CCEE-GRECIA/ARCIVESCOVO ROSSOLATOS: L’EUROPA CATTOLICA CI AIUTI!  - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 24 settembre 2018

 

Pubblichiamo la prima delle interviste fatte a Poznan nei giorni scorsi, in occasione dell’annuale assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE). Il tema trattato era quello della solidarietà in Europa. La Chiesa cattolica greca è in una situazione precaria, sia pastoralmente che economicamente: la testimonianza drammatica del presidente della Conferenza episcopale, monsignor Sevastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene

  

Dal 13 al 16 settembre Poznan ha ospitato l’assemblea annuale dei presidenti delle Conferenze episcopali europee ( vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/808-ccee-vescovi-europei-poznan-spunti-dall-assemblea.html ). Il tema analizzato era quello della solidarietà in Europa. a margine dei lavori abbiamo fatto alcune interviste a presidenti di Chiese particolarmente interessanti per motivi diversi. La prima al presidente della Conferenza episcopale greca, monsignor Sevastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene e amministratore apostolico di Rodi. Nell’intervista il presule settantaquattrenne testimonia di una situazione drammatica, ignorata o mal conosciuta dal resto d’Europa…

Monsignor Rossolatos, parliamo della Chiesa cattolica in Grecia…incominciamo dalle cifre…

Il nostro Paese conta 11 milioni di abitanti, in grande maggioranza cristiano- ortodossi. I cattolici oggi sono stimati a circa 200mila, quattro volte di più che non fino agli Anni Ottanta, quando erano quasi tutti di nazionalità greca.

A che cosa si deve il grosso aumento?

Da trent’anni conosciamo il fenomeno massiccio dell’immigrazione: dalle Filippine, dalla Polonia e, soprattutto dal crollo del Muro di Berlino in poi, sono arrivati albanesi e ucraini. Negli ultimi anni abbiamo anche un afflusso di mediorientali, africani, migranti dallo Sri Lanka. E’ così che il numero dei cattolici in Grecia si è moltiplicato.

 

CRISI PASTORALE, CRISI VOCAZIONALE, CRISI ECONOMICA

Ciò evidentemente pone problemi di diverso genere…dapprima di carattere pastorale…

Oggi i cattolici che vivono in Grecia non sono in maggioranza di cultura greca. Negli anni del primo afflusso di immigrati i Paesi di provenienza non potevano mandarci sacerdoti. Abbiamo dunque cercato di fare quanto pastoralmente possibile con i sacerdoti greci, grazie a un po’ di inglese o di albanese. Sono poi arrivati gradualmente alcuni sacerdoti polacchi, oggi una decina…

Nel contempo, ad appesantire la situazione, è sopravvenuta la crisi delle vocazioni greche

… con la conseguente carenza di sacerdoti e di operatori pastorali. Adesso la metà dei parroci in Grecia sono stranieri. Guardi anche solo ad Atene: in cattedrale troviamo i filippini, dai gesuiti i polacchi, in un’altra parrocchia greci, filippini e africani… Insomma pastoralmente il volto della Chiesa in Grecia è molto cambiato: va bene così, ma si ha un gran bisogno di sacerdoti che parlino la lingua degli immigrati.

Sulla crisi pastorale si è poi innestata quella economica, gravissima… i greci hanno qualche responsabilità?

Certo. I governi greci hanno pesanti responsabilità, dato che hanno sempre chiesto grandi prestiti senza però avere la possibilità concreta di restituire tutto il danaro. Si è creato un circolo vizioso: i governi, per restituire almeno in parte, si oberavano di nuovi debiti… Inoltre è grave anche la responsabilità delle banche, che invitavano i cittadini a chiedere sempre prestiti. Con la crisi, numerosissime famiglie si sono trovate sulle spalle debiti enormi, insostenibili con le banche…

Ci sono responsabilità pesanti anche da parte dell’Unione europea?

L’Unione europea ha accettato la Grecia nell’Unione Europea senza che la Grecia soddisfacesse le condizioni necessarie per l’ammissione. Lo Stato greco non era ben organizzato e non corrispondeva agli standard europei. Pian piano la crisi ha messo a nudo le debolezze dell’organizzazione amministrativa greca: è una crisi che ha sconvolto il tessuto sociale.

 

DICIASSETTE DIMINUZIONI DELLA PENSIONE, LE TASSE SUGLI IMMOBILI DAL 3,5 AL 48-50%…

Ci illustri qualche conseguenza della crisi tra i greci…

In questo momento i disoccupati sono circa un milione su 11 milioni di abitanti. Fino a qualche tempo fa, essendo ancora solidi i legami familiari, genitori e nonni potevano aiutare finanziariamente figli e nipoti senza lavoro. Per far fronte alla situazione catastrofica il governo ha però dovuto diminuire sensibilmente, poco alla volta ma in tante, ripetute occasioni, sia stipendi che pensioni. Per il 2019 ci si attende un nuovo dimagrimento, il diciassettesimo della serie. Quindi la gente non sa più che fare: diminuiscono gli stipendi, diminuiscono le pensioni, nel contempo aumentano i prezzi, i debiti sono sempre lì. Sono in molti a chiedere aiuto alla Chiesa…

Ma anche la Chiesa si troverà presumibilmente in una situazione economica precaria…

La crisi ha originata una situazione completamente nuova anche per la Chiesa. Le diocesi vivevano soprattutto degli affitti versati da chi risiede negli immobili di proprietà. Le somme raccolte servivano in gran parte per i bisogni pastorali. Pagavamo il 3,5% di tasse sugli immobili: negli ultimi anni tali tasse sono cresciute al 48-50%. Capisce? Dal 3,5 al 48-50% . E negli anni a venire non è ipotizzabile una diminuzione. Come Conferenza episcopale non sappiamo più che fare, siamo su una strada senza uscita.

 

LE CARITAS EUROPEE NON AIUTANO LA CHIESA GRECA, MA SOLO I MIGRANTI

Qui a Poznan, in questo incontro annuale delle Conferenze episcopali continentali, il tema è quello della solidarietà in Europa…

Bisogna pur dire che in genere nel resto d’Europa vige – a proposito di solidarietà - una mentalità ecclesiale che secondo noi greci è sbagliata. Certo di aiuti ne arrivano in Grecia dalle Caritas europee, per milioni di euro: ma sono aiuti per i migranti, in gran parte musulmani, che sono nei campi di raccolta…sessantamila persone, tra le quali i cattolici non arrivano neanche a mille.

E gli aiuti per la Chiesa greca?

Noi, Chiesa greca, che abbiamo gravissimi problemi anche pastorali con ricadute economiche pesanti, non riceviamo niente dal resto dell’Europa ecclesiale. Ho incominciato a costruire una chiesa per i greci e gli albanesi vicino all’aeroporto di Atene, in una zona sprovvista di strutture ecclesiali… quaranta chilometri senza una chiesa cattolica!...la costruzione della chiesa è però ferma, perché non abbiamo più i soldi necessari per proseguire. Mi viene in mente, a questo proposito, che in certi Paesi dell’Unione europei le chiese vuote le vendono… ma di soldi per costruire le chiese necessarie in Grecia non ce ne danno… il loro è un ragionamento curioso dal punto di vista della solidarietà ecclesiale. Noi dobbiamo costruire chiese per gli immigrati, ma non abbiamo i soldi. Abbiamo bisogno di sacerdoti, che però non possiamo sostenere economicamente. Non siamo più in grado di affittare locali. La Conferenza episcopale dovrebbe avere una propria casa, ma le tasse da pagare sono gravose e dunque dobbiamo rinunciare. Dobbiamo sostenere un ufficio stampa, un giornale diocesano, alcuni impiegati, stampare i testi più importanti del Magistero… ma con quali soldi? Con questa crisi economica non possiamo servire il nostro popolo, greci e immigrati.

 

CHIEDIAMO ALLE CHIESE CATTOLICHE D’EUROPA UNA SOLIDARIETA’ CONCRETA E CONTINUA

Che cosa pensate di fare per modificare tale situazione di scarsa solidarietà?

Stiamo preparando una lettera per la Congregazione delle Chiese orientali, da cui dipendiamo, per presentare la nostra situazione, da affrontare con interventi strutturali, non occasionali. Poi, per quanto riguarda le Conferenze episcopali del resto d’Europa, spero di poter far presente tale situazione ai miei confratelli presidenti qui a Poznan perché mi dicano quale solidarietà pensano di poter concretizzare nei nostri confronti.

Lei mi accennava prima a un dato di fatto che oggi suona curioso…

Noi non abbiamo colpe per la situazione in cui ci siamo venuti a trovare. Fino agli Anni Sessanta la Chiesa cattolica in Grecia era sostenuta per il 90% da aiuti esterni; i vescovi hanno valorizzato le proprietà che avevano, soprattutto terreni,  trasformandole in immobili da affittare. Tanto che, prima della grande crisi,dipendevamo dagli aiuti esteri solo per il 10%. Oggi invece siamo completamente dipendenti da aiuti esteri. Tra cinque o sei anni potranno diventare sacerdoti i giovani che frequentano il Seminario neocatecumenale, che ho creato: ma oggi e a breve termine non ci sono sacerdoti in numero sufficiente. Ho tredici sacerdoti diocesani e ne ho altri 10 pensionati, cui devo dare sostentamento: l’Europa cattolica ci pensa? Ci dicono: fate un progetto! Ma per coprire quale delle carenze tanto gravi quanto essenziali per la nostra sopravvivenza? Senza la solidarietà concreta e continua delle altre Chiese cattoliche europee, la Chiesa Cattolica greca non può andare avanti.

L’arcivescovo Sevastianos Rossolatos si è fatto effettivamente sentire presso i suoi confratelli a Poznan. Devono averlo ascoltato con attenzione, poiché nella conferenza-stampa finale di Varsavia sia il presidente del CCEE, cardinale Angelo Bagnasco, che il vicepresidente arcivescovo Stanislaw Gadiecki hanno voluto evidenziare il tema (aggiungendo anche la situazione economica difficile della Chiesa cattolica in Romania). Bagnasco: “Cercheremo come presidenza del CCEE di sollecitare le Conferenze episcopali per un possibile intervento”. Gadiecki: (ci si deve chiedere) “Quanto la Chiesa cattolica in Europa è connessa a quella greca, che è in una condizione precaria? Che cosa possiamo fare? Forse anche un ‘Erasmus’ cattolico per uno scambio di esperienze giovanili?”.