LEGGE ‘ANTI-OMOFOBIA’: IL NO DEL COORDINAMENTO JUSTITIA ET PAX – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 26 giugno 2020

 

Rimandata a martedì 30 giugno la presentazione in Commissione Giustizia della Camera del testo unificato per una normativa ‘contro l’omotransfobia’ . Intanto fervono i preparativi per la manifestazione dell’11 luglio (ore 11) a Piazza del Popolo a Roma (e in altre decine di città italiane) contro la prevista legge. Il ‘no’ a tale proposta di legge anche dal Coordinamento nazionale Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa.

  

E’ slittata a martedì 30 giugno la presentazione in Commissione Giustizia della Camera dei deputati del testo unificatore delle cinque proposte presentate per una nuova legge contro la cosiddetta “omotransfobia”. Il testo sarà illustrato dal relatore, il piddino arcobaleno Alessandro Zan, odierno motore della prevista normativa e autore di una delle proposte. Le altre hanno come primi firmatari la nota Laura Boldrini (pd) e Roberto Speranza (leu), il noto Ivan Scalfarotto (Italia viva), Mario Perantoni (M5S) e Giusi Bartolozzi (unica firmataria, di Forza Italia).

Di aspetti particolari del tema ci siamo occupati ampiamente negli ultimi due articoli (vedi  https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/955-scuole-giornata-contro-l-omofobia-come-ti-educo-il-pupo.html e https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/956-omofobia-avvenire-i-magheggi-arcobaleno-del-duo-tarquinio-moia.html ).


L’11 LUGLIO ALLE 11 MANIFESTAZIONE A ROMA, PIAZZA DEL POPOLO 

Nei giorni scorsi è stata annunciata per l’11 luglio alle ore 11.00 a Roma, in piazza del Popolo, una manifestazione contro la prevista normativa: primi promotori Family Day-Difendiamo i nostri figli, Pro Vita & Famiglia onlus e le Sentinelle in piedi.

L’iniziativa è così ‘lanciata’ dai promotori del Family Day:

Piazza del Popolo a Roma sarà teatro sabato 11 luglio 2020, a partire dalle ore 11.00, della manifestazione #restiamoliberi, per dire No al liberticida ddl Zan di modifica al Codice Penale. L’iniziativa, nel rispetto di tutte le misure di distanziamento sociale e di sicurezza sanitaria, sarà contemporaneamente proposta in altre piazze italiane, per dare modo a tutto il vasto fronte sociale contrario all’istituzione di questo nuovo reato di opinione di esprimere il proprio dissenso.

Tale mobilitazione, che nasce dal basso ed è animata da tutte le associazioni e singoli cittadini che hanno a cuore la libertà e la democrazia nel nostro Paese, intende contrastare l’istituzione di un nuovo reato, quello di omotransfobia, che, non essendo definito dal legislatore, lascia enormi spazi a interpretazioni e derive liberticide che colpiranno tutti coloro che promuovono il diritto naturale di ogni bambino ad avere un padre e una madre o che, più semplicemente, si riconoscono nel principio dell’identità sessuata biologica e non in quello della variegata identità di genere che, basandosi sull’auto percezione, comprende oltre 50 definizioni.

Tutto questo avviene malgrado nell’ordinamento italiano non ci sia alcun vuoto normativo che ostacoli la repressione e sanzione di atti discriminatori o violenti contro le persone sulla base del loro orientamento sessuale: la pari dignità di tutti i cittadini è infatti riconosciuta pienamente dall’articolo 3 della Costituzione e il Codice Penale prevede le aggravanti per futili motivi, ove necessarie, per inasprire le pene nei confronti di chi si renda responsabile di queste violenze e discriminazioni. Oltretutto i dati del Ministero dell’Interno e dell’Agenzia Europea dei Diritti indicano l’Italia come uno dei Paesi più accoglienti del mondo.

La legge bavaglio Zan è dunque inutile, dannosa e figlia di una visione ideologica tesa ad impedire l’agibilità politica di milioni di italiani che si riconoscono nella visione della famiglia naturale come delineata nella Costituzione. La piazza sarà quindi aperta a tutti coloro che intendono difendere, in modo civile, la democrazia e la libera espressione del pensiero.

I promotori stanno raccogliendo le adesioni di tutte quelle associazioni e movimenti che, anche al di là di divergenze di natura politica o religiosa, si ritrovano per l’occasione schierati in difesa della libertà di pensiero nella sua dimensione pubblica. Si vedrà presto se il tentativo dei promotori sarà coronato da successo oppure prevarranno le logiche opportunistiche e servili del politicamente corretto. Si registra comunque già l’adesione di un gruppo di evangelici, i “Cristiani per l’Italia” (movimento presieduto dal cristiano evangelico pentecostale Sandro Oliveri).

 

GIA’ FISSATI ORARI E LUOGHI IN ALCUNE CITTA’ (CHE AFFIANCHERANNO ROMA)

Oltre alla manifestazione centrale a Roma, sono previsti appuntamenti in diverse altre città italiane (al momento una settantina). Già fissate nei dettagli le iniziative a Bari (5 luglio, p.zza dei Ferraresi, ore 18), a Siena (10 luglio, p.zza Salimbeni, ore 21) e per l’11 luglio a Bolzano (ore 11, p.zza Mazzini), Brescia (ore 17, p.zza Vittoria), Cesenatico (ore 18.15, p.zza Costa), Como (ore 16.30, p.zza Volta), Fano (ore 21.30, tensostruttura Sassonia), Loreto (ore 16, p.zza San Carlo al Corso), Piacenza (ore 17, angolo P.zzale Libertà), Verona (ore 11, p.zza dei Signori). A Firenze invece la manifestazione è fissata per il 14 luglio alle ore 21 in piazza San Lorenzo.

 

PRESA DI POSIZIONE DEL COORDINAMENTO NAZIONALE JUSTITIA ET PAX PER LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

Intanto proprio oggi è giunta la presa di posizione del Coordinamento nazionale Justitia et Pax per la Dottrina sociale della Chiesa, espressione dell’Osservatorio internazionale cardinale Van Thuañ (vedi www.vanthuanobservatory.org/ita/coordinamento-nazionale-iustitia-et-pax/ ). Al Coordinamento aderiscono 33 associazioni e centri culturali di tutta Italia (vedi l’elenco sul sito citato). Diamo conto volentieri di alcuni passi particolarmente significativi di tale dichiarazione, posta sotto il titolo: 

“NON DEVE DIVENTARE ILLECITO DIRE LA VERITA’. LA LEGGE ZAN ‘CONTRO L’OMOFOBIA’ E’ INACCETTABILE

La proposta di legge Zan mira a punire coloro che esprimano forme di intolleranza nei confronti delle persone ad orientamento omosessuale, transessuale o bisessuale. Essa riprende e sviluppa la proposta di legge Scalfarotto già presentata nelle precedenti legislature. Su queste finalità della proposta di legge facciamo tre valutazioni di merito.

Alla base di questa legge c’è quanto Benedetto XVI chiamava “tolleranza negativa”, la quale, secondo lui, avrebbe preparato la strada a nuove forme di totalitarismo: “La vera minaccia di fronte alla quale ci troviamo è che la tolleranza venga abolita in nome della tolleranza stessa”.

Tolleranza negativa comporta per esempio di non ammettere che si dica in pubblico che la famiglia è solo quella naturale tra uomo e donna per non essere intolleranti verso altre forme di famiglia. Vorrebbe anche dire di impedire di affermare in pubblico che la vera sessualità umana è quella tra uomo e donna per non discriminare altre forme di esercizio della sessualità. Quando questo venisse disposto per legge diventerebbe illecito dire la verità. Non solo la Chiesa cattolica non potrebbe più proporre gli insegnamenti biblici in materia, ma ogni cittadino non potrebbe più fare riferimento ad una natura umana eticamente normativa, ad una verità fonte di divieti morali assoluti, ad un ordine delle cose che richiede di essere rispettato. Non si vieterebbe solo la libertà di esprimere una opinione ma quella di dire la verità. Essa lederebbe direttamente la libertà di espressione, religiosa e di insegnamento, ma soprattutto eliminerebbe il fondamento stesso, oltre che l’esercizio, della libertà, ossia la verità, senza della quale la libertà diventa pura opinione infondata. (…)

Una volta accolto sul piano politico il principio che ogni atteggiamento sessuale ha il diritto di transitare dal piano fattuale al piano del riconoscimento pubblico, si perderà qualsiasi possibilità di dire di no ad atteggiamenti come la pedofilia, l’incesto, la poligamia/poliandria (magari nella versione post-moderna del poliamore) o l’utero in affitto che purtroppo il sistema giuridico di qualche Paese ha già contemplato come diritti. Quando viene a mancare il criterio, la deriva negativa è inarrestabile.

Alla base della legge Zan c’è quindi un errore politico, un errore etico e un errore antropologico. Viene fatta coincidere la dignità della persona con l’espressione di una libertà intesa come autodeterminazione priva di criteri ossia priva di ragioni. L’autorità politica non può fare propria una simile concezione, perché il principio di autodeterminazione assoluta è dissolutivo della coesistenza sociale, della politica e del diritto. Se la politica dovesse riconoscere e tutelare qualsiasi forma di autodeterminazione individuale rinuncerebbe alla propria natura e legittimerebbe qualsiasi percorso. La dignità della persona sta nella sua essenza di uomo, essenza che diventa normativa anche per la sua libertà. La politica non dovrebbe accettare e fare proprio, proponendolo così anche come esempio politicamente tutelato, un esercizio sistematico della libertà contrario alla normatività che promana dall’essenza dell’uomo stesso. Ciò equivarrebbe a dividere la libertà dal bene da cui invece è sostanziata.