QUALCOSA (CON PRUDENZA) SULLA VICENDA DEL CARDINALE BECCIU – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 26 settembre 2020

 

Qualcosa (con prudenza) sulla vicenda del cardinale Angelo Becciu, destituito giovedì 24 sera da prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi e spogliato dei diritti connessi al cardinalato (vedi tra gli altri partecipazione al Conclave e incarichi nei dicasteri vaticani)

 

Come è noto,poco prima delle otto di sera di giovedì 24 settembre, la Sala Stampa Vaticana ha completato il Bollettino del giorno con l’aggiunta seguente: “Oggi, giovedì 24 settembre, il Santo Padre ha accettato la rinuncia dalla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato, presentata da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Angelo Becciu”.

Quasi contemporaneamente venivano stampate le prime copie de L’Espresso di domenica 27 settembre, che riferivano con gran clamore di presunte gravi irregolarità in ambito finanziario  dell’odierno cardinale Angelo Becciu, soprattutto negli anni in cui era Sostituto Segretario di Stato (2011-2018), prima della nomina a cardinale e a prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. La Repubblica di venerdì 25 settembre riprendeva una parte del dossier pubblicato dall’Espresso (di famiglia), in particolare riecheggiando le accuse al porporato sardo di aver aiutato in tre occasioni – grazie ai soldi dell’Obolo di San Pietro e dell’8 per mille della Cei - le attività del fratello Antonio (titolare della cooperativa Spes, braccio operativo della Caritas  di Ozieri); di aver parimenti scelto la falegnameria del fratello Francesco per rinnovare gli infissi delle nunziature in Angola e a Cuba (dove lo stesso Angelo era stato nunzio negli anni 2001-2009 e 2009-2011); di aver raccomandato lo stesso fratello per il rinnovamento degli infissi nella nunziatura in Egitto; di aver favorito un terzo fratello, Mario (docente presso la Pontificia Università Salesiana), per la pubblicizzazione della birra solidale Pollicina.

Il cardinale (cardinale, non ex-cardinale come si legge ormai nei pensosi pistolotti di alcuni vaticanisti molto approssimativi!) Becciu era stato ricevuto in udienza giovedì 23 settembre alle diciotto a Santa Marta e aveva con sé una lista di canonizzandi da sottoporre all’approvazione papale. C’era andato tranquillo, ma subito ha dovuto subire i rimproveri papali per aver praticato una politica familista utilizzando, secondo le accuse, soldi per la carità dei poveri. Il porporato settantaduenne ha cercato di difendersi, ma ha dovuto poi cedere alla richiesta di dimissioni da prefetto per la Congregazione dei Santi, spogliato perfino dei “diritti connessi al cardinalato”(come, per lui, la partecipazione a un possibile Conclave e il servizio nei dicasteri della Curia Romana).

Il prelato, originario del borgo di Pattada (3000 abitanti, diocesi di Ozieri,  Logudoro, provincia di Sassari) ha reagito, superando il primo momento di smarrimento. E’ sardo, ha un forte orgoglio delle proprie origini, un temperamento combattivo.  Dopo un’intervista al nuovo quotidiano Domani (creato e finanziato da De Benedetti separatosi da Repubblica), ha convocato una conferenza-stampa presso l’Istituto di Maria Bambina, a sinistra del colonnato petrino. Per l’occasione Angelo Becciu ha contestato le accuse, chiedendo di poter dimostrare la sua innocenza. Ha anche detto di restare comunque fedele al Papa: spera non sia stato “manovrato” e non si siano state fornite “informazioni errate”.

Con la necessaria prudenza e fondandoci su quanto pubblicizzato fin qui, ci sentiamo di esprimere perplessità sulla consistenza dei presunti reati ‘familistici’ attribuiti a Angelo Becciu. Il bonifico di 100mila euro “per la Spes del fratello Antonio” è in realtà un bonifico fatto da Becciu nella sua piena discrezionalità per la Caritas della diocesi di Ozieri: è ancora intonso sul conto corrente della stessa, in attesa di essere rimpinguato per la costruzione di una ‘cittadella della carità’.  Il primo bonifico (300mila euro) del 2013 per la Spes  (ampliamento attività e ammodernamento del forno) è stato fatto dalla Cei, utilizzando i fondi dell8 per mille. Il secondo (altri 300mila euro, incendio nei locali) del 2016, sempre dalla Cei e per la Spes, che ha un panificio che sforna pane ‘solidale’, due o tre vigne, un gruppo di operai edili e dà complessivamente lavoro a 60 persone in una zona di alta disoccupazione). Certo Becciu avrà alzato la cornetta per segnalare (e/o sollecitare) l’aiuto della Cei. Per quanto riguarda il fratello Antonio, i lavori per gli infissi nelle nunziature sono stati a lui assegnati dopo l’approvazione della Segreteria di Stato. Per la birra Pollicina il cardinale Becciu contesta di aver favorito il fratello. A favore della Caritas della diocesi di Ozieri sembra poi che ci sia stato nel 2015 un bonifico di 25mila euro dall’Obolo di San Pietro.

Onestamente non ci sembra che tutto questo possa configurarsi come reato. E ci sembra che tutto questo non possa bastare per destituire ex abrupto un prefetto, umiliandolo perdipiù con la spoliazione dei diritti cardinalizi. Se pensiamo a chi, tra le porpore, ha ristrutturato attici con i soldi ospedalieri, chi ha favorito qualche fratello (magari architetto), chi ha malconsigliato ambasciatori che hanno così dilapidato un patrimonio alla borsa di Londra, chi riceve stipendi principeschi da università, chi chiude gli occhi su condotte scandalose…. beh… costoro apparentemente se la sono cavata senza destituzioni e spoliazioni, al massimo con qualche buffetto.

E allora perché tale trattamento – del resto espressosi con modalità del tutto incompatibili con una concezione democratica della giustizia - verso il cardinale Becciu? C’è qualcosa di più grave che sfugge ed è in relazione con certi investimenti a fin di bene, ma oggettivamente spregiudicati e molto malriusciti, fatti duranti gli anni da Sostituto Segretario di Stato? Oppure è un episodio di una vera e propria guerra per bande all’interno del Vaticano, che trova un terreno di scontro feroce proprio nella gestione finanziaria della Santa Sede e che si serve per i suoi attacchi di determinati gruppi mediatici sempre ben disposti a indebolire la Chiesa? Oppure è una sorta di anticipo cruento in vista del prossimo Conclave (che però non è certo previsto a breve termine)? Oppure è frutto di un’impuntatura fatale di un uomo assai facile all’ira e, nell’ambito finanziario, non certo infallibile (come s’è già dimostrato, vedi presunte irregolarità – ma in realtà tutto era regolare, come ha dimostrato il commissario straordinario nunzio Mario Giordana - negli appalti per i lavori di ristrutturazione della Cupola di San Pietro)?

Tutto questo in ogni caso ha una conseguenza pesantissima, molto negativa: l’immagine della Chiesa è sempre più opaca nell’opinione pubblica; sempre più grave il turbamento del popolo  cattolico, già messo a dura prova nella sua fedeltà negli ultimi anni da ogni sorta di scandali finanziari, sessuali, dottrinali. Esultano i laicisti, poiché lo sgretolamento del corpo ecclesiale è purtroppo anche più rapido di quanto si potesse prevedere solo qualche tempo fa. Eppure, spes contra spem, bisogna resistere.