BAGNASCO: FUORVIANTE RIDURRE SINODO A COMUNIONE  PER DIVORZIATI RISPOSATI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 22 settembre 2014

 

Prolusione molto intensa in apertura del Consiglio permanente della Cei – Tra i temi principali anche le persecuzioni anti-cristiane, “l’oscura seduzione del fanatismo terrorista”, la famiglia come pubblico progetto di vita, la gente “stremata” dalla situazione economica (con un “fisco predatorio” e una “burocrazia asfissiante”), educazione e totalitarismo culturale. Bisogna avere il coraggio di andare pubblicamente controcorrente.

 

 

Le prolusioni del cardinale Bagnasco non sono mai banali né mielose e/o ambigue, ma sono uno stimolo (per chi ha un minimo di buona volontà) per riporsi le domande fondamentali sul senso della nostra vita, hic et nunc, nelle contingenze storiche in cui siamo immersi. Non ha fatto eccezione neppure la prolusione di questo pomeriggio, tenuta in apertura del Consiglio permanente della Cei. Il presidente dei vescovi italiani (che era stato ricevuto come di consueto sabato in udienza da papa Francesco), seguendo come sempre l’evangelico “Se sì, sì; se no, no”, ha indicato con chiarezza situazioni e strade da seguire perché un cristiano sia veramente tale, lievito e luce del mondo. A seguire alcuni stralci mirati con passi tra i più significativi.

Persecuzioni anticristiane: Insieme con un primo intervento economico che (…) arriverà ai perseguitati, c’è un’altra forma di prossimità di cui siamo debitori. E’ la testimonianza più coraggiosa e convinta della fede: nel nostro Paese vivere da cristiani non pone a rischio la vita, ma non di rado provoca incomprensioni e derisione. E’ un debito che abbiamo per rispetto al sangue dei martiri.

Seduzione del terrorismo: Un altro fenomeno, che non può non interrogare, è l’oscura seduzione che il fanatismo terroristico sembra esercitare nel vecchio mondo. Non ci si deve meravigliare più di tanto: il nostro continente è vecchio perché privo di ideali veri, senza una cultura alta capace di far vibrare le menti e gli animi, di suscitare sentimenti e passioni nobili, di sprigionare energie, di alimentare un giusto senso di appartenenza. E’ ricco di cose, ma povero di significati. Per questo è debole. Gli unici ideali sembrano essere il profitto e il potere. La parola d’ordine, invisibilmente concertata (Ndr: notare l’avverbio), sembra essere “omologare”, rendere tutto – persone, cose, religioni, civiltà, valori – appiattito, uniforme, svuotato: una specie di poltiglia incolore e insapore, talmente tiepida da suscitare indifferenza e nausea. La monotonia e la noia subentrano, la vita si veste di grigio: l’uomo non vive di solo pane, ma anche di ideali nobili e, quando questi sono negletti e derisi, allora l’uomo si svuota e rischia di diventare più sensibile a scopi che si presentano forti ed esaltanti anche se turpi. Prima che a uno scontro di forze, forse dobbiamo pensare ad un confronto di significati. (…) La coscienza è il punto di forza di ogni uomo e di ogni popolo e svuotare la coscienza – come si sta facendo – è un crimine incalcolabile contro l’umanità (NdR: riflessione complessiva molto acuta e interessante quella del cardinale… ci pensino tutte le ‘anime belle’ pronte a ogni compromesso con la società secolarizzata…poi stupite se si producono anche conseguenze di un certo tipo, molto spiacevoli come vediamo ormai giornalmente) 

Sinodo sulla famiglia/1: L’orizzonte (del tema) è ampio e coinvolge le preoccupazioni di tutti i Pastori: l’educazione all’amore che non è pura emozione, la consapevolezza del sacramento del matrimonio e della sua grazia, la preparazione al matrimonio come cammino di fede, la coscienza che l’amore di coppia chiede di essere difeso, alimentato e risanato quando viene ferito, la difficile educazione dei figli, l’armonizzazione dei temi della famiglia con quelli del lavoro, le situazioni di separazione e divorzio, le convivenze… Queste ed altre ancora sono le sfide che noi Pastori ben conosciamo e di cui, insieme con i nostri Sacerdoti, ci prendiamo cura ogni giorno nella prossimità che caratterizza la Chiesa in Italia. Sarebbe gravemente fuorviante ( NdR: notare l’avverbio) ridurre i lavori del Sinodo – come sembra indotto dalla pubblica opinione – alla prassi sacramentale dei divorziati risposati.(Ndr: sarebbe bello che il card. Bagnasco sia ascoltato da chi vuole ad ogni costo forzare le cose, adducendo le ‘grandi attese’ di una -larga?-  parte dell’opinione pubblica)

Sinodo sulla famiglia/2: E’ necessario tornare a pensare e a pensare insieme: bisogna traguardare la “dittatura del pensiero unico e omologante”, come dice il Papa. Appartiene alla nostra missione aiutarci ed aiutare a reagire alla cultura delle frasi emotive, delle parole ad effetto, della ricerca di consenso, dell’intimidazione. Le questioni serie non si affrontano con battute o slogan che attirano applausi o assimilandoci alla mentalità del secolo, ma con la fatica del pensare, con il tempo e il metodo (Ndr: ma quanto lo permette la nostra società del ‘tutto e subito’?). Il popolo ha una sua sapienza e il senso della fede: nonostante errori e limiti, il “popolo è il compendio di ciò che nell’uomo è genuino, profondo, sostanziale” (Romano Guardini, Dostojevskij).

Sinodo sulla famiglia/3: Trascurare la famiglia o, peggio, indebolirla con forme somiglianti, significa rendere fragile e franosa la società intera. In un progetto di vita che un uomo e una donna pubblicamente dichiarano e assumono con il matrimonio, la collettività riconosce un “soggetto” con doveri e diritti ai quali lo Stato si obbliga. (…) Per questo la famiglia non è una questione privata, ma pubblica: è un bene non solo per la coppia, ma per tutti.

La gente è stremata: Tornando al nostro amato Paese, le notizie parlano ancora di recessione (…) Come pastori dobbiamo testimoniare che serpeggia una depressione spirituale che non solo fa soffrire chi ha perso il lavoro o i giovani che non l’hanno ancora trovato, ma che debilita le forze interiori e oscura il futuro. Fino a quando? Chiediamo a tutti i responsabili della cosa pubblica, a coloro che hanno risorse finanziarie o capacità imprenditoriali, di fare rete “super partes”, poiché la gente è stremata e non può attendere oltre. (…) L’occupazione difficile e il fisco predatorio, la burocrazia asfissiante e la paura diffusa di fare passi sbagliati, tutto concorre a non creare lavoro nei vari settori del pubblico e del privato, non stimola l’inventiva, non trattiene i giovani nel Paese. (NdR: notare la chiarezza e nel contempo durezza degli aggettivi usati)

Educazione e totalitarismo culturale: Viviamo nella cultura dell’apparenza, in una specie di bolla virtuale piena di fantasmi e di miti che abbagliano, ma che sono vuoti. Una bolla che continuamente dispensa sogni di cristallo, destinati a frantumarsi sotto i colpi della vita. E quanto più i burattinai del mondo se ne accorgono, tanto più la gonfiano – questa bolla – perché continui ad incantare. Ma l’uomo non può vivere sempre nel vuoto. (…) Il totalitarismo del pensiero unico decide che cosa esiste e che cosa no, di che cosa si può parlare e di che cosa è proibito, pena la pubblica gogna (NdR: Casi recenti e meno recenti di cronaca sono lì a dimostrarlo).

Contro l’arroganza il coraggio di andare controcorrente: E’ un “totalitarismo culturale” che si mostra tanto più arrogante quanto più è vuoto; tanto più pauroso e sospettoso quanto più è nudo. Dall’individualismo libertario l’uomo concreto – paradossalmente – è estromesso e sostituito da poteri anonimi, da burocrazie impersonali, da meccanismi artificiali, da logiche di produzione e di profitto. E’ ‘scaricato’ dalla società in nome di una libertà senza legami (…) E’ più facile dirgli: Sei libero, decidi di vivere o di morire; di accogliere la vita fragile o di sopprimerla; di essere fecondo nel dono di te stesso oppure di produrre un bambino anziché dirgli: In qualunque situazione ti trovi, non sei solo, la comunità sociale è con te e ti accompagna con ogni risorsa, poiché la tua vita è anche un nostro bene. Esiste una via d’uscita? Le nostre parrocchie, associazioni sono luoghi (…) emancipati dall’omologazione, ma auspichiamo che ce ne siano anche altri dove si possa dire, senza complessi di minorità, che questa cultura è totalitaria e vuota, “Il re è nudo!”. E quante più persone e comunità lo diranno senza rancori ma con chiarezza, tanto più il giorno della libertà sarà vicino. (…) Ogni persona che ha il coraggio di andare controcorrente, ogni gesto che contraddice gli schemi del pensiero dominante in fatto di amore, famiglia, vita, cristianesimo, identità e storia, giustizia e pace… trascende ogni singola persona e fa luce attorno. Interpella il mondo e pone la premessa che altre luci si accendano nella libertà di pensiero e di parola. E’ necessario il risveglio delle coscienze. Il Vangelo è il libro della libertà, perché Cristo è la libertà di Dio apparsa nel mondo.