PAPA IN AFRICA/CITAZIONI RILEVANTI O CURIOSE – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 12 settembre 2019

 

Spulciando qua e là( con qualche nota)  dai discorsi papali pronunciati nel recente viaggio apostolico in Mozambico, Madagascar e Maurizio e dalla conferenza-stampa sul volo di ritorno…

 

Oggi è la festa del Santissimo Nome di Maria, che, di origine spagnola, fu poi estesa all’intera Chiesa dal beato Innocenzo XI in segno di grata memoria per la vittoria cristiana contro gli ottomani che dal 14 luglio 1683 assediavano la ‘mela d’oro’, cioè Vienna. Due mesi dopo, il 12 settembre, celebrata all’alba dal beato cappuccino Marco d’Aviano la santa messa, le truppe della ‘Lega Santa’, in cui fu decisivo il ruolo giocato dalla cavalleria del re di Polonia Giovanni III Sobieski, scesero dalla collina del Kahlenberg e irruppero negli accampamenti turchi costringendo gli assedianti alla ritirata.

Intanto papa Francesco, che presumiamo non si entusiasmi più di quel tanto al ricordo della vittoria di Vienna, è appena tornato dal viaggio apostolico in Mozambico, Madagascar e Maurizio, iniziato il 4 settembre e conclusosi il 10. Come di consueto il programma è stato intenso di incontri e conseguenti discorsi. Di questi ultimi (cui aggiungiamo la tradizionale conferenza-stampa nell’aereo del ritorno a Roma e l’udienza generale di ieri, mercoledì 11 settembre) proponiamo qualche passo che ci è sembrato notevole e anche a volte assai curioso.

CIPOLLE D’EGITTO E MUMMIE. Mozambico/ Maputo, incontro con i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi, i catechisti, gli animatori – 5 settembre 2019: Cari fratelli, ci piaccia o no, siamo chiamati ad affrontare la realtà così com’è. I tempi cambiano e dobbiamo riconoscere che spesso non sappiamo come inserirci nei nuovi tempi, nei nuovi scenari; possiamo sognare le ‘cipolle d’Egitto’ (cfr. Num 11,5), dimenticando che la Terra Promessa si trova davanti, non dietro, e in questa nostalgia dei tempi passati ci andiamo pietrificando, ci andiamo ‘mummificando’. Non è una cosa buona. Un vescovo, un sacerdote, una suora, un catechista mummificato. No, non va bene.

PROSELITISMO? NON CRISTIANO. Mozambico (ibidem): Oggi ci ha parlato anche una catechista, una suora, una donna mozambicana che ci ha ricordato che niente vi farà perdere l’entusiasmo di evangelizzare, di adempiere il vostro impegno battesimale. La vostra vocazione è evangelizzare; la vocazione della Chiesa è evangelizzare; l’identità della Chiesa è evangelizzare. Non fare proselitismo! Il proselitismo non è evangelizzazione. Il proselitismo non è cristiano. La nostra vocazione è evangelizzare. L’identità della Chiesa è evangelizzare. E questa nostra sorella rappresenta tutti quelli che vanno incontro ai loro fratelli: sia quelli che visitano come Maria, sia quelli che, lasciandosi visitare, accettano volentieri che l’altro li trasformi condividendo la loro cultura, i loro modi di vivere la fede e di esprimerla.

RISPETTO DELLA CULTURA LOCALE. Madagascar/Antananarivo, incontro con le autorità, la società civile, il corpo diplomatico – 7 settembre 2019): Non può esserci un vero approccio ecologico né una concreta azione di tutela dell’ambiente senza una giustizia sociale che garantisca il diritto alla destinazione comune dei beni della terra alle generazioni attuali, ma anche a quelle future. Su questa strada, dobbiamo impegnarci tutti, compresa la comunità internazionale. Molti suoi rappresentanti sono presenti oggi. Bisogna riconoscere che l’aiuto fornito da queste organizzazioni internazionali allo sviluppo del Paese è grande e che rende visibile l’apertura del Madagascar al mondo. Il rischio è che questa apertura diventi una presunta “cultura universale” che disprezza, seppellisce e sopprime il patrimonio culturale di ogni popolo. La globalizzazione economica, i cui limiti sono sempre più evidenti, non dovrebbe portare ad una omogeneizzazione culturale. Se prendiamo parte a un processo in cui rispettiamo le priorità e gli stili di vita originari e in cui le aspettative dei cittadini sono onorate, faremo in modo che l’aiuto fornito dalla comunità internazionale non sia l’unica garanzia dello sviluppo del Paese; sarà il popolo stesso che progressivamente si farà carico di sé, diventando l’artefice del proprio destino.

IL DIAVOLO EDUCATO TENTA LE SUORE- EVA NON PARLO’ E VENNE IL DISASTRO. Madagascar/Antananarivo, monastero delle carmelitane scalze, meditazione dell’ora media – 7 settembre 2019): Ognuna di voi, per entrare in convento, ha dovuto lottare, ha fatto tante cose buone e ha vinto, ha vinto: ha vinto lo spirito mondano, ha vinto il peccato, ha vinto il diavolo. Forse, il giorno in cui tu sei entrata in convento, il diavolo è rimasto sulla porta, triste: “Ho perso un’anima”, e se n’è andato. Ma poi è andato a chiedere consiglio a un altro diavolo più furbo, un diavolo vecchio, che sicuramente gli ha detto: “Abbi pazienza, aspetta…”. È un modo abituale di procedere del demonio. Gesù lo dice. Quando il demonio lascia libera un’anima, se ne va; poi, dopo un po’ di tempo, ha voglia di tornare, e vede quell’anima così bella, così ben sistemata, tanto bella, e ha voglia di entrare. E Gesù cosa ci dice? Quel diavolo va, ne cerca altri sette peggiori di lui e torna con quei sette, e vogliono entrare in quella casa sistemata. Ma non possono entrare facendo rumore, come se fossero ladri, devono entrare educatamente. E così i diavoli “educati” suonano il campanello: “Vorrei entrare…, cerco questo aiuto, quell’altro, quell’altro…”. E lo fanno entrare. Sono diavoli educati, entrano in casa, ti risistemano e poi, dice Gesù, la fine di quell’uomo o di quella donna è peggiore dell’inizio. Ma non ti sei accorta che quello era uno spirito cattivo? “No, era tanto educato, tanto buono! E adesso, no, io me ne vado a casa perché non posso tollerare questo…”. È troppo tardi ormai, tu l’hai lasciato entrare troppo dentro al tuo cuore. Non ti sei accorta, non hai parlato con la priora, non hai parlato con il capitolo, con qualche sorella della comunità? Il tentatore non vuole essere scoperto, per questo viene travestito da persona nobile, educata, a volte da padre spirituale, a volte... Per favore, sorella, quando tu senti qualcosa di strano, parla subito! Parla subito! Manifestalo. Se Eva avesse parlato in tempo, se fosse andata dal Signore a dirgli: “Questo serpente mi dice queste cose, tu cosa ne pensi?”. Se avesse parlato in tempo! Ma Eva non parlò, e venne il disastro.

IL PASTORE NON E’ UN CONTROLLORE, MA E’ COME IL PORTIERE DI CALCIO. Madagascar/Antanarivo, incontro con i vescovi, 7 settembre 2019: Un pastore che semina evita di controllare tutto. Non si può. Il seminatore non va ogni giorno a scavare la terra per vedere come cresce il seme. Un pastore evita di controllare tutto – i pastori controllori non lasciano crescere! –, dà spazio alle iniziative, lascia crescere in tempi diversi – non tutti hanno lo stesso tempo di crescita – e non cerca l’uniformità: l’uniformità non è vita; la vita è variegata, ognuno ha il proprio modo di essere, il proprio modo di crescere, il proprio modo di essere persona. L’uniformità non è una strada cristiana. Il vero pastore non ha pretese che non siano ragionevoli, non disprezza i risultati apparentemente più magri: “Questa volta è andata così… avanti, tranquillo! Un’altra volta sarà meglio”. Sa sempre prendere i risultati come vengono. Permettetemi che vi dica qual è l’immagine che a volte mi viene in mente quando penso alla vita del pastore. Il pastore deve prendere la vita da dove viene, con i risultati che vengono. Il pastore è come il portiere della squadra di calcio: prende il pallone da dove lo tirano. Sa muoversi, sa prendere la realtà come viene. E correggere le cose, dopo, ma sul momento prende la vita come viene.

I SACERDOTI GIOVANI E RIGIDI, ROBA DA MUSEO…CHISSA’ COSA NASCONDONO…. Madagascar, ibidem: Inoltre, vorrei sottolineare un atteggiamento che a me non piace, perché non viene da Dio: la rigidità. Oggi è alla moda, non so qui, ma in altre parti è alla moda, trovare persone rigide. Sacerdoti giovani, rigidi, che vogliono salvare con la rigidità, forse, non so, ma prendono un atteggiamento di rigidità e alle volte – scusatemi – da museo. Hanno paura di tutto, sono rigidi. State attenti, e sappiate che sotto ogni rigidità ci sono dei gravi problemi.

SEMINARI VUOTI E SANTITA’. Maurizio/Port Louis, santa messa, 9 settembre 2019: Qui, di fronte a questo altare dedicato a Maria, Regina della Pace, su questo monte da cui si vede la città e più in là il mare, ci troviamo a far parte di quella moltitudine di volti che sono venuti da Mauritius e da altre isole di questa regione dell’Oceano Indiano per ascoltare Gesù che annuncia le Beatitudini. (…) Ai piedi di questo monte, che oggi vorrei fosse il monte delle Beatitudini, anche noi dobbiamo recuperare questo invito a essere felici. (…) Quando sentiamo il minaccioso pronostico “siamo sempre di meno”, dovremmo prima di tutto preoccuparci non della diminuzione di questa o quella forma di consacrazione nella Chiesa, ma piuttosto della carenza di uomini e donne che vogliono vivere la felicità facendo percorsi di santità, uomini e donne che facciano ardere il loro cuore con l’annuncio più bello e liberatore.

SINTESI NELL’UDIENZA GENERALE IN PIAZZA SAN PIETRO DELL’11 SETTEMBRE 2019: In Mozambico sono andato a spargere semi di speranza, pace e riconciliazione in una terra che ha sofferto tanto nel recente passato a causa di un lungo conflitto armato, e che nella scorsa primavera è stata colpita da due cicloni che hanno causato danni molto gravi. La Chiesa continua ad accompagnare il processo di pace, che ha fatto un passo avanti anche il 1° agosto scorso con un nuovo Accordo tra le parti. E qui vorrei soffermarmi per ringraziare la Comunità di Sant’Egidio che ha lavorato tanto, tanto in questo processo di pace. (…) Da Maputo mi sono trasferito ad Antananarivo, capitale del Madagascar. Un Paese ricco di bellezze e risorse naturali, ma segnato da tanta povertà. Ho auspicato che, animato dal suo tradizionale spirito di solidarietà, il popolo malgascio possa superare le avversità e costruire un futuro di sviluppo coniugando il rispetto dell’ambiente e la giustizia sociale. (…) La giornata di lunedì è stata dedicata alla visita alla Repubblica di Mauritius, nota meta turistica, ma che ho scelto come luogo di integrazione tra diverse etnie e culture. Infatti, nel corso degli ultimi due secoli, a quell’arcipelago sono approdate diverse popolazioni, specialmente dall’India; e dopo l’indipendenza ha conosciuto un forte sviluppo economico e sociale. Lì è forte il dialogo interreligioso, e anche l’amicizia tra i capi delle diverse confessioni religiose. Una cosa che a noi sembrerebbe strana, ma loro vivono così l’amicizia che è naturale. Quando sono entrato in episcopio, ho trovato un bel mazzo di fiori, bellissimo: è stato inviato dal Grande Imam in segno di fratellanza.

CONFERENZA-STAMPA DURANTE IL VOLO DI RITORNO, 10 SETTEMBRE 2019

PROCESSO DI PACE IN MOZAMBICO:. Oggi si identifica il Mozambico con un lungo processo di pace che ha avuto i suoi alti e bassi, ma alla fine sono arrivati a quell’abbraccio storico. (…) È un processo di pace lungo perché ha avuto una prima fase, poi è caduto, poi un’altra fase… E lo sforzo dei capi dei partiti avversari, per non dire nemici, di andare a incontrarsi tra loro è stato anche uno sforzo pericoloso, alcuni rischiavano la vita… Ma alla fine siamo arrivati. Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno aiutato in questo processo di pace. Dall’inizio, in un caffè di Roma: c’erano alcune persone che parlavano, c’era un sacerdote della Comunità di Sant’Egidio, che sarà fatto cardinale il prossimo 5 ottobre… È cominciato lì... E poi, con l’aiuto di tanta gente, anche della Comunità di Sant’Egidio, sono arrivati a questo risultato. Noi non dobbiamo essere trionfalistici in queste cose. Il trionfo è la pace. Noi non abbiamo il diritto di essere trionfalistici, perché la pace è ancora fragile nel tuo Paese, come nel mondo è fragile, e la si deve trattare come si trattano le cose appena nate, come i bambini, con molta, molta tenerezza, con molta delicatezza, con molto perdono, con molta pazienza, per farla crescere così che diventi robusta. Ma è il trionfo del Paese: la pace è la vittoria del Paese, dobbiamo riconoscere questo.

POPULISMI E DISCORSI DI HITLER: La xenofobia è una malattia, una malattia che si dà delle giustificazioni: la purezza della razza, per esempio, per menzionare una xenofobia del secolo scorso. E le xenofobie a volte cavalcano sui cosiddetti populismi politici. Ho detto la settimana scorsa, o l’altra, che a volte sento fare dei discorsi che somigliano a quelli di Hitler nel ’34. Si vede che c’è un ritornello in Europa… Ma anche voi in Africa avete un altro problema culturale che dovete risolvere. Ricordo che ne ho parlato in Kenya: il tribalismo. Lì ci vuole un lavoro di educazione, di avvicinamento fra le diverse tribù per fare una nazione. Abbiamo commemorato il 25° della tragedia del Rwanda poco tempo fa: è un effetto del tribalismo. (NdR: da qualche parte doveva pur spuntare il ritornello sui populismi che nei loro discorsi si apparentano a Hitler. Confinato per il momento Salvini in un angolo– con l’aiuto protervo e fanatico dei cattofluidi italiani ispirati da Santa Marta-  benedetto pubblicamente e più volte il Devotissimo, l’Inquisitore damerino dal capello ben pettinato e dalla pochette all’ultima moda,  i cacciatori di ‘populisti’ restano comunque vigilanti per impedire ‘ritorni’ certo per loro più gravi delle nefandezze etiche cui mira la società da loro de facto cinicamente preferita).

COLONIZZAZIONI IDEOLOGICHE… EPPURE IN ITALIA I CATTOFLUIDI HANNO VOLUTO CON FEROCIA IL MOSTRO ROSSOGIALLO…: Oggi non ci sono colonizzazioni geografiche – almeno non tante… –, ma ci sono colonizzazioni ideologiche, che vogliono entrare nella cultura dei popoli e cambiare quella cultura e omogeneizzare l’umanità. È l’immagine della globalizzazione come una sfera: tutti uguali, ogni punto equidistante dal centro. Invece la vera globalizzazione non è una sfera, è un poliedro dove ogni popolo, ogni nazione conserva la propria identità ma si unisce a tutta l’umanità. Invece la colonizzazione ideologica cerca di cancellare l’identità degli altri per renderli uguali; e vengono con proposte ideologiche che vanno contro la natura di quel popolo, contro la storia di quel popolo, contro i valori di quel popolo. Dobbiamo rispettare l’identità dei popoli. Questa è una premessa da difendere sempre. Va rispettata l’identità dei popoli, e così cacciamo via tutte le colonizzazioni. Grazie.

AMBIENTE… LE FONTI SCIENTIFICHE DELLE CONVINZIONI DI PAPA FRANCESCO: L’anno scorso, d’estate, quando ho visto quella foto della nave che navigava al Polo Nord come se niente fosse, ho provato angoscia. E poco tempo fa, alcuni mesi fa abbiamo visto tutti la fotografia dell’atto funebre che hanno fatto, credo in Groenlandia, su quel ghiacciaio che non c’era più, hanno fatto un atto funebre simbolico per attirare l’attenzione. Questo sta avvenendo in fretta, dobbiamo prendere coscienza, cominciando dalle cose piccole. Ma la Sua domanda era: i governanti stanno facendo tutto il possibile? Alcuni di più, alcuni di meno. Qui c’è una parola che devo dire, che sta alla base dello sfruttamento ambientale… Sono rimasto commosso dall’articolo sul “Messaggero’ (…), dove la Franca non ha risparmiato parole, ha parlato di manovre distruttive, di rapacità… (NdR: Ecco spiattellate alcune delle fonti cui Jorge Mario Bergoglio si abbevera per maturare le sue convinzioni ambientaliste… anche dagli articoli della nota docente di climatologia – presso l’Università di Santa Marta – Franca Giansoldati… “la Franca” insomma per gli amici…)

LE CRITICHE? SE A VISO APERTO, DEVONO AVERE UNA RISPOSTA: Prima di tutto, le critiche aiutano sempre, sempre. Quando uno riceve una critica, subito deve fare l’autocritica e dire: è vero o non vero?, fino a che punto? Dalle critiche io traggo sempre vantaggi, sempre. A volte ti fanno arrabbiare, ma i vantaggi ci sono.(…) Le critiche non sono soltanto degli americani, ma un po’ dappertutto, anche in Curia. Almeno quelli che le dicono hanno il vantaggio dell’onestà di dirle. A me piace questo. Non mi piace quando le critiche sono sotto il tavolo e ti fanno un sorriso che ti fa vedere i denti e poi ti pugnalano alle spalle. Questo non è leale, non è umano. La critica è un elemento di costruzione, e se la tua critica non è giusta, tu stai pronto a ricevere la risposta e fare un dialogo, una discussione, e arrivare a un punto giusto. Questa è la dinamica della critica vera. Invece la critica delle “pillole di arsenico”, di cui parlavamo, di quell’articolo che ho dato a padre Rueda, è un po’ gettare la pietra e nascondere la mano. Questo non serve, non aiuta. Aiuta i piccoli gruppetti chiusi, che non vogliono sentire la risposta alla critica. Una critica che non vuole sentire risposta è un gettare la pietra e nascondere la mano. Invece una critica leale: “Io penso questo, questo e questo”, ed è aperta alla risposta, questo costruisce, aiuta. Davanti al caso del Papa: “Questa cosa del Papa non mi piace”, gli faccio la critica, aspetto la risposta, vado da lui, parlo, faccio un articolo e gli chiedo di rispondere, questo è leale, questo è amare la Chiesa. Fare una critica senza voler sentire la risposta e senza fare il dialogo è non voler bene alla Chiesa, è andare dietro a un’idea fissa: cambiare il Papa, o fare uno scisma, non so. Questo è chiaro: una critica leale è sempre ben accetta, almeno da me. (NdR: noi da papa Bergoglio una risposta ampia, vivace e insistita a un dubbio sull’eventuale relativizzazione da parte sua al diritto all’obiezione di coscienza in materia di aborto, l’abbiamo avuta il 18 maggio scorso al termine del discorso rivolto alla Stampa estera nella Sala Clementina. Niente relativizzazione ma nel contempo massimo ascolto dell’opinione degli altri… Nel porre la domanda ci eravamo riferiti al suo discorso del giorno prima a 300 operatori sanitari. Quindi personalmente non possiamo lamentarci di non avere ricevuto risposta. Tuttavia, se ripensiamo a quante domande critiche senza alcun riscontro da parte sua sono state inviate a testa alta e con tanto di firma, suona perlomeno curioso che egli dica: “ Davanti al caso del Papa: “Questa cosa del Papa non mi piace”, gli faccio la critica, aspetto la risposta, vado da lui, parlo, faccio un articolo e gli chiedo di rispondere, questo è leale, questo è amare la Chiesa, il tutto raddoppiato da quest’altra affermazione: una critica leale è sempre ben accetta, almeno da me”. La realtà di questi anni ha purtroppo dimostrato invece che così non è avvenuto e la scelta del silenzio è stata la via privilegiata dal gesuita argentino).

BISOGNA RIMANERE DISTANTI DALLE CAMPAGNE ELETTORALI: (rispondendo a una domanda sul perché è andato in Mozambico a un mese dalle elezioni, invitato da un Presidente che è anche candidato). Non è stato uno sbaglio. È stata una scelta presa liberamente, perché la campagna elettorale incominciava in questi giorni, e passava in secondo piano davanti al processo di pace. L’importante era visitare per aiutare a consolidare il processo di pace. E questo era più importante di una campagna che ancora non era incominciata, incominciava nei giorni successivi alla fine della mia visita. Per me era più importante sottolineare l’unità del Paese. Ma quello che dice Lei è vero: dobbiamo rimanere distanti dalle campagne elettorali, questo sì è vero. Grazie. (NdR: Giusto, giustissimo, come si è ampiamente dimostrato nelle ultime campagne elettorali italiane con l’obiettivo di marginalizzare il più possibile la Lega, guidata da quell’essere pericolosissimo – per i cattofluidi - che esibisce Rosari e chiede a Maria protezione per l’Italia, Matteo Salvini. Vade retro!)