IL CARD. BAGNASCO: OCCIDENTE MALATO E CHIESA DI POPOLO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 3 settembre 2014

 

Nelle tre omelie pronunciate a Genova per la festa liturgica della Madonna della Guardia il presidente della Cei insiste sulla malattia morale dell’Occidente e sul persistente radicamento popolare della Chiesa. Lo sdegno e l’orrore per il tentativo di cancellare la presenza cristiana in molte parti della Terra, in un mondo che “parla di diritti umani e di tolleranza universale”.

 

Ogni anno il 29 agosto si festeggia a Genova la Madonna della Guardia, la cui devozione è nata verso la fine del Quattrocento dopo l’apparizione di Maria al contadino Benedetto Pareto. Sono stati anche quest’anno in molti a salire al Santuario, situato sulla cima del monte Figogna; tra loro anche l’arcivescovo della città, cardinale Angelo Bagnasco, delle cui tre omelie (della sera della vigilia, della mattina e della sera della festa) ci sembra interessante riprendere i contenuti principali. Che riguardano in particolare tre temi: la malattia dell’Occidente, il persistente radicamento della Chiesa italiana tra il popolo, gli orrori di un mondo che sembra voler cancellare la stessa presenza cristiana. Sono contenuti certo non nuovi quelli delle omelie come sempre chiare e senza fronzoli del presidente della Cei: riflessioni nate prima di tutto dal buon senso e sempre d’attualità (anzi: sempre più d’attualità), considerato come ogni giorno anche in Italia si intensifichino, da parte di giudici e politici frou frou, parolai o ideologizzati che siano, gli attacchi ai fondamenti della società civile.

L’Occidente malato (29 agosto 2014, sera): L’uomo occidentale, che ha voluto emanciparsi da tutto, compreso Dio, vive in un clima artificioso e malato. E la cultura è diventata languida e debole perché ha tagliato le sue origini e ha svuotato la sua storia. Ma una civiltà non può svuotarsi dei suoi valori e della sua identità impunemente, poiché il vuoto non sta in piedi. (…) Il patrimonio culturale e civile dell’Occidente – ispirato e segnato dal Vangelo – da che cosa è stato sostituito? Da un folle individualismo senza storia e senza futuro, quindi senza memoria e speranza; schiacciato solo sul presente da spremere e buttare. E’ il vuoto di valori comuni, di ideali perenni, di una visione che generi un senso gioioso di appartenenza. I burattinai occulti vogliono annullare le appartenenze – ad una storia, ad un popolo, ad una nazione, ad una cultura, ad una religione – e farci vivere in una poltiglia uniforme e incolore. Ma il risultato è una mortale solitudine di individui che, per essere cittadini del mondo, non hanno più casa, né patria, né volto.

L’Occidente malato 2 (28 agosto 2014, sera della vigilia): Viviamo nella fiera delle vanità: si fanno carte false pur di essere visti e sentirsi importanti. A seguito di questa malattia, nuotiamo n un mare di apparenze e di miti, viviamo in una specie di bolla virtuale piena di fantasmi, cioè di nulla. E quanto più i burattinai del mondo se ne accorgono, tanto più la gonfiano – questa bolla – perché continui a incantare. Ma l’uomo non può vivere sempre nel vuoto. Se tutto si equivale – qualunque scelta e azione – allora annaspiamo nel nulla: laddove tutto è possibile, nulla esiste. Sorge inevitabile la domanda: ma c’è qualcosa che mi merita? Che merita che gli consacri me stesso? Oppure tutto è tristemente equivalente e passeggero? Se così fosse, allora il mondo diventa una poltiglia. Se una madre che decide di portare a compimento la gravidanza di un figlio down viene giudicata egoista e da condannare, anziché da ammirare ed accompagnare – scambiando così il bene col male – allora l’umanità non ha futuro ed il mondo diventa invivibile. L’uomo può resistere per un po’ di tempo, può far finta di essere felice, ma poi viene l’ora della verità. Quando siamo soli con noi stessi, costretti a toglierci la maschera, quando gli anni, le delusioni, soprattutto gli affetti malconci si sciolgono e impietosamente ci slegano lasciandoci liberi e soli… allora la cultura dell’apparenza e della menzogna svela se stessa e ride.

Chiesa e popolo 1 (29 agosto, mattina): Il mondo sta impazzendo?viene da chiedersi. Quale sarà il futuro? A questa inquietante domanda rispondo con ciò che ho visto nella Visita Pastorale. Ho visto la vita buona che brulica: ho visto la bontà dei volti e dei gesti, la sincerità umile della fede, la dedizione fino all’eroismo nelle famiglie, la dignità del poco che si ha e che si partecipa, l’affetto per la propria chiesa, il desiderio di avere un sacerdote…in una parola, ho visto i mille volti del bene e della bellezza.

Chiesa e popolo 2 (29 agosto, mattina): Vorrei dirvi un’altra parola che ho nel cuore: la vogliamo dire e deporre ai piedi di Maria. Vedo una lunga fila che cammina ogni giorno e bussa a tante porte: è una fila che cresce ogni giorno, che sembra sempre più appesantita da un comune fardello. Che è mai? Sono coloro che perdono il lavoro, coloro che lo cercano, coloro che il lavoro non l’hanno mai trovato: giovani e adulti accomunati dalla medesima angoscia. La crisi si sta prolungando, anche se – così si sente dire (NdR: notare l’incisa)- qualche segnale di ripresa sembra esserci. Ma – se così fosse e ce l’auguriamo – la ricaduta occupazionale nella vita reale non si vede. La capacità di resistenza del nostro popolo è sorprendente, ma fino a quando? La folla che si affaccia ogni giorno alle nostre parrocchie, ai centri di ascolto, alle Caritas, alle associazioni e gruppi di volontari è come un’onda crescente. La Chiesa non si nasconde e, senza pubblicità sulle prime pagine (NdR: notare l’incisa), si muove per contribuire al bene della Città, innanzitutto della gente più indifesa. Consapevole della sua missione religiosa, e fedele ad un’antica tradizione di prossimità col mondo del lavoro, tiene rispettosi contatti istituzioni, imprenditori, sindacati, perché ogni via si trovi, consapevole che solamente dentro a piani industriali organici ed ampi ci può essere ripresa. Ben vengano partecipazioni da parti diverse, purché la testa e i piedi restino ben ancorati a casa (NdR: notare l’incisa). Se la Chiesa mantiene doverosi contatti con tutti, nessuno dimentichi che essa ha un legame con il popolo che nulla e nessuno potrà sciogliere, perché stare con la gente è la sua missione (NdR: notare la chiarezza dell’affermazione). 

Cristiani da estirpare 1 (28 agosto, sera della vigilia): Ricordiamo: non siamo qui solo per noi, per i nostri cari, per i nostri problemi seri. No! Siamo qui anche per quanti – nostri fratelli e sorelle – hanno bisogno della nostra preghiera. Tra questi, sono in prima fila i cristiani perseguitati con ferocia in Iraq e in Nigeria. In un mondo che parla di diritti umani e di tolleranza universale, in molte parti della terra si vuole cancellare la presenza cristiana! (NdR: notare l’amarissima e pungente constatazione) 

Cristiani da estirpare 2 (29 agosto, mattino): Spesso le cronache fanno pensare ad una società al tramonto. Anche in questi giorni siano letteralmente alluvionati da notizie che spaventano per la violenza e la barbarie: l’orrore circola nel mondo, dietro la porta accanto o lontano. Colpisce non soltanto l’orrore, ma anche l’esibizione infamante dell’orrore. E sconcerta la pretesa di giustificarlo. Se poi pensiamo alla crudele persecuzione che tormenta e uccide tanti cristiani e altre minoranze religiose in Iraq, in Nigeria, in diverse parti della Terra, allora la nostra coscienza deve ribellarsi. Dobbiamo ad una voce gridare che sono crimini contro l’umanità. Dobbiamo gridare che se dalla comunità internazionale non si leva univoca, chiara, forte e insistente la condanna e la presa di distanza dalla inaccettabile vergogna, è un atto di viltà imperdonabile. Se la voce degli uomini è tremante ed interessata, tutti ricordino che il tribunale della storia, ma soprattutto quello di Dio, comunque chiederà conto non ad una comunità anonima dietro cui trincerarsi, ma agli individui concreti colpevoli del silenzio (NdR: cioè in primo luogo ai capi di governo – uno per uno, ognuno con nome e cognome -  dell’Occidente, dei Paesi arabi e ai burattinai della grande finanza).