CORONAVIRUS: 19 GIUGNO 2019 – GIUDA: OPINIONI A CONFRONTO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 8 aprile 2020

 

Una notizia sorprendente sui tempi del Covid-19. Con un aggiornamento di venerdì 10 aprile 2020. Poi: per i giorni di Giovedì e Venerdì Santo una riflessione sulla figura di Giuda con il cardinale Gianfranco Ravasi e Marco Cassuto-Morselli –Gabriella Maestri, autori di uno studio assai ampio sull’argomento.

 

CORONAVIRUS: UN’INFORMAZIONE SORPRENDENTE

Nella pagina principale della newsletter dell’Ambasciata di Svizzera in Italia appare sempre un richiamo alla Helpline del Dipartimento federale degli Affari esteri (DFAE – Ministero degli esteri in senso italiano). Si clicca su website e appaiono i servizi resi dall’unità che ha sede a Berna; tra i servizi i “Consigli di viaggio”. Ebbene, nella newsletter dell’Ambasciata relativa allo scorso giugno, ecco che tra i “Consigli di viaggio” per la Cina, aggiornati al 19 giugno 2019 ore 18.11, si legge alla quinta riga: (in neretto) " Nuovo coronavirus (COVID-19): IL CONSIGLIO FEDERALE SCONSIGLIA I VIAGGI ALL’ESTERO NON URGENTI FINO A NUOVO AVVISO. Verificare presso l’ambasciata del Paese di destinazione in Svizzera se ci sono restrizioni d’ingresso o se ci sono restrizioni all’interno del Paese”.

Con il che si palesa indubitabilmente (“scripta manent”) che l’allarme per il COVID-19 era già alto nel mese di giugno dell’anno scorso, tanto che il governo svizzero sconsigliava i viaggi non urgenti. Le annotazioni erano riportate sotto “Consigli di viaggio-Cina”. Ognuno tragga le considerazioni appropriate sulla notizia, che è stata resa pubblica ieri, martedì 7 aprile 2020, dal fotoreporter Alessandro Lisci (socio del Circolo svizzero di Roma) durante un’intervista rilasciata a RadioRadio. Noi ci chiediamo comunque: ricordate le grandi discussioni su quando il coronavirus è scoppiato in Cina? A gennaio, no …forse già a dicembre, prima ancora… a novembre, però già a ottobre…? E ora è attestato che il 19 giugno 2019 già si sapeva.

AGGIORNAMENTO DI VENERDI' 10 APRILE 2020. In sintesi: a marzo, a un lettore assiduo della newsletter dell'ambasciata di Svizzera a Roma è parso di ricordare di aver letto qualcosa sul coronavirus nel Paese asiatico già nell'estate dell'anno scorso. Non riuscendo a ritrovare le newsletter del tempo, ha chiesto al Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) se gliele potevano inviare, relativamente ai 'Consigli per la Cina'. Sollecitamente il lettore assiduo ha ricevuto quanto richiesto: nei 'Consigli' del 19 giugno 2019 (e anche in quelli della comunicazione successiva dell'8 agosto) appariva in neretto e in maiuscolo l'accenno al 'Nuovo coronavirus' (vedi sopra). A tale proposito ieri da fonti del Dfae - attivatesi per chiarire il caso - si è appreso che si sarebbe trattato di un errore 'tecnico'  dovuto a un capriccio del sistema: richiamando il documento vecchio automaticamente si sarebbe inserito l'aggiornamento di queste settimane. Ora il sistema è stato corretto e il problema risolto. Per concludere: secondo le fonti dunque la notizia è stata originata da un errore 'tecnico' avvenuto da parte dello stesso Dfae. 

 

GIUDA: UNA FIGURA CONTROVERSA

Siamo alla vigilia del Giovedì e del Venerdì santo: se l’altr’anno abbiamo cercato di approfondire la figura di Ponzio Pilato (stimolati in ciò da un libro di Aldo Schiavone), in questa occasione occupiamoci di alcune interpretazioni del personaggio di Giuda. Lo facciamo proponendo qualche spunto offerto da una riflessione per ‘Famiglia cristiana’ del cardinale Gianfranco Ravasi e da uno studio assai ampio di Marco Cassuto Morselli (ebreo, presidente della Federazione delle Amicizie ebraico-cristiane in Italia) e di Gabriella Maestri (cattolica, biblista).

 

CARDINAL RAVASI: GIUDA IL TRADITORE

Pubblicata nell’aprile del 2019, la riflessione del cardinal Ravasi è intitolata “Giuda il traditore”, con un sommario già molto significativo: “Giuda è diventato l’emblema del tradimento. E anche se molti scrittori si sono mostrati inclini a giustificare il suo atto, resta che –secondo le Scritture – la sua scelta di ‘vendere’ Gesù è stata libera e cosciente”.

Giuda, figlio di Simone, è detto nei Vangeli “Iscariota”: forse perché proveniente da Kariot (villaggio della Giudea) oppure come deformazione di sicarius oppure perché considerato un ish-karja, uomo della falsità. La sua figura ha attratto anche pittori e letterati, tra i quali alcuni “si sono mostrati inclini a giustificare il suo atto”, ritenuto “necessario” per la redenzione: è ciò che pensano ad esempio Claudel, Borges, Amos Oz.

I Vangeli però sono chiari nel giudicare severamente il gesto dell’apostolo. In Matteo emerge anche il “pentimento estremo” di Giuda, “allorché corre dei suoi mandanti a restuìtuire il prezzo di un tradimento, travolto dal rimorso, nonostante egli fosse attaccato al denaro come amministratore della cassa comune apostolica”. In ogni caso per Matteo poi Giuda “si allontanò e andò a impiccarsi”, mentre all’inizio degli Atti degli Apostoli Luca riferisce che “Giuda, precipitando in avanti, si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere”.

Per Ravasi il tradimento di Giuda è originato probabilmente da una terribile delusione nei confronti di un Gesù seguito nella speranza che fosse un messia politico, un liberatore d’Israele, e scoperto poi come un ‘salvatore’ con altre finalità e teso verso altri orizzonti”.

Due le domande più teologiche che si pone il cardinale biblista. La prima: “Se il tradimento era iscritto nel disegno di Dio, (…) quale responsabilità poteva cadere su chi ne doveva essere lo strumento di attuazione?” Nella risposta Ravasi osserva dapprima che il tema richiama da una parte “la libertà efficace e potente di Dio che opera nel mondo e nella storia”, dall’altra “la libertà delle scelte umane”. Per Giovanni “l’apostolo, sollecitato da Satana, ha fatto una scelta cosciente nei confronti del male”. E Ravasi rileva che “le due libertà si intrecciano: quella di Giuda , che opta coscientemente e responsabilmente per il tradimento aderendo a Satana e quella di Dio che inserisce questo atto umano infame nel suon progetto efficace di redenzione”.

Seconda domanda: per Giuda alla fine salvezza o condanna? Risponde Ravasi: “Il mistero degli ultimi istanti di Giuda resta noto solo a Dio”. Infatti “la sua libertà non fu certo cancellata da una specie di Fato greco (…). Questa stessa libertà può, perciò, essere approdata all’ostinazione o alla disperazione, ma anche a un estremo , segreto appello, accolto dall’infinita volontà salvifica divina”.

 

MARCO CASSUTO MORSELLI E GABRIELLA MAESTRI: “GIUDA, IL TRADITORE FEDELE”

Il contributo di Marco Cassuto Morselli e Gabriella Maestri è pubblicato in “NumeriSecondi”, Festschrift per don Massimo Grilli, ed. Pontificio Istituto Biblico. Si intitola “Yehudah, il traditore fedele” e considera la figura dell’Iscariota da una prospettiva in parte diversa. E’ quella “dell’emarginato per eccellenza, da ben due mille4nni oggetto di riprovazione e di odio, la cui persona è divenuta il simbolo stesso del tradimento e della perfidia”. Tanto che, con eccezioni soprattutto recenti, nella storia “in una chiave ermeneutica segnata da una crescente demonizzazione, egli è stato visto come il rappresentante per eccellenza del popolo giudaico, il popolo ‘deicida’ ”.

Anche gli Autori si pongono le domande fondamentali: “Quale è stato in realtà il significato dell’azione che Yehudah ha compiuto? Quali erano le finalità che egli si proponeva di raggiungere? Si trattava veramente di un ‘tradimento’?”

Cassuto Morselli e Maestri evidenziano qui un passo di Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi: “Io infatti ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho consegnato: il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò…..”. Nel brano appare per due volte il verbo paradìdomi e viene “quasi sempre tradotto” la prima volta con “consegnare” e la seconda con “tradire”. Osservano qui gli Autori che tale verbo nei testi neotestamentari e in altri scrittori antichi significa sempre ‘consegnare’, salvo che nel caso di Giuda, dove la  traduzione prevede il ‘tradire’ “. Gli Autori ne traggono una conseguenza importante: se Giuda non ha tradito Gesù, ma lo ha consegnato “allora i trenta denari non sono la ricompensa del tradimento, il bacio non è il bacio del traditore, il suicidio non è la conseguenza del rimorso per il tradimento”.

Altro aspetto importante rilevato da Cassuto Morselli e Maestri: essi si rifanno al Vangelo di Matteo, quando racconta della decisione dei sacerdoti e degli anziani di consegnare Gesù a Pilato: “Allora Giuda, colui che lo aveva consegnato, vedendo che Gesù era stato condannato, pentitosi, riportò i trenta denari ai sacerdoti e agli anziani (…) Egli, gettati i denari nel tempio, si allontanò ed andò a impiccarsi”. Sostengono gli autori: “Notiamo che Giuda è sconvolto dal fatto che Gesù è stato consegnato nelle mani dei Romani, ed è proprio allora che si dispera. Egli avevasì consegnato il Maestro ai sacerdoti, ma evidentemente non aveva previsto che essi lo avrebbero consegnato ai Romani. Quando questo avviene, egli comprende che per Gesù  non ci sarebbe stato scampo e disperato si uccide”.

Dobbiamo dunque chiederci, osservano Cassuto Morselli e Maestri: cosa si proponeva di ottenere Giuda consegnando Gesù ai sacerdoti? Qui gli Autori introducono il tema dell’atteggiamento di Gesù e dei suoi discepoli nei confronti dl potere romano e della libertà di Israele. E rilevano: “Innanzi tutto non possiamo neppure lontanamente pensare che egli guardasse in modo positivo al dominio di Roma: sotto i suoi occhi, come sotto gli occhi di tutto il suo popolo, si verificavano quotidianamente vessazioni, prepotenze, esecuzioni capitali, sfruttamento dei più deboli”. Così proseguendo: “La rinascita d’Israele sembra essere quindi un obiettivo molto importante nella missione di  Gesù, anche se non sarebbe dovuta avvenire attraverso una rivolta, ma mediante un intervento salvifico della Potenza divina”. I sacerdoti e gli anziani del popolo erano preoccupati in misura crescente: e l’entrata di Gesù a Gerusalemme aveva confermato i loro timori: “Da due giorni la folla accalcata nella città in attesa di celebrare la festa di Pesah mostrava nei confronti di Gesù un entusiasmo straordinario, troppo grande per poter essere ignorato o tollerato dalle autorità. Gli stessi gesti simbolici (canti, mantelli distesi lungo la strada, rami agitati a festa) che avevano accompagnato il suo ingresso a Gerusalemme mostravano che il popolo lo considerava Re Messia anche prima del riconoscimento e della proclamazione ufficiale da parte delle autorità templari con il rito dell’unzione”.

Agli Autori qui sembra di poter avanzare l’ipotesi che l’intenzione di Giuda  possa essere stata proprio quella di far consacrare Gesù in modo regolare da coloro che realmente avevano l’autorità di farlo”. Quando Giuda però viene a sapere che Gesù sarebbe stato consegnato ai Romani, ecco che gli crolla addosso il mondo, è travolto dalla disperazione e per questo si uccide. Concludono Cassuto Morselli e Maestri: Non era sufficiente che solo i discepoli o anche solo le folle riconoscessero Gesù come Messia: era necessario passare alla realizzazione della sua messianicità attraverso una regolare unzione (…). Questo è, secondo la nostra ipotesi, quanto Giuda vuole realizzare”.

Nel testo di Cassuto Morselli e Maestri emergono tanti altri aspetti interessanti relativi al tema. Ma noi qui ci fermiamo e agli interessati consigliamo di leggere per intero il contributo contenuto, come detto, in “Numeri Secondi”, Festschrift per don Massimo Grilli, ed. Pontificio Istituto Biblico.

P.S. A chi ci legge - nonostante il tempo del dolore e delle restrizioni e nonostante i timori per il futuro – gli auguri più sinceri per una Pasqua serena, illuminata dalla luce della speranza. Et resurrexit! Gli stessi auguri di cuore per la festa di Pesach ai nostri amici ebrei.

 

 

 

 

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