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    PAPA/EUTANASIA: NON ESISTE IL DIRITTO ALLA MORTE. ED ALTRO SUL TEMA

    PAPA/EUTANASIA: NON ESISTE IL DIRITTO ALLA MORTE. ED ALTRO SUL TEMA - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 23 settembre 2019

     

    Martedì 24 settembre (e mercoledì 25 settembre) la Corte Costituzionale italiana (la Consulta) discuterà e deciderà in tema di ‘aiuto al suicidio’: imporre una sentenza in materia o lasciare altro tempo al Parlamento perché legiferi? Il 20 settembre altro forte intervento di papa Francesco. Le contraddizioni del convegno ecclesiale dell’11 settembre scorso. ‘Slalom’, la rubrica preziosa di Salvatore Mazza.

      

    Martedì 24 settembre la Corte Costituzionale italiana (la Consulta) si riunirà per valutare – un voto è atteso per il giorno successivo) - se depenalizzare l’aiuto al suicidio (de facto sarebbe un altro passo verso la legittimazione dell’eutanasia) oppure concedere al Parlamento (cui la Corte aveva imposto – con procedura perlomeno curiosa – di legiferare entro tale data) una proroga nei tempi tale da consentirgli di decidere sulla questione.

    Tutto è nato dalla morte nel febbraio 2017  per ‘suicidio assistito’ in una clinica svizzera del tetraplegico Fabio Antoniani. Lì era stato accompagnato dal tanto collaudato quanto spregiudicato radicale Marco Cappato, esponente dell’Associazione ‘Luca Coscioni’. Dopo la morte di Antoniani, Cappato subito si autodenuncia e conseguentemente viene accusato di ‘aiuto al suicidio’ secondo l’articolo 580 del codice penale italiano. Durante il successivo processo la Corte d’Assisi di Milano chiede il 14 febbraio 2018 alla Consulta di valutare la costituzionalità del reato addebitato a Cappato. La Consulta il 24 ottobre 2018 rileva che le norme giuridiche in vigore sono lacunose al riguardo e dà tempo al Parlamento fino al 24 settembre 2019 perché siano colmate.

    Due Commissioni della Camera dei deputati dibattono sull’oggetto, ma – considerate in particolare le gravi divergenze in materia nella coalizione governativa giallo-verde – il primo agosto 2019 comunicano la rinuncia a procedere. Il Senato avrebbe potuto teoricamente incominciare a dibattere la questione molto delicata a partire dal 2 agosto, ma – sopravvenuta la crisi di governo – in realtà la prima data disponibile veniva ad essere il 17 settembre, giorno in cui la XII Commissione ha avuto la possibilità di istruire per l’Aula i quattro disegni di legge presentati. La presidente del Senato ha fatto presente alla Consulta l’impossibilità de facto per il Senato di legiferare entro il 24 settembre, chiedendo – in nome dei gruppi parlamentari – una proroga come sarebbe più che ragionevole dati i ritardi dovuti anche a una situazione politica molto turbolenta e incerta. Sarebbe poi auspicabile che le norme di legge venissero elaborate e votate dal Parlamento e non imposte dalla magistratura, con un’invasione di campo ormai frequente, ma contraria alla conclamata separazione dei poteri. Vedremo che cosa succederà martedì e mercoledì nell’udienza ad hoc della Consulta.

     

    PAPA FRANCESCO: LA SCELTA EUTANASICA NON E' UN DIRITTO DI LIBERTA'

    Intanto sul tema registriamo un nuovo appello di papa Francesco contro l’eutanasia e il suicidio assistito. Se il 2 settembre si era rivolto all’Associazione italiana di oncologia medica, venerdì 20 settembre si è indirizzato alla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli odontoiatri, ricevuta in udienza nella Sala Clementina. Ecco alcuni passi significativi del suo discorso.

    Medicina come servizio alla vita umana:  La medicina, per definizione, è servizio alla vita umana, e come tale essa comporta un essenziale e irrinunciabile riferimento alla persona nella sua integrità spirituale e materiale, nella sua dimensione individuale e sociale: la medicina è a servizio dell’uomo, di tutto l’uomo, di ogni uomo. E voi medici siete convinti di questa verità sulla scorta di una lunghissima tradizione, che risale alle stesse intuizioni ippocratiche; ed è proprio da tale convinzione che scaturiscono le vostre giuste preoccupazioni per le insidie cui è esposta la medicina odierna.

    La malattia è più di un fatto clinico: Occorre sempre ricordare che la malattia, oggetto delle vostre preoccupazioni, è più di un fatto clinico, medicalmente circoscrivibile; è sempre la condizione di una persona, il malato, ed è con questa visione integralmente umana che i medici sono chiamati a rapportarsi al paziente: considerando perciò la sua singolarità di persona che ha una malattia, e non solo il caso di quale malattia ha quel paziente. Si tratta per i medici di possedere, insieme alla dovuta competenza tecnico-professionale, un codice di valori e di significati con cui dare senso alla malattia e al proprio lavoro e fare di ogni singolo caso clinico un incontro umano.

    Accompagnare con coscienza, intelligenza e cuore: Di fronte, dunque, a qualsiasi cambiamento della medicina e della società da voi identificato, è importante che il medico non perda di vista la singolarità di ogni malato, con la sua dignità e la sua fragilità. Un uomo o una donna da accompagnare con coscienza, con intelligenza e cuore, specialmente nelle situazioni più gravi. Con questo atteggiamento si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia.

    Non esiste un diritto alla morte: Si tratta di strade sbrigative di fronte a scelte che non sono, come potrebbero sembrare, espressione di libertà della persona, quando includono lo scarto del malato come possibilità, o falsa compassione di fronte alla richiesta di essere aiutati ad anticipare la morte. Come afferma la Nuova Carta per gli Operatori Sanitari: «Non esiste un diritto a disporre arbitrariamente della propria vita, per cui nessun medico può farsi tutore esecutivo di un diritto inesistente» (n. 169).

     

    IL CONVEGNO DELLA CEI DELL’11 SETTEMBRE, L’INTERVENTO DEL CARDINAL BASSETTI, VERITA’, AMBIGUITA’ E CONTRADDIZIONI

    Con l’avvicinarsi della scadenza imposta al Parlamento dalla Consulta, il mondo cattolico ha cercato di attirare l’attenzione dei Legislatori e dell’opinione pubblica sull’incombere di una ‘svolta’ ideologica negatrice del diritto alla vita.

    Ad esempio la Cei ed altre associazioni attive in materia hanno organizzato l’11 settembre un Convegno ad hoc, caratterizzato dal discorso del cardinale Gualtiero Bassetti.

    Nell’occasione (e in altre precedenti e susseguenti) il presidente della Cei ha evidenziato in particolare chel’ammissione di questa pratica (NdR: dell’aiuto al suicidio) avrebbe effetti estremamente rilevanti dal punto di vista culturale, poiché il suicidio assistito è inteso dai suoi promotori come un diritto da assicurare a chi sia irreversibilmente malato e come un’espressione di libertà personale. (…) Dobbiamo soffermarci con attenzione su questo passaggio cruciale, perché rappresenta il punto di appoggio della posizione di coloro che rivendicano il diritto al suicidio e, al tempo stesso, il punto di maggiore debolezza del loro ragionamento. Essi ritengono che esaudire chi chieda di essere ucciso equivalga a esaltarne la libertà personale. In che modo, però, può dirsi accresciuta la libertà di una persona alla quale, proprio per esaudirla, si toglie la vita? (…) Ugualmente, va confutato il presupposto che quella di darsi la morte sia una scelta di autentica libertà, poiché la libertà non è un contenitore da riempire e assecondare con qualsiasi contenuto, quasi la determinazione a vivere o a morire avessero il medesimo valore. Se così fosse, non vi sarebbe ragione per prevenire il suicidio di alcuno. In tal caso, però, la base stessa della vita e della convivenza sociale sarebbero messe a repentaglio”.

    Ancora il cardinal Bassetti: “La volontà di togliersi la vita, anche se attraversata dalla sofferenza e dalla malattia, rivela una mentalità diffusa che porta a percepire chi soffre come un peso. Il malato diventa un peso per la famiglia, le cui maglie si allargano e il cui abbraccio nel nostro contesto sociale diventa fatalmente meno capace di sostenere chi è più debole. Il malato sperimenta, poi, di essere un peso perché l’assistenza assume un volto sempre meno umano e sociale; sulla bilancia dei costi e dei benefici, la cura di cui ha bisogno diventa sconveniente e gravosa. (…) A bene vedere, questa visione si fonda su un presupposto utilitaristico, per il quale ha senso solo ciò che genera piacere o qualche forma di convenienza materiale. Dobbiamo guardarci dall’entrare anche noi, presto o tardi, nel vortice dell’indifferenza. Svegliamoci dal cinismo economicista che genera una mentalità che guarda solo all’efficienza”.

    L’articolato intervento del presidente della Cei comprendeva però anche passi assai scivolosi. Come questo: La via più percorribile sarebbe quella di un’attenuazione e differenziazione delle sanzioni dell’aiuto al suicidio, nel caso particolare in cui ad agire siano i familiari o coloro che si prendono cura del paziente. Questo scenario, tutt’altro che ideale, sarebbe comunque altra cosa rispetto all’eventualità di una depenalizzazione del reato stesso. In effetti è lecito dubitare che un’attenuazione delle sanzioni per l’aiuto al suicidio sia de facto “altra cosa rispetto all’eventualità di una depenalizzazione del reato stesso”.

    Il Convegno dell’11 settembre - benché organizzato ben prima del ‘Giuseppi 2’ e dunque della crisi del ‘Giuseppi 1’- conteneva però in sé una grave contraddizione, organizzato com’era in larga parte dalla Cei e da un associazionismo ecclesiale che in forte maggioranza ha puntato con ogni mezzo (con ipocrisia e con ferocia) all’estromissione di Salvini e della sua Lega dalla compagine governativa. Ne è derivato un governo mostruoso rossogiallo che sui temi etici è schierato quasi interamente su posizioni antitetiche a quelle della dottrina sociale della Chiesa e dal quale sono da attendersi ulteriori progressi nello smantellamento legislativo in materia di vita, famiglia, droga.

    Allora: prima si cerca di stroncare la Lega che è certo più vicina di M5S, Pd e Leu ai ‘principi non negoziabili’ della dottrina sociale della Chiesa, poi la si sostituisce con gli eredi in versione peggiorata del Pci… infine si lanciano appelli al nuovo Mostro Rossogiallo su temi etici fondamentali… Ben coscienti che tali appelli saranno accolti molto difficilmente.

    Non è roba da matti? O forse si tratta di un tentativo di mettere a frutto quella scaltrezza elogiata anche ieri da papa Francesco, a commento della parabola evangelica dell’amministratore infedele, uno tanto scaltro da riuscire a cavarsela dopo il licenziamento derubando il padrone una seconda volta? 

    ‘SLALOM’, UNA RUBRICA PREZIOSA DI SALVATORE MAZZA

    A proposito delle tematiche del fine vita non possiamo però non consigliare a chi ci segue la lettura delle riflessioni che il nostro collega vaticanista Salvatore Mazza pubblica nella sua rubrica Slalom (appare in èVita, inserto di bioetica e salute di Avvenire). Colpito da una malattia che non lascia grandi speranze come la Sla, Mazza racconta in forma diaristica, disincantata ma anche appassionata, il progressivo venir meno della sua capacità di scrivere. Oggi ‘scrive’ grazie a un ‘puntatore oculare’, che lo esime dall’uso sempre più faticoso e ormai impossibile delle dita della mano. Ogni suo pezzo è un forte e prezioso stimolo a riflettere sui temi fondamentali dell’esistenza e ad amare la vita. Lo si legge con ammirazione e commozione. Grazie, Salvatore!

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