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    SINODO/CARD. SCHOENBORN: SI E' PARLATO TROPPO POCO DELLA FAMIGLIA

     

    SINODO/CARD. SCHOENBORN: SI E’ PARLATO TROPPO POCO DELLA FAMIGLIA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org- 25 ottobre 2014

     

    Intervista di fine Sinodo all’arcivescovo di Vienna, che ha un rammarico: si è parlato molto di più della coppia che della famiglia nella sua interezza e complessità – Anche nel nostro interno affiora la tendenza nociva all’individualismo – La comunione ai ‘divorziati risposati’? Non è questa la grande sfida sulla famiglia con cui siamo confrontati - Il drammatico e istruttivo esempio storico dei pionieri statunitensi in marcia verso la California (‘Spedizione Donner’) 

     

    Tra i partecipanti al recente Sinodo dei vescovi sulla famiglia il cardinale Christoph Schönborn è sicuramente uno dei più conosciuti, uno che ‘pesa’ quando interviene, suscitando generalmente molti consensi ma altrettante critiche, oltre che l’interesse dei massmedia. Il sessantanovenne arcivescovo di Vienna, creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 1998, ha nel suo curriculum un periodo particolarmente interessante se pensiamo alle accese discussioni registrate nel Sinodo in materia di matrimonio: dal 1987 è stato segretario della Commissione di redazione che doveva aggiornare il ‘Catechismo della Chiesa cattolica’. E tale commissione era presieduta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, della cui cerchia di allievi il presule domenicano ancora fa parte. 

    Il cardinale Schönborn negli ultimi anni si è illustrato per alcune prese di posizione che hanno suscitato anche aspre reazioni nel mondo cattolico. A livello di Curia Romana avevano fatto scalpore alcune sue osservazioni su presunti comportamenti omissivi dell’allora Segretario di Stato cardinale Sodano in materia di denuncia dei noti abusi sessuali. Anche la sua visita del 2009 a Medjugorje e la vicinanza sempre espressa a tale fenomeno mariano gli ha attirato non poche critiche curiali. Tempeste aveva scatenato in primo luogo in Austria la sua decisione di confermare come presidente del Consiglio pastorale della piccola parrocchia di Stützenhofen un omosessuale ‘praticante’ nel 2013. Identiche reazioni si sono registrate per l’apprezzamento manifestato verso la transessuale Conchita Wurst, vincitrice del Gran Premio canoro ed eurovisivo di quest’anno: “Ha portato al centro dell’attenzione un grande tema, un tema reale – ha scritto sul giornale gratuito Heute – Sono contento che Thomas Neuwirth con il suo nome d’arte Conchita Wurst abbia avuto un tale successo”. 

    Come si sarà notato il porporato di famiglia nobile boema con le sue dichiarazioni vuol essere di stimolo per muovere le acque cattoliche, per lui troppo stagnanti su determinati temi. Anche nel recente Sinodo il cardinale Schönborn non ha mancato di intervenire appassionatamente nel dibattito. Sia in Aula che in conferenza-stampa ha voluto portare la sua testimonianza di “figlio di divorziati” (i suoi genitori si sono separati nel 1959) per invitare a prendere sul serio il dolore di chi subisce le conseguenze della separazione, in primo luogo i figli. Poi ha fatto molto discutere la sua proposta di considerare l’analogia tra un passo importante della costituzione conciliare Lumen Gentium (numero 8) e l’attuale situazione sociale in materia di matrimonio. Quali i dettagli della proposta? Come – rispetto alla Chiesa cattolica - le Chiese e comunità cristiane, pur imperfette, portano in sé elementi di santificazione, così capita anche per il rapporto tra matrimonio cattolico e a altri tipi di unione, che anch’esse presentano tali elementi. Si deve dire che la proposta, contenuta nella Relazione intermedia (Relatio post disceptationem) del Sinodo, è stata respinta dalla maggioranza del Sinodo che ha ripreso l’argomento senza più riferimenti al Concilio ecumenico vaticano II, con altre parole e più blandamente in particolare nei punti 25 e 41 della Relazione finale. 

    Conclusa la sessione – è sera ormai – sciamano dall’Aula Nervi verso il Sant’Uffizio i padri sinodali. E naturalmente tra loro emerge - robusto e alto di statura -  l’arcivescovo di Vienna, che tra l’altro ha insegnato diversi anni presso l’Università di Friburgo ed era molto amico del vescovo Eugenio Corecco (“Giovanni Paolo II aveva molto pregato per lui”, ci ha detto qualche anno fa). E’ sorridente e cordiale come sempre e allora…

     

    Eminenza, per affrontare il tema sinodale della famiglia partiamo dall’esempio – che ci sembra molto significativo – da Lei citato nella conferenza-stampa di giovedì 16 ottobre… 

    In quell’occasione ho riesumato una famosa vicenda accaduta negli Stati Uniti nel 1846-47, quando un gruppo di pionieri partì dallo Stato dello Iowa per raggiungere la California. Conosciuto come ‘spedizione Donner’, il gruppo comprendeva 32 membri della famiglie Donner e Reed. Avevano con sé 9 carri; lungo la strada altre persone si aggiunsero. Dopo aver già incontrato grandi difficoltà per il terreno molto accidentato, il gruppo – che comprendeva ormai 81 pionieri – fu costretto da tempeste di neve e freddo rigido a passare alcuni mesi nella Sierra Nevada. Solo a primavera i superstiti raggiunsero la California. Erano restati in 48, mentre 33 non ce l’avevano fatta. Ebbene, è stato provato che tutti i sopravvissuti avevano famiglia, bambini e anziani compresi.

    Un esempio impressionante che ci viene dalla storia… 

    E’ un esempio che parla chiaro: la famiglia è una rete di sopravvivenza che non ha paragoni in momenti difficili della vita e dell’intera società, al di là di ogni appartenenza religiosa. Papa Francesco ha avuto un’ idea ottima, chiedendo di incominciare un percorso biennale sul tema che tocca tutti più da vicino: la famiglia.

    A questo punto una domanda: il Sinodo ha discusso veramente della famiglia? 

    Per essere sincero, questo mi è mancato un po’. Si è parlato tanto della coppia, del sacramento del matrimonio, ma si è parlato troppo poco della realtà umana, sociale, culturale della famiglia… dei genitori, dei figli, dei nonni, di tutta la rete che costituisce la famiglia. I legami familiari sono una rete di salvezza, di sopravvivenza come si è visto nell’esempio dei pionieri.

    Perché il Sinodo ne ha parlato “troppo poco”? 

    C’è un problema del nostro tempo, specialmente in Occidente: noi parliamo tanto contro l’individualismo, ma lo viviamo anche noi, al nostro interno. Si ha tendenza a vedere solo la coppia con alcuni suoi problemi precisi. Nel Sinodo si è posta troppo poca attenzione ai problemi del lavoro, alla situazione economica della famiglia, all’importanza dell’interscambio fecondo tra generazioni. Il Papa ci ha ricordato spesso i nonni, li ha invitati a piazza San Pietro. Questo per evidenziare che la famiglia non è composto solo da genitori e figli, ma dalle almeno tre/quattro generazioni da cui si è originata.

    La ragione di questa lacuna nei lavori del Sinodo non va ricercata anche nelle dichiarazioni di alcuni Suoi confratelli cardinali che hanno alimentato il dibattito mediatico negli scorsi mesi ? 

    Sì, così facendo si è fatalmente limitato lo sguardo solo verso alcuni temi precisi. L’ammissione dei ‘divorziati risposati’ alla comunione, per esempio, è certamente un problema che tocca un gruppo di persone. Ma non è la grande sfida che dobbiamo affrontare nell’ambito della famiglia. Guardi, nel Sinodo non si è parlato per nientedi un altro fatto importante: un matrimonio non è mai soltanto l’alleanza tra un uomo e una donna, ma anche fra le loro famiglie. E il divorzio non colpisce solo la coppia, ma in primo luogo i figli e l’intera rete familiare, i cui legami vengono danneggiati, in ogni caso indeboliti. Queste sono realtà della vita.

    Il Papa invita spesso a penetrare nella vita quotidiana delle famiglie e a capirne le dinamiche… 

    Papa Francesco ci chiede continuamente di porre attenzione e vivere con attenzione partecipe le dinamiche della famiglia. Ci presenta tante volte quadretti realistici di vita familiare. Penso proprio che non si stancherà di riproporre l’argomento, che è fondamentale per il futuro della società.

    Si è parlato nel Sinodo della trasmissione della fede in famiglia? 

    Se n’è parlato, ma per me non sufficientemente. Eppure sono tanti i genitori che soffrono perché non riescono a trasmettere la fede ai loro figli. E’ un problema diffusissimo soprattutto in Occidente. Ma non soltanto. Ho parlato del tema anche con i musulmani e ho constatato che pure per loro ci sono difficoltà in questo ambito. E’ una sfida che si avvia a diventare globale.

    Affiora qua e là anche un’obiezione di fondo riguardante il sinodo sulla famiglia: i padri sinodali non sono padri di famiglia… e dunque come possono decidere su qualcosa che non vivono dentro la loro carne? 

    Sì. E’ vero che siamo tutti o quasi vescovi, di una certa generazione e non siamo sposati. Molti di noi certamente hanno un’esperienza reale delle gioie e delle sofferenze delle famiglie. Posso testimoniare che il patriarca caldeo di Baghdad Louis Sako I vive con le ‘sue’ famiglie, vive e dunque conosce la sofferenza del suo popolo. E con lui ci sono tanti altri vescovi che condividono pure i drammi delle famiglie, stanno loro vicini. Tuttavia, è vero, che corriamo un pericolo, quello di fare talvolta dei discorsi troppo astratti, fondati sull’ideale. E’ però importante affermare l’ideale, vissuto da tanti.

    Nel Sinodo sono stati diversi i cardinali e vescovi che hanno portato esempi tratti dalla loro vita personale… 

    Ad esempio un cardinale latino-americano ci ha presentato la sua famiglia, delle sue esperienze. Prima non era mai accaduto che si parlasse delle proprie esperienze personali in Aula, si facevano altri discorsi… Ebbene questo cardinale ci ha ricordato che nella sua famiglia c’erano sedici figli, rilevando che i suoi genitori non sapevano nulla della dottrina della Chiesa sul matrimonio, ma pur inconsapevolmente l’hanno vissuta e così ci hanno dato un esempio straordinario di vita umana e cristiana. Di questo abbiamo bisogno…

    … perché il mondo va in una direzione diversa? 

    Guardi, nel penultimo giorno del Sinodo abbiamo parlato della situazione in un Paese latino-americano, in cui il 70 per cento dei figli nascono fuori dal matrimonio. Che situazione difficile per la pastorale! Eppure è anche un’occasione di vicinanza. Come raggiungere i genitori? I buoni preti lo fanno già, stanno con la gente. Anche i buoni vescovi, quelli che sentono l’odore delle pecore, lo fanno.

    Eminenza, abbiamo detto delle lacune di questo Sinodo… parliamo ora dei punti positivi… 

    Il più positivo per me è stato quello di aver convocato un Sinodo sulla famiglia. In un momento e in un mondo in cui ci sono tanti attacchi alla famiglia.

    Ecco… di tali attacchi quanto si è parlato? Nella ‘Relatio Synodi’, quella finale, l’argomento si è evidenziato nel numero 56 che dice: “E’ del tutto inaccettabile che i pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il ‘matrimonio’ fra persone dello stesso sesso”. Qui osserviamo che si sono trovati incredibilmente 21 padri sinodali (contro 159) che hanno respinto con il ‘non placet’ il numero… 

    Come vede, si è parlato molto degli attacchi alla famiglia e l’argomento ha avuto evidenza nella Relatio Synodi con un suo numero particolare. Mettere la famiglia e non solo la coppia al centro dell’attenzione partecipe di tutta la Chiesa è un compito, una sfida fondamentale per il futuro della nostra società. Questo per me, in sintesi conclusiva, è il messaggio più importante che viene dal Sinodo.

    P. S. L’intervista appare anche in forma cartacea e lievemente ridotta nell’inserto ‘Catholica’ del numero di sabato 25 ottobre del ‘Giornale del Popolo’, quotidiano cattolico della Svizzera italiana.

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