FAMIGLIA: DOVE VANNO GLI SCOUT CATTOLICI ITALIANI? – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 27 agosto 2014

 

Durante la giornata conclusiva della ‘Route Nazionale’ di San Rossore è stata enfatizzata la ‘Carta del coraggio’, donata poi pubblicamente al presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco e al presidente del Consiglio Renzi, ambedue presenti al grande incontro di 30mila scout dell’Agesci. Conosciuti alcuni dei suoi contenuti, specie relativi alla famiglia, è scoppiata un’accesa polemica dilagata sullo stesso sito web dell’associazione. Il rischio di una grave lacerazione.

 

Domenica 10 agosto - in occasione della giornata conclusiva della Route Nazionale dell’Agesci (l’Associazione guide e scout cattolici italiani, la più importante organizzazione di categoria in Italia), caratterizzata anche dal saluto in diretta di papa Francesco - il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha ricevuto solennemente sul palco di San Rossore un esemplare della ‘Carta del Coraggio’, approvata dopo un anno di elaborazione da un ‘parlamentino’ di 450 ‘alfieri’ scout. Già al momento della consegna c’è stato un incidente minore, ma antipatico: il cardinale è stato chiamato “Bordasco” da una presentatrice assai sprovveduta, che con tutta evidenza ignorava il nome del presidente di quella conferenza episcopale italiana cui l’Agesci è legata.

Peggio dev’essere andata quando il cardinale ha preso visione del contenuto della ‘Carta’,  giungendo alla parte intitolata “Protagonisti del cambiamento”, paragrafo “Amore”. Che cosa ha dovuto leggere il cardinale? “Ci impegniamo (…) a vivere coraggiosamente e con serietà una scelta consapevole di amore autentico e duraturo, considerando la famiglia (intesa come qualunque nucleo di rapporti basati sull’amore e sul rispetto – il grassetto è nostro) come comunità primaria e strumento privilegiato di formazione su valori di apertura e convivenza dell’individuo nella società, senza discriminare persone che hanno vissuto o stanno vivendo esperienze diverse quali divorzio o convivenza”. Andiamo avanti nel documento dei rover e delle scolte dell’Agesci (16-21 anni): “Chiediamo all’Agesci di allargare i propri orizzonti affinché tutte le persone – indipendentemente dall’orientamento sessuale – possano vivere l’esperienza scout e il ruolo educativo con serenità senza sentirsi emarginati. Chiediamo inoltre all’Agesci che dimostri maggiore apertura riguardo a temi quali omosessualità, divorzio, convivenza, attraverso occasioni di confronto e di dialogo, diventando così portavoce presso le istituzioni civili ed ecclesiastiche di una generazione che vuole essere protagonista di un cambiamento nella società. (…) Chiediamo che l’Agesci non consideri esperienze di divorzio, convivenza o omosessualità invalidanti la partecipazione allavita associativa e al ruolo educativo, fintanto che l’educatore mantenga i valori dell’integrità morale. Chiediamo alla Chiesa di mettersi in discussione e di rivalutare i temi dell’omosessualità, convivenza e divorzio, aiutandoci a prendere una posizione chiara. Chiediamo che lo Stato porti avanti politiche di non discriminazione e accoglienza nei confronti di persone di qualunque orientamento sessuale, perché tutti abbiamo lo stesso diritto ad amare ed essere amati e che questo amore sia riconosciuto giuridicamente affinché possa diventare un valore condiviso”.

Difficile che la lettura di queste righe abbia entusiasmato il cardinale Bagnasco. Lo stesso che, sempre domenica 10 agosto, nell’omelia della santa messa da lui presieduta, aveva tra l’altro detto, pienamente coerente con tutti i suoi interventi precedenti: Com’è facile credersi liberi e com’è difficile esserlo veramente! Ci viene predicato che ognuno deve essere legislatore di se stesso, che dobbiamo essere ‘slegati’. (…) Si vive un nichilismo allegro che fa il tiro a segno con ogni principio e valore usando l’arma della scelta individuale, poiché – si dice – è la scelta che rende buono o cattivo il nostro comportamento, giusto o ingiusto. Ma in realtà, così facendo, non siamo liberi, ma sfondati, perché senza fondamento nella nostra vita: laddove tutto è possibile, nulla esiste! (…) Se tutto si equivale nella vita – ogni comportamento, valore, principio… basta che sia stato scelto da ciascuno – allora perché sacrificarsi per qualcosa, a volte fino a dare la vita?(…) Ci vuole coraggio a rimettere in cammino la nostra libertà, perché è andare controcorrente: si vuole far credere che la libertà è solo ‘mia’ e non anche ‘nostra’; che la libertà non è anche un progetto sociale. Perché si vuole questo? Perché la libertà sola con se stessa è manipolata meglio da altri, e una società sfaldata è debole. Qualcuno lo sa? La libertà vera vi chiede di reagire al pensiero che vorrebbe omologare tutto e tutti, vi chiede una ‘santa dissidenza’.

Veramente arduo, pur con tutta la migliore buona volontà, non notare una grave discrepanza tra le parole del presidente dei vescovi italiani e quanto scritto nel paragrafo “Amore” della ‘Carta’. Se il cardinale chiede una ‘santa dissidenza’ dal ‘nichilismo allegro’, la ‘Carta’ lì palesa una piena sudditanza culturale a tale ‘nichilismo’ sparso a piene mani ad esempio attraverso trasmissioni televisive (Rai, Mediaset per citare le più viste) cui evidentemente tanti giovani si sono abbeverati e continuano a farlo.

UN GRANDE COINVOLGIMENTO NELL’ELABORAZIONE DELLA ‘CARTA’   

La ‘Carta’, come già accennato, non è nata il 10 agosto 2014. In un articolo dell’entusiasta Luca Kocci (‘Il manifesto’, “quotidiano comunista”) rileva con palese compiacimento Sergio Bottiglioni, incaricato nazionale della branca rover e scolte (i ragazzi e le ragazze scout di 16-21 anni): “Lo stile democratico dell’Agesci ha caratterizzato tutto il percorso che ha portato alla stesura della carta del coraggio, durato quasi un anno”. Dopo una prima fase di elaborazione dal basso della bozza, spiega Bottiglioni, nel mese di luglio e dal primo al 6 agosto, lungo i 456 percorsi che i gruppi hanno fatto dirigendosi a San Rossore, la bozza è stata discussa ed emendata. Quindi ciascuna delle 456 route, cui partecipavano mediamente 50-70 scout, ha eletto un delegato (“alfiere”). A San Rossore, in tre giorni di lavoro, il parlamentino di 456 scout 16-21enni – rappresentanti di una platea di circa 30mila – ha redatto la versione definitiva della ‘Carta’. Quella tanto reclamizzata (non è dunque un documento qualsiasi, come tanti, pur se formalmente non o non ancora ufficiale) dal palco di San Rossore e consegnata solennemente al presidente della Cei e al presidente del Consiglio.

La ‘Carta’ naturalmente non comprende solo il paragrafo “Amore”. Ha un esordio significativo e molto vincolante con trombe e tamburi: “Noi, Rover e Scolte dell’Agesci, giovani cittadini italiani, riuniti a S. Rossore, al termine di un anno che ci ha visto impegnati sul tema e sulle strade del coraggio, vogliamo oggi scrivere una Carta che racconti quello che abbiamo vissuto, che rappresenti i valori in cui ci riconosciamo e che dichiari il nostro impegno per l’Associazione, per il Paese e per la Chiesa a cui apparteniamo”. Nel documento vengono poi elencati gli “ambiti di impegno”: territorio e persone, cittadinanza, legalità, testimonianza, informazione, lavoro, essere credenti, essere scout. Successivamente si enuncia che significhi avere ‘coraggio’ in concreto e si indica dove si vuole essere “protagonisti del cambiamento”: in politica, per la pace e la non violenza, nell’educazione e nella scuola, sul territorio, per la legalità, nel cambiare se stessi e il mondo, nell’informazione, nell’amore, nel lavoro, nella Chiesa, per gli emarginati, per gli immigrati (e anche qui alcune proposte fanno discutere), per i senzatetto, per i carcerati, per i disabili, per le vittime di dipendenza, per gli anziani, contro la prostituzione, per l’ambiente.

Un documento dunque complesso e tuttavia è comprensibile che quanto esposto nel paragrafo ‘Amore’ abbia attirato l’attenzione di numerosi capi scout, di non pochi genitori e dei massmedia. Dei contenuti della ‘Carta’ abbiamo saputo da alcuni amici genitori, a dir poco indignati, di Genova e di Milano, che ci hanno segnalato un articolo in materia apparso il 17 agosto sul ‘Secolo XIX’, che rimandava alla lettura in pdf del documento integrale. A titolo di curiosità la notizia avrebbe ottenuto sul sito del ‘Secolo XIX’ il 64,5% di ‘entusiasti’ (lecito pensare che la nota lobby si sia scatenata), il 16,1% di ‘indignati’, il 12,9% di ‘allibiti’, il 3,2% di ‘soddisfatti’, il 3,2% di ‘indifferenti’. Sul sito dell’Agesci, poi, ecco alcune considerazioni introduttive generali a firma di Elena Bonetti, Sergio Bottiglioni (incaricati nazionali della Branca Rover/Scolte) e di padre Giovanni Gallo, assistente nazionale della stessa Branca. “Il percorso di elaborazione e stesura della Carta del Coraggio – a partire dal capitolo nazionale fino al documento ultimo curato dagli alfieri – è stato un coraggioso spazio di autentico protagonismo dei rover e delle scolte, che, accompagnate da noi capi in un esercizio di democrazia, hanno potuto liberamente tracciare il futuro a cui guardano e dichiarare il proprio impegno a costruirlo”. Continuano i compiaciuti triumviri: “Il testo che è stato approvato dall’assemblea degli alfieri appartiene propriamente alle comunità Rover/Scolte, a tutti i rover e le scolte che con le loro azioni di coraggio, con esperienze reali e importanti, vi hanno dato anima”. Si legge inoltre: “La Carta sarà inviata alle comunità Rover/Scolte con l’inizio delle attività, dopo una dovuta revisione stilistica e grafica (NdR: “stilistica e grafica”… e i contenuti sono già sacralizzati???). Ancora: “La diffusione della Carta nella relazione con le Istituzioni locali e la Chiesa spetterà alle stesse comunità, secondo un itinerario che come Branca Rover/Scolte tracceremo”.

L’ACCESO DIBATTITO NEL SITO DELL’AGESCI

Il tema della famiglia e dintorni ha già provocato gravi turbolenze tra gli scout ad esempio del mondo anglofono, statunitensi e inglesi in prima fila. La stessa Agesci ne sta discutendo cautamente da tre anni. L’offensiva continua e massiccia della nota lobby da una parte, l’avvicinarsi del Sinodo dei vescovi sulla famiglia dall’altra provocano certamente un riacutizzarsi delle tensioni sull’argomento all’interno del mondo cattolico italiano. Basta constatare quanti commenti, spesso aspri, sono apparsi sul sito dell’Agesci fino ad oggi; non meno alta la temperatura tra chi valuta la lettera - apparsa nel sito di ‘NotizieProVita’ - di alcuni capi Agesci che dichiarano di “prendere le debite distanze” dal documento e ribadiscono: “Non abbiamo alcuna intenzione di educare i nostri ragazzi alle deliranti teorie del gender”.

Sul sito dell’Agesci tra i favorevoli al paragrafo “Amore” della ‘Carta’ si cita spesso papa Francesco. Scrive Nunzio: “Papa Francesco ha detto: “Chi sono io per giudicare?”… (ma dimentica il resto della frase). E Gianvito: “Andare verso le periferie, se non sbaglio è quello che Francesco urla dall’inizio del suo pontificato, non fa altro che invitare all’Amore e alla Misericordia. I ragazzi non hanno bisogno di teologi o esegeti, ma soltanto di Testimoni. (…) Non pensate che l’azione dello Spirito Santo possa essersi manifestata anche attraverso i ragazzi di S. Rossore?” Uno che si definisce ‘Scova le differenze’: “Fare copia e incolla di pezzi del Catechismo è pressappochista se non lo si è letto nella sua interezza. Sostenere che domande controverse su argomenti controversi poste, tra l’altro, dai vescovi di Cristo che vivaddio in vista del Sinodo applicano il Vaticano II e non il processo tridentino, non dovevano sollevare risposte controverse, stimolanti, provocatorie è altrettanto pressappochista”. E Gianluca: “Abbandonate le crociate! Imparate ad amare! Smettete di giudicare percorsi che non conoscete!”. Segue Giovanni: “Ma Marco che dice che la famiglia è una e una soltanto, vive su Marte? No, perché là fuori di famiglie ce ne sono di tutti i tipi… che lui lo voglia riconoscere o no…”. Tra i commenti favorevoli al paragrafo “Amore” della ‘Carta’ apparsi su ‘NotizieProVita’ notiamo quello di Francesca: “Sono fiera di pensarla in questo modo perché, come dice papa Francesco, “Chi sono io per giudicare?” e quello di Francesco: “Sinceramente che al magistero della Chiesa non vada bene il discorso sull’omosessualità interessa relativamente poco”.

Tra i molti commenti negativi, sempre al paragrafo controverso, sul sito dell’Agesci si ricordano in genere passi del Catechismo della Chiesa cattolica, del Vecchio e soprattutto del Nuovo Testamento. Cesare invita “a non strumentalizzare le parole del Papa che parla evangelicamente di non giudicare, ma che non fa strappi alla legge di Dio”. Per Marco il paragrafo “è vergognosamente fuori dai canoni cattolici”. Emanuele nota che “la delusione è forte nel constatare come una storica associazione come quella degli Scout non ha saputo tenere fermi i valori fondanti del Vangelo, ma si è lasciata trascinare dalle maree del politically correct”. Per Matteo “quello che amareggia e delude ancor di più è il più totale silenzio sulla questione da parte del comunicato introduttivo, che immagino sia stato approvato dagli altri vertici nazionali. Capisco che può non piacere smentire una, sia pur piccola, parte del documento presentato in pompa magna a Renzi e Bagnasco, ma stiamo parlando di argomenti fondamentali! Se no, tanto vale togliere la C dalla nostra sigla, che a questo punto sta lì per bellezza”. Anche altri si soffermano sulla questione della C di cattolici, giudicata ormai ipocrita e non più corrispondente alla realtà. Si affacciano anche ipotesi di scissione o di passaggio ad altre organizzazioni di scout: associazioni cattoliche come quella delle Guide e Scout d’Europa (il segretario della Congregazione per le Chiese orientali, l’arcivescovo Cyril Vasil’, ha presieduto la santa messa del 5 agosto al raduno internazionale – Eurojam – in Normandia e papa Francesco ha inviato un messaggio augurale) o addirittura aconfessionali come la CNGEI, che raduna gli scout laici. In uno degli ultimi commenti Giorgio scrive: “Le parole non servono più, il richiamo alle Scritture non è ascoltato, la dottrina della Chiesa non sembra illuminare nessuno. Qualcuno parla dello Spirito Santo presente a San Rossore. Altri possono dire che il documento sembrerebbe più il segno della presenza del fumo di satana”. Interviene allora un certo don Enrico che chiede (tutto in lettere maiuscole) “ufficialmente all’Agesci di chiudere qua questa penosa polemica! Scusate, ma non se ne può più!”. Ma così non avviene, perché subito gli si replica che “non è così che si affrontano le cose”. C’è chi nota come la nota lobby possa ben dichiararsi entusiasta della ‘Carta’ e sbandierare che i giovani cattolici ormai sono schierati per la teoria del ‘gender’.

Infine in diversi interventi ritorna un tema che suscita preoccupazione, quello della formazione cristiana dei ragazzi e prima di tutto dei capi scout. Scrive Francesco (che è un capo): “Questi ragazzi dovrebbero ricevere una formazione cristiana. La ricevono veramente o su di loro ha più presa il pensiero comune? (…) Purtroppo nel corso degli anni ho potuto constatare che una grande quantità di capi è piuttosto fragile sotto il punto di vista della fede e della fedeltà al Magistero. Questa situazione si riscontra tristemente a vari livelli, dal capo al suo primo anno di servizio fino a responsabili di zona o capi formatori. Nasce facilmente il pensiero malizioso che dietro a quelle strane affermazioni della Carta del Coraggio non ci siano solo le idee ancora acerbe delle scolte e dei rover, ma un pensiero che serpeggia fra gli educatori dell’associazione”. E’un’opinione questa che trova diversi consensi nei commenti registrati. Preoccupa la constatazione, ma non stupisce. E su questo per oggi chiudiamo.