FRANCESCO: SILENZI, POPULISMI, HITLER (E AVVENIRE NE APPROFITTA) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 25 ottobre 2018

 

Qualche nota sull’incontro che papa Francesco ha avuto martedì 23 ottobre all’Augustinianum in occasione della presentazione del volume “La saggezza del tempo”. Il Pontefice ha risposto a sei domande su questioni fondamentali di vita postegli da alcuni giovani e da alcuni anziani. Piccola (e certo non esaustiva) antologia di risposte. E ‘Avvenire’ incattivito coglie la palla al balzo.

Martedì pomeriggio 23 ottobre l’Augustinianum  (a sinistra del colonnato di San Pietro) ha ospitato papa Francesco in occasione della presentazione di “La saggezza del tempo”, un volume edito (in versione italiana) da Marsilio e curato da padre Antonio Spadaro. Il volume (agile, ben fatto) di oltre 150 pagine è “un racconto corale fatto di parole e immagini”, riferite a “storie e volti di anziani da ogni parte del mondo”. Il Papa, autore anche della prefazione, “legge e commenta, traendo insegnamenti pastorali e condividendo con i lettori momenti della sua biografia personale”. La presentazione, introdotta da un video breve e intenso, è stata inizialmente caratterizzata dall’esecuzione di alcuni brani musicali da parte del coro di monsignor Marco Frisina: da “I cieli narrano la gloria di Dio” fino a “Jesus Christ You are my Life”, che ha accompagnato l’arrivo in sala di Jorge Mario Bergoglio. Dopo un paio di discorsi ecco la “Conversazione intergenerazionale”. Sono state rivolte al Papa tre domande da giovani (evidente il collegamento con il Sinodo  giunto in dirittura d’arrivo) e tre da anziani (tra cui una coppia maltese). Della ‘conversazione’ ridiamo qualche passo non certo esaustivo, ma forse interessante per i nostri lettori.  

Giovani e ipocrisia (domanda di una giovane su modelli di vita finti, di plastica)/1: “Finto e di plastica”: è la cultura del trucco, quello che conta sono le apparenze; quello che conta è il successo personale anche a prezzo di calpestare la testa altrui, andare avanti con questa competizione che tu dici – io ho qui le domande scritte, per non perdermi. E la tua domanda è: come essere felici in questo mercato della competizione, in questo mercato dell’apparenza? Tu non hai detto la parola ma mi permetto di dirla io: in questo mercato dell’ipocrisia; lo dico non in senso morale, ma in senso psicologico-umano: apparire qualcosa che non c’è dentro, si appare in un modo ma dentro c’è il vuoto, per esempio, o c’è l’affanno per arrivare, non è vero?

Giovani e mano aperta (stessa domanda)/2: Su questo mi viene di dirti un gesto, un gesto per spiegare quello che voglio dirti con la mia risposta. Il gesto è questo: la mano tesa e aperta. La mano della competizione è chiusa e prende: sempre prendere, accumulare, tante volte a caro prezzo, a costo di annientare gli altri, per esempio, a costo del disprezzo altrui ma… questa è la competizione! Il gesto dell’anti-competizione è questo: aprirsi. E aprirsi in cammino. La competizione generalmente è ferma: fa i suoi calcoli, tante volte incoscientemente, ma è ferma, non si mette in gioco; fa dei calcoli, ma non si mette in gioco. NdR: suggestivo il gesto della mano aperta, ma ci si può chiedere se essa veramente sia l’opposto della ‘competizione’. Perché criminalizzare in tal modo la ‘competizione’, associarla al disprezzo verso gli altri, la loro ‘annientamento’ ?. In realtà se la competizione non è estrema, non diventa un ‘totem’, un ‘idolo’,  in non pochi casi assume una valenza positiva per lo sviluppo della persona e della società. Poi, a proposito della ‘mano aperta, tesa’:  bello e anche stimolante utilizzare tale espressione colloquiando con i giovani… ma la prassi seguita da papa Francesco corrisponde pienamente a tale invito, di per sé positivo? 

Quando la trasmissione della fede sembra fallire (domanda di una coppia di nonni)/1: C’è una cosa che ho detto una volta, perché mi è venuta spontanea, sulla trasmissione della fede: la fede va trasmessa “in dialetto”. Sempre. Il dialetto familiare, il dialetto… (…). Sono proprio i nonni, nei momenti più difficili della storia, coloro che hanno trasmesso la fede. Pensiamo alle persecuzioni religiose del secolo scorso, nelle dittature genocide che tutti abbiamo conosciuto: erano i nonni che di nascosto insegnavano ai nipotini a pregare, la fede, e anche di nascosto li portavano al battesimo. Perché non i genitori? Perché i genitori erano coinvolti nella filosofia del partito, di ambedue i partiti [nazista e comunista] e, se si fosse saputo che facevano battezzare i figli, avrebbero perso il lavoro, per esempio, o sarebbero diventati vittime di persecuzioni. Mi raccontava una maestra, una insegnante di uno di questi Paesi, che il lunedì dopo Pasqua dovevano domandare ai bambini: “Cosa avete mangiato ieri a casa?”, semplicemente, e di quelli che dicevano “uova, uova”, passare l’informazione per punire i genitori. Così loro [i genitori] non potevano fare la trasmissione della fede: erano i nonni a farla. E hanno avuto, in questi momenti di persecuzione, una grande responsabilità per questo, assunta da loro stessi, e la portavano avanti, di nascosto, con i metodi più elementari.

Che fare se la trasmissione della fede sembra fallita? (stessa domanda)/2:   La domanda è un po’ – mi permetto –, sembra un po’ esprimere un senso di colpa: “Forse abbiamo fallito nella trasmissione della fede?”. No. Non si può dire questo. La vita è così. All’inizio voi avete trasmesso la fede, ma poi si vive, e il mondo fa delle proposte che entusiasmano i figli nella loro crescita, e tanti si allontanano dalla fede perché fanno una scelta, non sempre cattiva, ma tante volte inconsapevole, tra i valori, sentono delle ideologie più moderne e si allontanano. Ho voluto soffermarmi su questa descrizione della trasmissione della fede per dire il mio parere. La prima cosa è non spaventarsi, non perdere la pace. La pace, sempre parlando con il Signore: “Noi abbiamo trasmesso la fede e adesso…”. Tranquilli. Mai cercare di convincere, perché la fede, come la Chiesa, non cresce per proselitismo, cresce per attrazione – questa è una frase di Benedetto XVI – cioè per testimonianza. Ascoltarli, accoglierli bene, i nipotini, i figli, accompagnarli in silenzio. NdR: Poteva mancare un richiamo al ‘ proselitismo’, un fenomeno molto complesso che è sensato ritenere non riducibile a formulette sloganistiche e liquidatorie?)  

Trasmissione della fede, silenzio ‘buono’ e silenzio ‘cattivo’ (stessa domanda)/3:  Ai genitori e ai nonni che hanno questa esperienza, consiglio molto amore, molta tenerezza, comprensione, testimonianza e pazienza. E preghiera, preghiera. Pensate a Santa Monica: ha vinto con le lacrime. Era brava. Ma mai discutere, mai, perché questo è un tranello: i figli vogliono portare i genitori alla discussione. No. Meglio dire: “Non so rispondere a questo, cerca da un’altra parte, ma cerca, cerca…”. Sempre evitare la discussione diretta, perché questo allontana. E sempre la testimonianza “in dialetto”, cioè con quelle carezze che loro capiscono. Questo. (…) Silenzio, tenerezza… Silenzio che accompagna, non il silenzio dell’accusa, no, quello che accompagna. E’ una delle virtù dei nonni. Abbiamo visto tante cose nella vita che tante volte soltanto il silenzio buono, quello caldo, può aiutare. NdR: interessante questo passo papale sul modo di rispondere a chi interpella, in questo caso, sulla fede. Bisogna scegliere la strategia del ‘silenzio che accompagna’, non del ‘silenzio dell’accusa’. Bisogna ‘evitare la discussione diretta, perché questo allontana’. Sarà per questo che papa Francesco non ha risposto ai cardinali dei ‘dubia’ e non risponde al memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò? E’  il suo un ‘silenzio che accompagna’ o un ‘silenzio dell’accusa’?

Populismi e Hitler (domanda di un’anziana “colpita dalla durezza e dalla crudeltà” usata contro i “rifugiati” (NdR: grave mistificazione lessicale); non è questione di “politica”, ma di “umanità”; com’è ”facile far crescere l’odio tra la gente!”; “mi vengono in mente i momenti e i ricordi di guerra”)/1: Grazie. Mi è piaciuto quel “non parlo di politica, ma parlo di umanità”. Questo è saggio. I giovani non hanno l’esperienza delle due guerre. Io ho imparato da mio nonno che ha fatto la prima, sul Piave, ho imparato tante cose, dal suo racconto. Anche le canzoni un po’ ironiche contro il re e la regina, tutto questo ho imparato. I dolori, i dolori della guerra… Cosa lascia una guerra? Milioni di morti, nella grande strage. Poi è venuta la seconda, e questa l’ho conosciuta a Buenos Aires con tanti migranti che sono arrivati: tanti, tanti, tanti, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Italiani, polacchi, tedeschi… tanti, tanti. E ascoltando loro ho capito, tutti capivamo cos’era una guerra, che da noi non si conosceva.

Giovani e populismi (stessa domanda)/2; Credo che sia importante che i giovani conoscano gli effetti delle due guerre del secolo scorso: è un tesoro, negativo, ma un tesoro per trasmettere, per creare delle coscienze. Un tesoro che ha fatto anche crescere l’arte italiana: il cinema del dopoguerra è una scuola di umanesimo. Che loro conoscano questo è importante, per non cadere nello stesso errore. Che loro conoscano come cresce un populismo: per esempio, pensiamo al ’22-’23 di Hitler, quel giovanotto che aveva promesso lo sviluppo della Germania dopo un governo che aveva fallito. Che sappiano come incominciano, i populismi. NdR: necessario che i giovani conoscano gli effetti delle due guerre mondiali del XX secolo; interessante  la considerazione della guerra come ‘tesoro’ anche ‘negativo’, che però ‘ha fatto crescere l’arte italiana, tanto che ‘il cinema del dopoguerra è una scuola di umanesimo’. Poi: quel 1922-23 di Hitler…è vero che il 9 novembre 1922 Hitler – che già aveva fondato il partito nazionalsocialista dei lavoratori - fece un discorso infuocato contro la ‘Repubblica nata sul furto’. Tuttavia è più probabile che il Papa volesse riferirsi al 1932-33 (e tali appaiono le date nel testo ufficiale). La considerazione più importante è però quella che associa Hitler e i ‘populismi’. E’ evidente che, se oggi parliamo di ‘populismi’, l’opinione pubblica intende – per dirla breve – Salvini e Orban. E, se si associa Hitler ai ‘populismi’, la percezione è una sola.

Purezza della razza e migranti (stessa domanda)/3: Seminare odio e far crescere l’odio, creare violenza e divisione è un cammino di distruzione, di suicidio, di altre distruzioni. Questo si può coprire [giustificare] con la libertà, si può coprire con tanti motivi! Quel giovanotto del secolo scorso, nel secolo scorso, nel 1922 (NdR: nel testo ufficiale: negli anni ‘30), lo copriva con la purezza della razza; e qui, i migranti. NdR: qui il Papa fa un paragone sconcertante e in ogni caso molto offensivo verso chi (persone – molti cattolici compresi – e partiti) si pone razionalmente delle domande sulla politica immigratoria. Vedi sopra. Poi: il Papa non aveva detto (riecheggiando le parole della postulante) che non avrebbe parlato di’ politica’, ma di ‘umanità’?

Governi e politiche immigratorie (stessa domanda)/4: Ma la chiusura è l’inizio del suicidio. E’ vero che si devono accogliere i migranti, si devono accompagnare, ma soprattutto si devono integrare. Se noi accogliamo “così” [come capita, senza un piano], non facciamo un bel servizio: c’è il lavoro dell’integrazione.(…) Un governo deve avere – questi sono i criteri – il cuore aperto per ricevere, le strutture buone per fare la strada dell’integrazione e anche la prudenza di dire: fino a questo punto, posso, oltre non posso. E per questo è importante che tutta l’Europa si metta d’accordo su questo problema. Al contrario, il peso più forte lo portano l’Italia, la Grecia, la Spagna, Cipro un po’, questi tre-quattro Paesi… E’ importante. NdR: Fedele alla politica del pendolo, papa Francesco qui mette dei paletti (come ha fatto in diverse altre occasioni, davanti al Corpo diplomatico o in conferenza-stampa aerea) alle politiche dell’immigrazione… “fino a questo punto posso, oltre non posso”.

Postilla avveniristica e turiferaria: Intanto però il messaggio all’opinione pubblica era già stato lanciato. Ed è quello che il giorno dopo (mercoledì 24 ottobre) è stato evidenziato da diversi media. In testa, ça va sans dire, il quotidiano catto-fluido ‘Avvenire’, che ha sfruttato l’occasione per aprire la prima pagina con il grande titolo “Il populismo cresce seminando l’odio”; mentre il sommario di pagina 5 suona così: “Bergoglio mette in guardia: ‘Pensiamo ad Hitler’ “. E’ vero che Bergoglio ha paragonato Hitler ai nuovi ‘populisti’, ma è vero anche che ad ‘Avvenire’ oggi interessa soprattutto sbarrare la strada a Matteo Salvini. E’ questa la nuova frontiera della Chiesa in uscita, misericordiosa, dialogante, interpretata avveniristicamente nel migliore dei modi da Tarquinio il Superbo, pur molto ammaccato per la botta rimediata nel caso Staino. Insomma… il mondo turiferario è preoccupato, nervoso, incattivito… dal Turiferario direttore al Turiferario Maggiore, che dalle pagine di ‘Vatican Insider’ ha ad esempio moltiplicato – con il fervore del catto-fluido acquisito - gli inutili sforzi di arrampicarsi sui vetri per demolire gli scritti di monsignor Carlo Maria Viganò, un nome che gli fa ormai schizzare gli occhi fuori dalle orbite come se fossero turiboli impazziti, il tutto accompagnato da quel soave eloquio (non proprio simile a quello di un’educanda della St.Mary’s School di Ascot) che è un’eredità ciellina incancellabile.