AH, ÇA IRA, ÇA IRA, ÇA IRA…LES CARDINAUX ON LES PENDRA! – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 8 novembre 2015

 

Qualche riflessione sulle conseguenze dell’ondata di populismo che sta dilagando nella società e che ha per bersaglio la Chiesa cattolica. E’  un’ondata che mira, nelle intenzioni dei promotori, a ridimensionare il ruolo pubblico della Chiesa, privandola un po’ alla volta dei suoi simboli visibili di ‘potere’.  Ma le dimore di tanti cardinali e vescovi sono proprio così faraoniche?

 

Anno Domini 1790. Nella Francia post 14 juillet - inebriata per la ‘presa della Bastiglia’ e percorsa dei fremiti de la Révolution -si diffonde un canto popolare di gioia e ottimismo che a breve i sanculotti (per certi versi gli antenati dei descamisados ) avrebbero incupito così:  Ah, ça ira, ça ira, ça ira, les aristocrates à la lanterne (al lampione), ah, ça ira, ça ira, ça ira, les aristocrates on les pendra (li si appenderà). Sostituiamo “cardinali” a “aristocratici”, limiamo e rinviamo un po’ l’auspicata impiccagione…  facciamo un balzo in avanti di 225 anni nella storia e nous voilà, eccoci nell’ Anno Domini 2015, quando un marziano capitato a Roma per un difetto d’astronave, entrando in un qualsiasi bar, sentirebbe discorsi di tal genere: “I cardinali? I vescovi? Vivono da faraoni come dice papa Francesco e dunque sfrattiamoli dai loro principeschi appartamenti, mettiamoli in una cameretta d’albergo e mandiamoli a lavorare, timbrando il cartellino!” Con l’aggiunta: “Peggio per loro… tanto più che hanno il cuore duro e il linguaggio inaridito, essendo abituati a comportarsi come farisei!” (a quest’ultimo proposito: quel continuo uso spregiativo della categoria “farisei” è particolarmente ingiustificato e offensivo, dato che non considera la realtà storica dei fatti… come in tutti i gruppi sociali anche tra i farisei, custodi e interpreti della legge, c’erano i ‘cuori di carne’ – Nicodemo non era un fariseo? – e i ‘cuori di pietra’).

Il tema è ripreso sabato 7 novembre dalle Comunità italiane cristiane di base (cattolici di ‘sinistra’) in un testo in cui si legge che il richiamo papale sull’inconciliabilità per un credente tra l’annunciare la povertà e vivere da faraone “vale in particolare per coloro che hanno responsabilità nel governo della Chiesa e che, mentre il Papa abita in forma semplice e austera a Santa Marta, continuano a praticare, accanto a lui, modi di vita principeschi e a vivere con stili di comportamento sfarzosi che tolgono credibilità a chi deve annunciare la Parola del Signore”.

“Principeschi, sfarzosi”. Chiediamoci:  è proprio così? E’ proprio vero che cardinali e vescovi vivono in genere in abitazioni che si possono definire ‘faraoniche’? In genere, poiché a volte si verificano purtroppo casi disdicevoli, come – per fare un esempio  - quello relativo al vescovo emerito di Limburgo Tebartz-van Elst, del resto a fine 2014 trasferito un po’ alla chetichella a Roma come delegato per la catechesi in seno al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione (!).

Conosciamo per ragioni professionali diverse dimore di cardinali, non solo curiali. Sono state ‘ereditate’ da un cardinale predecessore e passeranno (sempre che, considerati i chiari di luna odierni, non siano smembrate o vendute) al subentrante. Sono situate in palazzi storici e conseguentemente sono grandi (con una metratura media di oltre 300 mq). Tuttavia sarebbe perlomeno esagerato considerarle ‘faraoniche’. I locali sono ampi, ma – per quel che abbiamo costatato – non vi appare quel lusso che certo stonerebbe assai con l’immagine (giusta!) di una Chiesa sobria. Spesso ci si trova anche una cappellina privata: è un delitto? Le pareti dei locali sono sovente strapiene di libri e documenti vari, profumano di solida cultura: un altro delitto? I locali hanno pochi mobili. E, su quei pochi – specie nell’atrio o in corridoio - fanno mostra di sé ricordi di viaggio, doni ricevuti, in non pochi casi presepi da tutto il mondo, fotografie di famiglia e di incontri con papi e autorità varie, quadri regalati… insomma testimonianze di una vita: delitto anche questo? Per quel che abbiamo constatato gli appartamenti sono molto ben tenuti, abbelliti da piante d’interno, curati con un amore che spinge a curare i dettagli da una o più suore (che vivono anch’esse dentro l’appartamento). Hanno tutti un salotto per accogliere i visitatori, uno studio di lavoro, una sala da pranzo: locali superflui? Non diremmo, dato che quegli appartamenti in tanti casi sono luogo privilegiato per avviare o sostenere con discrezione iniziative caritative e vi si ricevono e si fa conoscenza di persone che per motivi seri abbisognano di aiuto: dunque gli appartamenti svolgono anche una funzione sociale non trascurabile.

Che cosa vogliamo fare? Assecondando il populismo d’accatto dilagante, sfrattare un po’ di cardinali e mandarli in albergo (con costi non indifferenti!)? Ristrutturare gli appartamenti, dividendoli in quattro o cinque parti (con costi alle stelle, sempre che ciò sia possibile essendo i palazzi ‘storici’). Considerata la conseguente mancanza di spazio, si vogliono vendere i ricordi e i doni di una vita spesa al servizio della Chiesa, buttare i libri al macero? Pensate alla reazione degli interessati… riuscite ad esempio ad immaginare il card. Ravasi o il card. Kasper in camera d’albergo, con tanti libri da starci sulle dita di una mano? Inoltre: per accontentare i pauperisti (di per sé sovente non certo poveri ) non sarebbe forse opportuno dare rilievo pubblico al tema, programmando magari una giornata di pentimento collettivo dei rossoporpora vestiti di sacco, cenere in capo e sandali ai piedi?

Un’altra riflessione: se un appartamento è anche in qualche modo simbolo di stabilità (ciò che rafforza l’identità dell’individuo, con tutte le conseguenze positive connesse), una camera d’albergo rimanda piuttosto alla provvisorietà ed è difficile possa essere sentita come una ‘casa’. Invero l’odierna società, caratterizzata da una crescente fluidità (dunque: instabilità), preferisce la camera d’albergo all’appartamento.

In effetti ci viene un’idea: in parallelo… perché non smantellare il Quirinale, ridimensionare la Casa Bianca, l’Eliseo e, ça va sans dire, Buckingham Palace? Gli inquilini attuali e futuri? Tutti in albergo! Per estensione: perché non ristrutturare – dividendole in tanti appartamenti - anche le ville di quei politici, manager intercambiabili (per ragioni giudiziarie) ma sempre ben piazzati, banchieri e palazzinari che del lusso – quello sì, pacchiano e offensivo e non raramente frutto di corruzione - fanno un vanto? Pronti almeno in parte – con il loro sottobosco di turiferari a libro paga - a subentrare ai cardinali, se questi ultimi fossero costretti a sloggiare?

Insomma: attenti a non interpretare la ‘Chiesa povera’ (nel senso di ‘sobria’) come ‘Chiesa stracciona’, come vogliono (palesemente o subdolamente) tutti coloro che mirano a spogliare la Chiesa degli elementi simbolici utili alla sua identificazione sociale (qui non si tratta solo di forma, ma anche disostanza) e a ricondurla nelle sacristie (magari sotto forma di camere d’albergo), così che in definitiva essa si configuri – non più faro pubblico, riconoscibile per la società  - come elemento irrilevante di cui uomini e donne del nostro tempo possano fare tranquillamente a meno.