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    MARCIA PER LA VITA 2019, OBIEZIONE DI COSCIENZA, PAPA, CARD. BURKE

    MARCIA PER LA VITA 2019, OBIEZIONE DI COSCIENZA, PAPA, CARD. BURKE – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org, 18 maggio 2019

     

    Si è da poco conclusa la nona edizione della Marcia italiana per la vita, con folta presenza internazionale. Qualche eco sui contenuti, i suoni, i colori. Venerdì 17 maggio un intervento sull’obiezione di coscienza del Papa, che stamattina ha ricevuto la Stampa estera… Un interessante convegno all’Angelicum promosso da ‘Voice of the family’. Una curiosità riguardante il cardinale Burke.

    Questo pomeriggio si è snodata per le vie del centro di Roma (da piazza della Repubblica a Piazza Venezia) la nona edizione della Marcia per la Vita, presieduta ormai da alcuni anni da Virginia Coda Nunziante. E’ un appuntamento consolidato che ha visto anche quest’anno diverse migliaia di persone rendere una pubblica testimonianza – colorata da tanti striscioni e caratterizzata a tratti da cori allegri e vigorosi – in favore della vita. Assai folta la partecipazione a livello internazionale, con le grandi bandiere polacche associate a quelle spagnole, rumene, canadesi, svedesi, neo-zelandesi, argentine, francesi e tedesche. Numerosi gli anglosassoni. Due i cardinali presenti, lo statunitense Raymond Leo Burke e l’olandese Willem Jacobus Eijk, oltre all’arcivescovo emerito di Ferrara Luigi Negri. Più del consueto i sacerdoti. Molti i giovani.

    Torneremo più oltre sulla Marcia e su alcune manifestazioni di contorno. Ora soffermiamoci invece un momento su alcuni passi del discorso che ieri, venerdì 17 maggio, papa Francesco, ha indirizzato ai membri dell’Associazione cattolica operatori sanitari. Il tema era tra l’altro quello, delicatissimo, dell’obiezione di coscienza. Così ne ha parlato Jorge Mario Bergoglio: “La pratica dell’obiezione di coscienza – oggi la si mette in discussione –, nei casi estremi in cui sia messa in pericolo l’integrità della vita umana, si basa quindi sulla personale esigenza di non agire in modo difforme dal proprio convincimento etico, ma rappresenta anche un segno per l’ambiente sanitario nel quale ci si trova, oltre che nei confronti dei pazienti stessi e delle loro famiglie”. E fin qui, niente da dire.

    Ha poi proseguito il Papa: “La scelta dell’obiezione, tuttavia, quando necessaria, va compiuta con rispetto, perché non diventi motivo di disprezzo o di orgoglio ciò che deve essere fatto con umiltà, per non generare in chi vi osserva un uguale disprezzo, che impedirebbe di comprendere le vere motivazioni che ci spingono. È bene invece cercare sempre il dialogo, soprattutto con coloro che hanno posizioni diverse, mettendosi in ascolto del loro punto di vista e cercando di trasmettere il vostro, non come chi sale in cattedra, ma come chi cerca il vero bene delle persone. Farsi compagni di viaggio di chi ci sta accanto, in particolare degli ultimi, dei più dimenticati, degli esclusi: questo è il miglior modo per comprendere a fondo e con verità le diverse situazioni e il bene morale che vi è implicato”.

    Queste ultime considerazioni papali sono state ritenute da molti media come le più importanti ed evidenziate in titoli del tipo “Il Papa: l’obiezione di coscienza va praticata con rispetto” (Vatican Insider) oppure “Francesco: sì all’obiezione ma va praticata con rispetto” (Avvenire). Le parole papali e i titoli dei media hanno giustamente sollevato alcuni interrogativi non secondari in chi cerca di mettere in pratica la dottrina sociale della Chiesa: nell’obiezione di coscienza conta forse più la forma del contenuto? Non è che il Papa abbia in qualche modo relativizzato il valore dell’obiezione di coscienza, proprio alla vigilia della Marcia per la Vita e in presenza di molteplici tentativi di abolirla o comunque restringerne la possibilità in vari Stati?  Non è che l’abbia de facto indebolita rendendola ‘dialogica’ (una vera contraddizione in termini, poiché l’obiezione di coscienza o è oppure non è… non ci sono vie di mezzo, non esiste un po’  di obiezione di coscienza)?

    Ricevendo oggi in udienza nella Sala Clementina oltre trecento membri della Stampa estera (familiari compresi), papa Bergoglio nel suo discorso – incentrato sulla virtù dell’umiltà giornalistica e, come ci si attendeva, sulla necessità di contrastare le fake news – ha citato in un passaggio anche “le vite che vengono soffocate prima ancora di nascere”, ma dell’obiezione di coscienza non ha parlato. Concluso il discorso, il Papa ha voluto salutare singolarmente tutti i presenti. A questo punto siamo in grado di rassicurare i nostri lettori: il Papa non intendeva, con le parole di ieri, attenuare in nessun modo il diritto all’obiezione di coscienza, rendendola ‘dialogica’ e dunque relativizzandola. L’obiettivo papale era quello di spiegare con un atteggiamento di umiltà e di proposta le ragioni dell’obiezione, rendendola così più comprensibile a chi non la capisce e se ne distanzia.  Dimenticavamo: l’obiezione di coscienza di cui abbiamo parlato è quella relativa all’inizio e fine vita. Ce ne anche altre molto in voga, considerate ormai dei ‘totem’ indiscutibili ed entrate prepotentemente a far parte del nuovo Decalogo, come quella contro i muri e i porti chiusi oppure contro il riscaldamento globale (un fenomeno di stringente attualità, come è possibile constatare in questi giorni) …

     

    LA MARCIA: PERSONE, GRUPPI, SUONI, COLORI

    Ora torniamo alla Marcia, di cui diamo qualche eco ricordando persone, suoni e striscioni. Tra questi ultimi ad esempio “Meglio in braccio che sulla coscienza”, “L’aborto provoca due vittime: una mortalmente, l’altra per sempre”, “Non uno di meno”, “Non sono un fatto politico, non sono un’invenzione della Chiesa, sono un bambino, guardami!”, “Basta aborti, basta sacrifici umani agli ipercapitalisti neomalthusiani”, “La conoscenza sconfigge la cultura dell’aborto”, “L’Italia ha bisogno di figli, non di immigrazione”, “Chi cancella la famiglia, cancella la storia”, "Salviamo i cuccioli d'uomo - Scelgo la vita" con Michelino a 11 settimane (dala campagna di maxi-affissioni di 'Pro Vita & Famiglia').

    Per quanto riguarda i suoni ecco la cornamusa di ‘Tradizione Famiglia Proprietà’ che suona l’inno vaticano, poi le preghiere e i cori scatenati di sacerdoti, seminaristi, suore, ragazze e ragazzi dell’Istituto del Verbo Incarnato. Per le persone e i gruppi parrocchie come San Giuseppe all’Aurelio, Santa Trinità dei Pellegrini a Roma, insieme con le parrocchie di San Pietro a Napoli e di Somma Vesuviana; Federvita Piemonte, Comitato Verità e Vita, Movimento mariano di Verona, Movimento dell’Amore familiare, Pro Vita & Famiglia, Generazione famiglia, Associazione ginecologi e ostetrici cattolici, Fondazione Lepanto, Unione cattolica farmacisti italiani, Vita umana internazionale, Popolo della Vita, Militia Christi, Universitari per la vita (molto scatenati), Movimento per la Vita associato alle bandiere del Leone di San Marco e molti altri. Poi il senatore Simone Pillon (“Ho chiesto a Salvini: Devo venire a Milano al grande comizio leghista internazionale o posso andare a Roma? E lui: Va’ a Roma!”). Anche l’intera e vulcanicamente gioiosa famiglia - padre, madre, cinque figlie e un figlio - dell’ambasciatore di Ungheria presso la Santa Sede Edoardo Asburgo-Lorena. Da notare che la Marcia per la prima volta è stata trasmessa in diretta da EWTN, la più importante emittente cattolica degli Stati Uniti.

     

    DAL DISCORSO CONCLUSIVO DI VIRGINIA CODA NUNZIANTE

    Qualche passo del discorso conclusivo di Virginia Coda Nunziante a Piazza Venezia.

    . “Ciò che soprattutto cresce è la nostra consapevolezza di combattere una grande battaglia morale e civile, è la nostra determinazione a non retrocedere, a non accettare compromessi, perché non sono possibili compromessi sulla vita umana innocente. Non si può accettare che nemmeno un bambino sia sottratto con la violenza al grembo della madre. E si sottoscrive questo delitto quando si accetta una legge che prevede l’aborto”.

    . Questa legge noi la vogliamo abrogare. E’ evidente che l’obiettivo richiederà del tempo ma intanto iniziamo con lo smontare pezzo per pezzo la legge. E il primo pezzo da smontare è quello del finanziamento: non è ammissibile che ogni anno, per uccidere i nostri bambini negli ospedali, si spenda tra i 200 e 300 milioni di euro. Quando abbiamo una sanità che fa acqua da tutte le parti: chiunque di noi ha fatto l’esperienza, una visita urgente, un’ecografia, un controllo… se si vuole farlo con rapidità si deve andare a pagamento perché  i tempi degli ospedali sono spesso biblici. Potremmo fare un lungo elenco delle cose che non vanno nella Sanità. Eppure, se una donna decide di abortire viene immediatamente ricoverata e tutto è spesato, tutto le è pagato. Ma è mai possibile che se si vuole abortire si ha un tappeto rosso e tutto è facile e organizzato, e se si vuole portare avanti la gravidanza il percorso è tutto ad ostacoli e anche particolarmente oneroso?

    . “Abbiamo di fronte a noi un movimento ideologico organizzato che predica e pratica la cultura di morte, che dopo avere introdotto l’aborto, vuole passare all’infanticidio e all’eutanasia. La giustificazione per l’aborto, quarant’anni fa, era che quell’embrione che si sviluppava nel grembo della madre non fosse un essere umano, fosse solo un grumo indistinto di cellule, senza anima, senza un’identità umana. I progressi della scienza hanno dimostrato che fin dal primissimo atto del concepimento quell’essere umano ha un’identità propria, ha in sé dei caratteri che sono unici e irripetibili: che è un uomo”.

    . “Gli abortisti che vollero l’introduzione della legge 194 in Italia mentivano, quando negavano l’identità umana al feto; e che fosse una menzogna deliberata lo dimostra il fatto che se ieri reclamavano la soppressione di quell’embrione, oggi chiedono l’uccisione dell’essere umano fino a nove mesi, quando è perfettamente formato, e addirittura dopo. Ieri dicevano che l’aborto era lecito perché non sopprimeva un uomo, oggi dicono che si può sopprimere un uomo per gli interessi della collettività, ripetendo il ragionamento di Caifa. ‘E’ meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera’. E’ il ragionamento con cui si giustifica l’eutanasia attiva: i vecchi sono inutili, sono un peso per la collettività: ‘E’ meglio che perisca qualcuno di essi che non perisca la nazione intera’.

    . In Argentina, si sta sviluppando, come avete sentito (testimonianza di Alejandro Geyer (

    https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/778-argentina-marcia-per-la-vita-mauricio-macri-parla-alejandro-geyer.html ) un grande movimento contro l’aborto; in Brasile, il nuovo governo ha bloccato tutte le richieste di legalizzazione dell’aborto, negli Stati Uniti è stata appena approvata in Alabama una legge fortemente restrittiva, che vieta quasi completamente l’aborto. E altri Stati stanno andando nella stessa direzione.  Non ci sono dubbi che questo è dovuto alla costanza, alla perseveranza con la quale ogni anno centinaia di migliaia di americani sono scesi in piazza per protestare contro la legge Roe/Wade (NdR: 1973, sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti per il riconoscimento del cosiddetto diritto all’aborto). del 1976. Ebbene dobbiamo fare anche noi la stessa cosa.

     

    DIVERSI PORPORATI ALL’ANGELICUM PER IL CONVEGNO DI VOICE OF THE FAMILY

    Come tradizione, la Marcia (oltre che da momenti di preghiera) è stata preceduta e sarà seguita da alcune occasioni di riflessione su tematiche pertinenti a vita e famiglia. In particolare la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) ha ospitato giovedì 16 e venerdì 17 maggio un convegno promosso da Voice of the family dal titolo: “Città dell’uomo versus Città di Dio – Ordine mondiale globale versus Cristianità”. Tra i relatori in aula i cardinali Walter Brandmüller (sull’antefatto di Humanae Vitae), Raymond Leo Burke ( su “”Pietà filiale e patriottismo nazionale come virtù essenziali dei cittadini del cielo al lavoro sulla terra”), Willem Jacobus Eijk (sulla “Teoria del gender come minaccia alla famiglia e alla proclamazione della fede cristiana”. In video il cardinale Janis Pujats (famiglia e società) e il vescovo Athanasius Schneider (disperazione dell’uomo senza Dio). Una decina gli altri relatori ecclesiastici o laici, tra i quali John-Henry Westen (Life Site News) e il professor Roberto de Mattei (“Mysterium iniquitatis: dall’ordine del mondo al caos globale”, vedi su www.corrispondenzaromana.it ) .

    Qualche spunto (certo non esaustivo di relazioni assai complesse e variegate) dai testi di due cardinali, l’olandese Eijk e lo statunitense Burke.

    Eijk/gender 1: “Che l’opinione pubblica accetti oggi tanto facilmente un distacco totale del genere dal sesso biologico è la conseguenza di un cocktail tra l’iper-individualismo con la sua etica autonoma e una particolare visione dell’uomo, oggi dominante soprattutto nel mondo anglosassone. Secondo quest’ultima visione la persona umana come tale è limitata (…) alla ‘mente’. (…) Il corpo è invece visto come qualcosa di secondario, che non è essenziale per la persona umana, (…) un puro mezzo per esprimersi. (…) La ‘mente’ determina il fine e il significato del corpo, quindi anche l’identità del  gender. (…) Nella morale sessuale restano così due norme fondamentali: non si deve recar danno al partner sessuale o esercitare potere su di lui”.

    Eijk/gender-fede cristiana 2: “La teoria del gender ha delle conseguenze gravi per la proclamazione della fede cristiana. In primo luogo la teoria del gender per il distacco quasi totale del genere dal sesso biologico contraddice radicalmente l’insegnamento della Chiesa (…) La teoria del gender implica una libera scelta del genere indipendentemente dal sesso biologico e accetta anche l’attività sessuale che gli conviene, anche se fuori del matrimonio e non aperto alla procreazione come quella fra persone dello stesso sesso. Inoltre promuove il cosiddetto ‘matrimonio’ fra persone dello stesso sesso biologico e trova moralmente accettabile che questi abbiano dei figli per adozione. (…) In secondo luogo la teoria del gender, avendo le sue origini nel femminismo radicalizzato, promuove la legislazione dell’aborto procurato – sotto i termini eufemistici dei diritti sessuali e riproduttivi – per prevenire che una donna, involontariamente incinta, sia costretta ad assumersi il ruolo di madre, visto come un ruolo impostole nel passato nella società occidentale e ancora oggi in molti Paesi del mondo. In terzo luogo la teoria del gender impedisce la proclamazione della fede cristiana di per sé, minando i ruoli del padre, della madre, degli sposi, del matrimonio e del rapporto tra figli e genitori”.

    Burke/patriottismo 1: “Vorrei riflettere a proposito della nostra relazione con la Patria, che domanda da parte nostra la pratica di quella parte della pietà (uno dei sette doni dello Spirito Santo) che si chiama patriottismo. (…) C’è chi propone e lavora per un unico governo mondiale, cioè per l’eliminazione dei singoli governi nazionali, così che tutto possa essere posto sotto il controllo di una sola autorità politica globale. Per costoro (…) la lealtà verso la patria ovvero il patriottismo sono ritenuti un male. Tale patriottismo è spesso chiamato nazionalismo, un termine che evoca i mali di una malinterpretata o corrotta identità nazionale e ciò oscura la fedeltà naturale a una identità con un certo Paese e con la sua cultura”.  

    Burke/patriottismo 2: “La virtù del patriottismo è una risposta eccellente a quanto richiesto dal Quarto Comandamento del Decalogo, il primo di sette che trattano del nostro rapporto con il mondo e con gli altri, in accordo con quanto richiedono i primi tre riguardo al rapporto con Dio. Poiché il Quarto Comandamento ci chiede di onorare il padre e la madre (…) conseguentemente si estende alla comunità in cui matrimonio e famiglia sono possibili e infatti prosperano.

    Burke/patriottismo 3: (dalla New Catholic Encyclopedia):”Come scrive san Tommaso d’Aquino, l’amore particolare per una Patria è un elemento importante di quella forma preferenziale di carità chiamata pietas. Attraverso la pietà la persona ha l’obbligo di amare Dio, i genitori, la patria (…): Dio attraverso la creazione, i genitori attraverso la procreazione e l’educazione, la Patria attraverso la formazione di un’identità storica e culturale”.

     

    UNA CURIOSITA’ RIGUARDANTE IL CARD. BURKE

    Mercoledì sera 15 maggio, mentre seguivamo alla tv la finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta, ci è parso di intravvedere il porporato statunitense in una veloce inquadratura della tribuna d’onore, non lontano dal presidente laziale Lotito…

    Era proprio Lei? “Sì”, risponde sorridendo il cardinale. Ma è stato invitato da Lotito? “Sì, ci siamo incontrati due volte e abbiamo discusso di Dottrina sociale della Chiesa. Mi sembrava attento e interessato”. Aggiunge il cardinale: “Devo anche dire che, da giovane, quando ero negli Stati Uniti, non conoscevo il calcio. Adesso va un po’ meglio, ma non mi sono ben chiare ancora certe regole, come quella dell’offside… Dentro l’Olimpico c’era un bel clima, tanto tifo caldo, tanti colori, la partita è stata interessante”. Eminenza, contento per la vittoria della Lazio? Sì, sì, sono contento”. Poi, sempre sorridendo, l’eminenza se ne va.

     

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