FRANCESCO: FAMIGLIA, ABORTO, MIGRANTI (CON QUALCHE NOTA) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 17 giugno 2018

 

Negli ultimi giorni il Papa ha parlato molto chiaramente a proposito di famiglia, ricevendo in udienza i delegati del ‘Forum delle Associazioni familiari’. In materia di migrazioni e in un momento italiano ed europeo politicamente molto delicato,  Jorge Mario Bergoglio ha rinnovato gli appelli all’accoglienza senza condizioni. Quelle condizioni che però lui stesso – è bene ricordarlo – aveva puntigliosamente elencato anche lo scorso 8 gennaio, nel discorso al Corpo diplomatico .... Con un P.S. giornalistico

 

 

Riproduciamo (con qualche annotazione) alcuni passi tratti da discorsi o messaggi di papa Francesco, pronunciati o scritti negli ultimi tre giorni (14, 15 e 16 giugno 2018). Temi degli interventi papali la famiglia (matrimonio, tradimento, aborto) e i migranti.

Famiglia/1- un bel sacrificio (discorso a braccio ai delegati del Forum delle Associazioni familiari, sala Clementina, Vaticano, 16 giugno 2018): La vita di famiglia: è un sacrificio, ma un bel sacrificio. L’amore è come fare la pasta: tutti i giorni. L’amore nel matrimonio è una sfida, per l’uomo e per la donna. Qual è la più grande sfida dell’uomo? Fare più donna sua moglie. Più donna. Che cresca come donna. E qual è la sfida della donna? Fare più uomo suo marito. E così vanno avanti tutti e due. Vanno avanti.

Famiglia/2 – pazienza nelle scappatelle, nei tradimenti (ibidem): Un’altra cosa che nella vita matrimoniale aiuta tanto è la pazienza: saper aspettare. Aspettare. Ci sono nella vita situazioni di crisi – crisi forti, crisi brutte – dove forse arrivano anche tempi di infedeltà. Quando non si può risolvere il problema in quel momento, ci vuole quella pazienza dell’amore che aspetta, che aspetta. Tante donne – perché questo è più della donna che dell’uomo, ma anche l’uomo a volte lo fa – tante donne nel silenzio hanno aspettato guardando da un’altra parte, aspettando che il marito tornasse alla fedeltà. E questa è santità. La santità che perdona tutto, perché ama.

Famiglia/3 – Amoris laetitia (ibidem, riandando al saluto di Gianluigi De Palo, presidente del Forum): Poi tu hai parlato di ‘Amoris laetitia’, e hai detto: “Qui l’ ‘Amoris laetiti’ a è fatta carne”. Mi piace sentire questo: leggete, leggete il quarto capitolo. Il quarto capitolo è il nocciolo proprio di ‘Amoris laetitia’. È proprio la spiritualità di ogni giorno della famiglia. Alcuni hanno ridotto ‘Amoris laetitia’ a una sterile casistica del “si può, non si può”. Non hanno capito nulla! (NdR: L’apprezzamento papale verso i critici di alcuni punti di Amoris laetitia non è nuovo: “Non hanno capito nulla!”. Eppure restano in tanti nel popolo cattolico a “non aver capito nulla”, a essere confusi, a essere preoccupati poiché constatano come l’applicazione pratica di passi controversi dell’esortazione postsinodale accresca la confusione nella Chiesa e continui a dividere tra loro anche cardinali, conferenze episcopali, vescovi, sacerdoti, teologi… l’Avvenire, TV 2000, Famiglia cristiana e propaggini varie e turiferarie no… quelli da tempo hanno scelto di schierarsi dalla parte di ciò che piace al ‘politicamente corretto’)

Famiglia/4 – la famiglia è una sola (ibidem):  Poi oggi – fa male dirlo – si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia. Sì, è vero che la parola “famiglia” è una parola analogica, perché si parla della “famiglia” delle stelle, delle “famiglie” degli alberi, delle “famiglie” degli animali… è una parola analogica. Ma la famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola. Può darsi che un uomo e una donna non siano credenti: ma se si amano e si uniscono in matrimonio, sono immagine e somiglianza di Dio, benché non credano. È un mistero: San Paolo lo chiama “mistero grande”, “sacramento grande” (cfr Ef 5,32). Un vero mistero. (NdR: ecco, su un argomento sempre di estrema attualità, quella parola papale chiara e inequivocabile che i catto-fluidi pronunciano ormai flebilmente o addirittura hanno abolito dal loro vocabolario, per timore di dispiacere al ‘politicamente corretto’ e di perderne conseguentemente il favore (roba concreta, intendiamoci). Non è la prima volta che Francesco ribadisce tale verità della dottrina sociale della Chiesa. Tuttavia repetita iuvant, specie in tempi fluidi come i nostri: la famiglia è una sola e comprende uomo e donna che si uniscono, con un’assunzione anche pubblica di responsabilità, in matrimonio (religioso o civile). Il Magistero lo conferma pubblicamente anche nel 2018, in una società fortemente secolarizzata. Andate a dirlo ad esempio ai professionisti in talare o in borghese di una tronfia catto-fluidità, sempre pronti a trescare dietro le quinte alla ricerca di compromessi concretamente per loro soddisfacenti. Andate a dirlo ai turiferari che hanno storto il naso e emesso sentenze sprezzanti al sentire il ministro Lorenzo Fontana affermare che la famiglia è una sola: come si è permesso quel rozzo leghista di dichiararsi cattolico? Andate a dirlo agli organizzatori dell’Incontro mondiale delle famiglie a Dublino, che hanno invitato tra i relatori il noto gesuita statunitense James Martin, uno che da anni pontifica sulla bontà dei legami omosessuali e dell’atto d’amore espresso in un cosiddetto ‘matrimonio’ omosessuale. Andate a dirlo a tutti i catto-fluidi che sostengono giunte comunali che hanno ‘riconosciuto’ le cosiddette “famiglie arcobaleno”. Le quali per la legge italiana non esistono, come ha ben evidenziato il ministro Fontana e come ha implicitamente affermato papa Francesco quando appunto ha detto che la famiglia è una sola, tra un uomo e una donna, escludendo dunque che altre forme sentimentali di convivenza possano essere denominate come tali.

Famiglia/5 – eugenetica nazista, la drammatica attualità di una scelta di morte (ibidem):  I figli sono il dono più grande. I figli che si accolgono come vengono, come Dio li manda, come Dio permette – anche se a volte sono malati. Ho sentito dire che è di moda – o almeno è abituale – nei primi mesi di gravidanza fare certi esami, per vedere se il bambino non sta bene, o viene con qualche problema… La prima proposta in quel caso è: “Lo mandiamo via?”. L’omicidio dei bambini. E per avere una vita tranquilla, si fa fuori un innocente.
Quando ero ragazzo, la maestra ci insegnava storia e ci diceva cosa facevano gli spartani quando nasceva un bambino con malformazioni: lo portavano sulla montagna e lo buttavano giù, per curare “la purezza della razza”. E noi rimanevamo sbalorditi: “Ma come, come si può fare questo, poveri bambini!”. Era un’atrocità. Oggi facciamo lo stesso. Voi vi siete domandati perché non si vedono tanti nani per la strada? Perché il protocollo di tanti medici – tanti, non tutti – è fare la domanda: “Viene male?” Lo dico con dolore. Nel secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso, ma con guanti bianchi.

Migranti/1(messaggio ai partecipanti al II Colloquio Santa Sede-Messico sulla migrazione internazionale, 14 giugno 2018): Occorre un cambiamento di mentalità: passare dal considerare l’altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che con la sua esperienza di vita e i suoi valori può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società. Perciò, l’atteggiamento fondamentale è quello di «andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo.

Migranti/2 (discorso ai partecipanti al Convegno nazionale della Federazione dei Maestri del Lavoro d’Italia, Aula Nervi, Vaticano, 15 giugno 2018): Ci siano di guida, in questo cammino arduo ma entusiasmante, le Beatitudini di Gesù nel Vangelo (cfr Mt 5,3-11; Esort. ap. Gaudete et exsultate, 67-94): ci portino a guardare sempre con amore a Gesù stesso, che le ha incarnate nella sua Persona; ci mostrino che la santità non riguarda solo lo spirito, ma anche i piedi, per andare verso i fratelli, e le mani, per condividere con loro. Insegnino a noi e al nostro mondo a non diffidare o lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia; ci portino a non vivere del superfluo, a spenderci per la promozione di tutti, a chinarci con compassione sui più deboli. Senza la comoda illusione che, dalla ricca tavola di pochi, possa “piovere” automaticamente il benessere per tutti. Questo non è vero. ( NdR: evidente qui il richiamo all’attualità, con quel “lasciare in balia delle onde”, una vera bufala, una vera fake news promossa dai protagonisti e dai fiancheggiatori del criminale business di un’accoglienza tutt’altro che cristiana, furiosi perché Matteo Salvini sta agendo in piena coerenza con quanto annunciato, mettendo dunque a grave rischio gli affari di chi lucra sulla pelle dei migranti, anime pie comprese). Però - vale la pena di ricordarlo - papa Francesco sull’argomento ha detto anche e più volte parole di altro genere. Ad esempio l’8 gennaio 2018 nel consueto discorso al Corpo diplomatico: Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate. Praticando la virtù della prudenza, i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, “nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, [per] permettere quell’inserimento” (Pacem in terris, 57). Essi hanno una precisa responsabilità verso le proprie comunità, delle quali devono assicurare i giusti diritti e lo sviluppo armonico, per non essere come il costruttore stolto che fece male i calcoli e non riuscì a completare la torre che aveva cominciato a edificare).

P.S. L'Espresso di stamattina, domenica 17 giugno 2018, è in edicola senza Repubblica (in sciopero) e presenta una copertina a dir poco, oltre che provocatoria, vergognosa: nella metà sinistra il volto di "Aboubakar Soumahoro, italiano, sindacalista", nella metà destra il volto di "Matteo Salvini, italiano, ministro". Sotto i due volti viene riproposto il titolo di un noto romanzo di Elio Vittorini, "Uomini e no". Quasi superfluo dire che "Uomini" è posto sotto Soumahoro, "No" sotto Salvini. Ad 'arricchire' il titolo le caratteristiche che l'Espresso ha scovato nei due: da una parte "il cinismo, l'indifferenza, la caccia al consenso fondata sulla paura" (ecco Salvini), dall'altra "la ribellione morale, l'empatia, l'appello all''unità dei più deboli" (ecco Soumahoro). Che ne dite? La copertina dell' Espresso fa il paio con il titolo a tutta pagina di Repubblica di lunedì 11 giugno 2018 a proposito dell' Aquarius: "629 persone ostaggio di Salvini". Difficile stabilire quale sia il titolo più spregevole... è lotta all'ultimo sangue tra Espresso e Repubblica: in ogni caso, quando il gioco si fa duro e c'è il rischio che certi interessi concreti vengano lesi, emerge da quelle parti la matrice storica, mai cancellata. E' la stessa di chi, con l'intento di soffocare il dissenso, per decenni ha gestito gulag e cliniche psichiatriche a beneficio dei 'nemici del popolo'.