CORONAVIRUS: “HAI VISTO IL PAPA?” – MA IL GOVERNO OFFENDE I CATTOLICI – di GIUSEPPE RUSCONI  - www.rossoporpora.org – 30 marzo 2020

 

Venerdì 27 marzo 2020, con il ‘momento di preghiera’ sul sagrato e nell’atrio di San Pietro, papa Francesco ha offerto al mondo un’alta (e in tale forma inedita) testimonianza di che cosa significhi essere Romano Pontefice. Nelle stesse ore l’attuale governo italiano , con una nota emessa dal Ministero dell’Interno, ha invece mostrato con quanta considerazione tratti i cattolici italiani (al di là delle udienze richieste -e ottenute- da Conte a Bergoglio, inteso come utilissimo sponsor politico) tanto da poterli offendere con vergognosa impudenza.

 

VENERDI’ 27 MARZO 2020: UN’ORA DI PREGHIERA, SILENZI, BENEDIZIONI

Venerdì 27 marzo il ‘momento di preghiera’ (severo, sobrio, essenziale, senza inutili lustrini) di papa Francesco sul sagrato di San Pietro, poi nell’atrio della Basilica è durato poco più di un’ora, ma ha coinvolto, commosso, fatto riflettere profondamente un popolo cattolico (e non solo) non più troppo avvezzo a una tale manifestazione di fede in un mondo secolarizzato. “Hai visto il Papa ieri sera?”, “Da tempo non mi sentivo più così partecipe di una preghiera”, Finalmente il Papa ha fatto il Papa”, “Non credevo che questo Papa riuscisse mai a commuovermi. Ieri sera c’è riuscito”, “Era umile, solo, acciaccato, fragile davanti al mondo”, Ha saputo costringere la tv al silenzio per lunghi minuti durante l’Adorazione del Santissimo… una cosa inaudita, contro ogni regola del mezzo televisivo”, “Ho pregato anch’io e da tempo non lo facevo”, “Ho messo su Rai Uno, poi dopo qualche minuto il chiacchiericcio irritante dei due vaticanisti in studio mi ha spinto a sintonizzarmi su Tv 2000, dove ho potuto partecipare al rito senza interferenze di giornalisti” (NdR: anche noi – Deo gratias - abbiamo seguito su Tv 2000, temendo che su RAI UNO i colleghi di turno ci avrebbero guastato il clima spirituale), “Che belle immagini, ma mi hanno fatto tremare nella loro verità”, “Eh, quella pioggia, il buio, anche il Crocifisso di San Marcello sembrava piangere”,“Il Papa, nella sua cruda realtà fisica, è parso farsi carico delle angosce e delle speranze dell’intera umanità”, Tutto è stato semplice, austero, senza aggiunte decorative”, “Io ho gustato la forza potente del silenzio”.

Erano queste alcune delle reazioni raccolte sabato e domenica, per la maggior parte durante la coda per il supermercato, il fornaio, il casalinghi, l’edicola. Qualcuna anche per telefono. Uno spaccato che, anche se limitato alla romana piazza Bologna, presumiamo rifletta abbastanza bene quel che hanno provato tanti cattolici (e pure forse non cattolici) seguendo la supplica di papa Francesco. Del resto l’attesa era grande e i numeri parlano chiaro: solo in Italia i telespettatori sono stati oltre 17 milioni, per poco più della metà sintonizzati su RAI UNO. Canale 5 ha raccolto 3,4 milioni di persone,  con Tv 2000 hanno pregato in 2,9 milioni; un milione tra Rai Due e “All news”; oltre un milione tra La 7, Tgcom 24 e Sky Tg24. Anche Vatican News ha ottenuto ottimi risultati.

Oltre 17 milioni…. come dire che, nei momenti in cui l’orizzonte si fa buio perché il morbo infierisce e per tanti versi il futuro appare angoscioso, sono ancora in molti a cercare una parola di conforto nella religione e, in questo caso, dal Papa. Anche all’estero gli ascolti sono stati molto sostanziosi. Ne tengano conto i vari governi ovvero i vari Mostri, il rosso-giallo, il rosso-rosso spagnolo e tutti gli altri di colori (e arcobaleni) laicisti che puntano – anche con misure coercitive - ad annullare l’espressione pubblica della fede, magari con la chiusura delle chiese. Sognando in fin dei conti di riuscire laddove fallirono Hitler e Stalin.

Uno scenario da far tremare le vene e i polsi. Piazza San Pietro vuota, abbracciata da un colonnato che si erge contro un cielo plumbeo che, con l’avanzare della sera, diventa oscurità. Piove. Nessun altro rumore, se non il garrito stridulo di qualche gabbiano, la sirena di un’autoambulanza. E’ il silenzio che prevale. Davanti al cancello centrale della Basilica sei bracieri. A destra e a sinistra l’icona di Maria Salus populi romani e del Crocifisso ligneo di San Marcello al Corso. Scenario, come si suol dire, ‘apocalittico’. Una figura bianca sale verso il sagrato. Ha il passo che vorrebbe essere deciso, ma in realtà è incerto perché la sciatica si sente e si vede. Ultimi scalini con mons. Guido Marini, il maestro delle cerimonie pontificie. Poi dal palco/altare, sottotetto: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.  L’orazione iniziale: “Preghiamo. Dio onnipotente e misericordioso, guarda la nostra dolorosa condizione: conforta i tuoi figli e apri i nostri cuori alla speranza, perché sentiamo in mezzo a noi la tua presenza di Padre. Amen

Un lettore più in basso legge il brano del Vangelo di Marco, sulla barca in tempesta, la grande paura dei discepoli, l’intervento risolutivo di Gesù apparentemente dormiente…

 

LA MEDITAZIONE DI PAPA FRANCESCO

Qualche passo della meditazione del Papa.

. “Venuta la sera” (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.

. La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

.“Perché avete paura? Non avete ancora fede?”». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è.

. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: “che tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti.

. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

. Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7).

 

SALUS POPULI ROMANI, IL CROCIFISSO DI SAN MARCELLO AL CORSO, L’ADORAZIONE DEL SANTISSIMO, LA BENEDIZIONE URBI ET ORBI

Poi la venerazione dell’icona Salus Populi Romani, a destra del cancello centrale nell’atrio della Basilica. Sub tuum presidium confugimus… La venerazione del Crocifisso di San Marcello al Corso (si salvò da un incendio nel 1519, fu portato tre anni dopo in processione dal 4 al 20 agosto nei quartieri di Roma per scongiurare la fine della Grande peste). Adoremus te Christe… Il Papa si abbassa a baciare i piedi di Gesù in Croce. Entra nell’atrio della basilica e si mette le vesti sacre. Parce, Domine, populo tuo.

Nell’atrio viene portato ed esposto il Santissimo Sacramento. Il canto di San Tommaso d’Aquino Adoro te devote. Il Papa incensa il Santissimo. Quasi sette minuti di adorazione silenziosa (per i criteri che reggono la comunicazione audiovisiva un’enormità inimmaginabile). Una supplica litanica perché l’umanità si liberi da tutti i suoi mali.. Il Tantum ergo (ultime due strofe del Pange lingua, pure di San Tommaso d’Aquino). Il Papa incensa il Santissimo. Il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, annuncia la benedizione Urbi et Orbi con annessa indulgenza plenaria. Il Papa esce al cancello con il Santissimo e dà la triplice benedizione a Roma e al mondo. Il Papa in silenzio, accompagnato dallo scampanio a distesa di San Pietro. Il Papa rientra nell’atrio. Dio sia benedetto/Benedetto il suo santo nome. Poi il Laudate Dominum omnes gentes. Il Santissimo viene riportato nel Tabernacolo all’interno della Basilica. Le immagini indugiano sul Crocifisso di San Marcello, sulle statue del colonnato e ai piedi del sagrato. Si sente in sottofondo il rombo del motore di un’auto che si avvicina e poi se ne va. Con dentro il Papa, che ritorna a Santa Marta. 

 

VENERDI’ 27 MARZO 2020: IL GOVERNO OFFENDE I CATTOLICI

Proprio nella sera del ‘momento di preghiera’ di papa Francesco, al sottosegretario della Cei don Ivan Maffeis giunge la risposta scritta a una serie di domande da lui poste al Governo, a nome dei vescovi italiani, sull’applicazione contrastata di alcune norme riguardanti l’esercizio della libertà di culto del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) dell’8 marzo e seguenti. Come è noto (vedi anche https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/934-coronavirus-da-cerveteri-a-san-marcello-al-corso.html ) in diversi comuni i vigili urbani o i carabinieri hanno fermato fedeli che intendevano recarsi in chiesa per pregare o addirittura denunciato partecipanti a cerimonie (come a Giulianova, tra i denunciati il sindaco che aveva consacrato la città alla Madonna) o a sante messe celebrate secondo le norme in vigore ma con il portone aperto (come a Cerveteri) o ‘clandestinamente’(pur con pochi fedeli ben distanziati, come nei dintorni di Napoli).

Tra le domande in materia che don Maffeis aveva posto (le altre riguardavano le presenze ai riti della Settimana Santa e la questione dei matrimoni in chiesa), una concerneva il diritto dei fedeli di pregare in chiesa (naturalmente rispettando le norme di sicurezza sanitaria prescritte). Dopo un paio di giorni di riflessioni ad alto livello tra Presidenza del Consiglio e Ministero dell’Interno, quest’ultimo proprio la sera del 27 ha fatto pervenire a don Maffeis una nota nella quale, a proposito del diritto di pregare in chiesa, così si esprime (la nota è apparsa ne “La Nuova Bussola Quotidiana”, che ha seguito da vicino le ricadute dei vari Dpcm sulla libertà di culto, risvegliando il senso critico di non pochi cattolici fin qui assai anestetizzati):

“Innanzitutto appare opportuno sottolineare che, salvo eventuale autonoma diversa decisione dell’autorità ecclesiastica, non è prevista la chiusura delle chiese. E’ evidente quindi che l’apertura delle chiese non può precludere alla preghiera dei fedeli, purché evidentemente con modalità tali da assicurare adeguate forme di prevenzione da eventuali contagi.

Al riguardo, sulla base del parere appositamente richiesto al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, al fine di limitare gli spostamenti dalla propria abitazione, è necessario che l’accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da “comprovate esigenze lavorative”, ovvero per “situazioni di necessità” e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle Forze di polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di motivi specifici”. (il neretto è nostro)

Dunque: le chiese sono aperte, vi si può andare a pregare (con le note modalità)… ma solo se sono situate prima del tabacchi, della farmacia, del supermercato… insomma soltanto se sono sulla strada per andare nei luoghi ‘ammessi’. Dal tutto si deduce che l’acquisto di un pacchetto di sigarette vale di più – agli occhi del governo – della libertà di andare a pregare dentro una chiesa. Una conseguenza? Consigliamo agli architetti di considerare seriamente, nella costruzione di nuove chiese, l’opportunità di mettere un tabacchi a sinistra e un supermercato a destra. Così che, se ci si presentassero nuove emergenze sanitarie o climatiche o chi lo sa, il diritto di pregare davanti all’altare sia assicurato.

Chissà se nel lungo colloquio di stamattina tra Jorge Mario Bergoglio e Antonio Conte il primo ha posto sul tavolo anche la questione dell’accesso libero alle chiese per pregare? In ogni caso vedremo se nel prossimo Decreto qualcosa cambierà a tale proposito. Ma al pio damerino col ciuffo sicuramente interessava di più la possibilità di mostrarsi pubblicamente sorridente al fianco di quello che è il suo sponsor principale, così da incassare in un momento molto delicato il suo sostegno: a se stesso in primo luogo e al governo.

 

LE 'BREVI NOTE' DELLA SEGRETERIA GENERALE DELLA CEI SULLE TRATTATIVE CON IL GOVERNO IN MATERIA DI DECRETI CONTRO IL CORONAVIRUS

 

Ancora: dalla pubblicazione su “Stilum curiae” di Marco Tosatti di una relazione (“Brevi note”) della Segreteria generale della Cei, inviata a tutti i vescovi italiani e datata 15 marzo 2020, si apprendono dettagli non di poco conto sullo sviluppo e l’andamento dei contatti tra presidenza del Consiglio e Segreteria generale dei vescovi italiani in materia di decreti anti-coronavirus. Ne estrapoliamo alcuni passi significativi, affinché restino a futura memoria, non cadendo immeritatamente nel dimenticatoio:

. (immediatamente prima del Decreto dell’8 marzo che sospende le messe coram populo) Le giornate di venerdì 6 e sabato 7 marzo vedono un ripetuto contatto con la Presidenza del Consiglio e con alcuni Ministri: le Istituzioni governative stanno preparando un Decreto con “misure urgenti, applicabili sull’intero territorio nazionale”. La Segreteria Generale insiste fortemente soprattutto per evitare che venga proibita la celebrazione della Santa Messa, quasi la Chiesa nei suoi sacerdoti temesse di esporsi davanti al pericolo.

. Si alternano promesse, rassicurazioni, rinvii, in un’altalena che nella notte tra sabato 7 e domenica 8 porta alla stesura definitiva del testo. La Segreteria Generale lo riceve, con i ‘dispiaceri’ della politica, alle 3.30 del mattino. Il Decreto, a livello preventivo, sospende da subito – e fino al 3 aprile – sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”. Era il punto su cui, alle 23 della sera precedente, ci era stato richiesto di inviare un comunicato con procedura d’urgenza a tutti i Vescovi, perché proibissero in tutto il Paese le Sante Messe fin da quelle del primo mattino della stessa domenica.

. Entro le 8.30 di domenica 8 un Vescovo di ciascuna Conferenza Episcopale Regionale è raggiunto da un messaggio che gli condivide il provvedimento. Le ore della mattinata registrano la chiamata di decine di Vescovi, che si rivolgono alla Segreteria Generale per chiedere delucidazioni, rappresentare stupore, criticità e contrarietà. Alle 12 la Segreteria Generale interloquisce nuovamente con la Presidenza del Consiglio: oltre a far pesare le difficoltà registrate, sottolinea la confusione con cui il Decreto è recepito dalle stesse Prefetture.

. Il Governo convoca una riunione chiarificatrice alle ore 13.

. (La Cei con le spalle al muro) Dalle 14 alle 18 il confronto della Segreteria Generale è serrato, finché il Tavolo governativo – a cui partecipa il Comitato scientifico e tecnico – chiude definitivamente la discussione. La Segreteria Generale, informato telefonicamente il Presidente della CEI, la Nunziatura e la Segreteria di Stato, esce in serata con un comunicato in cui scrive: “L’interpretazione fornita dal Governo include rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le ‘cerimonie religiose’. Si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica”.

. ( molto interessante il dettaglio che segue…) Intanto, lunedì 9 marzo avviene una proficua condivisione in Segreteria di Stato. Raccogliamo suggerimenti, proposte e indicazioni, che nei giorni a seguire troveranno attuazione. Soprattutto, si afferma la reciproca volontà di una collaborazione cordiale ed efficace.

. (troppo zelo, cardinal Bassetti…chiusura delle chiese? Ma si rende conto dell’enormità della sua proposta, oltretutto pericolosa perché potrebbe offrire un alibi eminente a chi le chiese vorrebbe – e con soddisfazione – realmente chiuderle?) In tale contesto di limitazioni a cui ogni cittadino è sottoposto a tutela della salute pubblica, la Presidenza arriva a prospettare – affidando la scelta all’Ordinario – “anche la decisione di chiudere le chiese. Questo non perché lo Stato ce lo imponga, ma per un senso di appartenenza alla famiglia umana, esposta a un virus di cui ancora non conosciamo la natura né la propagazione”.

Questo è quanto. Per oggi.