FRANCESCO A GINEVRA: SVIZZERA, ECUMENISMO,  RIFUGIATI ( O MIGRANTI?) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 22 giugno 2018

 

Ieri, giovedì 21 giugno 2018, il Papa si è recato a Ginevra, in primo luogo per rendere omaggio al Consiglio mondiale delle Chiese, istituzione ecumenica cristiana (ma non cattolica) ai suoi 70 anni di vita. Poco spazio dunque per la Svizzera, di cui Ginevra è parte integrante. Nella conferenza-stampa nel volo di ritorno toccato il tema dei rifugiati (o in realtà dei migranti?)

Ieri, 21 giugno 2018, papa Francesco ha concretizzato il suo ventitreesimo viaggio apostolico andando in pellegrinaggio ecumenico a Ginevra per i 70 anni del Consiglio mondiale delle Chiese, con il quale la Chiesa cattolica collabora, ma di cui non è membro.

Ginevra è entrata nella Confederazione nel 1815 e dunque ne è parte integrante e importante (anche per la sua dimensione internazionale). Se consideriamo tale realtà è normale che Francesco sia stato accolto dal consigliere federale (ministro) Alain Berset (quest’anno presidente della Confederazione), accompagnato dalla collega Doris Leuthard; abbia celebrato una santa messa nel tardo pomeriggio per 41mila cattolici svizzeri (e anche francesi); abbia incontrato brevemente i vescovi elvetici. Con il Papa nella visita un altro svizzero: il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. E’ vero però che la trasferta di Francesco a Ginevra è stata prima di tutto l’ omaggio (in sé del tutto scontato) a un’istituzione ecumenica di lunga tradizione. La conferenza-stampa nell’aereo di ritorno ha poi dato occasione al Papa di toccare altri temi delicati come quello dell’immigrazione. A seguire qualche spunto offerto dalla giornata.

Ecumenismo/1 (21 giugno 2018, Ginevra, Centro ecumenico, preghiera ecumenica, discorso): Cari fratelli e sorelle, oggi più che mai camminare secondo lo Spirito è rigettare la mondanità. È scegliere la logica del servizio e progredire nel perdono. È calarsi nella storia col passo di Dio: non col passo rimbombante della prevaricazione, ma con quello cadenzato da «un solo precetto: Amerai il prossimo tuo come te stesso» (v. 14). (…). Nel corso della storia, le divisioni tra cristiani sono spesso avvenute perché alla radice, nella vita delle comunità, si è infiltrata una mentalità mondana: prima si alimentavano gli interessi propri, poi quelli di Gesù Cristo. In queste situazioni il nemico di Dio e dell’uomo ha avuto gioco facile nel separarci, perché la direzione che inseguivamo era quella della carne, non quella dello Spirito. Persino alcuni tentativi del passato di porre fine a tali divisioni sono miseramente falliti, perché ispirati principalmente a logiche mondane.

Ecumenismo/2 (21 giugno 2018, Ginevra, ibidem): Ma – si potrebbe obiettare – camminare in questo modo è lavorare in perdita, perché non si tutelano a dovere gli interessi delle proprie comunità, spesso saldamente legati ad appartenenze etniche o a orientamenti consolidati, siano essi maggiormente “conservatori” o “progressisti”. Sì, scegliere di essere di Gesù prima che di Apollo o di Cefa (cfr 1 Cor 1,12), di Cristo prima che “Giudei o Greci” (cfr Gal 3,28), del Signore prima che di destra o di sinistra, scegliere in nome del Vangelo il fratello anziché sé stessi significa spesso, agli occhi del mondo, lavorare in perdita. Non abbiamo paura di lavorare in perdita. L’ecumenismo è “una grande impresa in perdita”. Ma si tratta di perdita evangelica, secondo la via tracciata da Gesù: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà»

Ecumenismo/3 (21 giugno 2018, Ginevra, ibidem): Dopo tanti anni di impegno ecumenico, in questo settantesimo anniversario del Consiglio, chiediamo allo Spirito di rinvigorire il nostro passo. Troppo facilmente esso si arresta davanti alle divergenze che persistono; troppo spesso si blocca in partenza, logorato di pessimismo. Le distanze non siano scuse, è possibile già ora camminare secondo lo Spirito: pregare, evangelizzare, servire insieme, questo è possibile e gradito a Dio!
Camminare insieme, pregare insieme, lavorare insieme: ecco la nostra strada maestra di oggi. Questa strada ha una meta precisa: l’unità. La strada contraria, quella della divisione, porta a guerre e distruzioni. Basta leggere la storia. Il Signore ci chiede di imboccare continuamente la via della comunione, che conduce alla pace. La divisione, infatti, «si oppone apertamente alla volontà di Cristo, ma è anche di scandalo al mondo e danneggia la più santa delle cause: la predicazione del Vangelo ad ogni creatura» (Unitatis redintegratio,1). Il Signore ci chiede unità; il mondo, dilaniato da troppe divisioni che colpiscono soprattutto i più deboli, invoca unità.

Ecumenismo/4 (21 giugno 2018, Ginevra, Centro ecumenico, incontro ecumenico, discorso): Cari fratelli e sorelle, ho desiderato partecipare di persona alle celebrazioni di questo anniversario del Consiglio anche per ribadire l’impegno della Chiesa Cattolica nella causa ecumenica e per incoraggiare la cooperazione con le Chiese-membri e con i partner ecumenici. A questo riguardo vorrei soffermarmi anch’io un poco sul motto scelto per questa giornata: Camminare – Pregare – Lavorare insieme. Camminare: sì, ma verso dove? Sulla base di quanto detto, suggerirei un duplice movimento: in entrata e in uscita. In entrata, per dirigerci costantemente al centro, per riconoscerci tralci innestati nell’unica vite che è Gesù (cfr Gv 15,1-8). Non porteremo frutto senza aiutarci a vicenda a rimanere uniti a Lui. In uscita, verso le molteplici periferie esistenziali di oggi, per portare insieme la grazia risanante del Vangelo all’umanità sofferente.

Ecumenismo/5 (21 giugno 2018, ibidem): Vediamo ciò che è possibile fare concretamente, piuttosto che scoraggiarci per ciò che non lo è. Guardiamo anche a tanti nostri fratelli e sorelle che in varie parti del mondo, specialmente in Medio Oriente, soffrono perché sono cristiani. Stiamo loro vicini. E ricordiamo che il nostro cammino ecumenico è preceduto e accompagnato da un ecumenismo già realizzato, l’ecumenismo del sangue, che ci esorta ad andare avanti.

Ecumenismo/6 (21 giugno 2018, conferenza-stampa sul volo di ritorno Ginevra-Roma): (domanda sulle ‘Chiese della pace’) Io mi domando: ma ci sono “Chiese della guerra”? E’ difficile capire questo, è difficile, ma ci sono certamente alcuni gruppi, e io direi in quasi tutte le religioni, gruppi piccoli, un po’ semplificando dirò “fondamentalisti”, che cercano le guerre. Anche noi cattolici ne abbiamo qualcuno, che cerca sempre la distruzione. E questo è molto importante averlo sotto gli occhi. Non so se ho risposto… (…) Soltanto, una parola voglio dire chiaramente: che oggi è stata una giornata ecumenica, proprio ecumenica. E a pranzo abbiamo detto una bella cosa, che io lascio a voi perché ci pensiate e riflettiate e facciate una bella considerazione su questo: nel movimento ecumenico dobbiamo togliere dal dizionario una parola: proselitismo. Chiaro? Non può esserci ecumenismo con proselitismo, bisogna scegliere: o sei di spirito ecumenico, o sei un “proselitista”.

Svizzera/1 (21 giugno 2018, benvenuto elvetico a Ginevra, considerazione nel corso della conferenza-stampa in aereo): (è stata una giornata di incontri) positivi, anche belli, incominciando dal dialogo con il Presidente [della Confederazione Svizzera], all’inizio, che è stato non solo un dialogo di cortesia, normale, ma un dialogo profondo, su argomenti mondiali profondi e con una intelligenza che mi ha colpito. (NdR: Francesco ha lodato il presidente della Confederazione Alain Berset. Certo, se il suo interlocutore fosse stato il neo-ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis (NdR: il Papa ha solo salutato - nel parterre - Cassis, che era tutto di bianco vestito... proprio il colore giusto per incontrare un Papa!), forse il giudizio sarebbe stato diverso. Cassis infatti, con la sua presenza per scelta, ha recentemente (2 giugno) amplificato la risonanza nazionale del primo Gay Pride mai organizzato nella Svizzera italiana (vedi anche in questo sito www.rossoporpora.org l’articolo  https://www.rossoporpora.org/rubriche/svizzera/781-svizzera-ticino-un-bel-cantone-dalla-ga-y-etta-pelle.html  ). Nel suo intervento ufficiale Cassis ha anche rilevato che “gli organizzatori e le autorità locali sono state coraggiose: hanno infatti mostrato che è possibile organizzare questa manifestazione anche in una regione come la nostra, storicamente contraddistinta da valori più conservatori e d’ispirazione cattolica”. Bravo questo consigliere federale (ministro) eletto dal Parlamento in rappresentanza della Svizzera italiana, ma nelle cui vene scorre evidentemente un sangue giacobino d’altri tempi che ora lo stimola a porsi in funzione anticattolica come alfiere dei cosiddetti ‘nuovi diritti civili’ (così come negli Anni Novanta, medico cantonale, era tra i pochi svizzeri di lingua italiana a essere favorevole alle famigerate ‘sperimentazioni con eroina’). Cassis – a proposito, l’unico cassis che ci piace è quello che serve per il kir royal… - ha anche lodato le ‘autorità locali’ e dunque il sindaco di Lugano Marco Borradori (leghista, ma della Lega dei ticinesi, non certo di quella di Salvini), che in prima fila nel corteo (accanto al noto Wladinir Guadagno-Luxuria), ha così poeticamente commentato l’acquazzone piombato sulla testa dei convenuti: “Non c’è arcobaleno senza un acquazzone! E come una pioggia colorata, il Pride oggi ha invaso Lugano. Una magnifica festa, culmine di una settimana di eventi, che ha rilanciato, con leggerezza e allegria, un profondo messaggio di libertà!". Che sia andato a lezione da Obama, da Renzi o dalla Boschi?

Svizzera/2 (21 giugno 2018, santa messa al Palaexpo per i cattolici svizzeri, omelia): non pervenuto, nessun accenno alla Svizzera nell’omelia.

Svizzera/3 (21 giugno 2018, santa messa al Palaexpo per i cattolici svizzeri, ringraziamenti a fine celebrazione): Ringrazio di cuore Mons. Morerod e la Comunità diocesana di Losanna-Ginevra-Friburgo. Grazie per la vostra accoglienza, per la preparazione e per la preghiera, che vi chiedo per favore di continuare. Anch’io pregherò per voi, perché il Signore accompagni il vostro cammino, in particolare quello ecumenico. Estendo il mio grato saluto a tutti i Pastori delle diocesi svizzere e agli altri Vescovi presenti, come pure ai fedeli venuti da varie parti della Svizzera, dalla Francia e da altri Paesi. Saluto i cittadini di questa bella città, dove esattamente 600 anni or sono soggiornò il Papa Martino V, e che è sede di importanti Istituzioni internazionali, tra cui l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, di cui ricorrerà l’anno prossimo il centenario di fondazione. Ringrazio vivamente il Governo della Confederazione Svizzera per il gentile invito e la squisita collaborazione. Grazie! Per favore non dimenticatevi di pregare per me. Arrivederci!

RIfugiati (o migranti?)- (21 giugno 2018, conferenza-stampa nel volo di ritorno Ginevra-Roma): Ho parlato tanto sui rifugiati e i criteri sono in quello che ho detto: “accogliere, proteggere, promuovere, integrare”. Sono criteri per tutti i rifugiati. Poi ho detto che ogni Paese deve fare questo con la virtù del governo che è la prudenza, perché un Paese deve accogliere tanti rifugiati quanti può e quanti può integrare: integrare, cioè educare, dare lavoro… Questo, direi, è il piano tranquillo, sereno dei rifugiati. Qui stiamo vivendo un’ondata di rifugiati che fuggono dalle guerre e dalla fame. Guerra e fame in tanti Paesi dell’Africa, guerre e persecuzione nel Medio Oriente. L’Italia e la Grecia sono state generosissime ad accogliere. Per il Medio Oriente – riguardo alla Siria – la Turchia ne ha ricevuti tanti; il Libano, tanti: il Libano ha tanti siriani quanti sono i libanesi; e poi la Giordania, e altri Paesi. Anche la Spagna ne aveva accolti. (NdR: il Papa ha detto: "rifugiati". Ha detto ‘rifugiati’ e ha detto che ne ha parlato tanto e ha detto che ogni governo deve accoglierli applicando la virtù della prudenza. Ciò a dire il vero sorprende… a meno che il Papa, parlando di "rifugiati", non intendesse invece “migranti”. Come ha fatto poco dopo, toccando il tema del “traffico dei migranti” e delle sue conseguenze disumane).