PAPA FRANCESCO: VARIA NATALITIA (CON QUALCHE NOTA) -  di GIUSEPPE RUSCONI - www.rossoporpora.org – 13 gennaio 2019

Il periodo natalizio di Jorge Mario Bergoglio, conclusosi oggi con la festa del Battesimo di Gesù, è stato ricco di interventi negli ambiti più svariati. Eccone un’antologia corposa (ma l’uomo non dà tregua)…(con qualche annotazione puntuale)

 

Oggi (con la festa del Battesimo di Gesù) si conclude liturgicamente il Tempo di Natale e dunque questa è l’occasione per riandare ad alcuni degli interventi che papa Bergoglio ha fatto in questo particolare periodo dell’anno. Certo non c’è stato tempo di annoiarsi, perché Francesco è risultato molto attivo su vari fronti, non escluso quello dei viaggi apostolici: annunciati i viaggi negli Emirati Arabi Uniti (3-5 febbraio 2019), in Bulgaria ed nella ex-Repubblica jugoslava di Macedonia (5-7 maggio 2019), in Romania (31 maggio-2 giugno 2019), pubblicizzato il logo (molto controverso: una mezzaluna rossa che ingloba una croce giallo-verde molto frou frou) del viaggio apostolico in Marocco (30-31 marzo 2019). Attivissimo il Papa, con le sue propaggini, anche nell’ambito della comunicazione vaticana, con un doppio k.o. per la Segreteria di Stato che ha perso in pochi giorni il contatto privilegiato sia con l’Osservatore Romano (declassato nelle intenzioni a semplice bollettino di Santa Marta) sia con la Sala Stampa Vaticana (che, privata ormai dell’antica autonomia, è divenuta un ufficio tra gli altri, rischiando di trasformarsi sic et simpliciter in Sala Propaganda di Santa Marta. Vedremo…).  Nell’antologia (corposa) di citazioni partiamo dal 22 dicembre 2018…

 

Un dono del Papa, 22 dicembre 2018 (comunicato): L’Elemosineria Apostolica apre un nuovo ambulatorio medico-sanitario sotto il Colonnato del Bernini della Piazza San Pietro che viene a sostituire quello di San Martino funzionante dal febbraio del 2016. Ambulatorio – Madre di Misericordia  recita la targa posta all’ingresso. È il nuovo dono di Papa Francesco ai senzatetto, che sempre sotto il colonnato già ricevevano una prima assistenza medica, accanto agli altri servizi da tempo avviati, e sempre molto frequentati, delle docce e della barberia. (…) Tre stanze attrezzate per le visite mediche, uno studio per la direzione, due bagni e una sala di accoglienza sono stati inseriti nei locali prima occupati dalle Poste Vaticane presenti sotto il colonnato di destra. (…) Le stanze sono fornite di nuove attrezzature e macchinari per offrire le prime visite mediche e alcune analisi strumentali. L’ambulatorio sarà aperto per accogliere le persone bisognose tre giorni la settimana: lunedì, giovedì e sabato. La mattina del lunedì, inoltre, saranno possibili le visite e le cure da parte dei podologi. Per i restanti giorni, lo stesso ambulatorio rimarrà a disposizione per un primo pronto soccorso dei pellegrini durante le udienze o gli incontri del Santo Padre in Piazza San Pietro e in Basilica.

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/1- La barca nella tempesta: Nel mondo turbolento, la barca della Chiesa quest’anno ha vissuto e vive momenti difficili, ed è stata investita da tempeste e uragani. Tanti si sono trovati a chiedere al Maestro, che apparentemente dormiva: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (Mc 4,38). Altri, sbalorditi dalle notizie, hanno iniziato a perdere la fiducia in essa e a abbandonarla; altri, per paura, per interesse, per secondi fini, hanno cercato di percuotere il suo corpo aumentandone le ferite; altri non nascondono la loro soddisfazione nel vederla scossa; moltissimi però continuano ad aggrapparsi con la certezza che «le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18). Intanto la Sposa di Cristo prosegue il suo pellegrinaggio tra gioie e afflizioni, tra successi e difficoltà, esterne e interne. Certamente le difficoltà interne rimangono sempre quelle più dolorose e più distruttive.

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/2- Tante sono le afflizioni: Quanti immigrati – costretti a lasciare la patria e a rischiare la vita – incontrano la morte, o quanti sopravvivono ma trovano le porte chiuse e i loro fratelli in umanità impegnati nelle conquiste politiche e di potere. Quanta paura e pregiudizio! Quante persone e quanti bambini muoiono ogni giorno per mancanza di acqua, di cibo e di medicine! Quanta povertà e miseria! Quanta violenza contro i deboli e contro le donne! Quanti scenari di guerre dichiarate e non dichiarate! Quanto sangue innocente viene versato ogni giorno! Quanta disumanità e brutalità ci circondano da ogni parte! Quante persone vengono sistematicamente torturate ancora oggi nelle stazioni di polizia, nelle carceri e nei campi dei profughi in diverse parti del mondo! (NdR: … e quanta retorica!)

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/3 – I tanti martiri contemporanei: Viviamo anche, in realtà, una nuova epoca di martiri. Sembra che la crudele e atroce persecuzione dell’impero romano non conosca fine. Nuovi Neroni nascono continuamente per opprimere i credenti, soltanto per la loro fede in Cristo. Nuovi gruppi estremisti si moltiplicano prendendo di mira le chiese, i luoghi di culto, i ministri e i semplici fedeli. Nuovi e vecchi circoli e conventicole vivono nutrendosi di odio e ostilità verso Cristo, la Chiesa e i credenti. Quanti cristiani vivono ancora oggi sotto il peso della persecuzione, dell’emarginazione, della discriminazione e dell’ingiustizia in tante parti del mondo! Continuano, tuttavia, coraggiosamente ad abbracciare la morte per non negare Cristo. Quanto è difficile, ancora oggi, vivere liberamente la fede in tante parti del mondo ove manca la libertà religiosa e la libertà di coscienza! Dall’altra parte, l’esempio eroico dei martiri e dei numerosissimi buoni samaritani, ossia dei giovani, delle famiglie, dei movimenti caritativi e di volontariato e di tanti fedeli e consacrati, non ci fa scordare comunque la contro-testimonianza e gli scandali di alcuni figli e ministri della Chiesa.

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/4 – Il flagello degli abusi: La Chiesa da diversi anni è seriamente impegnata a sradicare il male degli abusi, che grida vendetta al Signore, al Dio che non dimentica mai la sofferenza vissuta da molti minori a causa di chierici e persone consacrate: abusi di potere, di coscienza e sessuali. Pensando a questo doloroso argomento mi è venuta in mente la figura del re Davide – un 'unto del Signore' (cfr 1 Sam 16,13; 2 Sam 11–12). Egli, dalla cui discendenza deriva il Bambino Divino – chiamato anche il 'Figlio di Davide' –, nonostante il suo essere eletto, re e unto del Signore, commise un triplice peccato, cioè tre gravi abusi insieme: abuso sessuale, di potere e di coscienza. Tre abusi distinti, che però convergono e si sovrappongono.

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/5 – Il volto degli abusatori consacrati: Anche oggi ci sono tanti “unti del Signore”, uomini consacrati, che abusano dei deboli, approfittando del proprio potere morale e di persuasione. Compiono abomini e continuano a esercitare il loro ministero come se niente fosse; non temono Dio o il suo giudizio, ma temono soltanto di essere scoperti e smascherati. Ministri che lacerano il corpo della Chiesa, causando scandali e screditando la missione salvifica della Chiesa e i sacrifici di tanti loro confratelli. Anche oggi, cari fratelli e sorelle, tanti Davide, senza batter ciglio, entrano nella rete di corruzione, tradiscono Dio, i suoi comandamenti, la propria vocazione, la Chiesa, il popolo di Dio e la fiducia dei piccoli e dei loro familiari. Spesso dietro la loro smisurata gentilezza, impeccabile operosità e angelica faccia, nascondono spudoratamente un lupo atroce pronto a divorare le anime innocenti. (…)

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/6- L’appuntamento di febbraio: Sia chiaro che dinanzi a questi abomini la Chiesa non si risparmierà nel compiere tutto il necessario per consegnare alla giustizia chiunque abbia commesso tali delitti. La Chiesa non cercherà mai di insabbiare o sottovalutare nessun caso. È innegabile che alcuni responsabili, nel passato, per leggerezza, per incredulità, per impreparazione, per inesperienza – dobbiamo giudicare il passato con l’ermeneutica del passato – o per superficialità spirituale e umana hanno trattato tanti casi senza la dovuta serietà e prontezza. Ciò non deve accadere mai più. Questa è la scelta e la decisione di tutta la Chiesa. A febbraio prossimo la Chiesa ribadirà la sua ferma volontà nel proseguire, con tutta la sua forza, sulla strada della purificazione. La Chiesa si interrogherà, avvalendosi anche degli esperti, su come proteggere i bambini; come evitare tali sciagure, come curare e reintegrare le vittime; come rafforzare la formazione nei seminari. Si cercherà di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga non solo dal corpo della Chiesa ma anche da quello della società. Infatti, se questa gravissima calamità è arrivata a colpire alcuni ministri consacrati, ci si domanda: quanto essa potrebbe essere profonda nelle nostre società e nelle nostre famiglie? La Chiesa dunque non si limiterà a curarsi, ma cercherà di affrontare questo male che causa la morte lenta di tante persone, al livello morale, psicologico e umano.

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/7 – Necessità di nuovi Natan: Ricordiamo tutti che solo grazie all’incontro con il profeta Natan Davide comprende la gravità del suo peccato. Abbiamo bisogno oggi di nuovi  Natan che aiutino i tanti Davide a svegliarsi da una vita ipocrita e perversa. Per favore, aiutiamo la Santa Madre Chiesa nel suo compito difficile, ossia quello di riconoscere i casi veri distinguendoli da quelli falsi, le accuse dalle calunnie, i rancori dalle insinuazioni, le dicerie dalle diffamazioni. Un compito assai difficile, in quanto i veri colpevoli sanno nascondersi scrupolosamente, al punto che tante mogli, madri e sorelle non riescono a scoprirli nelle persone più vicine: mariti, padrini, nonni, zii, fratelli, vicini, maestri... Anche le vittime, ben scelte dai loro predatori, spesso preferiscono il silenzio e addirittura, in balia della paura, diventano sottomesse alla vergogna e al terrore di essere abbandonate.

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/8- I seminatori di zizzania: Ora permettetemi di parlare anche di un’altra afflizione, ossia dell’infedeltà di coloro che tradiscono la loro vocazione, il loro giuramento, la loro missione, la loro consacrazione a Dio e alla Chiesa; coloro che si nascondono dietro buone intenzioni per pugnalare i loro fratelli e seminare zizzania, divisione e sconcerto; persone che trovano sempre giustificazioni, perfino logiche, perfino spirituali, per continuare a percorrere indisturbati la strada della perdizione.

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/9- La zizzania è come il prezzemolo: E questa non è una novità nella storia della Chiesa. Sant’Agostino, parlando del buon grano e della zizzania, afferma : ‘Credete forse, fratelli miei, che la zizzania non possa salire fino alle cattedre episcopali? Credete forse che essa sia solo nei ceti inferiori e non in quelli superiori? Volesse il cielo che noi non fossimo zizzania! […] Anche sulle cattedre episcopali c’è il frumento e c’è la zizzania; e tra le varie comunità di fedeli c’è il frumento e c’è la zizzania’ (Sermo 73, 4: PL 38, 472). Queste parole di Sant’Agostino ci esortano a ricordare il proverbio: ‘La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni’; e ci aiutano a capire che il Tentatore, il Grande Accusatore, è colui che divide, semina discordia, insinua inimicizia, persuade i figli e li porta a dubitare.

Auguri di Natale alla Curia Romana, 22 dicembre 2018/10 – La zizzania è (quasi sempre) prezzolata:  In realtà, in realtà dietro questi seminatori di zizzania si trovano quasi sempre le trenta monete d’argento. (NdR: e così i ‘seminatori di zizzania’ ovvero i critici di aspetti del Pontifucato bergogliano sarebbero quasi sempre dei prezzolati… si può ben dire che tale affermazione è non solo ingiustificata ma anche gravemente offensiva verso molti cattolici a disagio per la confusione in cui Santa Marta ha gettato il cattolicesimo). Ecco allora che la figura di Davide ci porta a quella di Giuda Iscariota, un altro scelto dal Signore che vende e consegna alla morte il suo maestro. Davide peccatore e Giuda Iscariota saranno sempre presenti nella Chiesa, in quanto rappresentano la debolezza, che fa parte del nostro essere umano. Sono icone dei peccati e dei crimini compiuti da persone elette e consacrate. Uniti nella gravità del peccato, si distinguono tuttavia nella conversione. Davide si pentì affidandosi alla misericordia di Dio, mentre Giuda si suicidò.(NdR: e qui ce n’è un’altra assai grossa… secondo Jorge Mario Bergoglio sia Davide che Giuda si convertirono. Ma il primo si affidò alla misericordia di Dio, il secondo si impiccò. Come associare una conversione a un’impiccagione riesce difficile da immaginare….)

Messaggio Urbi et Orbi, 25 dicembre 2018- Il flagello delle colonizzazioni contemporanee: Desidero ricordare i popoli che subiscono colonizzazioni ideologiche, culturali ed economiche vedendo lacerata la loro libertà e la loro identità, e che soffrono per la fame e la mancanza di servizi educativi e sanitari.

Messaggio Urbi et Orbi, 25 dicembre 2018 – La sofferenza dei cristiani perseguitati: Un pensiero particolare va ai nostri fratelli e sorelle che festeggiano la Natività del Signore in contesti difficili, per non dire ostili, specialmente là dove la comunità cristiana è una minoranza, talvolta vulnerabile o non considerata. Il Signore doni a loro e a tutte le minoranze di vivere in pace e di veder riconosciuti i propri diritti, soprattutto la libertà religiosa.

Lettera all’ Illustrissimo Signore Prof. Giovanni Maria Vian, in data 22 dicembre 2018, pubblicizzata il 27 dicembre 2018: Nel momento in cui, dopo anni di generosa dedizione e di grande responsabilità conclude il Suo incarico di Direttore Responsabile de L'Osservatore Romano, desidero esprimerLe la più viva gratitudine per l'amore e la sollecitudine che Ella ha posto nell'adempimento di tale importante compito (…) . Desidero soprattutto ringraziarLa per la preziosa collaborazione e costante disponibilità che Ella ha voluto dimostrarmi nello sforzo di promuovere l'attuazione delle riforme a cui ho dato vita e che riguardano, in particolare, l'ambito della comunicazione. Le sono davvero riconoscente per la fedeltà nel riferire la parola del Papa. (NdR: in questa lettera grondante di (comprensibile) ipocrisia diplomatica sa di presa in giro everestiana l’asserita ‘disponibilità’ di Vian nel ’promuovere l’attuazione delle riforme’…)

Omelia del 31 dicembre 2018 (Primi vespri e Te Deum) – A Roma non mancano gli schiavi: E qui dobbiamo fermarci, fermarci a riflettere con dolore e pentimento perché, anche durante quest’anno che volge al termine, tanti uomini e donne hanno vissuto e vivono in condizioni di schiavitù, indegne di persone umane. Anche nella nostra città di Roma ci sono fratelli e sorelle che, per diversi motivi, si trovano in questo stato. Penso, in particolare, a quanti vivono senza dimora. Sono più di diecimila. D’inverno la loro situazione è particolarmente dura. Sono tutti figli e figlie di Dio, ma diverse forme di schiavitù, a volte molto complesse, li hanno portati a vivere al limite della dignità umana. Anche Gesù è nato in una condizione simile, ma non per caso, o per un incidente: ha voluto nascere così, per manifestare l’amore di Dio per i piccoli e i poveri, e così gettare nel mondo il seme del Regno di Dio, Regno di giustizia, di amore e di pace, dove nessuno è schiavo, ma tutti sono fratelli, figli dell’unico Padre (NdR: saranno compresi anche i clandestini che elemosinano agli angoli delle strade e davanti ai supermercati?).

Omelia del 1 gennaio 2019 (Solennità di Maria SS. Madre di Dio)/1- Lasciamoci guardare:. Questo soprattutto nel momento del bisogno, quando ci troviamo impigliati nei nodi più intricati della vita, giustamente guardiamo alla Madonna, alla Madre. Ma è bello anzitutto lasciarci guardare dalla Madonna. Quando ci guarda, lei non vede dei peccatori, ma dei figli. Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima; gli occhi della piena di grazia rispecchiano la bellezza di Dio, riflettono su di noi il paradiso. Gesù ha detto che l’occhio è ‘la lampada del corpo’ (Mt 6,22): gli occhi della Madonna sanno illuminare ogni oscurità, riaccendono ovunque la speranza. Il suo sguardo rivolto a noi dice: ‘Cari figli, coraggio; ci sono io, la vostra madre!’

Omelia del 1 gennaio 2019 (solennità di Maria SS. Madre di Dio)/2- Lasciamoci abbracciare: Dopo lo sguardo, entra qui in gioco il cuore, nel quale, dice il Vangelo odierno, ‘Maria custodiva tutte queste cose, meditandole’ (Lc 2,19). La Madonna, cioè, aveva tutto a cuore, abbracciava tutto, eventi favorevoli e contrari. E tutto meditava, cioè portava a Dio. Ecco il suo segreto. Allo stesso modo ha a cuore la vita di ciascuno di noi: desidera abbracciare tutte le nostre situazioni e presentarle a Dio. Nella vita frammentata di oggi, dove rischiamo di perdere il filo, è essenziale l’abbraccio della Madre. C’è tanta dispersione e solitudine in giro: il mondo è tutto connesso, ma sembra sempre più disunito. Abbiamo bisogno di affidarci alla Madre. Nella Scrittura ella abbraccia tante situazioni concrete ed è presente dove c’è bisogno: si reca dalla cugina Elisabetta, viene in soccorso agli sposi di Cana, incoraggia i discepoli nel Cenacolo… Maria è rimedio alla solitudine e alla disgregazione. È la Madre della consolazione, che con-sola: sta con chi è solo. Ella sa che per consolare non bastano le parole, occorre la presenza; e lì è presente come madre. Permettiamole di abbracciare la nostra vita.

Lettera ai vescovi statunitensi (1 gennaio 2019, pubblicizzata il 2 gennaio 2019)/1 – Abusi, la credibilità nasce dalla fiducia: Il Popolo fedele di Dio e la missione della Chiesa hanno già sofferto, e soffrono troppo, a causa degli abusi di potere, coscienza, sessuali e della loro cattiva gestione, per aggiungere loro la sofferenza di trovare un episcopato disunito, concentrato nel discreditarsi più che nel trovare cammini di riconciliazione. Questa realtà ci spinge a porre lo sguardo sull’essenziale, a spogliarci di tutto quello che non aiuta a rendere trasparente il Vangelo di Gesù Cristo. (…) La credibilità nasce dalla fiducia, e la fiducia nasce dal servizio sincero e quotidiano, umile e gratuito verso tutti, ma specialmente verso i prediletti del Signore (Mt 25, 31-46). Un servizio che non intende essere un’operazione di marketing o una mera strategia per recuperare il posto perso o il riconoscimento vano nel tessuto sociale ma – come ho voluto segnalare nell’ultima Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate – perché appartiene ‘alla sostanza stessa del Vangelo di Gesù’ (n. 97) (NdR: sembra che tutto questo riguardi solo la Chiesa statunitense e non riguardi invece Roma…. Invece Roma non è per nulla innocente!).

Lettera ai vescovi statunitensi (1 gennaio 2019, pubblicizzata il 2 gennaio 2019)/2 – Discorsi fratricidi in auge: La chiamata alla santità ci protegge dal cadere in false opposizioni o riduzionismi e dal tacere dinanzi a un ambiente propenso all’odio e all’emarginazione, alla disunione e alla violenza tra fratelli. La Chiesa, ‘il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano’ (Lumen Gentium, n. 1), porta nel suo essere e nel suo seno la sacra missione di essere terra d’incontro e ospitalità non solo per i suoi membri, ma anche per tutto il genere umano. È proprio della sua identità e missione lavorare instancabilmente per tutto ciò che può contribuire all’unità tra persone e popoli come simbolo e sacramento del dono di Cristo sulla Croce per tutti gli uomini senza alcun tipo di distinzione, ‘non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù’ (Gal 3, 28). È questo il suo servizio più grande, ancor più quando vediamo risorgere nuovi e vecchi discorsi fratricidi. Le nostre comunità oggi devono testimoniare in modo concreto e creativo che Dio è Padre di tutti e che dinanzi al suo sguardo l’unica classificazione possibile è quella di figli e fratelli. La credibilità si gioca anche nella misura in cui aiutiamo, insieme ad altri attori, a intrecciare un tessuto sociale e culturale che non solo si sta sfaldando, ma che alberga e rende possibili nuovi odi. Come Chiesa non possiamo rimanere prigionieri dell’una o dell’altra trincea, ma dobbiamo vegliare e partire sempre dal più indifeso. Da lì il Signore ci invita a essere, come recita la Preghiera Eucaristica V D: ‘In mezzo al nostro mondo, diviso dalle guerre e discordie, strumenti di unità, di concordia e di pace’.

Udienza generale del 2 gennaio 2019- Cattolici praticanti e ‘odiatori’: meglio non vadano in chiesa: Ecco dunque come Gesù introduce l’insegnamento della preghiera del 'Padre nostro'. Lo fa prendendo le distanze da due gruppi del suo tempo. Anzitutto gli ipocriti: «Non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente» (Mt 6,5). C’è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio e lo fanno per essere ammirati dagli uomini. E quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo. Ma se tu vai in chiesa, vivi come figlio, come fratello e dà una vera testimonianza, non una contro-testimonianza. La preghiera cristiana, invece, non ha altro testimone credibile che la propria coscienza, dove si intreccia intensissimo un continuo dialogo con il Padre: 'Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto' (Mt 6,6). (NdR: neanche con l’Anno Nuovo Jorge Mario Bergoglio ha perso l’occasione di fustigare i cattolici praticanti, di cui non cessa di evidenziare i difetti… agli occhi dei marziani i cattolici praticanti devono apparire come dei bruti meritevoli degli ultimi gironi dell’Inferno dantesco…)

Omelia del 6 gennaio (solennità dell’Epifania)- La luce di Gesù e i potenti: Nessuno dei potenti di allora si rese conto che il Re della storia nasceva al loro tempo. E ancora, quando Gesù, sui trent’anni, si manifesta pubblicamente, precorso da Giovanni il Battista, il Vangelo offre un’altra solenne presentazione del contesto, elencando tutti i “grandi” di allora, potere secolare e spirituale: Tiberio Cesare, Ponzio Pilato, Erode, Filippo, Lisania, i sommi sacerdoti Anna e Caifa. E conclude: ‘la Parola di Dio venne su Giovanni nel deserto’ (Lc 3,2). Dunque su nessuno dei grandi, ma su un uomo che si era ritirato nel deserto. Ecco la sorpresa: Dio non sale alla ribalta del mondo per manifestarsi. Ascoltando quella lista di personaggi illustri, potrebbe venire la tentazione di ‘girare le luci’ su di loro. Potremmo pensare: sarebbe stato meglio se la stella di Gesù fosse apparsa a Roma sul colle Palatino, dal quale Augusto regnava sul mondo; tutto l’impero sarebbe diventato subito cristiano. Oppure, se avesse illuminato il palazzo di Erode, questi avrebbe potuto fare del bene, anziché del male. Ma la luce di Dio non va da chi splende di luce propria. Dio si propone, non si impone; illumina, ma non abbaglia. È sempre grande la tentazione di confondere la luce di Dio con le luci del mondo.

Angelus del 6 gennaio- Un appello astuto dalle conseguenze pesanti: Cari fratelli e sorelle, da parecchi giorni quarantanove persone salvate nel Mare Mediterraneo sono a bordo di due navi di ONG, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai Leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone. (NdR: un altro intervento a gamba tesa di Jorge Mario Bergoglio… apparentemente è un appello all’Europa, ma è stato tradotto subito dai cattofluidi come un’ennesima sconfessione perentoria della politica di Matteo Salvini (l’origine di ogni male) e un invito pressante all'azione al coccolato premier baciapile… che difatti ha reagito in modo a dir poco irresponsabile, rischiando di mandare all’aria con una sola mossa i buoni frutti della politica salviniana…)

Meditazione mattutina a Santa Marta, 10 gennaio 2018 (“Caramelle al miele”, vedi Osservatore Romano dell’11 gennaio 2019): Infine, ‘il segnale più quotidiano che io non amo il prossimo e pertanto non posso dire che amo Dio, è il chiacchiericcio’. Con una raccomandazione: ‘Mettiamoci nel cuore e nella testa, chiaramente: se io faccio delle chiacchiere, non amo Dio, perché con le chiacchiere sto distruggendo quella persona. Le chiacchiere sono come le caramelle di miele, che sono anche buone, una tira l’altra e l’altra e poi lo stomaco si rovina, con tante caramelle... Perché è bello, è “dolce” chiacchierare, sembra una cosa bella; ma distrugge. E questo è il segnale che tu non ami’. Avviandosi alla conclusione dell’omelia il Papa ha perciò suggerito: ‘Ognuno veda in cuor suo. Io prego, per tutti, anche per gli antipatici e per coloro che so che non mi vogliono bene? Io ho sentimenti di invidia, di gelosia, gli auguro del male? E terzo, il più chiaro: io sono un pettegolo, una pettegola? Se una persona lascia di chiacchierare nella sua vita, io direi che è molto vicina a Dio: molto vicina. Perché non spettegolare custodisce il prossimo, custodisce Dio nel prossimo’.(NdR: non c’è niente da fare… permane in Francesco anche la vera e propria ossessione delle chiacchiere… e si conferma una costante di rilievo del suo Pontificato!)

Omelia del 13 gennaio (Festa del Battesimo di Gesù, Cappella Sistina)- Manuale per mamme: Questo è il vostro compito: trasmettere la fede con l’esempio, con le parole, insegnando a fare il segno della Croce. Questo è importante. Vedete, ci sono bambini che non sanno farsi il segno della Croce. “Fai il segno della Croce”: e fanno una cosa così, che non si capisce cosa sia. Per prima cosa, insegnate loro questo. Ma l’importante è trasmettere la fede con la vostra vita di fede: che vedano l’amore dei coniugi, che vedano la pace della casa, che vedano che Gesù è lì. (…) E prima di continuare vorrei dirvi un’altra cosa: voi sapete che i bambini si sentono oggi in un ambiente che è strano: un po’ troppo caldo, sono coperti… E sentono l’aria afosa… Poi piangono perché hanno fame, hanno fame. E un terzo motivo del piangere è il ‘pianto preventivo’. Una cosa strana: non sanno cosa succederà, e pensano: ‘Io piango per primo, poi vedremo…’.  È una difesa. Vi dico: che siano comodi. State attenti a non coprirli troppo. E se piangono per fame, allattateli. Alle mamme dico: Allattate i bambini, tranquille, il Signore vuole questo. Perché, dove sta il pericolo?, che loro anche hanno una vocazione polifonica: incomincia a piangere uno, e l’altro gli fa il contrappunto, e poi l’altro, e alla fine è un coro di pianto!