FATTI NON FOSTE…: INTERVISTA A GIULIA ARENA, MISS ITALIA 2013 - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 28 novembre 2013

 

A  colloquio (molto ampio)  con la diciannovenne reginetta di bellezza, vincitrice a Jesolo il 27 ottobre del tradizionale concorso di Miss Italia. Nell’intervista Dante e il suo Ulisse, la riscoperta dell’italianità e il valore della famiglia, l’immagine di Miss Italia e i rischi della popolarità,  la scelta di Giurisprudenza alla Cattolica, la Sicilia paterna e la Ciociaria materna, l’educazione cattolica e papa Francesco, la politica e l’indispensabile formazione ad essa legata.   

 

 

A dire la verità non immaginavamo un’intervista a Miss Italia, un concorso – quello oggi gestito da Patrizia Mirigliani che ha ripreso il testimone dal padre Enzo, spentosi due anni fa -  cui abbiamo sempre guardato con simpatia, ma senza appassionarci troppo alle sue vicissitudini che ultimamente sono state fonte di aspra polemica accesa da chi sventola il drappo del politicamente corretto. Quest’anno come è noto la Rai ha rinunciato a trasmettere il concorso, considerato da taluni obsoleto e quasi offensivo per le donne italiane: qui ci sarebbe da notare che la stessa Rai offre (per modo di dire) non poche trasmissioni sostanzialmente diseducative, neppure parenti alla lontana di una Miss Italia che certo deve evolvere, ma non è mai stata connotata dalle volgarità e dalla faziosità culturale che ci dobbiamo non raramente sorbire  dal piccolo schermo. Torniamo ai motivi dell’intervista. Semplici da spiegare: la Miss Italia eletta il 27 ottobre è tatuata in modo singolare, dato che la scritta richiama due versi di una terzina dantesca contenuta nel canto XXVI dell’Inferno (versi 118-120). Dante li mette in bocca ad Ulisse che cerca di convincere i compagni rimasti a varcare lo stretto di Gibilterra, dove si immaginavano le colonne piantate da Ercole. Quale il motivo dell’atto di sfida?  Così Ulisse/Dante: “Fatti non foste a viver come bruti/ ma per seguir virtute e conoscenza”. Due versi ‘pesanti’ nel loro significato: per Giulia Arena un semplice divertissement o qualcosa di più profondo? La risposta l’abbiamo ottenuta mercoledì 20 novembre, seduti a un tavolino della terrazza dell’Hotel Radisson blu di Roma, accanto alla stazione Termini: da quella risposta si è sviluppata un’intervista assai corposa e certo non banale e scontata per una ragazza diciannovenne (è nata il 22 aprile 1994), iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza internazionale della Cattolica di Milano, ma nel contempo proiettata fino a ottobre 2014 in un mondo ‘regale’ tanto piacevole e stimolante quanto faticoso. Conciliazione difficile,,, e tuttavia in ogni caso è tutta esperienza!  Certo preziosa per la nostra Miss, tipetto estroverso e tutto pepe appassionata della vita, cui ricordiamo il primo verso della terzina dantesca…

“Considerate la vostra semenza…”

“…Fatti non foste a viver come  bruti/ ma per seguir virtute e conoscenza…”

Parole di Dante, tratte dal canto XXVI dell’Inferno e messe sulla bocca di Ulisse che stava per varcare con la sua “picciola compagnia” le colonne d’Ercole… Gli ultimi due versi li hai fatti tatuare tra spalla e cuore…

Quei versi sono stati per me un colpo di fulmine inaspettato. Avendo frequentato i cinque anni di Liceo scientifico, conoscevo la frase come la conoscono tutti… un po’ distrattamente… sono quelle cose che si studiano per dovere… Per puro caso una notte prima della maturità mi è ricapitata tra le mani la terzina con i versi…E’ stata una sorta di folgorazione, come quando ti si accende una nuova lampadina: quei  versi richiamavano da un lato la mia volontà di spingersi oltre, il che rientra un po’ nella mia filosofia di vita, dall’altro erano stati scritti da Dante…

E dunque?

Avendo passato diversi mesi all’estero - negli Stati Uniti, in Canada, a Malta – mi sono riscoperta italiana… E a Malta mi sono fatta tatuare i versi… del resto Malta non è nel Mediterraneo, spazio priìvilegiato delle peregrinazioni di Ulisse?… e l’isola non è stata forse secondo il mito la sede della ninfa Calypso, che plagiò Ulisse innamorato pazzo per sette anni? Prima di andare all’estero avevo anch’io come tutti il brutto vizio di parlar male di noi. Devo dire che siamo eccezionali nel criticarci. All’estero diverse persone mi hanno però fatto notare che gli italiani hanno anche lati buoni. E io mi sono resa conto che non eravamo poi così malmessi…

Del resto per proseguire gli studi hai scelto i corsi di un’Università italiana di prestigio, come la Cattolica di Milano…

Sì… prima di andare all’estero pensavo di proseguire gli studi, e di lavorare fuori d’Italia… poi l’esperienza ha rivalutato in me il positivo della nostra nazione. La Cattolica di Milano mi sembrava la più indicata per la laurea in Giurisprudenza internazionale…

Torniamo per il momento a Ulisse. Omero ci presenta un eroe che alla fine, dopo tante peripezie, riesce a tornare a casa, a Itaca, dalla sua Penelope; per Dante, invece, Ulisse preferisce tentare l’ignoto insieme con i suoi compagni… e un’onda nera sommergerà il suo sogno…Quale Ulisse preferisci?

Senza dubbio l’Ulisse dantesco. Quello omerico per me riconosce i suoi limiti, se li pone e confida nel fato. A me piace di più la perseveranza, l’ambizione che pervade l’Ulisse dantesco, voglioso nonostante tutto - pur legatissimo alla famiglia - di andare oltre, oltre le Colonne d’Ercole nel suo caso…

Andare oltre perché?

Risponderei così: se abbiamo delle risorse soprattutto intellettive, sarebbe per me uno spreco fermarsi. Dobbiamo valorizzarle almeno fino al limite, non nasconderle o utilizzarle solo un po’…

Dov’è questo limite?

Il limite con le sue colonne d’Ercole se lo impone ciascuno di noi… E’ anche vero che il limite ci è suggerito pure dalla nostra situazione di vita, dalla realtà in cui viviamo, dalla personalità che abbiamo sviluppato, dall’educazione che abbiamo ricevuto. Certamente, se fossi vissuta duecento anni fa, certi discorsi non li avrei fatti!

In tale contesto, che ruolo attribuisci alla famiglia, mamma, papà, fratello, nonni…?

Un ruolo molto importante, fondamentale. L’ho scoperto molto recentemente. Fin quando vivi in famiglia, dai tante cose per scontate. Invece non lo sono affatto. Quando si è tutti vicini, si tende a parlare poco, poiché ognuno è assorbito dalla sua attività… ci sono equilibri in famiglia a volte precari, dunque si tratta comunque di mantenerli… Uscendo di casa, come è capitato a me con Miss Italia e con l’iscrizione alla Cattolica di Milano, si scopre che la famiglia è il pilastro che fin qui ti ha sorretto…

La tua famiglia ti ha dato e tu pure le hai dato…

Mi ha dato tanto e continua a darmi tanto. Sono cosciente che, se oggi riesco a gestire determinate situazioni, certamente anomale per una ragazza come me di 19 anni, lo devo alla mia famiglia, perché mi ha cresciuto lasciandomi anche la libertà di aprire gli occhi davanti alla vita. Mi sta dando tanto, anche perché ogni mia debolezza, pur non espressa visibilmente, viene accolta a braccia aperte. I miei familiari sono la mia ombra, i miei consiglieri, quelli che mi chiamano per primi per congratularsi e quelli che mi chiamano per primi per accompagnarmi quando devo prendere delle decisioni…

Torniamo agli studi. Ho letto che hai comprato un libretto di Schopenhauer intitolato “L’arte di ottenere ragione”… è un libriccino che avevo acquistato anch’io qualche anno fa per curiosità, dato che contiene consigli dialettici molto utili per i dibattiti…

E’ stata così. Il libro non lo conoscevo. Il nome Schopenhauer, poi, evoca uno studio assai noiosetto. Un giorno, durante una chiacchierata, il mio docente di filosofia mi ha invece consigliato questo libretto, in cui Schopenhauer elenca 38 stratagemmi per affrontare con speranze di vittoria qualsiasi disputa. Inizialmente mi ero detta: “Saranno le solite cose un po’ pesanti…” … e invece ho dovuto dar ragione al mio docente. E’ come quando vedi e compri un paio di scarpe nuove, poi nei giorni successivi scopri che ce ne sono in giro tante uguali! Prima non le notavi, le noti solo dopo averle comprate. E’ così anche per gli stratagemmi di Schopenhauer: seguendo i dibattiti ad esempio televisivi (quelli che hanno un minimo di sovrastruttura), ci si accorge di quanto siano consapevolmente o inconsapevolmente presenti nei modi utilizzati dai contendenti.

Il libretto di Schopenhauer si accorda bene anche con la tua volontà di frequentare Giurisprudenza internazionale alla Cattolica…

Certamente, è senza dubbio un libro che riprenderò presto.

C’è una ragazza che si dice di sinistra, in prima linea nelle occupazioni. Costei si fa tatuare “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”…e poi va a Miss Italia…. Per alcuni non è di comprensione immediata quanta “virtute e canoscenza” ci sia in Miss Italia…

In realtà Miss Italia non ha soltanto un lato istituzionale, quello relativo all’essere incoronata, portando quella corona per un anno in giro per l’Italia. E’ invece – e lo sto scoprendo sempre più – anche un buon tavolo di lavoro. Attorno a Miss Italia ruotano tanti ambienti diversi, con le cui dinamiche tu entri in contatto e che ti permetteranno, alla fine del tuo ‘regno’, di operare delle scelte avendo alle spalle un anno in più di esperienza, e di esperienza molto ricca e variegata. Miss Italia non mi sta dando solo l’intervista al settimanale o la presenza televisiva, ma anche un contatto strettissimo con ambienti dello spettacolo, del giornalismo, della politica, del sociale, normalmente fuori dalla portata di una ragazza di diciannove anni. E’ in effetti un’opportunità molto importante per chi ha la fortuna di coglierla. In età così giovane…

La presidente della Camera Laura Boldrini si era compiaciuta a luglio per il rifiuto della RAI di trasmettere ancora Miss Italia: “Una scelta moderna e civile”, aveva detto, ‘condannando’ così il concorso nazionale di bellezza, implicitamente considerato obsoleto e incivile…

Per Miss Italia si tratta di crescere, di evolvere, non di essere stravolta. Quando si dice della miss “parlante”, è vero che oggi c’è bisogno di chi lo sappia fare: non è più come un tempo, in cui probabilmente bastavano solo alcuni attributi…

Una Miss che sia regina e nel contempo ‘ragazza della porta accanto’ con un cervello che funziona? 

Sì. Al di là di questo, se si vuole che Miss Italia rappresenti la giovane donna italiana, è un po’ un controsenso che la terza carica dello Stato – che il 25 novembre ha poi invitato Patrizia Mirigliani e me a un convegno a Montecitorio, occasione giusta per sotterrare l’ascia di guerra - – si sia a suo tempo contrapposta a una figura che in fin dei conti dovrebbe essere simbolo della valorizzazione proprio della donna. Si parla tanto della precarietà della situazione della donna… ecco con Miss Italia un’occasione per dare dignità vera alla figura femminile!

Ma quand’è che hai deciso di partecipare a Miss Italia? 

E’ stato un po’ casuale. Non avevo mai seguito da tifosa curvaiola il concorso, però avevo letto delle polemiche sorte attorno alle dichiarazioni della presidente della Camera. E lì ho pensato che Miss Italia per sopravvivere abbisognasse non solo di un bel visino, ma di qualcosa di più, a tutto tondo. Perciò ho tentato. Arrivata in prefinale ero un po’ scettica, non pensavo realisticamente che sarebbe stata scelta una Miss Italia diversa dalla tradizione sostanzialmente estetica della manifestazione. Invece è andata come sai. Certo quest’anno sarà un anno molto particolare, c’è da rimboccarsi le maniche, cercare di risollevare decisamente  le sorti del concorso…devono farlo tutti gli interessati, naturalmente non solo Miss Italia…

Miss Italia e la popolarità. Tanti avranno già in precedenza lodato le tue qualità, ma adesso sei a confronto diretto con il calore popolare…

La popolarità è pericolosa per la Miss. Se può essere facile sottrarsi a dinamiche che cercano di approfittare della tua vittoria per proporti strade dubbie e sconvenienti, è meno facile invece mantenere i piedi per terra quando sei sommersa di applausi e richieste di autografi. Mi rendo che per me diventa agevole avvicinare ambienti e personaggi di rilievo, ma non devo montarmi la testa e perdere il contatto con la quotidianità. Penso che quest’anno devo condurlo fondamentalmente io, da “Giulia Arena Miss Italia” e non da “Miss Italia Giulia Arena”…

C’è solo una sfumatura di differenza, ma non proprio irrilevante…Concordo con te. Ripensando a quanto detto e pur considerando il tuo vulcanismo (anche se tu sei di Messina e non di Catania), mi chiedo come tu possa riuscire a conciliare quest’anno diritto internazionale e serate da Miss Italia, esami e comparsate televisive…

Forse ci riuscirò, anche se con tanta difficoltà. Sono una perfezionista, perciò quello che faccio lo voglio fare al meglio. Diventa quasi una pecca nella mia situazione. Difficile conciliare, ma tenterò, perché è molto appagante e accontenta l’una e l’altra parte di me.

A proposito, perché hai scelto giurisprudenza internazionale?

Voglio lavorare nell’ambito forense internazionale. E Milano da questo punto di vista è meglio di Roma, che invece comprensibilmente cura di più gli aspetti istituzionali della professione.

Passiamo ad altro. Se ti dico “papa Francesco”, qual è la tua prima reazione?

Sorpresa. Francamente non credevo che riuscisse a imporsi come gli è riuscito di fare in questi primi otto mesi. Con determinazione, naturalezza, semplicità. E’ riuscito a smantellare tutta una serie di luoghi comuni e situazioni imperanti dentro e fuori la Chiesa.

Papa Francesco…anche lui “va oltre” le frontiere istituzionali del mondo cattolico, per evocare il tuo discorso ulisseo di prima…

(ride allegramente)… potremmo quasi invertire le parti!

E quali sono, se ti senti di dirlo, i tuoi rapporti con il Principale di papa Francesco? 

(ride ancora, poi ridiventa seria). Sai, non ti so dire di preciso. Però sono sempre stata una credente…

La tua famiglia è cattolica?

Sì. Ho avuto una formazione cattolica. Nel periodo dell’adolescenza, anche quando i miei amici si erano già in genere allontanati, ho sempre mantenuto un legame con il cattolicesimo, grazie soprattutto ai miei nonni, che ora sono morti. Nell’era di papa Francesco sto riesaminando i miei rapporti incerti con la Chiesa come istituzione. C’è ancora tanta strada da fare: è vero che la Chiesa deve avere una sua coerenza, però non deve chiudersi su se stessa rischiando di diventare come un bel soprammobile…

Papa Francesco preferisce una Chiesa “incidentata” ma in cammino verso le ‘periferie’ a una Chiesa tranquilla, ma autoreferenziale e stretta tra alte mura… 

E’ così anche per me.

Qualche anno fa avevo visto il film “Sole nero” di Zanussi con Valeria Golino, un film ambientato nella Trinacria profonda, interessante perché molto connotato dal rosso della passione e dal nero dei lutti. Che Sicilia hai dentro di te?

Sono sicula nel modo di vivere certe situazioni problematiche. Penso che i siciliani abbiano un modo più diretto di confrontarsi con gli imprevisti e i drammi che la vita talvolta ci offre. Poi credo che i siciliani vogliano sempre far famiglia, amano essere in comunità… Me ne rendo conto soprattutto adesso che sono a Milano a studiare.

Per metà però sei ciociara per parte di madre, originaria di Cassino. Conosci bene la Val di Comino…

Considero la Val di Comino come parte importante delle mie radici. Nel corso della mia infanzia mi sono spesso trasferita in conseguenza del lavoro di mio padre finanziere.  Sono nata a Pisa, poi sono seguite Livorno, Catania, Acireale, Messina. Fino a dodici anni fa non ho mai avuto veramente una casa. Perciò il villaggio di San Donato in Val Comino…

…molto suggestivo, abbarbicato alle pendici meridionali del Parco Nazionale d’Abruzzo… 

Proprio San Donato è stata un po’ la mia culla. Era l’unico luogo che non cambiava mai e mi offriva ogni anno calore e sicurezza…famiglia, parenti, amichetti…

Sei nativa del segno del Toro e ciò offre il pretesto di chiederti se c’è qualche straccio rosso che, sventolato davanti, ti fa perdere la pazienza…

A dire la verità ho una certa tendenza all’irascibilità, soprattutto se mi si toccano quei valori cui tengo molto: onestà, lealtà, rispetto…

Si diceva prima che hai partecipato in prima fila ad occupazioni scolastiche, sei stata rappresentante d’istituto, ti senti di sinistra…Che significa esattamente per te “di sinistra”? 

Di sinistra significa per me molto propensa al cambiamento. E’ normale per i giovani voler cambiare un ceto politico che, già dal punto di vista dell’età, è troppo lontano da noi… Spero proprio che l’Italia riesca a vivere un cambiamento…

Pensi realmente a un cambiamento sostanziale? 

Credo che non ci sia altra scelta. E’ un percorso obbligato. Ma non può essere fatto dall’oggi al domani. Necessita di un tempo di formazione politica…così che ci possa essere un passaggio di testimone che sia fondato sulla roccia e non sulla sabbia…

Insomma: ci vuole un abbraccio tra il meglio della tradizione e il meglio del rinnovamento… 

Hai detto bene, direi proprio di sì…

Vedo che ti attira la politica…

E’ normale, ci siamo dentro, è la nostra quotidianità, anche se nessuno se ne rende conto.

Magari qualcuno potrebbe pensare di candidarti…

(ride allegramente) Non lo escluderei, ma certamente non adesso. C’è bisogno per me di un serio cammino di formazione e di accumulo di esperienza. Poi oggi sono molto critica nei confronti delle donne italiane in politica. Da una parte non sono considerate particolarmente, dall’altra è diffusa la sensazione che abbiano incarichi parlamentari o di partito per meriti non del tutto intellettuali. Si riscontra non raramente che alcune donne in politica sono molto meno capaci di altre, che dalla politica son fuori. Se, entrando in politica, dovessi pensare al rischio di essere percepita come l’ennesima donna che è riuscita in modi poco lineari ad agguantare una poltrona, non accetterei l’offerta…

Insomma … nel 2015 sarebbe troppo presto…

Certo, troppo presto. Voglio sempre fare le cose nel miglior modo possibile. Per partire bene, con la marcia ingranata, bisogna avere fatto un bel rifornimento. Dunque ho ancora molto da ascoltare, molto da imparare, molto da maturare, per acquisire un’adeguata coscienza di me stessa!

Conclusione: i lustrini non bastano, ci vuole la sostanza. E la sostanza si fonda anche sulla conoscenza delle proprie radici… 

Esserne consapevoli è fondamentale per costruire il futuro. Purtroppo il tema delle radici è poco considerato. Invece è sostanziale. E lo si comprende meglio quando si esce dal proprio ambiente. Come è capitato a me.