INTERVISTA AL CARDINALE PHILIPPE BARBARIN - di GIUSEPPE RUSCONI - novembre 2012

Nell'intervista l'impegno dell'arcivescovo di Lione contro la nuova legge sui cosiddetti 'matrimoni gay' voluta da Hollande e dal governo francese

 

Philippe Barbarin è un cardinale di cui di questi tempi in Francia si parla molto. Porporato a 53 anni nel 2003, è oggi arcivescovo di Lione e una delle voci più ascoltate della Chiesa di Francia. Impegnato sul fronte del dialogo interreligioso, non è meno attivo su quello dei principi non negoziabili. Se il cardinale André Vingt-Trois , arcivescovo di Parigi, è lo stratega che sta risvegliando in questi mesi la Francia profonda sensibilizzandola sul pericolo per la società civile dell’introduzione dei cosiddetti ‘matrimoni gay’, il suo confratello di Lione è conosciuto per l’incisività immediata dei suoi giudizi sull’assurdità delle pretese governativa in materia. Lo abbiamo incontrato presso il Centre Saint Louis de France, al termine della sua conferenza di fine novembre, reduce dall’udienza di Benedetto XVI per la visita ad limina di un gruppo di vescovi francesi. Incominciamo allora l’intervista dalle recenti gravi offese ai cattolici  e in prima persona al cardinale Vingt-Trois – tramite una vignetta vomitevole - della pseudo rivista satirica Charlie Hebdo.

 

Eminenza, che ne pensa?

 

Il cardinale Vingt-Trois ha dettodi essere stato profondamente ferito dalla provocazione del Charlie Hebdo. Ha però fatto bene a mantenere la calma e a non reagire in altro modo, poiché ciò avrebbe comportato nuova pubblicità a beneficio dei provocatori. Certo quelle provocazioni sono una vergogna per l’intera Francia.

Ma ogni tanto non sarebbe bene reagire energicamente, altrimenti si potrebbe pensare che i cristiani tollerino tutto…?

 

L’atteggiamento del cardinale Vingt-Trois è secondo me esemplare, poiché tutti devono constatare che i cristiani sono mossi prima di tutto dalla carità. La misericordia è una delle Beatitudini: bisogna dunque reagire sì in modo fermo, ma dolce.

Eminenza, lo scorso 17 novembre si sono svolte le prime grandi manifestazioni francesi contro il progetto di legge per i cosiddetti ‘matrimoni gay’. A Parigi erano in oltre 100mila, a Lione hanno sfilato in oltre 25mila… è sorpreso dalla partecipazione, forte un po’ dappertutto?

 

Io no, molti altri sì. Non  mi sono stupito, poiché ritego che l’argomento tocchi profondamente i francesi. Pensi che a Lione la prefettura ci aveva detto di aspettarsi tra i 3 e i 5mila manifestanti, stima salita a 8mila la mattina del 17 novembre. Poi si è visto che erano in realtà il triplo! Credo proprio che a Parigi, per la grande manifestazione nazionale del 13 gennaio, saremo in un numero impressionante!

Il governo socialista però sembra sordo…

 

Alcuni ministri hanno comunicato di aver preso nota delle manifestazioni. Addirittura il presidente Hollande, salutando i sindaci francesi riuniti a convegno, ha apparentemente lasciato una porta aperta all’obiezione di coscienza, salvo poi rinnegare tutto il giorno dopo.

In materia dei cosiddetti ‘matrimoni gay’ dev’essere garantito agli amministratori secondo Lei il diritto all’obiezione di coscienza?

 

Certo che ci dev’essere il diritto all’obiezione di coscienza su un argomento come questo! Sarebbe nella più pura normalità. Se un Parlamento perde la testa, non vedo perché debba perderla anch’io!

Lei sfilerà a Parigi il 13 gennaio?

 

Penso proprio di sì. Se il cardinale Vingt-Trois mi chiama, mi invita, verrò molto volentieri! Credo che ci sia bisogno di dare una testimonianza personale in questo momento, su un argomento così cruciale per il futuro della Francia.

Eminenza, chi è sceso in piazza a Lione?

 

Oltre ai cattolici c’erano leader religiosi musulmani. Mancava il Gran Rabbino, ma solo perché la manifestazione si è svolta di sabato (“Sono d’accordo con voi al 100 per cento”, mi ha detto). C’erano sindaci col tricolore, ma non era una manifestazione partitica. Soprattutto in piazza c’era il popolo francese, la società francese, le famiglie, tante voci diverse ma convergenti sull’argomento. Si sono palesati alcuni disturbatori, ma globalmente tutto si è svolto nella calma. Del resto noi a Lione già nel 2007 avevamo sottoscritto, insieme con il Gran Rabbino e i leader musulmani, una dichiarazione in cui si affermava che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna. Oggi si è volutamente creata una grande confusione anche linguistica in materia. Il tentativo è quello di cambiare il senso delle parole per fare una rivoluzione, ma senza farsi accorgere troppo!