BECHARA RAI SU MIGRANTI, EUROPA, ACCOGLIENZA E IDENTITA’ – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 6 novembre 2015

 

Un importante intervento del patriarca maronita su un tema particolarmente delicato che continua ad essere molto attuale. E’ stato svolto a Cracovia il 25 settembre, in occasione della Conferenza internazionale sul ruolo della Chiesa nel processo di integrazione europea. Al cardinale libanese il compito di approfondire i rapporti tra la libertà e i suoi limiti. La domenica  18 ottobre Béchara Raï, a Roma per il Sinodo, si è poi recato a Cascia per inaugurare e benedire – davanti a una folla numerosa, anche di libanesi -  una grande statua di santa Rita scolpita in Libano.

 

 

Discorso importante quello tenuto recentemente a Cracovia dal cardinale patriarca Béchara Boutros Raï  sul tema dell’accoglienza dei migranti nel continente europeo. L’occasione era data da una conferenza internazionale - svoltasi nella città polacca il 25 e il 26 settembre e introdotta dal cardinale Stanislaw Dziwisz - sul “Ruolo della Chiesa cattolica nel processo di integrazione europea: dignità, libertà, diritti umani”. Un tema affrontato particolarmente attuale pensando soprattutto a quanto sta accadendo ormai da mesi, in misura massiccia, a cavallo delle frontiere europee, raggiunte da centinaia di migliaia di profughi provenienti dai Paesi in guerra del Medio Oriente. Al patriarca maronita è stato chiesto di approfondire in particolare il rapporto tra la libertà e i suoi limiti. Béchara Raï è la voce più autorevole di un Libano che, complice la posizione geografica e una sia pur precaria tranquillità interna, conta oggi circa due milioni di rifugiati (1,5 milioni di siriani e mezzo milione di palestinesi, parte di questi ultimi stabilitisi nel Paese già dopo la guerra israelo-araba del 1948) su poco più di 4 milioni di abitanti. Il patriarca conosce bene dunque, per esperienza sul campo, che cosa significhi accogliere e anche che cosa ciò comporti per la comunità d’accoglienza.

Nel suo intervento (che traduciamo dal francese) il pastore settantacinquenne ha evidenziato subito che “dignità, libertà e diritti umani sono un trinomio essenziale per la cultura cristiana”, trinomio simbolo di quelle radici cristiane che “papa Giovanni Paolo II voleva fossero incluse nel preambolo della  Costituzione europea e che sono alla base dell’integrazione europea”. Invece nel Medio Oriente il trinomio non è in genere rispettato, a causa della presenza di regimi teocratici. In Libano sì, dato che la Carta fondamentale “separa Chiesa e Stato” e, “rendendo omaggio a Dio, rispetta tutte le religioni così come la legge divina, tanto rivelata che naturale”. La conseguenza è il riconoscimento “di tutte le libertà religiose e civili così come di tutti i diritti umani”. Perché il trinomio sia riconosciuto nei Paesi arabi, ha affermato Béchara Raï, bisognerebbe aiutarli “a imitare il Libano e ad abbandonare il sistema politico-religioso, detto teocratico”.

Il patriarca ha poi ricordato che, “secondo la Chiesa e la visione cristiana”, la libertà “trova il suo fondamento biblico nella Genesi: “L’uomo fu creato a immagine di Dio”, che è “L’Assoluto in tutto: libertà assoluta, verità assoluta, amore assoluto”. L’uomo creato, invece, è confrontato con dei limiti: infatti “è a immagine di Dio, non immagine di Dio”. Perciò “libertà, volontà e amore” in lui non sono pieni.

Proseguendo, il cardinale Raï ha affrontato il “diritto all’esercizio della libertà oggi”. E’ un diritto che “deve essere riconosciuto civilmente e protetto nei limiti posti dal bene comune e dall’ordine pubblico”. Il tema è di certo attuale, date “le ondate di migranti d’altre culture e di centinaia di migliaia di sfollati siriani e iracheni che chiedono rifugio nei Paesi europei e vi entrano illegalmente”. In questo caso  “si sovrappongono più diritti legati  alla libertà: il diritto di asilo, il diritto di essere accolti  con spirito di umanità, il diritto di scegliere questo o quel Paese, il diritto di stabilircisi e di trovarvi un lavoro, ecc…”.

Avverte qui Béchara Raï: “Tale libertà multiforme potrebbe essere sfruttata da ideologie criminali o da particolari mire politico-strategiche. Potrebbe anche essere strumentalizzata per creare il caos, deformare la cultura, suscitare conflitti confessionali, per creare squilibri socio-economici e insicurezza o ancora per aprire una breccia alla violenza e al terrorismo”. Perciò, “pur riconoscendo il diritto all’esercizio della libertà, occorre ugualmente riconoscerne i limiti, ossia: il bene comune, l’ordine pubblico, la salvaguardia tanto della cultura d’origine che del Paese di accoglienza, il promovimento della pace locale, regionale e mondiale”.

In conclusione ha rilevato il patriarca maronita che per salvaguardare l’identità europea e per aiutare i Paesi arabi a valorizzare la propria, “bisogna assolutamente che la Comunità internazionale si impegni con tutte le sue forze per bloccare le guerre in corso in Siria, Iraq, Yemen e Palestina”. Nello stesso tempo la stessa Comunità internazionale deve elaborare soluzioni politiche concrete per “una pace giusta, globale, duratura” nell’area, “assicurando” il ritorno degli sfollati e garantendo loro il diritto di cittadinanza. Osserva qui Béchara Raï: “Invece di facilitare l’esodo nei Paesi europei, occorre piuttosto aiutare finanziariamente i popoli a restare nei loro Paesi e a trovarvi un lavoro, proprio anche per salvaguardare patrimonio culturale e identità storica delle diverse Nazioni”.

E’ chiaro che “noi, cristiani d’Oriente, preferiamo continuare la convivenza storica con i musulmani”. E’ da 1400 anni che viviamo insieme vicende storiche anche drammatiche: “Noi abbiamo trasmesso ai musulmani i nostri valori cristiani e abbiamo ricevuto i loro. Abbiamo anche potuto stimolare i musulmani alla moderazione e all’apertura”. Purtroppo oggi si cerca di distruggere tale moderazione, giocando con il fuoco che minaccia stabilità e pace a livello mondiale”.

 

INAUGURATA E BENEDETTA UNA GRANDE STATUA LIBANESE DI SANTA RITA ALL’INGRESSO DI CASCIA

A Roma per il Sinodo dei vescovi sulla famiglia, il patriarca Béchara Raï ha presieduto domenica 11 ottobre la celebrazione eucaristica nella chiesa nazionale libanese di San Marun a via Aurora. Nell’omelia ha invitato tra l’altro i numerosi presenti a “pregare perché il Libano possa avere un presidente”: la carica tocca a un maronita, ma i maroniti sono divisi tra alleati dei sunniti e alleati degli sciiti, così che veti incrociati impediscono l’elezione di un presidente, paralizzando il Paese in un momento difficilissimo della sua storia. Fin qui i continui appelli - razionali e accorati nel contempo - del Patriarca non sono riusciti a sbloccare l’ impasse. Si era scritto recentemente sulla stampa anche di un appello del Papa ai leader maroniti, ma l’esistenza della lettera è stato smentita da Béchara Raï, che ha attribuito la diffusione della falsa notizia alla grande disinformazione esistente sulla situazione in Libano (una disinformazione voluta e derivata dai grandi e contrapposti interessi in gioco).

La domenica successiva, invece, il patriarca si è recato a Cascia, dove ha benedetto la nuova, grande statua di santa Rita, posta all’ingresso della città, al bivio per Roccaporena (paese natale della santa). Alto sei metri, pesante 30 tonnellate, il monumento è stata realizzato in pietra marmorea, estratta dalle montagne del Libano a oltre duemila metri d’altitudine. Lo scultore? Un famoso artista libanese Nayef Alwan, su bozzetto di Mario Magrelli. Il finanziatore dell’opera? Il mecenate libanese Sarkis Sarkis, contattato dal religioso maronita padre Charbel Mhanna, che ha fatto un po’ da tramite tra Cascia e il Paese dei Cedri. La statua, trasportata per nave a settembre da Beirut a Salerno e conservata per qualche giorno a Montelibretti, presso la Scuola nazionale dei vigili del fuoco, è stata benedetta da papa Francesco in occasione dell’udienza generale del 30 settembre in piazza san Pietro. Poi ha raggiunto Cascia, dove è stata ufficialmente inaugurata appunto il 18 ottobre – in una splendida domenica autunnale - dal patriarca Raï davanti a una folla festante di circa duemila persone, presente anche il mecenate finanziatore. La banda musicale dei vigili del fuoco ha eseguito i sempre suggestivi inni italiano e libanese (cantato in coro dai molti libanesi presenti, che sventolavano bandiere nazionali). Rivolgendosi alla folla in arabo e in italiano, il cardinale maronita – che era accompagnato tra gli altri dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo - ha ricordato che santa Rita è popolarissima popolare in Libano, dove parecchie sono le chiese a lei dedicate: santa “dei casi impossibili”, ha molto sofferto in vita come moglie e madre e nel suo volto si specchiano tante famiglie del Paese dei Cedri. Non a caso i maroniti libanesi che vengono a Roma per vedere e ascoltare il Papa, difficilmente dimenticano di passare anche da Cascia. Alla benedizione della statua è seguita una messa solenne nell’affollatissimo Santuario di Santa Rita, presieduta dallo stesso patriarca Raï, che nell’omelia si è compiaciuto del forte legame esistente – e rafforzato per l’occasione – tra Cascia e il Libano.