CCEE-POZNAN/MONS. VERES: L’UNGHERIA DIFENDE LE FRONTIERE D’EUROPA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 1 ottobre 2018

 

Pubblichiamo la seconda delle interviste fatte a Poznan nei giorni scorsi, in occasione dell’annuale assemblea plenaria del CCEE. Il tema trattato era quello della solidarietà in Europa. L’Ungheria è nel mirino dell’attuale maggioranza del Parlamento europeo e dei poteri politici e mediatici che dominano l’Occidente: per costoro è una sorta di ‘pecora nera’ d’Europa anche per la sua politica sull’immigrazione. Ma la Chiesa cattolica come la pensa? Risponde mons. András Veres, presidente della Conferenza episcopale ungherese.

 

Dal 13 al 16 settembre Poznan ha ospitato l’assemblea annuale dei presidenti delle Conferenze episcopali europee ( vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/808-ccee-vescovi-europei-poznan-spunti-dall-assemblea.html ). Il tema analizzato era quello della solidarietà in Europa. A margine dei lavori abbiamo fatto alcune interviste a presidenti di Chiese particolarmente interessanti per motivi diversi. La prima al presidente della Conferenza episcopale greca, monsignor Sevastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene e amministratore apostolico di Rodi (https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/810-ccee-grecia-arcivescovo-rossolatos-l-europa-cattolica-ci-aiuti.html). La seconda al presidente della Conferenza episcopale ungherese, monsignor András Veres, vescovo di Györ.

L’intervista è stata fatta a Poznan sabato 15 settembre a pochi giorni dalla decisione  del Parlamento europeo di richiedere l’avvio di una procedura sanzionatoria contro l’Ungheria. I motivi addotti per tale inaudita procedura? La situazione dei diritti democratici nel Paese anche in relazione al tema dell’immigrazione. Martedì 18 settembre la reazione del Parlamento ungherese che, sempre a maggioranza, ha invitato il Governo a “non cedere al ricatto” e a “rifiutare le accuse ingiuste contro l’Ungheria”; il Parlamento ungherese ha respinto la risoluzione del Parlamento dell’Unione europea, che “ha trasgredito le proprie competenze e ha violato la sovranità di un Paese”.

Come ha reagito la Chiesa cattolica ungherese, rappresentata a Poznan dal presidente della sua conferenza episcopale, il vescovo András Veres, successore del cardinale Peter Erdö? In una breve conferenza-stampa monsignor Veres si è dichiarato “triste” per la decisione di Strasburgo, ingiusta contro un Paese come l’Ungheria. Con lui abbiamo poi approfondito l’argomento nell’intervista che segue.

 

Monsignor Veres, qualche giorno fa, il 12 settembre, il Parlamento europeo si è espresso a favore dell’avvio di una procedura sanzionatoria verso l’Ungheria, perché – a parere dei 448 favorevoli (contro 197) – vi “si riscontra un chiaro rischio di grave violazione dei valori dell’UE”.  Quest’anno il tema dell’assemblea del CCEE qui a Poznan è la solidarietà in Europa. La decisione del Parlamento di Strasburgo Le sembra un esempio di solidarietà europea?

Penso proprio di no e ne sono amareggiato. Sicuramente secondo me tale decisione non fa crescere la solidarietà in Europa. Se ogni Paese dell’Unione europea è indipendente, deve procedere con la politica che si è liberamente scelto. In questo caso lo Stato ungherese ha deciso di difendere i propri confini e quelli continentali, in piena conformità alla legislazione europea. L’Ungheria non vuole che entrino nel Paese persone senza documenti, migranti illegali. Se riescono a entrare, è evidente che vanno controllati. Lo Stato ungherese fa ciò che la legislazione europea pretende da ogni Stato membro dell’UE.

L’Ungheria dunque con la sua politica rende un buon servizio all’Unione europea…

Sì, appunto. La storia si ripete. Nella storia l’Ungheria ha difeso più volte l’Europa cristiana dagli invasori che arrivavano da oriente. Nel XV secolo si ricordano le vittorie del nobile Giovanni Hunyadi e del francescano Giovanni da Capestrano (santo nel 1690) contro i turchi. Nel XVI secolo l‘Islam ha occupato per un secolo e mezzo l’Ungheria e ha sottomesso, anzi cancellato la Chiesa: in quei decenni non abbiamo avuto né sacerdoti né vescovi. Solo alcuni francescani potevano prestare il loro servizio in qualche località. Anche oggi l’Ungheria agisce in favore dell’Europa. Alcuni politici sono di diversa opinione: in questi anni sembrano più forti e riescono a influenzare la politica europea, però in direzione contraria della legislazione europea.

 

IN UNGHERIA C’E’ UNA GRANDE LIBERTA’ DI ESPRESSIONE, FORSE PIU’ CHE NELL’EUROPA OCCIDENTALE

Perché secondo Lei l’immagine dell’Ungheria nella maggioranza dei media europei è così negativa?

E’ un fenomeno che dura già da alcuni anni. Dal 2010 abbiamo un Governo che non è né liberale né socialista, ma cristiano-democratico. Con i Governi precedenti, socialisti e liberali, di critiche europee non se ne sentivano: tutti tacevano. Ma, già dallo stesso 2010, è incominciata una campagna anti-ungherese fondata su critiche che non corrispondono alla realtà dei fatti. Tali critiche destituite di fondamento sono riecheggiate anche durante la seduta del Parlamento europeo del 12 settembre. Ci accusano di autoritarismo, di discriminazione, di crudeltà verso i migranti. Per esempio: si strepita per una presunta limitazione della libertà di stampa. Invece da noi realmente c’è una grande libertà di espressione. Penso che nel resto dell’Occidente non si potrebbe attaccare tanto violentemente il Governo come fanno alcuni giornalisti in Ungheria…

 

LA NUOVA COSTITUZIONE PRO-VITA E PRO-FAMIGLIA SCANDALIZZA TANTI POLITICI E GIORNALISTI EUROPEI

Ma questi attacchi non hanno un’origine anche nell’approvazione della nuova Costituzione pro-vita e pro-famiglia del 2011?

Sì, certo, proprio per questo la nostra Legge fondamentale è stata attaccata da molti politici e media europei già appena nata. Affermare, come si fa nella Costituzione, che l’Ungheria ha radici cristiano-ebraiche non piace a molti, nemmeno ai nostri socialisti e liberali. Gli articoli che difendono la vita dal concepimento o il matrimonio tra uomo e donna scandalizzano tanti politici e giornalisti europei. Anche quelli ungheresi, dato che nel voto di Strasburgo i nostri deputati socialisti e liberali hanno votato per l’approvazione, quindi contro il loro Paese, cioè il nostro, cioè l’Ungheria.

 

IL GOVERNO UNGHERESE HA FATTO PER LA TUTELA DELLA FAMIGLIA PIU’ DI OGNI ALTRO GOVERNO IN EUROPA

Nella Legge fondamentale del 2011 si afferma che l’Ungheria “tutela l’istituto del matrimonio quale unione volontaria di vita tra l’uomo e la donna, nonché la famiglia come base della sopravvivenza della Nazione. L’Ungheria sostiene l’impegno ad avere figli. La tutela della famiglia è regolata da legge organica”. Che cosa ha fatto il Governo fin qui per avvalorare tali affermazioni?

Secondo me il Governo attuale ha fatto per la tutela della famiglia più di ogni altro governo in Europa. Quest’anno è l’anno della famiglia. Ecco alcuni provvedimenti: deduzioni fiscali dal 2015 per i giovani che si sposano, assegni mensili per famiglie con figli (indipendentemente dal numero), riduzione delle bollette, facilitazioni per l’acquisto di una nuova casa, acquisto di buoni del tesoro per ogni nuovo nato, vacanze sociali, agevolazioni per le madri che lavorano, gratuità dei libri di testo fino al nono anno scolastico, incoraggiamento a tenere gli anziani in famiglia.

L’Ungheria? La definiscono ‘pecora nera’ d’Europa, d’un egoismo inaccettabile…

E’ vero il contrario: sia il Governo che la Chiesa cattolica hanno inviato in questi ultimi anni tanti soldi per aiutare i cristiani perseguitati ( e i non cristiani) in loco, in Iraq, in Libano e in genere nel Medio Oriente in guerra. Il Governo ha anche istituito un vero e proprio Ufficio per i cristiani perseguitati nel mondo. L’Ungheria non è solidale, si dice? Nei giorni scorsi abbiamo avuto l’assemblea plenaria dei vescovi ungheresi e abbiamo deciso di fare una nuova colletta – che durerà fino a Natale – in favore dei cristiani perseguitati che vogliono tornare e ricostruire la loro casa.

Sono noti gli intensi rapporti dell’Ungheria con i patriarchi orientali, dal patriarca iracheno e caldeo Louis Sako al patriarca libanese e maronita Béchara Raï…

Durante i lavori sinodali sulla famiglia tutti i patriarchi mediorientali hanno sempre chiesto apertamente, davanti al Santo Padre e ai confratelli vescovi del mondo, l’aiuto in loco, in modo che i cristiani potessero restare a casa propria, nella loro terra  o comunque tornarci dopo un periodo nei campi-profughi. Vivere nella propria casa, in patria, per me è molto importante. Va molto al di là del fatto fisico di risiedere là dove si hanno le proprie radici, è un fatto interiore, psicologico, che ti dà grande forza -anche se sei poveroper vivere la tua vita. La patria per tutti noi è di importanza fondamentale.

 

LE CRITICHE DI PARTE DELLA STAMPA CATTOLICA IN EUROPA? UNA EVIDENTE MANCANZA DI INFORMAZIONE SULLA REALTA’ UNGHERESE

Una parte della stampa cattolica in Europa critica anche aspramente la politica ungherese. Ho letto qualche giorno fa su un media che si dice cattolico un titolo: “La via sempre più dura dell’Ungheria contro i migranti”. Perché tale accanimento ingiusto?

Penso che tutto ciò derivi da una evidente mancanza di informazione reale dall’Ungheria. Credo che le notizie sull’Ungheria vengano ‘filtrate’ attraverso le grandi agenzie di stampa, che non guardano certo all’Ungheria con favore…

Come si concilia l’atteggiamento della Chiesa ungherese con l’immagine – quella percepita dall’opinione pubblica – di un papa Francesco fautore di un’accoglienza indiscriminata dei migranti? E’ vero però che, se si leggono bene le parole pronunciate sull’argomento (davanti al corpo diplomatico o nelle conferenze-stampa in aereo), questa immagine può apparire un po’ fuorviante…

Il Santo Padre ha detto anche che è meglio aiutare a casa propria tutti quelli che vorrebbero partire. Chi è già partito, certo va aiutato. E noi l’abbiamo fatto quando nell’estate del 2015 un’enorme massa si è accalcata alle frontiere ungheresi ed è entrata nel Paese. Abbiamo aiutato 24 ore su 24, anch’io sono stato in un campo di raccolta. Abbiamo fatto tutto il possibile a livello diocesano, con interventi della Caritas. Però va evidenziato che nessuno tra quelli che abbiamo soccorso era intenzionato a restare in Ungheria: tutti volevano raggiungere l’Austria, la Germania, altri Paesi. E allora torniamo all’inizio: l’Ungheria, perseguendo la sua politica dell’accoglienza, difende le frontiere del continente europeo. 

 

15 OTTOBRE 2018: ‘RICORDIAMO INSIEME’ A PIAZZA SAN PIETRO E ALL’EX-COLLEGIO MILITARE NEL 75.MO DELLA RAZZIA NAZISTA NEL GHETTO DI ROMA DEL 16 OTTOBRE 1943

 

Segnaliamo con piacere che anche quest’anno (ricorre il 75.mo anniversario) l’associazione ‘Ricordiamo Insieme’ commemorerà la razzia nazista del 16 ottobre 1943 nel Ghetto di Roma e la conseguente deportazione ad Auschwitz di oltre mille ebrei romani con alcuni momenti di riflessione comune. In particolare:

Lunedì pomeriggio 15 ottobre alle 15.30 è previsto un incontro presso l’Obelisco di Piazza San Pietro, con interventi di ‘Ricordiamo Insieme’ e di padre Etienne Vetö (Gregoriana, direttore del Centro Cardinal Bea per gli studi giudaici), con testimonianze e canti. Seguirà la ‘marcia dei mille passi” fino a Palazzo Salviati (oggi Centro Alti Studi della Difesa), ex-Collegio militare in cui furono radunati gli ebrei catturati nella razzia dell’ottobre 1943. Lì, a piazza della Rovere 83, alle 17.00 incomincerà  il momento commemorativo solenne, con interventi di Noemi Di Segni, Ruth Dureghello, Riccardo Di Segni, l’ordinario militare per l’Italia arcivescovo Santo Marcianò, il pastore evangelico luterano Michael Jonas, l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede David Oren, il generale Massimiliano Del Casale. Previste testimonianze, canti (coro Ha-Kol) e scoprimento di una lapide commemorativa. Chi desiderasse partecipare all’evento è pregato di inviare una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Ricordiamo che su questo stesso sito www.rossoporpora.org è apparsa la cronaca della commemorazione del 2017 (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/731-roma-16-ottobre-43-dovevamo-esserci-e-non-ci-siamo-stati.html ). In quell’occasione avevamo evidenziato in particolare i contenuti dell’intervento di don Filippo Morlacchi (da pochi giorni a Gerusalemme) presso l’Obelisco di Piazza San Pietro.