spesso affidati, in modo esclusivo, a esponenti del mondo e delle associazioni LGBT.

. Come dimostrano casi accaduti là dove sono vigenti norme di questo tipo, siamo davanti a un serio pericolo, più volte indicato nel Magistero della Chiesa: che in nome della libertà, intesa come disposizione di sé, svincolata dalla verità, per la quale i desideri dei singoli individui diventano diritti da riconoscere e da tutelare, si arrivi a un nuovo “totalitarismo”. Per tutto ciò che è in gioco nella discussione in atto sulle modifiche della legge Zan, come Vescovo e come cittadino italiano, faccio appello a tutti i politici di ogni schieramento che hanno a cuore la vera libertà nel nostro Paese, “in primis” ai parlamentari cattolici: è in questione la libertà di pensiero e di espressione di ogni persona, di ogni famiglia, di ogni associazione, di ogni comunità religiosa! Troppo grave è il rischio che surrettiziamente si introduca un reato di opinione e che venga meno un libero e critico confronto di idee e di concezioni dell’umano.

Il 5 novembre 2020 invece il vescovo Sanguineti ha visto pubblicata dal Corriere della Sera – con bella evidenza – una sua lettera su Covid-19 e pericolo di morte sociale in conseguenza delle misure di confinamento. Eccone alcuni passi molto significativi.

. Credo che il primo e vero sostegno da dare ai nostri operatori sanitari, di nuovo in prima linea, più affaticati e logorati rispetto alla scorsa primavera, sia tenere insieme la doverosa cura della salute pubblica con la tutela del bene comune che abbraccia varie dimensioni.

. Se sono primarie la vita e la salute dei cittadini, sono altrettanto importanti le condizioni di vita assicurate dal lavoro e dallo svolgimento delle attività economiche, così come dovrebbero essere altrettanto prioritarie l’istruzione e la formazione, nelle scuole pubbliche (statali e paritarie) e nelle università: non possiamo condannare un’intera generazione a un altro anno scolastico e accademico svolto solo “in remoto”! Il danno, soprattutto per gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado, sarebbe pesante, data anche la disparità sociale che priva non pochi ragazzi di mezzi e ambienti adatti per seguire la didattica a distanza. Impariamo da Francia e Germania, che, pur avendo attivato un nuovo lockdown, oltre a permettere numerose attività lavorative, non hanno interrotto, almeno per ora, le lezioni nelle scuole e in parte nelle università.


. Un Paese vive non solo di salute e di lavoro, ma anche di cultura e di spiritualità: per questo motivo, occorre, appena possibile, dare spazio alle attività di teatri e di cinema, così come alla coltivazione delle arti e della musica. In caso di lockdown, se sono servizi essenziali i negozi di alimentari, i supermarket, le farmacie, gli uffici postali, sono servizi essenziali anche quelli che si realizzano nei luoghi di culto, cattolici o di altre espressioni religiose, soprattutto con le attuali norme di sicurezza e con concorso ridotto di persone alle celebrazioni. Uno Stato intelligentemente laico tutela la dimensione religiosa della vita, che si esprime e si alimenta in luoghi e gesti che danno orizzonte e respiro a tanti uomini e donne.