SILVESTRINI: INTERVISTA SU ORTODOSSI UCRAINI, RUSSI, GRECI – TERRASANTA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 16 settembre 2020

 

Considerato l’interesse suscitato dal Convegno di lunedì 14 settembre 2020 sul cardinale Achille Silvestrini,  ci sembra utile ripubblicare  l’intervista che abbiamo fatto il 13 marzo 2001 al porporato per la rivista “Il Consulente RE” (3/2001), in vista dei viaggi apostolici in Ucraina e in Grecia. Argomenti? Ortodossi ucraini, ortodossi russi, ortodossi greci e per concludere situazione nei Luoghi Santi.

 

Ha suscitato notevole interesse l’articolo sul Convegno - riguardante il cardinale Silvestrini e la Ostpolitik vaticana – promosso lunedì 14 settembre 2020 a Palazzo Borromeo dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede (vedi  https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/972-il-cardinale-silvestrini-diplomatico-e-pastore.html ). Ci sembra perciò questa l’occasione per ripubblicare integralmente una nostra, ampia intervista al porporato in data 13 marzo 2001 per la rivista “Il Consulente RE” (3/2001). Era un’intervista motivata in particolare dagli annunciati viaggi apostolici di Giovanni Paolo II in Ucraina (23-27 giugno 2001) e – sulle orme di San Paolo apostolo - in Grecia e altri Paesi, individuati poi in Siria e Malta (4-9 maggio 2001). A conclusione dell’intervista alcune parole sulla situazione in Terrasanta.

 

DA “IL CONSULENTE RE” 3/2001/ INTERVISTA AL CARDINALE SILVESTRINI: VIAGGI DI SPERANZA

(…) Il cardinale Silvestrini ci riceve cortesemente nel suo studio (con finestra sul Cupolone e sui giardini vaticani); alle pareti ceramiche faentine e riproduzioni della natia Brisighella. Con il porporato parliamo in particolare dei rapporti con gli ortodossi sul fronte ucraino, russo e greco, non dimenticando la grave situazione in Terrasanta.

Eminenza, Lei è stato per quasi dieci anni, fino a quattro mesi fa, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. E’ cambiato qualcosa di sostanziale in quel periodo (NdR: 1991-2000) tra cattolici e ortodossi su quel fronte?

Il punto focale è stata la ‘caduta del Muro’, il crollo dei regimi comunisti che ha fatto emergere delle possibilità fino ad allora impensabili. Nel periodo delle dittature marxiste le nostre chiese cattoliche orientali (“uniati”) erano state soppresse nel 1946 in Ucraina, nella regione di Leopoli, e in Romania nel 1948. Era proibito che esistessero: un solo atto di culto, anche in una casa privata, comportava una condanna con la deportazione. Vescovi e sacerdoti greco-cattolici di quelle chiese hanno alle spalle dieci-quindici anni di campo di concentramento.

Gli ortodossi, a un certo punto della trista parabola staliniana, furono invece per necessità interne e controvoglia semi-riabilitati…

Non erano completamente liberi neanche loro, essendo sottomessi agli Uffici governativi dei culti; in qualche modo avevano avuto però un vantaggio in quei territori, perché erano state loro attribuite le chiese sottratte ai greco-cattolici…

… il che, se non erriamo, ha provocato tensioni interconfessionali anche gravi al momento del crollo del regime.

Proprio dal momento della riconquistata libertà l’esultanza si è tramutata in tensione a causa delle divergenze sulla proprietà delle chiese. Credo che la tensione, già alquanto diminuita, gradualmente sparirà; è vero che si sono avuti momenti forti di disagio, specialmente nella regione di Leopoli…

Tanto è vero che il Patriarcato di Mosca ha parlato di “violenze” ai danni degli ortodossi, di pope sbattuti sulla strada con mogli e figli…

Io ritengo che la nostra Chiesa non abbia promosso violenze; la popolazione locale, fiera della sua identità greco-cattolica, a volte ha cercato di recuperare le chiese che aveva perduto, occupandole. Ci sono stati degli ‘scontri’ sul terreno; ma il Papa e la gerarchia cattolica hanno sempre raccomandato ai nostri di essere comprensivi e di avanzare le richieste entro limiti ragionevoli, secondo le necessità.

La questione non ancora risolta della convivenza tra greco-cattolici (“uniati”) e ortodossi in Ucraina si riflette anche sull’accoglienza fatta da una parte del mondo ortodosso all’annuncio della visita del Papa in quello Stato a fine giugno…

Nell’Ucraina la situazione interna degli ortodossi è molto particolare, essendo divisi in tre gruppi: il più numeroso - unito a Mosca - è guidato dal metropolita Volodimir, quello autocefalo del metropolita Filarete di Kiev e uno più piccolo, che prende origine dalla diaspora precedente. Davanti a tale situazione la Chiesa cattolica deve muoversi con prudenza; le direttive della Santa Sede sono di non intromettersi in nessun caso nelle controversie fra ortodossi.

Allora il Papa incontrerà, sempre che lo desiderino, le gerarchie di tutti e tre i gruppi ortodossi?

Il problema è delicato… ma per la visita di giugno una soluzione tecnica, ne sono convinto, sarà trovata.

 

ORTODOSSI RUSSI: REAZIONI NEGATIVE, ANCHE SE ALESSIO II…

Torniamo alle reazioni negative alla visita papale da parte degli ortodossi fedeli a Mosca…

Per adesso – siamo al 13 marzo – sono negative; ma credo che le tensioni si possano ancora allentare. Il fatto è che per l’incontro tra cattolici e ortodossi ci sono ragioni di fondo; non ci si può bloccare su episodi locali e contingenti. Sono connvinto in ogni caso che quando gli ortodossi vedranno il Papa, uomo profondamente ispirato e religioso, visitare la grande cattedrale “Santa Sofia” di Kiev saranno commossi. Come è successo nel maggio 1999 in Romania, dove la popolazione è restata ammirata per la spiritualità e il profetismo del Papa venuto da Roma. Sono sicuro che Giovanni Paolo II si guadagnerà la simpatia di tutta la gente ortodossa.

La visita in Ucraina può essere pensata anche come un’altra tappa di avvicinamento alla visita a Mosca?

Lo sono già state quelle in Georgia e in Romania, tutte visite a venerabili chiese ortodosse. La logica direbbe: bisognerebbe andare anzitutto a Mosca. Ne ho parlato con alcuni professori ortodossi dell’Università di San Pietroburgo, che mi facevano la stessa osservazione: provate a pensare, ho detto loro, che il Papa possa andare a Mosca. In tal caso tutte le altre mete, Ucraina compresa, verrebbero ridimensionate!

Il patriarca Alessio II in interviste recenti, come a Vittorio Strada sul Corriere della Sera o a padre Tommaso Toschi sul Giorno, ribadisce “sincera stima e fraterna amicizia al Sommo Pontefice”, ma osserva che un incontro con lui è “prematuro”, poiché “mancano alcune condizioni”.

Ho incontrato il patriarca nel maggio del 1999; ho avuto l’impressione di parlare con una personalità profondamente religiosa. Credo che personalmente abbia molta più simpatia per noi di quanto possa dichiarare ufficialmente.

Lei vuol dire che il contesto nel quale Alessio II si trova ad agire è poco favorevole a una collaborazione con i cattolici?

Gli ortodossi hanno una prassi sinodale forte e vincolante; e se un sinodo non è d’accordo, difficilmente un patriarca può decidere autonomamente. Questa è una realtà che deve far pensare.

 

ORTODOSSI  RUSSI TIMOROSI DELLA VITALITA’ DELLA CHIESA CATTOLICA

Sulla difficoltà di accogliere il Papa a Mosca pesa anche quella che appare come un’altra frattura intraortodossa fra Alessio II e il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo (ritenuto più favorevole alla collaborazione con Roma)?

Anche su questo penso che nei mass-media ci sia un po’ d’esagerazione. Non credo che il patriarca Bartolomeo sia un avversario della Chiesa ortodossa russa. Ci sono dei problemi da risolvere di interferenza nella giurisdizione, ma la vita di una Chiesa non si fa soltanto con le norme di diritto canonico.

Non pensa, Eminenza, che una parte almeno della Chiesa ortodossa – cosciente delle difficoltà interne denotanti una certa fragilità – tema una Chiesa cattolica che appare assai vitale e magari involontariamente espansionista?

Questo l’ha detto Putin quando è venuto a Roma: secondo lui la Chiesa ortodossa non si sentirebbe ancora in condizione di poter parlare alla pari con la Chiesa cattolica. Ciò si comprende se si pone mente ai guasti, ai vuoti provocati dal comunismo – non solo in Russia – anche nella psiche dei cittadini: se la dottrina ateistica non è stata accolta dalla gente, sono stati gravemente corrosi il senso della coscienza, il rispetto della persona, la fiducia negli altri. Ci vorrà qualche generazione per porre rimedio.

Nonostante queste difficoltà noi dobbiamo ragionare in grande, a medio e lungo termine; e allora scopriamo che la collaborazione con gli ortodossi è non un’opportunità, ma un’esigenza per la vita del mondo. Per affrontare con speranza di risoluzione i grandi problemi della vita umana, dobbiamo marcare uniti, non divisi.

Secondo il neo-cardinale Walter Kasper “l’unica seria controversia teologica tra noi e la Chiesa ortodossa è la questione del primato petrino (vedi anche nella rubrica ‘Rossoporpora’ in questo stesso numero). Un’affermazione che ribadisce quella fatta dal cardinale William Keeler dopo la riunione infruttuosa di Baltimora dell’anno scorso della Commissione mista teologica. Rilievi condivisibili?

Sì. E’ sempre stato così, non dobbiamo sorprenderci. Il Papa ne è talmente consapevole che ha proposto di riflettere sui modi di esercizio del primato petrino, con riferimento anche al primo Millennio, in cui tale primato era riconosciuto, ma era esercitato con modalità diverse. Si può studiare dunque come calare nel contesto di una possibile futura unità l’esercizio del primato petrino, che come principio è per noi irrinunciabile.

 

ORTODOSSI GRECI STORICAMENTE DIFFIDENTI

Passiamo a un’altra area ortodossa interessata da un viaggio papale, quello sulle orme di San Paolo che dovrebbe toccare – oltre a Siria, Turchia (Asia minore) e Malta, anche la Grecia. Pure in questo caso la reazione delle gerarchie ortodosse locali è stata sulle prime gelida…

L’ortodossia greca è quella che più polemizza con Roma, sia in questioni teologiche che storiche. In Occidente non ricordiamo neppure che cosa sia stata la Quarta Crociata del 1204; per loro invece è la Crociata della grande ferita. Infatti in quell’occasione i crociati non andarono a Gerusalemme, presero d’assalto Costantinopoli, demolirono l’Impero bizantino e crearono una gerarchia di vescovi di rito latino. Per i Greci la ferita è sempre apertissima.

Solo con contatti continui, interscambi di persone, incontri di studio teologici e storici si potrà dissipare la grande diffidenza che è nella mente degli ortodossi greci verso di noi.

 

LA SITUAZIONE IN TERRASANTA

Altra grande questione, dolorosissima, quella mediorientale: una situazione senza speranza?

Un vero dramma. Soprattutto se si pensa al momento felice, straordinario, della visita del Papa l’anno scorso, con visite significative a palestinesi ed ebrei. Subito dopo riemerse l’incapacità di applicare gli accordi di Camp David.

C’è da essere preoccupati. E’ vero che oggi nessuno vuol fare la guerra; ma il problema è trovare una soluzione equa per lo Stato palestinese. Le difficoltà nascono dalla distribuzione sul terreno, perché lo Stato palestinese non una ha una contiguità omogenea; d’altra parte molti israeliani non riescono a concepire l’idea di un vero Stato palestinese. Se si andrà avanti con la guerriglia strisciante, gli odi si alimenteranno e i bambini cresceranno con il risentimento nel sangue.

Potrà mai accettare Israele l’internazionalizzazione dei Luoghi Santi?

Non lo so. Gerusalemme è importantissima, la formula della Santa Sede mi sembra la più giusta; però per il momento la vera urgenza è la definizione della consistenza dello Stato palestinese, in modo che con Israele ci possa essere una convivenza paritaria e pacifica.