PAPA/ABU DHABI: CERTO UN EVENTO STORICO PER IL MONDO ISLAMICO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 6 febbraio 2019

 

Bisognerà vedere se quanto di positivo accaduto (o anche solennemente postulato) in merito alle relazioni islamo-cristiane durante il breve ma intenso viaggio apostolico di papa Bergoglio negli Emirati Arabi Uniti (3-5 febbraio) avrà una ricaduta concreta sulla condizione dei cristiani in molti Paesi musulmani e sull’atteggiamento di non pochi musulmani approdati in terra europea.

 

 

Dal 3 al 5 febbraio papa Francesco ha compiuto il suo XXVII viaggio apostolico negli Emirati Arabi Uniti. Qualche riflessione sull’argomento.

1. Non è stato il suo primo viaggio in terra musulmana o a prevalenza musulmana: ricordiamo che già si è recato in diversi altri Paesi come Giordania (e Territori),  Albania, Turchia, Bangladesh, Bosnia, Azerbaigian, Egitto. 

2. E’ stato però il suo primo viaggio – ed anche il primo viaggio in assoluto di un Papa - nella Penisola arabica, culla di quella religione costitutivamente e storicamente anche guerriera che è l’Islam.

3. Non è stato tuttavia un viaggio nel cuore dell’Islam, perché gli Emirati Arabi Uniti (Abu Dhabi e Dubai in particolare) rappresentano un Islam molto pragmatico e  anche lungimirante (come è caratteristica dei beduini che vivono l’essenzialità del deserto e hanno davanti a sé orizzonti sconfinati). E’ un Islam, quello degli Emirati Arabi Uniti, che nella sua classe dirigente fa sfoggio di uno sfarzo da Mille e una notte, che desta prima di tutto meraviglia anche in occhi occidentali.

4. E’ un Paese, gli Emirati Arabi Uniti, che si presenta non proprio affine alla ‘Chiesa dei poveri e per i poveri’ di papa Bergoglio, avendolo anche accolto in modi sontuosi. Il Papa argentino e gesuita, però, nella conferenza-stampa in aereo da Dubai a Roma, ha detto che ha interpretato i “gesti di benvenuto” come “gesti di buona volontà, che ognuno fa secondo le proprie culture”. L’accoglienza è stata “così grande che volevano fare di tutto perché sentivano che la visita del Papa era qualcosa di buono”.

5. E’ anche un Paese che partecipa, al fianco dell’Arabia Saudita, alla guerra nello Yemen (da pochi giorni è stata stipulata una tregua), dalla parte del governo contro i ribelli sciiti. Papa Bergoglio, che aveva richiamato il dramma yemenita anche nell’Angelus di domenica 3 febbraio, nella già citata conferenza-stampa ha osservato: “Sul problema delle guerre è difficile dare un’opinione dopo soli due giorni e aver parlato con poche persone. Ma riguardo allo Yemen ho trovato buona volontà per avviare processi di pace”.

6. Conseguentemente al suo pragmatismo e alla sua lungimiranza native, il Paese attrae e accoglie con generosa ospitalità nel suo territorio una parte importante del meglio della tecnologia occidentale. Concedendo agli stranieri – cristiani in parte non trascurabile – la possibilità di una vita quotidiana decorosa, con una libertà di culto assicurata, pur con una libertà religiosa ancora negata.

7. Ancora negata… per quanto tempo non si sa, dopo che il 4 febbraio papa Bergoglio e il grande imam di Al-Azhar Ahmad al-Tayeb hanno firmato una Dichiarazione congiunta “sulla fratellanza umana per la pace” molto impegnativa per i riflessi che prefigura nella quotidianità.

8. E dopo che il 5 febbraio lo stadio di Abu Dhabi ha ospitato la santa messa papale. Prima messa pubblica nella Penisola arabica. Prima esposizione pubblica dei simboli cristiani, come la grande croce sul prato. Il tutto con una grande visibilità massmediatica in tutto il mondo (anche musulmano… ne fanno fede ad esempio i titoli dei media arabi, in larga parte favorevoli con eccezioni comunque di peso come Al Jazeera - che ha sede nel Quatar).

9. A questo punto è improbabile che gli Emirati Arabi Uniti continuino a negare ciò che in questi giorni hanno concesso, certamente per loro calcoli politico-economici, ma anche per quella voglia di futuro, quella ‘lungimiranza’ di cui dicevamo prima, da cui consegue l’ ‘apertura’ che li contraddistingue già nel loro dna.  

10. La Dichiarazione congiunta è stata firmata da papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad al-Tayeb. Quanto conta, ci si può chiedere, al-Tayeb tra i musulmani? Il Grande Imam egiziano è senza dubbio la figura più  rappresentativa di quella larga parte del mondo islamico di obbedienza sunnita ed è rispettato anche da molti sciiti. Certo oggi non è molto apprezzato da chi persegue la ‘guerra santa’, evidenziando certe pagine del Corano.  

11. Qual è la credibilità di Ahmad al-Tayeb? In questi ultimi anni si è dato da fare con dichiarazioni pubbliche contro l’interpretazione guerriera dell’Islam e per un miglioramento dei rapporti interreligiosi con i cristiani (in precedenza lui stesso aveva voluto ‘congelare’ i rapporti con Roma dopo un’esortazione di Benedetto XVI – a seguito dell’attentato del Capodanno 2011 a una chiesa copta ad Alessandria - sulla necessità di meglio proteggere i cristiani in Egitto). Lo stesso al-Tayeb nel 2015 aveva espresso il suo sostegno alla lotta contro Israele, “nemico sionista”, lodando  gli attentatori palestinesi che a quel tempo praticavano l’intifada ‘dei coltelli’. Oggi sembra di avere a che fare con un al-Tayeb che ha maturato altre convinzioni, avendo voluto sottoscrivere una ‘Dichiarazione congiunta’ che auspica il riconoscimento anche della libertà religiosa per tutti.  

12. L’intera ‘Dichiarazione’ è oggettivamente di grande rilievo – in effetti un vero e proprio documento rivoluzionario rispetto all’oggi - per una evoluzione positiva in particolare dei rapporti islamo-cristiani. Ne estrapoliamo (solo) qualche punto.

13. Il primo: Al-Azhar al-Sharif – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”. Non è chi non veda l’importanza di tali affermazioni che, se concretizzate, modificherebbero la storia del mondo.

14. Il secondo: “Questa Dichiarazione, partendo da una riflessione profonda sulla nostra realtà contemporanea, apprezzando i suoi successi e vivendo i suoi dolori, le sue sciagure e calamità, crede fermamente che tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti”. Il terzo: “È evidente (…) quanto sia essenziale la famiglia, quale nucleo fondamentale della società e dell’umanità, per dare alla luce dei figli, allevarli, educarli, fornire loro una solida morale e la protezione familiare. Attaccare l’istituzione familiare, disprezzandola o dubitando dell’importanza del suo ruolo, rappresenta uno dei mali più pericolosi della nostra epoca. Attestiamo anche l’importanza del risveglio del senso religioso e della necessità di rianimarlo nei cuori delle nuove generazioni, tramite l’educazione sana e l’adesione ai valori morali e ai giusti insegnamenti religiosi, per fronteggiare le tendenze individualistiche, egoistiche, conflittuali, il radicalismo e l’estremismo cieco in tutte le sue forme e manifestazioni”. Qui si prospetta una collaborazione intensificata tra islam e cattolicesimo in materia di ‘valori non negoziabili’ e altro. Ci si può chiedere però quanto combacino le idee delle due religioni a proposito di famiglia e di educazione. 

15. Il quarto: “Il primo e più importante obiettivo delle religioni è quello di credere in Dio, di onorarLo e di chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo. Un dono che nessuno ha il diritto di togliere, minacciare o manipolare a suo piacimento, anzi, tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte naturale. Perciò condanniamo tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo”. E’ un passo che è impregnato di ‘fratellanza’, in cui le religioni vengono considerate su uno stesso piano.

16. Il quinto: “Altresì dichiariamo – fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini per portali a compiere ciò che non ha nulla a che vedere con la verità della religione, per realizzare fini politici e economici mondani e miopi. Per questo noi chiediamo a tutti di cessare di strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo cieco e di smettere di usare il nome di Dio per giustificare atti di omicidio, di esilio, di terrorismo e di oppressione”. Anche qui, come più sopra, le religioni vengono considerate sullo stesso piano nelle loro relazioni con la guerra. Proprio sicuri che tra Vangelo/Nuovo Testamento da una parte e Corano dall’altra non c’è (enorme) differenza a tal proposito? Si possono forse mettere sullo stesso piano le crociate (obiettivo: liberare il Santo Sepolcro dall’occupazione musulmana) e le ‘guerre sante’ islamiche di conquista (con il corollario del terrorismo?). Che è questo voler ignorare la storia per un ‘dialogo’ a tutti i costi…  anche a costo della verità?

17. Il sesto: “La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano”.  Il settimo: “Il concetto di cittadinanza si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo è necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli”. Se questi punti fossero concretizzati, la vita dei cristiani nei Paesi musulmani sarebbe rivoluzionata: non più cittadini di serie B, ma a pieno titolo.

18. L’ottavo: “Al-Azhar e la Chiesa Cattolica domandano che questo Documento divenga oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi”. Anche qui si prospetta una vera e propria rivoluzione.

19. Vale ancora la pena di evidenziare alcune affermazioni fatte sempre il 4 febbraio 2019 e in relazione alla ‘Dichiarazione congiunta’ da parte di Ahmed al-Tayeb davanti a papa Francesco e ai convenuti all’incontro interreligioso al ‘Founder’s Memorial’:

. (il Documento ha avuto origine e si è sviluppato) “attorno a un tavolo, dove ero ospite del mio fratello e amico Francesco” (NdR: quello di Santa Marta… l’elaborazione del Documento è durata più di un anno).

. (ai musulmani): “Mi rivolgo ai fratelli musulmani in Oriente dicendo loro: accogliete a braccia aperte i vostri fratelli cristiani, perché sono i vostri compagni, i vostri partner nella vita; sono i nostri fratelli che, ci dice il Corano, sono i più vicini a noi”.

. (ai cristiani in Oriente): “Voi siete cittadini, non siete minoranza. Siete figli di questa terra. Liberatevi dal concetto di minoranza. Vi prego, liberatevi dal concetto di minoranza: voi siete cittadini con piena cittadinanza, diritti e doveri. Sappiate che la nostra unità, noi e voi, sarà la roccia sulla quale si infrangerà il conflitto. Non dev’esserci differenza, distinzione tra cristiani e musulmani”.

. (ai musulmani in Occidente): “Dico ai musulmani in Occidente: inseritevi nelle società, inseritevi in modo positivo per tutelare la vostra identità religiosa, così come rispettate le leggi di queste società. Sappiate che la sicurezza di queste società è una responsabilità anche vostra”. “Rispettate le leggi di queste società”… anche qui un monito che potrebbe incidere sull’atteggiamento dei musulmani nell’Europa occidentale.

Con buona pace del Papa stesso (che in aereo ha voluto pubblicamente sminuire  quanto accaduto nei due giorni di Abu Dhabi… ma nell’udienza generale di poco fa ha di nuovo parlato di “viaggio molto importante” e di “nuova pagina” nel dialogo islamo-cristiano) il XXVII viaggio apostolico merita senz’altro di essere definito ‘storico’ (in attesa di una concretizzazione dei suoi frutti che sarebbe rivoluzionaria). ‘Storico’ per il mondo cattolico, ‘storico’ ancora di più per larga parte del mondo musulmano, chiamato a una modifica di 180 gradi dei suoi comportamenti.

Storico’, sì, anche se il Turiferario Armonioso Andrea Monda dal suo scranno di neo-direttore de L’Osservatore Romano’ si è sentito in dovere di ‘allinearsi’ in men che non si dica (vedi edizione del 5-6 febbraio 2019) alla ‘diminutio’ proclamata dal Principale (nella versione di ieri), scrivendo addirittura con rara impudenza e ancora più rara comicità nelle sue “Lettere dal direttore” (!):  “È bastata qualche parola del Santo Padre a smontare l’enfasi che i mass-media (compreso questo quotidiano) hanno attribuito all’evento “storico” di ieri 4 febbraio 2019”.  Aridatece Vian!