L’UMANITA’ DI ANGELINI E CASAROLI NEI RICORDI DI GIANNI GENNARI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 22 dicembre 2014

 

Rievocando con passione intatta e come se fossero avvenute un paio di giorni fa alcune sue vicende ecclesiali molto travagliate, sullo sfondo ecclesiale turbolento della Roma degli Anni Settanta, Gianni Gennari ricorda anche l’umanità – di cui porta grata testimonianza – dei cardinali Agostino Casaroli e Fiorenzo Angelini, molto diversi tra loro, ma uniti dalla stessa sensibilità umana.

   

Nato il 2 aprile 1940 a Roma, Gianni Gennari è un noto polemista, giornalista, teologo, studioso di santa Teresa di Lisieux, ordinato sacerdote nel 1965 e sposato religiosamente dal giugno 1984, dopo aver ottenuto due mesi prima il passaggio allo stato laicale. Ha collaborato, in particolare da vaticanista, tra l’altro a diverse testate Rai, a quotidiani di sinistra come “Paese sera”, a mensili cattolici come “Jesus”. Dal 1996 tiene la rubrica Lupus in pagina su Avvenire, il quotidiano della Cei, firmandosi dapprima con il significativo pseudonimo verghiano Rosso Malpelo, poi dal 2003 con il suo vero nome. Innumerevoli le polemiche scatenate, a partire dagli Anni Settanta, contro Gennari, considerato dalla destra anche ecclesiale un ‘prete catto-comunista’ per la sua vicinanza a Tonino Tatò e a Enrico Berlinguer; polemiche alle quali Gennari reagiva spesso intingendo la penna nel vetriolo. Con Gennari, vero archivio ambulante di quanto in ambito ecclesiale è accaduto soprattutto in quegli anni romani turbolenti, ci è piaciuto rievocare due episodi da lui vissuti che evidenziano l’umanità di due cardinali di cui in queste settimane si è parlato per ricordarne il centenario della nascita (Agostino Casaroli) o per rievocarne le molte imprese, essendosi spento il 22 novembre (Fiorenzo Angelini). Conoscendo il nostro interlocutore, noto anche per la sua informata facondia, ci attendevamo che, oltre a quanto chiesto, parlasse anche di molto altro. Così è stato.

 

Caro Lupus, vuoi ricordare – naturalmente a tuo modo… possiamo già immaginare che innaffierai abbondantemente l’albero del racconto, di certo frondoso  - il centenario (il 24 novembre) della nascita del cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato dal 1979 al 1990 (molto noto per la sua controversa Ostpolitik ) e il cardinale Fiorenzo Angelini, morto il 22 novembre a 98 anni? 

Sono due persone che a prima vista appaiono lontanissime l’una dall’altra, se consideriamo il loro servizio in ambito ecclesiale. Casaroli è l’uomo del dialogo discreto, della Ostpolitik; Angelini è l’uomo dell’apparato, delle cliniche, dell’Azione Cattolica di Gedda, dell’anticomunismo più totale, amico di Andreotti... 

 ... amico anche delle mobilitazioni di piazza... 

Sì, certo... gli piaceva stare con la gente... E ricordo la fotografia accanto a Pio XII, quando il Papa andò subito a San Lorenzo dopo il primo, devastante bombardamento alleato del 19 luglio 1943... Due persone, Angelini e Casaroli, così diverse eppure unite da una grande umanità che li affratella e me li ha fatti sentire vicini. Dal punto di vista ideale - come visione dell’uomo, e anche della Chiesa - ero e sono molto più vicino a Casaroli che ad Angelini... 

E chi mai, conoscendo la tua storia, lo metterebbe in dubbio? Raccontaci allora, per incominciare, della tua esperienza umana con Angelini... 

Nel 1970 mi ero visto costretto a lasciare il Seminario Minore di Roma. Tre anni prima Paolo VI aveva voluto sostituire totalmente i Superiori (e in quell’occasione avevo avuto, per obbedienza, qualche ruolo difficile e per me rischioso, come poi i fatti dimostrarono). A gennaio 1968 dimissionò poi improvvisamente il cardinale vicario Traglia, sostituito dal cardinale Dell’Acqua. Dopo tali cambiamenti  qualcuno incominciava a dire in giro che io ero “marxista” – una follia – ma “protetto” dal nuovo Rettore del Seminario minore, un grande pastore e un vero educatore, mons. Graziani, e quindi gli allievi, cui avevo insegnato prima storia della filosofia e poi - proprio in seguito ai primi attacchi con quella “calunnia” - italiano, greco e latino e storia, rischiavano di… “diventare comunisti come Gennari”. Ma le accuse continuavano e allora nel 1970, con mio dispiacere, e anche con quello di mons. Graziani, decisi di chiedere di trasferirmi come convittore presso il Pontificio Seminario di studi giuridici all’Apollinare, retto da un altro galantuomo, e un vero prete romano, mons. Carmelo Nigro, teologo e docente alla Lateranense.  Anche lì le calunnie continuarono a colpire, e capitava che il rettore stesso venisse come rimproverato per causa mia…

 

I RAPPORTI CON LA CERCHIA DI ENRICO BERLINGUER, SEGRETARIO DEL PCI

 

Penso che fossero ben noti i tuoi rapporti personali con Tonino Tatò, segretario particolare di Enrico Berlinguer, a sua volta segretario del Partito comunista italiano e con altri esponenti che venivano identificati come ‘catto-comunisti’… 

I “rapporti” erano semplicemente dati dal fatto che celebravo la Messa, la domenica, nella parrocchia della Natività a via Gallia. Ad un certo momento il cardinale vicario Poletti aveva letteralmente costretto a lasciare l’incarico il parroco, Don Luigi Della Torre, uomo e prete di straordinaria cultura e anche di autentica spiritualità. Era stato l’autore del libro “La Messa in italiano” ed era in contatto diretto con chi, all’interno del Vaticano su incarico di Paolo VI, curava la revisione dei testi liturgici. Dicevano che era di sinistra, anzi lo accusavano di filocomunismo, perché alla sua Messa, a mezzogiorno, venivano Franco Rodano, con sua moglie Marisa, e Tonino Tatò, segretario particolare di Enrico Berlinguer, dal 1972 segretario del Pci in crescita. Quando Don Gino – così lo chiamavano tutti – lasciò la parrocchia, le messa di mezzogiorno fu affidata a me…E a quella Messa Tatò con la moglie Giglia Tedesco, vicepresidente del Senato, e i coniugi Rodano, continuarono a venire ogni domenica, fino al 1982. Qualche volta appariva anche Mario Melloni, il notissimo “Fortebraccio” che scriveva i suoi corsivi all’arsenico su “L’Unità”, quotidiano del Pci. Nel 1977, così, Tatò mi fece conoscere in anticipo il testo della “Lettera al Vescovo Bettazzi”, con la quale Berlinguer cancellò l’ateismo e l’antireligione ideologica dalla realtà programmatica del Pci…Eppure contro di me l’accusa era sempre quella: comunista, e addirittura marxista! Tra l’altro, a questo proposito, mentre risiedevo ancora all’Apollinare c’era stato un episodio spiacevolissimo… 

Racconta... 

Venne da me un giovanotto, B.B. – se occorre potrei farne il nome, e conservo copia del misfatto – e mi disse che voleva confessarsi:  ad un certo punto mi domandò se avrebbe commesso peccato mortale mettendo nell’urna la scheda del partito comunista italiano. Gli chiesi se condividesse l’ideologia marxista-leninista del PCI, mi rispose di no e allora gli dissi di pensare in coscienza alle scelte possibili e aggiunsi che non ritenevo comunque che sarebbe stato peccato mortale votare in quel modo. Ma non era una confessione: solo una mascalzonata. Me ne accorsi quando pochi giorni dopo uscirono sul settimanale di destra “il Borghese” due pagine in cui in termini irridenti si riferiva la confessione al “prete rosso amico dei comunisti”. Per me questo fatto fu come l’avvio verso una nuova decisione di trasferirmi, per liberare anche mons. Nigro e l’Apollinare di una presenza scomoda, per quanto involontariamente. Era una ragione forte, ma passarono ancora un paio d’anni… 

Sei rimasto dunque fino al 1974… 

Sì, e quello fu un anno pieno di cose pesanti. A febbraio ci fu il cosiddetto Convegno sui mali di Roma, ideato da Don Luigi Di Liegro con l’approvazione del cardinale Dell’Acqua, vicario di Roma, che però era morto l’anno prima…Il nuovo Vicario, Ugo Poletti, non avrebbe voluto che si continuasse la preparazione, ma so per certo -come confermato anche dal segretario del cardinale Dell’Acqua (il francescano padre Marco Malagola) - che Paolo VI volle che si andasse avanti e Poletti dovette obbedire…Febbraio 1974: fu la prima grossa scossa, anche ecclesiale, a certe alleanze che a Roma venivano da lontano… 

Non è che si fossero rivelate complessivamente così negative… Intanto è del 1974 anche il referendum sul divorzio… 

Paolo VI non lo avrebbe voluto, ma l’iniziativa di Gabrio Lombardi, protetta da Fanfani, fu appoggiata con forza da monsignor Giovanni Benelli, Sostituto della Segreteria di Stato e uomo forte del Vaticano del tempo. Allora insegnavo ancora al Laterano ed ero viceassistente diocesano dei Laureati cattolici di Roma. Le discussioni sul divorzio divisero l’Italia e in una riunione a Sant’Ivo alla Sapienza, un paio di settimane prima del referendum, mi capitò di prendere la parola insieme ad altri: dissi che, per quanto mi riguardava, sarebbe stato meglio per la Chiesa non schierarsi come tale contro la legge Fortuna che vigeva dal 1970, ma ricordare la sua dottrina sul matrimonio e farla vivere anche preparando una migliore formazione dei fidanzati e delle famiglie…A quell’incontro era presente un giornalista del quotidiano socialista “L’Avanti”, Roberto Sciubba, che alla fine mi chiese se poteva scrivere sul giornale quello che aveva sentito. Ovviamente gli dissi che poteva, purché fosse onesto e non inventasse altre cose. Fu onesto, lui, ma la pubblicazione delle parole del “professore di teologia morale” fece rumore…Fu una tempesta improvvisa. Mi si chiese di smentire, ma non potevo farlo e non volevo mentire. La notizia finì anche in una “Tribuna Politica” per il referendum. Al Laterano, dove insegnavo e dove facevo parte del Consiglio di Facoltà in Teologia, mi inseguì una serie di accuse, e di fatto Fanfani chiese la mia testa alla Segreteria di Stato. Persi la cattedra di teologia morale, mi fu conservato un altro insegnamento in Pastorale e quello all’Ecclesia Mater, ma la tempesta fu dura…! 

Allora lasciasti anche l’Apollinare… 

Dopo la perdita della cattedra di teologia morale al Laterano, rimanere ancora all’Apollinare mi pareva impossibile. Ovviamente pensai di parlarne con il mio ordinario, il cardinale Poletti: “Scusi, eminenza, e adesso cosa posso fare, dove posso andare nel mio ministero di prete romano?” Risposta sorridente: “Beh, potrebbe tornare in famiglia!”, letteralmente! Ecco la mia risposta, con il cuore in gola: “Eminenza, ho 34 anni, ho lasciato nel 1970 il Seminario Minore per impedire calunnie e ingiustizie. Mi è stato tolto l’insegnamento di teologia morale, perché ho manifestato un parere che a cose fatte sarebbe stato saggio anche da parte ecclesiastica, e Lei ha taciuto, o addirittura, come mi hanno detto in molti, ha appoggiato certe decisioni. Ora lascio l’Apollinare per non essere di ostacolo al Pontificio Istituto, che ha una storia grande di quattro secoli, e Lei mi propone di tornare in famiglia? La mia famiglia mi ha donato alla Chiesa di Roma e Lei mi suggerisce di tornarci, ora che…il giocattolo è rotto?”. Il cardinale taceva, e tentò una mezza scusa: “No, non volevo dire questo...” Ma lo aveva detto. Risposi: “Va bene, ho capito, cercherò per conto mio…”

 

L’ANTICOMUNISTA ANGELINI NON ESITO’ AD AIUTARMI

 

E’ a questo punto che scopristi l’umanità dell’allora monsignor Angelini? 

Senti. L’anno prima, nel 1973, Angelini mi aveva chiamato per propormi una conferenza sulla teologia della morte al Policlinico Umberto I di Roma, davanti a centinaia di medici e operatori sanitari. Era stato cordialissimo e alla fine mi aveva detto che non aveva sentito mai una conferenza di quel genere così bella (gli piacque tanto che poi fu pubblicata nella rivista “Medicina e morale”, Ed. Orizzonte Medico: “Teologia della morte per l’uomo di oggi”, 1974, pp. 179-221): in pratica una trattazione dei “Novissimi” alla luce della cultura di oggi. 

E’ così che l’anno seguente ti rivenne in mente monsignor Angelini… 

Sì, pensai proprio di rivolgermi a monsignor Angelini. Lui subito mi disse che mi avrebbe aiutato e mi comunicò in pochi giorni che si era liberato il posto da cappellano in una “casa di riposo” per donne anziane, retta da Suore tedesche vicino alle Capannelle. Ad Angelini avevo ben ricordato chi ero, e lui sapeva benissimo che per qualcuno - anche tra i suoi intimi - ero “un pericoloso sovversivo di sinistra”; ciò però non  aveva impedito a lui – che non era di certo un ‘rosso’ – di darsi da fare per aiutarmi: in lui l’umanità, la bonarietà romana prevaleva spontaneamente anche sulle forti differenze ideologiche. Gliene sono stato e gliene sarò sempre grato… 

Com’è stato dalle suore tedesche a Capannelle? Hai trovato pace? 

Lì, con le Suore, c’erano tante signore anziane e per me gli anni che ho passato con loro sono stati un’esperienza veramente straordinaria, in umanità e anche in intensità di fede toccata con mano. L’accompagnamento al morire...il tenere la mano, il pregare insieme abbandonandosi alla Misericordia dell’abbraccio del Padre Celeste:  “Adesso andrai in Paradiso, incontrerai l’Angelo Custode, la Madonna ti verrà ad accogliere”...In 6 anni decine e decine di volte. Messa al mattino presto, Via Crucis, Rosario, visite nelle loro stanzette, tra tanta sofferenza e insieme tanta gioia di servire, da parte delle Suore e di passare il tempo fraternamente… 

Sei anni? E perché poi sei andato via? 

Già: perché? Continuavo la domenica a celebrare la Messa alla succursale della Natività (dov’ero stato spostato d’imperio) e continuavano le provocazioni degli estremisti ‘neri’.  Dal Vicariato nessuna difesa: qualche protesta del parroco, qualche visita della polizia davanti alla chiesa, in un caso anche una denuncia da parte nostra per percosse ad un fedele. 

Erano anni purtroppo di piombo in città e la violenza non era certo monocolore, anche solo se pensiamo ai sanguinosi assalti ‘rossi’ di via Acca Larenzia al Tuscolano o al rogo dei fratelli Mattei a Primavalle… 

Nel 1977 persi l’ultima cattedra di teologia, al Marianum, in conseguenza della rivelazione – provata - che un documento del Sant’Uffizio del tempo era stato in pratica copiato da un libro precedente di Autore illustre, il cardinale Pietro Palazzini, che aveva inserito di persona i suoi brani nel testo della Congregazione.…Nero su bianco: dieci pagine di un libro edito dalla Queriniana, a confronto, “La  dichiarazione  sull'etica  sessuale.  Premesse  e   rilievi  per  una lettura  teologica”,  Queriniana,  Brescia,     1976, pp.198.…Paolo VI fu addolorato della cosa – “Il Plagio del Vaticano” su tutti i giornali del mondo” – e non volle più ricevere Palazzini, ma la colpa ricadde su di me, allontanato anche dalla cattedra al Marianum: avevo dissacrato “La Suprema”, che allora era l’ex Sant’Uffizio! 

Ma che c’entravano le Suore tedesche? Lì non eri più tranquillo? 

Invece no. Accadde che, non sazio del passato, qualcuno riprese la musica delle calunnie con le accuse e intimidazioni. Alle suore tedesche della “Casa di Riposo Sant’Anna” ricominciarono ad arrivare telefonate minatorie: se non cacciate via quel “prete rosso”, vi facciamo saltare in aria la Casa, abbiamo messo una bomba al cancello. Nel frattempo era arrivata un’altra punizione, mai motivata a nessuno, e tanto meno a me. A settembre 1979 Poletti mi tolse l’insegnamento di religione al Liceo Giulio Cesare, che avevo dal 1973. Nessuno mi ha mai detto la ragione ufficiale: il Preside e 657 alunni – nel recente trasloco ho ritrovato i documenti – firmarono una richiesta contraria, ma non ci fu niente da fare. 

Se non altro, non hai mai avuto modo di annoiarti nella vita! 

Dici bene. A 39 anni mi trovavo così, mal tollerato dal mio Ordinario, senza lavoro, in una casa di riposo ove le Suore erano minacciate per la mia presenza…A farmi compagnia, allora, e da tre anni, era arrivato nella casa un prete polacco, oggi cardinale, Zenon Grocholevski. Per vivere avevo iniziato a scrivere sui giornali, prima L’Occhio, di Maurizio Costanzo, poi Due più, poi la collaborazione con il Giornale Radio Rai, diretto da Sergio Zavoli, una delle persone cui sono più grato per tantissime ragioni, poi Mixer su Raidue, per i testi delle 350 interviste in dieci anni, poi Paese Sera…Peggio di prima! Le minacce alle Suore erano continuate…E allora decisi di andare a vivere da solo, a via dei Pettinari, nella casetta che era stata qualche decennio prima di Alberto Sordi. Lì sono rimasto fino al 2000, con tutto quello che è accaduto dopo…Il cardinale Fiorenzo Angelini era stato colui che mi aveva offerto grandi cose, per sei anni, e la gratitudine, l’affetto, la stima va oltre la morte… 

Veniamo al cardinal Casaroli... 

Facciamo un salto di qualche anno. Nel 1984 ero felicemente sposato: due anni prima avevo fatto domanda di dispensa. Nella diocesi, ai vertici, mi sentivo un corpo estraneo: era chiaro che Poletti non voleva essere disturbato, nel suo “cursus honorum”, dalle mie vicende; era come se non esistessi più per la mia diocesi. Certo riconosco che il celibato vissuto con gioia è un grande carisma e dunque guai a chi sminuisce il suo valore, ma è pure certo che esso non appartiene all’essenza del ministero presbiterale! Però con Annamaria, giunta nella mia vita nel 1982, avevamo deciso in piena coscienza di sposarci e così fu, nonostante la contrarietà del cardinal Poletti, che mise per due anni i bastoni tra le ruote, dicendo che non dipendeva da lui, ma dal Sant’Uffizio, e che avrei dovuto dichiarare che mi ero sbagliato a diventare prete o che avevo perso la fede o cose del genere…

 

UN INTERVENTO RISOLUTORE DEL CARDINAL RATZINGER

 

E’ a quel momento che chiedesti l’intervento dell’allora cardinal Ratzinger, prefetto del Sant’Uffizio? 

Pensai di scrivere al cardinal Ratzinger, direttamente, per informarlo della mia richiesta. A dir la verità nel 1979, proprio quando persi l’insegnamento al Giulio Cesare, mi era giunta dal mio collega lì, don Antonio Penazzi, in contatto con l’allora monsignor Silvestrini, la proposta di andare ad insegnare teologia a Monaco – conoscevo il tedesco – su invito di mons. Ratzinger, allora arcivescovo. Mi suonò strano che, dichiarato indegno di insegnare religione in Italia, potessi andare a insegnare teologia a Monaco: “Grazie del pensiero, ma resto a Roma…”. Nel 1983 dunque, un anno e mezzo dopo aver presentato la domanda di dispensa, scrissi direttamente al cardinale Ratzinger, ma dopo qualche giorno mi chiamò il cardinale Poletti dicendomi che gli era giunta una risposta dal S. Uffizio che esortava ad attendere…Scrissi – anzi scrivemmo di nuovo – al cardinale Ratzinger. Effetto a sorpresa: una lettera breve, ma umanamente bellissima di Joseph Ratzinger assicurava che la decisione sarebbe stata presa presto, prima di Pasqua. Infatti il 18 aprile 1984, Mercoledì Santo, grazie alla mediazione di Ratzinger, arrivò la dispensa non “in poenam”, ma “progratia”, per “il passaggio allo stato laicale”: non “riduzione”, come si diceva in linguaggio giuridico e punitivo! 

Poco dopo ti sposasti… 

Il matrimonio avvenne il 3 giugno 1984: celebrante principale fu monsignor Cesare Curioni, ispettore-capo dei cappellani delle carceri che nel 1978, durante la vicenda Moro, era stato incaricato da Paolo VI di raccogliere il denaro necessario per il “riscatto” del presidente della Dc, cosa che fece con successo. Si raccolsero 10 miliardi, ma poi come noto non servirono più. Anche prima e dopo il matrimonio accaddero cose spiacevoli, sulle quali per ora preferisco tacere. 

Senti, fiume irrefrenabile di testimonianze tanto vissute quanto sofferte, vuoi deciderti per favore a parlare finalmente dell’umanità del cardinal Casaroli? 

Restiamo al 1984. A settembre il professor Giuseppe Benagiano, notissimo primario di ginecologia, aveva indetto con una sua associazione un Convegno internazionale di ginecologi sulla diagnosi prenatale. Ricordando che avevo insegnato teologia morale, mi chiese una relazione per presentare la teologia cattolica in materia. Il convegno doveva tenersi nel salone auditorio di Propaganda fide al Gianicolo. Tutto a posto? Sì, ma con un imprevisto…Una settimana prima del convegno lo stesso Benagiano mi telefona allarmatissimo: “Caro Gennari, c’è un problema grosso...Propaganda fide ci ha comunicato che, se dovesse restare la Sua relazione, l’auditorio non sarebbe più disponibile. Abbiamo telefonato e chiesto, ma la risposta è che probabilmente il Vicariato di Roma ha segnalato la cosa a Propaganda Fide, suggerendo la Sua esclusione come condizione di tutto…Che facciamo?”. Risposi che non c’era problema e se necessario avrei rinunciato alla relazione, ma gli chiesi di lasciarmi 24 ore di tempo...Concesso.

 

LA DISCREZIONE AMICA DI CASAROLI

 

Scommettiamo che ti venne in mente Casaroli… 

Pensai allora al Segretario di Stato Agostino Casaroli. Non ci eravamo mai incontrati né gli avevo mai telefonato, però ero sicuro che mi conosceva per interposte persone…Lui, oltre il suo servizio di Segretario di Stato, viveva una vita di silenziosa dedizione: aiutava ad esempio con discrezione i fratelli Citti (quelli di Pasolini), ogni tanto usciva la sera dal Vaticano per andare a Fiumicino a bere un caffelatte con loro. E poi, con Silvestrini e altri illustri, curava i ragazzi di Villa Nazaret, da decenni una realtà preziosa nel tempo e nella sostanza per centinaia di giovani… Raggiunsi Casaroli per lettera attraverso uno dei suoi collaboratori e mi fu chiesto a suo nome se ero disposto a far leggere in anticipo la relazione a lui stesso. Risposi ovviamente di sì e la cosa bastò. Non servì altro - e non mi fu chiesto altro - ma neppure il testo…Ebbene: la mattina dopo ricevo dal professor Benagiano una telefonata felice: “Caro Gennari, il problema è risolto. Ci hanno appena detto che è tutto a posto, non ci sono più ostacoli”. E infatti non ci furono. Tutto a posto davvero…Qualche tempo dopo mi capitò di incontrare quasi per caso il cardinale Casaroli, e lui, con un sorriso dei suoi – gli occhi dicevano tutto – mi mise una mano sulla spalla e mi disse: “Visto, caro Gianni? Tutto si sistema”. 

La Provvidenza interviene talvolta a sorpresa… 

Quello del card. Casaroli è stato un bell’esempio di umanità, una virtù che dovrebbe essere di tutti gli uomini di Chiesa. E’ un’umanità – nella vita oltre a quella di Casaroli e prima di Angelini ho toccato anche quella dei cardinali Pericle Felici e Michele Pellegrino, cui facevo da segretario nei giorni in cui veniva a Roma – che è valsa per me ieri, vale ancora oggi per tanti altri e anche domani ci sarà sempre qualcuno che ne sarà consolato. 

Lascio a te la conclusione… 

Voglio concludere dicendo che oggi, in questo momento della Chiesa Madre e Maestra, “esperta di umanità”, come diceva Paolo VI, abbiamo un vescovo di Roma la cui umanità è luminosamente e semplicemente davanti agli occhi e alla mente di tutti: “Tutto è grazia” – dice Teresa di Lisieux – e questo ha una radice unica: “Apparuit benignitas et humanitas Salvatoris nostri Dei” (Tit. 3,4). Umanità, ma non solo: “Benigni/tas”? Ma nessuna allusione ai 10 Comandamenti su Rai 1… Grazie davvero…