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    RAPPORTO MC CARRICK: PAGINE INTERESSANTI/1 (FINO AL 2006)

    RAPPORTO MC CARRICK: PAGINE INTERESSANTI/1 (FINO AL 2006) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 12 novembre 2020

     

    Dopo una riflessione iniziale, una prima scelta di passi significativi (fino al 2006) del voluminoso (447 pagine) e dettagliatissimo Rapporto sulla vicenda di Theodore McCarrick, ex-cardinale di Santa Romana Chiesa. Nel prossimo articolo una scelta di passi significativi del Rapporto (elaborato dalla Segreteria di Stato e pubblicizzato martedì 10 novembre 2020) nel lasso di tempo tra il 2006 e il 2017. 

    Abbiamo letto le 447 pagine (note comprese…) del “Rapporto sulla conoscenza istituzionale e del processo decisionale della Santa Sede riguardante l’ex-cardinale Theodor Edgar McCarrick (1970-2017)”, pubblicizzato martedì 10 novembre 2020 alle ore 14.00. Elaborato a cura della Segreteria di Stato su decisione di papa Francesco del 6 ottobre 2018, il Rapporto comprende un’introduzione riassuntiva, una pagina di conclusioni e 28 capitoli relativi alla vita di Theodore Mc Carrick , “allo scopo – come scrive il cardinale Pietro Parolin – di appurarne tutti i fatti rilevanti, situandoli nel loro contesto storico e valutandoli con obiettività”. Nominato ausiliare di New York nel 1977 (quarantasettenne), nel 1981 divenne vescovo di Metuchen, nel 1986 arcivescovo di Newark, nel 2000 arcivescovo di Washington (cardinale nel 2001) fino al 2006. Da emerito continuò una vita molto intensa di incontri, viaggi e conferenze in tutto il mondo. Le accuse provate di un abuso sessuale su un minore gli costarono nel 2018 il cardinalato; ulteriori accuse sempre di abusi sessuali comportarono la sua riduzione allo stato laicale nel 2019.

    Il Rapporto è certo una ricostruzione molto accurata e dettagliata della vicenda. Naturalmente non siamo in grado di dire se qualcosa sia sfuggito all’indagine o se sia stato ‘sbianchettato’ né se gli accenti posti nel Rapporto sull’una o l’altra persona siano tutti giustificati. Prendiamo atto comunque che è stato fatto un lavoro enorme di ricerca (che richiede dunque molto più tempo di quanto non vorrebbero i media voraci) e che il tema è stato affrontato con indubbia serietà.

    Certo, leggendo il Rapporto – a parte il voltastomaco che ti prende già da pagina 39 – una domanda sorge spontanea: come mai l’omosessualità praticata da McCarrick (una pratica che ha perlomeno gravemente disturbato – quando non rovinato del tutto – la vita di decine di seminaristi e giovani sacerdoti) è stata de facto tollerata dai vertici ecclesiali, statunitense e universale? Tanto che McCarrick è potuto diventare arcivescovo di Washington e cardinale molto importante di Santa Romana Chiesa? Ci voleva l’accusa di abusi sessuali su minori (del 2017) per costringere a indagini approfondite e provvedimenti drastici? Sottovalutazione colpevole, complicità solidale delle cerchie di potere (clericale e laico) di cui era un esponente riverito, oscuramento progressivo dei contenuti della dottrina sociale della Chiesa e dunque constatazione ‘realistica’ che l’omosessualità praticata tra consacrati nella Chiesa in effetti non costituiva in ogni caso un problema serio?  E anche: sottovalutazione del caso McCarrick quale effetto magico di elargizioni concretissime e tintinnanti? Come è noto, a tale ultimo proposito, quello che in questo caso appropriatamente può ben essere chiamato ‘sterco del diavolo’ rende se del caso sordi, ciechi e muti, come insegna la vicenda trista e penosa dei Legionari di Cristo.

    Dal Rapporto abbiamo estrapolato alcuni passi che riteniamo possano servire ai nostri lettori perché incrementino le loro conoscenze sulla vicenda, arricchendo con ciò le loro riflessioni sulla stessa. Oggi ci fermeremo al 2006 (capitolo XX, “prime indicazioni verbali” fornite dal card. Re all’allora card. McCarrick); nel prossimo articolo completeremo la rassegna (che è scelta personale, certo non esaustiva e ça va sans dire discutibile). Ricordiamo che l’intero Rapporto è consultabile normalmente (un fatto rilevantissimo, di portata storica) sul sito della Santa Sede, http://www.vatican.va/resources/resources_rapporto-card-mccarrick_20201110_it.pdf

     

    DAL CAPITOLO VIII (INCARICO DI ARCIVESCOVO DI NEWARK DAL 1986 AL 2000).

     

    McCarrick prese possesso dell’Arcidiocesi di Newark il 25 luglio 1986, dopo essere stato ausiliare di New York (1977) e vescovo di Metuchen (1981).

    Pagg. 57-60:

    L’Arcivescovo McCarrick si recava a Roma regolarmente alla fine degli anni ’80 e ’90, sovente diverse volte all’anno. Di solito soggiornava al North American College, dove incontrava sacerdoti e seminaristi americani che studiavano a Roma.

    Durante i suoi soggiorni a Roma, McCarrick interagiva con Papa Giovanni Paolo II durante udienze ed eventi religiosi, sia pubblici sia privati.

    McCarrick viaggiò in numerose occasioni allo scopo di essere presente durante le visite pastorali di Papa Giovanni Paolo II all’estero, comprese quelle in Albania (apr. 1993), Spagna (giu. 1993), Colorado (ago. 1993), Lituania (set.1993), Croazia (set.1994), Bosnia ed Erzegovina (apr. 1997), Polonia (giu. 1997), Francia (ago.1997), Cuba (gen. 1998), Messico (gen. 1999) e Terra Santa (mar. 2000).

    L’Arcivescovo McCarrick scrisse spesso a Papa Giovanni Paolo II, principalmente per tenere informato il Santo Padre sul suo operato a livello internazionale.  McCarrick , inoltre , incontrò di tanto in tanto il segretario particolare del Papa, Mons.Dziwisz.

    L’attività dell’Arcivescovo McCarrick si estendeva alla raccolta fondi per assistere il Papa nella sua opera di beneficenza in tutto il mondo. Alla fine degli anni ’80, l’Arcivescovo McCarrick contribuì a creare la Papal Foundation , che attinse alla vasta esperienza di McCarrick nel sollecitare ricchi donatori cattolici negli Stati Uniti, e raccolse fondi per finanziare iniziative di beneficenza raccomandate dalla Santa Sede.

     

    DAL CAPITOLO XII (CANDIDATURA AD ARCIVESCOVO DI NEW YORK  - LETTERA DEL CARDINALE JOHN JOSEPH O’CONNOR, ARCIVESCOVO DI NEW YORK)

     

    Pag. 131 e segg: 

    Il 28 ottobre 1999, il Card. O’Connor scrisse una lettera in risposta alla precedente richiesta del Nunzio Montalvo nel luglio 1999. La lettera del Card O’Connor era datata poche settimane dopo che il Cardinale era uscito da una lunga degenza in ospedale per un intervento chirurgico per rimuovere un tumore al cervello, che lo avrebbe portato alla morte il 3 maggio dell’anno successivo.

    La lettera di sei pagine del Card. O’Connor , accompagnata da allegati, fu ricevuta dal Nunzio Montalvo, che la inoltrò alla Congregazione per i Vescovi e alla Segreteria di Stato.

    L’Arcivescovo Re, a quel tempo Sostituto della Segreteria di Stato, informò Papa Giovanni Paolo II della lettera del Card.  O’Connor.

    La lettera (ALTAMENTE PERSONALE E CONFIDENZIALE) del Card. O’Connor al Nunzio Montalvo afferma tra l’altro quanto segue:

    “Eccellenza,

    Come da Lei richiesto riferisco qui su quanto è stato portato alla mia attenzione riguardante un buon amico e un servitore devoto del nostro Santo Padre, Sua Eccellenza Reverendissima Theodore McCarrick. Per me questa è una lettera estremamente difficile da scrivere, perché io ho visto i suoi straordinari contributi in prima persona e credo che egli ha fatto avanzare instancabilmente la causa della Chiesa per molti, molti anni. Per il bene della stessa Chiesa e per onestà, tuttavia, specialmente se il nostro Santo Padre avesse in mente un compito nuovo e ancora più importante per l’Arcivescovo McCarrick, specialmente una Sede cardinalizia, io non ho altra scelta se non quella di fornirLe questa informazione.

    (…) Quale sarebbe quindi la mia valutazione complessiva in questo momento? Con profondo rammarico, dovrei esprimere le mie gravi paure e quelle dei testimoni autorevoli citati sopra circa il fatto che all’Arcivescovo McCarrick possano essere conferite maggiori responsabilità negli Stati Uniti, in particolare se elevato a una Sede Cardinalizia, sembra che ci siano valide ragioni per credere che le voci e le accuse sul passato potrebbero emergere con un tale incarico, con la possibilità di accompagnare un grave scandalo e una diffusa pubblicità negativa. È stata la mia esperienza personale per molti anni che la verità è molto difficile da determinare in casi così complessi. Ovviamente, tuttavia, mentre la carità deve prevalere e il beneficio del dubbio deve essere dato sempre agli “accusati”, il bene delle anime e la reputazione della Chiesa devono essere considerati seriamente e la possibilità di scandalo deve essere presa ugualmente in seria considerazione. Non posso, quindi, in coscienza, raccomandare Sua Eccellenza l’Arcivescovo McCarrick per la promozione ad un ufficio superiore, se questo fosse il motivo della Vostra inchiesta su di lui in questo momento. Al contrario, mi dispiace dover vivamente dare dei suggerimenti contro tale promozione, in particolare se si trattasse di una Sede Cardinalizia, compresa New York”.

     

    Nota 573 - pagina 172:

    In un’intervista, il Card. Re ha spiegato che solo un numero limitato di alti Officiali della Santa Sede era a conoscenza delle informazioni ricevute riguardanti un possibile comportamento scorretto da parte di McCarrick durante questo periodo, vale a dire Papa Giovanni Paolo II, il Card. Sodano (NdR: Segretario di Stato), il Card. Re (Sostituto), l’Arcivescovo Cacciavillan (già Nunzio apostolico negli Stati Uniti), il Vescovo Dziwisz (segretario particolare), Mons. Monterisi (segretario della Congregazione per i vescovi e del Sacro Collegio) e Mons. Montalvo (Nunzio apostolico negli Stati Uniti).

     

    DAL CAPITOLO XVI: LETTERA DI MC CARRICK AL VESCOVO DZIWISZ E DECISIONE DI PAPA GIOVANNI PAOLO II DI TRASFERIRE MC CARRICK A WASHINGTON (DA AGOSTO A NOVEMBRE 2000). (NdR: dopo una prima decisione di Giovanni Paolo II nel luglio 2000 di non trasferire Mc Carrick alla sede cardinalizia di Washington – capitolo XV)

     

    Pagg. 169-171:

    Il 6 agosto 2000, l’Arcivescovo McCarrick scrisse una lettera di tre pagine al Vescovo Stanisław Dziwisz, segretario particolare di Papa Giovanni Paolo II, trattando le accuse del Card. O’Connor contro di lui. Scritta a mano da McCarrick su carta intestata dell’Ufficio dell’Arcivescovo di Newark.

    “Eccellenza Reverendissima, Le ho scritto qualche mese fa, quando alcuni miei amici sembravano promuovere il mio trasferimento ad una Sede più prestigiosa.[569] A quel tempo avevo scritto per assicurarLe che ero molto sereno nel rimanere dove ero o nel fare qualunque cosa il Santo Padre avesse chiesto. Oggi scrivo per la confidenza e la fiducia che ho in Lei e nel Suo amore per la Chiesa e per il nostro Papa. Ho sentito che, prima di morire, il Cardinale O’Connor ha scritto al Santo Padre una lettera con cui ha attaccato profondamente la mia vita di vescovo, sacerdote e persino di uomo. Se questo è vero, è un’accusa molto grave e mi lascia perplesso. (…)

    Eccellenza, sicuramente ho commesso errori e talvolta mi è mancata la prudenza, ma nei settanta anni della mia vita, non ho mai avuto rapporti sessuali [sexual relations] con alcuna persona, maschio o femmina, giovane o vecchio, chierico o laico, né ho mai abusato di un’altra persona o l’ho trattata con mancanza di rispetto. (…)”

    La lettera di McCarrick al Vescovo Dziwisz giunse mentre Papa Giovanni Paolo II, Dziwisz e S.E. Mons. James Harvey, allora Prefetto della Casa Pontificia, soggiornavano presso la residenza papale a Castel Gandolfo, dove si trovavano dal 23 luglio 2000.

     

    Nota 580  - pag. 173:

    Diversi Prelati che avevano familiarità con il pensiero di Papa Giovanni Paolo II affermarono che il Papa credeva che le accuse di cattiva condotta sessuale contro importanti chierici fossero spesso false e che questa convinzione fosse fondata sulla sua precedente esperienza in Polonia, dove voci e allusioni erano state usate per danneggiare la reputazione dei Pastori della Chiesa. Vedasi, e.g., Intervista al Cardinal Ouellet, (che ha affermato che “il Papa, proveniente da un paese ex comunista, con le procedure dei servizi segreti che denunciavano i sacerdoti per indebolire la Chiesa ... cercando di minare la reputazione delle persone, questo ha lasciato un impressione molto forte su di lui. ”); Intervista al Card. Dziwisz, (che ha affermato che “le lettere anonime non hanno valore” e che Papa Giovanni Paolo II “sapeva che a volte c’erano alcune persone che facevano accuse intese a danneggiare la Chiesa”); Intervista al Card. Sandri,  (che ha affermato che Papa Giovanni Paolo II “temeva che le accuse contro i vescovi fossero il modo migliore per attaccare la credibilità della Chiesa” e che ha ricordato che il Papa avrebbe detto: “Attaccando il vescovo si attacca il gregge.”). Il Card. Harvey ha osservato che McCarrick aveva un’esperienza lunga e apparentemente positiva al momento in cui le accuse furono fatte per la prima volta, e che “le persone che valutavano questo erano altamente condizionate dal tipo di comportamento che avevano sperimentato sotto un regime comunista. Questi attacchi a figure importanti della Chiesa costituivano un comportamento tipico. . . Se ti odiano ti accuseranno di andare con le donne. Se ti disprezzano ti accuseranno di andare con gli uomini. Quindi questo sarebbe stato letto come una tipica specie di accusa che ha lo scopo di danneggiare la Chiesa abbattendo la reputazione dei suoi vescovi.”

     

    Pagg. 177-178:

    Il 22 settembre 2000, per la nomina di Washington, si rinunciò a chiedere, come da prassi, il nulla osta della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF). Il Card . Re successivamente spiegò che la pratica consueta di ottenere un nulla osta per iscritto era considerata non necessaria in questo caso, perché Re aveva già richiesto che il Segretario della CDF, l’Arcivescovo Tarcisio Bertone, esaminasse i fascicoli della Congregazione su McCarrick. Come spiegò il Cardinale Re, l’Arcivescovo Bertone riferì a Re che non c’era nulla nei fascicoli della CDF che militasse contro il trasferimento di McCarrick a Washington.

     

    Nota 590 – pagg. 177-178:

    Quella settimana, un Officiale della Congregazione per i Vescovi aveva preparato la richiesta alla CDF di nulla osta per ciascuno dei candidati a Washington, “come è prassi della Congregazione, ogni volta che i vescovi compaiono su una terna.” Ma l’Officiale fu informato che, in tale occasione, non sarebbe stato necessario inviare la richiesta alla CDF: “Quel pomeriggio mi sono state restituite le bozze, firmate con inchiostro rosso dal Segretario, che aveva scritto a matita in alto alle bozze “Non Spedire”. “Secondo l’Officiale, “era la prima volta da quando lavoravamo in Congregazione che non abbiamo chiesto il ‘nulla osta’, soprattutto se i candidati vescovi dovevano essere presentati direttamente in Udienza al Santo Padre.” 

    In un’intervista l’Officiale ha ricordato che considerò “irregolare” non richiedere un nulla osta alla CDF e affermò di non ricordare “nessun altro momento in cui [la pratica] venne deviata.”

     

    Nota 593 – pag.179:

     All’epoca, si sapeva che Papa Giovanni Paolo II prendeva in considerazione se i candidati per l’Arcivescovado di Washington avessero forti capacità politiche e sarebbero stati amichevoli con la Casa Bianca, poiché i rapporti tra gli Stati Uniti e la Santa Sede si erano logorati durante l’Amministrazione Clinton, soprattutto a seguito della Conferenza internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo nel Cairo, in Egitto, nel settembre 1994. In un’intervista, il Card. Dziwisz ricordò specificamente che Papa Giovanni Paolo II credeva che sarebbe stato “utile nominare McCarrick a Washington perché ha un buon rapporto con la Casa Bianca.”

     

    Nota 602 – pag. 184:

    Il 5 dicembre 2000, poco prima della sua partenza per Washington, l’Arcivescovo McCarrick chiese a un membro del suo staff a Newark di recuperare alcuni documenti amministrativi dagli archivi. I fascicoli recuperati includevano la corrispondenza del l’Arcivescovo McCarrick con il Nunzio Apostolico negli anni dal 1990 al 1994, che comprendeva il periodo delle lettere anonime del 1992 -1993. 22 ACTA 17060- 61. Questo materiale sembra non essere mai stato restituito agli archivi diocesani di Newark.

     

    DAL CAPITOLO XVIII (Incarico di Arcivescovo di Washington, 2001-2006)

     

    Pag. 195:

    Durante il ciclo delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti nel 2004, il Card. McCarrick fu nominato Presidente della Task Force dell’USCCB (NdR: Conferenza episcopale degli Stati Uniti) su Vescovi e Politici Cattolici, che esaminava le circostanze in cui la Santa Comunione avrebbe potuto essere negata ai politici cattolici che non avevano preso una posizione sufficientemente forte contro l’aborto e l’eutanasia. La questione era diventata un tema potenzialmente decisivo per le elezioni del 2004 e ricevette una notevole attenzione dopo che l’Arcivescovo Raymond Burke di St. Louis dichiarò pubblicamente che avrebbe negato la Comunione al Senatore John Kerry, il candidato presidenziale, cattolico, che aveva ricevuto la nomination del Partito Democratico, che riteneva l’aborto un diritto costituzionale, come stabilito dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Il Card. McCarrick divenne una voce contrapposta a quella dell’Arcivescovo Burke, affermando: “Come sacerdote e vescovo, non sono a favore di un diverbio tenuto davanti all’altare mentre tengo in mano il sacro Corpo di Nostro Signore. A quanto pare c’è chi accetterebbe tale conflitto – per motivi buoni o politici –ma io non lo farei”.

     

    PAGG. 201-202:

    Nell’aprile 2005, in seguito alla morte di Papa Giovanni Paolo II, McCarrick si recò a Roma e partecipò come Cardinale elettore alle congregazioni generali e al conclave che il 19 aprile 2005 elesse Papa il Card. Ratzinger. McCarrick partecipò, inoltre, al concistoro di Roma nel marzo 2006.  Durante questo periodo, le attività di raccolta fondi e donazioni del Card. McCarrick continuarono. Come Arcivescovo di Washington, McCarrick raccolse fondi significativi per l’Arcidiocesi. Rimase Presidente della Papal Foundation e ogni anno si recava a Roma per incontrare il Papa e gli Officiali della Curia Romana in tale veste.Fece cospicue donazioni al Santo Padre per Natale e in altre occasioni speciali e offrì somme più contenute ad altri Officiali della Santa Sede, come d’abitudine. McCarrick, che non accettò mai lo stipendio di Arcivescovo, fece importanti donazioni annuali a una serie di organizzazioni benefiche e in favore di opere religiose. Effettuò inoltre speciali donazioni per soccorsi in caso di calamità. McCarrick fece altresì doni a vari ordini religiosi negli Stati Uniti e all’estero e alle Chiese locali in Africa e nel Medio Oriente, e divenne un amministratore fiduciario del The World Faith Development Dialogue, un’organizzazione senza scopo di lucro, creata sulla scia degli sforzi della Banca Mondiale e dell’Ufficio dell’Arcivescovo di Canterbury.

     

    Pag. 230:

    In base alle informazioni che sembrano essere state ricevute dall’Arcivescovo Levada (NdR: nuovo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede), Papa Benedetto XVI revocò la decisione del luglio 2005 di prolungare il mandato di McCarrick e chiese al Card. Re di convocare McCarrick a Roma per comunicargli il desiderio del Santo Padre che egli presentasse immediatamente le dimissioni da Arcivescovo di Washington. L’appunto manoscritto del Card. Re, datato 5 novembre 2005, recitava: “Il Santo Padre chiede che il Prefetto della Congregazione per i Vescovi convochi a Roma il Card. McCarrick, chiedendogli di spontaneamente ritirarsi subito dopo le feste natalizie dalla sede di Washington. Prenderò contatto con Levada per avere gli elementi esatti ed anche il nome del sacerdote che lo accusa (e che è giudicato credibile)”.

     

    Pag. 232:

    Il Card. Re ricevette il Card. McCarrick negli uffici della Congregazione per i Vescovi a Roma il 5 dicembre 2005.803 Durante l’incontro, Re espresse a McCarrick la sua “preoccupazione” in quanto le “voci” e le “accuse generiche” riguardanti la sua “condotta morale quando era Vescovo a Metuchen” erano “riemerse di recente.” McCarrick “ha immediatamente accettato che le sue dimissioni siano pubblicate subito dopo” la Pasqua 2006, ma chiese che, “per non dare consistenza alle voci nei suoi riguardi, contemporaneamente si pubblichi anche la nomina del suo Successore, così che la sua uscita da Washington appaia del tutto normale e non in punizione.” Quanto alle “voci”, McCarrick disse a Re: l) purtroppo è vero che [McCarrick] qualche volta ha invitato a dormire nel suo stesso letto l’uno o l’altro Seminarista nella casa di vacanza; 2) ma non vi è stato mai un atto sessuale né qualche cosa attinente alla sfera sessuale (cioè nemmeno atti incompleti).

     

    DAL CAPITOLO XX INCIDENT REPORT ( NDR: ACCUSE DI ‘PRETE 1)’E INDICAZIONI VERBALI FORNITE A MC CARRICK (2006) – (NdR: PRIMO APPUNTO DI CARLO MARIA VIGANO’ E DECISIONE DI BENEDETTO XVI)

     

    Pag. 257:

    In risposta al Nunzio, e riferendosi specificamente all’“incident report”, il Prefetto Re scrisse al Nunzio Sambi (NdR: nuovo Nunzio apostolico negli Stati Uniti), il 17 ottobre 2006, di aver “appreso, dolorosamente, delle tristi notizie che continuano a circolare sul comportamento [del Card. McCarrick].” Il Card. Re continuava: “Non essendo escluso il rischio che la stampa possa in futuro, più o meno lontano, parlarne, mi sembra conveniente che si dica al Cardinale McCarrick: a) non è opportuno che egli risieda nel Seminario neocatecumenale. Se apparissero sulla stampa le notizie contenute nell’esposto del [Prete 1] o altre voci già circolate, il fatto che il Cardinale risieda in un Seminario sarebbe giudicato male dall’opinione pubblica e qualcuno potrebbe dubitare della prudenza dei Superiori nel tollerare; b) bisogna che il Cardinale McCarrick decida di condurre una vita riservata e di preghiera, così da non far parlare di sé. Vengo a chiedere a Vostra Eccellenza di voler cortesemente comunicare al Cardinale quanto sopra. Io stesso lo dirò all’interessato se avrò occasione di incontrarlo. (…)”

     

    Pag. 258:

    Non ancora a conoscenza delle indicazioni orali del Card. Re di lasciare il Seminario e condurre una vita di preghiera riservata, McCarrick riferì al Nunzio Sambi, con lettera del 20 novembre 2006, di aver incontrato il nuovo Segretario di Stato, il Card. Tarcisio Bertone, “all’inizio di ottobre” e che questi aveva “sollevato alcune delle questioni in cui sono stato coinvolto a un livello o ad un altro.” Gli argomenti toccati nella sua lettera e nel suo allegato includevano Cuba, Cina, Iran e le relazioni con l’Islam.842 McCarrick scrisse del Card. Bertone che “mi ha incoraggiato a continuare su questi, ma mi ha chiesto di tenerlo sempre informato su quello che stavo facendo e di fare in modo di ricevere le istruzioni che lui o la Segreteria di Stato avessero voluto darmi.” McCarrick dichiarò di essere “felicissimo di farlo” e fornì al Nunzio Sambi informazioni sulle sue attività relative alla Chiesa in materia sia interna che estera.

     

    Pag 259:

    Dopo aver ricevuto il rapporto di McCarrick, il 27 novembre 2006 il Nunzio Sambi scrisse al Cardinale Segretario di Stato Bertone, affermando che “Mentre tutti riconoscono la cordialità, l’abilità ed il fiuto politico del Card. McCarrick, egli tuttavia ci tiene tutti sulle spine per la possibilità che ad ogni momento possa essere coinvolto in scandali sessuali. Scritti e voci al riguardo sono circolati nel passato.” Il Nunzio spiegò che intendeva incontrare McCarrick nei giorni seguenti per dirgli che “la Congregazione per i Vescovi vorrebbe che lasciasse il Seminario neo-catecumenale [Redemptoris Mater], in cui vive, e smettesse di girare ‘per condurre una vita riservata e di preghiera.’” Il Nunzio Sambi scrisse: “So che il Porporato ha scelto un avvocato per la propria difesa; c’è da sperare che anche questa volta, con pochi o molti soldi, riesca ad ottenere il silenzio.”

     

    Pag 260 e segg:

    Il 6 dicembre 2006, l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò – allora Delegato per le Rappresentanze Pontificie presso la Segreteria di Stato –scrisse un appunto d’ufficio relativo alla comunicazione , del novembre 2006, del Nunzio Sambi al Card. Bertone.

    L’Appunto, per intero, riferisce: CARD. THEODORE  MC CARRICK - ACCUSE DI OMOSESSUALITÀ

    “ S.E. Mons. Pietro Sambi, Nunzio Apostolico negli U.S.A., con un Rapporto personale e Confidenziale all’Em.mo Cardinale Segretario di Stato, dopo aver accennato e trasmesso alcuni scritti inviatigli dal Card. Theodore McCarrick su Cina, Cuba, Iran e Casa Bianca, passa a trattare un problema di particolare gravità che riguarda il medesimo Cardinale McCarrick. I fatti attribuiti all’arcivescovo dal [Prete 1], esposti nei due suddetti documenti, sono di tale gravità e nefandezza da provocare nel lettore sconcerto, senso di disgusto, profonda pena ed amarezza. Mi limiterò a dire che essi configurano i crimini di adescamento, sollecitazioni ad atti turpi di seminaristi e sacerdoti, ripetuti e simultaneamente con più persone,dileggio del giovane seminarista che cercava di resistere alle seduzioni dell’arcivescovo alla presenza di altri due sacerdoti, assoluzione del complice in atti turpi, concelebrazione sacrilega dell’Eucarestia con i medesimi sacerdoti dopo aver commesso tali atti. (…)

    Si vera et probata sunt exposita (se le cose esposte sono vere e provate), si richiederebbe un provvedimento esemplare che potrebbe avere una funzione medicinale e lenirebbe il gravissimo scandalo per i fedeli, che nonostante tutto continuano ad amare e credere nella Chiesa. Per una volta, potrebbe essere salutare che l’Autorità ecclesiastica intervenisse prima di quella civile e se possibile prima che lo scandalo scoppi sulla stampa. Ciò restituirebbe un po’ di dignità ad una Chiesa così provata ed umiliata per tanti abominevoli comportamenti da parte di alcuni pastori. In tale caso, l’Autorità civile non si troverebbe più a dover giudicare un Em.mo Cardinale, ma un pastore verso cui la Chiesa avrebbe già preso i provvedimenti che riterrà più opportuni. S.m.i (Salvo meliore iudicio )”

     

    Pag. 265:

    Come si evince dall’elenco di argomenti del Card. Bertone per la sua udienza con Papa Benedetto XVI, il Card. Bertone e Papa Benedetto XVI discussero “Problemi relativi al Cardinale Theodore McCarrick” durante il loro incontro settimanale, il 15 gennaio 2007. Sebbene non sia stato individuato alcun ulteriore documento dell’incontro, il Card. Bertone ha ricordato in un’intervista di aver informato Papa Benedetto XVI riguardo alla situazione di McCarrick. Il Card. Bertone ha affermato che il Santo Padre “era preoccupato circa McCarrick” e volle che le attività di McCarrick fossero contenute in qualche modo, ma in quel momento non credeva che la via dell’indagine formale da parte della CDF dovesse essere intrapresa. (1-continua)

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