VOTO D’IRLANDA/PADDY AGNEW: CHIESA NON PERVENUTA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 27 maggio 2015

 

Ad ampio colloquio con Paddy Agnew, che da quasi trent’anni commenta da Roma per l’ ‘Irish Times’ di Dublino i fatti vaticani e italiani – Imprevista l’ampiezza del divario in favore del ‘sì’ -  Frattura intergenerazionale, meno tra città e campagna – Determinanti gli scandali degli abusi sessuali – Chiesa molto timida per evitare un nuovo crescere della rabbia – Il voto irlandese e papa Francesco

 

Chi è Paddy Agnew? Figura molto conosciuta - anche per la sua simpatia e le sue domande spesso venate di humour anglosassone - in Sala Stampa (della Santa Sede ed Estera), da 29 anni riversa cronache e commenti vaticani sul grande quotidiano di Dublino, l’ “Irish Times”, giornale di riferimento di “quelli che contano” in Irlanda (un po’ come in Italia quella ‘Repubblica’ appetita dai radical chic e da chi vuole sapere quotidianamente, in dieci minuti, quel che succede nel mondo). “Quelli che contano” in Irlanda stavolta si sono schierati massicciamente – politici, intellettuali, giornalisti, manager di Twitter, Google e compagnia, artisti ed anche diversi chierici “non bigotti, reazionari, oscurantisti” – per il sì nel referendum che ha riconosciuto costituzionalmente il cosiddetto “matrimonio gay”…

 

Caro Paddy, tu sei un nordirlandese, presbiteriano agnostico con moglie cattolica e da sempre però segui con attenzione quel che si muove nel mondo vaticano e della Chiesa (il tuo primo articolo sull’ “Irish Times” riguardò l’incontro interreligioso di Assisi del 1986): sei sorpreso dai risultati del referendum di sabato 23 maggio, che ricordiamo in sintesi: 60,5% di partecipazione (molto elevata per gli standard irlandesi), 62,1% di ‘sì’, 37,9% di ‘no’ ? 

Non per la vittoria del ‘sì’, ma per l’ampiezza di tale vittoria, superiore a quel che prefiguravano gli ultimi sondaggi.

A che cosa attribuisci tale risultato? 

A tre fattori. Il primo: la Chiesa, a causa dei gravi scandali degli abusi del clero sui minori, ha perso gran parte della sua autorità. Il secondo: l’Irlanda è decollata in questi ultimi anni sul piano economico e ciò ha comportato una profonda secolarizzazione della società.

Ricordiamo che in Irlanda hanno sede grandi multinazionali come Google e Twitter… 

… che sono in Irlanda, poiché lì le tasse sono al 12,5%. Il terzo fattore: l’Irlanda è un Paese giovane, con un’età media molto bassa. Sono ad esempio quasi settantantamila i giovani che hanno votato per la prima volta e in stragrande maggioranza hanno messo nell’urna un ‘sì’…

Al recente convegno internazionale svoltosi a Roma alla vigilia della V edizione della ‘Marcia per la Vita’ una pro-life irlandese aveva riferito dei risultati di un sondaggio sul referendum, da cui emergeva che il 95% dei giovani avrebbe votato per il ‘sì’, mentre il ‘no’ conservava la maggioranza tra gli oltre sessantacinquenni… 

I risultati del referendum hanno confermato una profonda frattura generazionale…

E tra città e campagna? 

Anche, ma in modo assai meno evidente della tradizione. Solo una delle 43 circoscrizioni, quella di Roscommon, in piena campagna, ha rifiutato la modifica costituzionale.  Ad esempio anche la contea di Donegal, all’estremo nord-ovest - dove tira vento e piove quasi sempre - ha dato una maggioranza di ‘sì’. L’Irlanda è cambiata. Fino a poco tempo fa la campagna si contrapponeva compatta a Dublino.  

C’è chi – come il cardinale svizzero Georges Cottier – ritiene che la perdita di credibilità della Chiesa per la pagina vergognosa degli abusi sessuali del clero (da te già citata) sia stata determinante per il risultato del referendum, Altri pensano che sia stata ‘solo’ importante. Tu che ne pensi? 

Determinante, determinantissima… si può dire? (ride). Lo scandalo ha modificato profondamente l’atteggiamento degli irlandesi verso la Chiesa. Non solo per il fatto in sé, gravissimo, ma anche per come è stato gestito dalle gerarchie irlandesi e dal Vaticano…

Però Benedetto XVI è intervenuto molto duramente… 

Ma gli irlandesi erano talmente infuriati che non hanno dato gran peso a tale inequivocabile intervento. Avevano infatti ben stampato in testa quel che di orrendo si leggeva a proposito di abusi sessuali del clero nei Rapporti Ferns del 2005, Ryan e Murphy (Arcidiocesi di Dublino) del 2009, Murphy del 2011 (diocesi di Cloyne), sui tentativi di insabbiamento interni ed esterni, sulla non-collaborazione di alcuni responsabili vaticani. Tanto che il primo ministro Enda Kenny (la stessa di oggi) il 20 luglio 2011 in Parlamento aveva accusato la Santa Sede di comportamenti “distanti, elitari, narcistici”, di atteggiamenti da “ragionieri”. Ne erano seguiti il ritiro del nunzio apostolico da Dublino e la chiusura (motivata ufficialmente da ragioni economiche) della rappresentanza diplomatica irlandese a Roma.  

Sabato scorso diversi membri del clero irlandese si sono espressi pubblicamente per il ‘sì’… 

Non mi stupisce. L’hanno fatto anche in nome dell’abbraccio per tutti, del non escludere nessuno dalla comunità ecclesiale. Sai che cosa penso? In fondo il risultato del referendum piace a papa Francesco…

Onestamente credo invece che papa Francesco non sia contento del risultato. Soprattutto in questi ultimi mesi ha insistito sulla bellezza del matrimonio tra uomo e donna: certo l’ha fatto in “positivo” e non con toni da battaglia, evitando di scendere sul terreno concreto di scelte legislative precise. Il che porta alcuni a chiedersi se tale atteggiamento, percepito come sostanzialmente “disimpegnato”, non abbia anche contribuito al risultato irlandese. 

Se qualcuno agisce in nome della Misericordia, non può condannare i gay…

Ma chi è che li condanna, negando loro il riconoscimento del cosiddetto ‘matrimonio’? E’ la semplice constatazione del fatto che dalla loro unione non possono nascere figli come invece è proprio del matrimonio tra uomo e donna… 

No, no, possono avere figli con la fecondazione artificiale…

… e con l’utero in affitto, pratica schiavistica e…insomma pensa un po’ a come gode oggi la turpe industria che si costruisce sull’infertilità di alcune persone e sul loro desiderio di oltrepassare i limiti della natura (che del resto tutti abbiamo, in un ambito o in un altro!)…In effetti il “matrimonio gay” è un tassello importante di un’intera rivoluzione antropologica che vuole cancellare l’eredità giudaico-cristiana ed è centrata su uno sciagurato ed estremo individualismo… 

In tal senso penso abbia ragione il ministro irlandese della salute, Leo Varadkar, che l’ha chiamata “rivoluzione sociale”… Qualcosa volevo aggiungere sull’atteggiamento della gerarchia cattolica irlandese. L’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, è stato sospettato di aver segretamente messo nell’urna un ‘sì’: gli si è rimproverata fortemente la sua campagna così timida per il ‘no’, di averlo de facto sabotata….

La ‘timidezza’ di Diarmuid Martin è constatata anche da diversi commentatori laici, che allargano la stessa valutazione a buona parte della gerarchia, che avrebbe dunque condotto una campagna tardiva e poco incisiva… 

In effetti la campagna della Chiesa “non è pervenuta”. D’altra parte l’Irlanda era un Paese talmente cattolico che si è sentita tradita nel profondo, fin nelle viscere, dagli scandali degli abusi sessuali e dalla gestione ecclesiastica reticente e non lineare degli stessi. E ha reagito non con pacatezza, ma con rabbia. Secondo me Diarmuid Martin ha capito questo e ha temuto che, se la Chiesa si fosse pronunciata con maggior vigore a favore del ‘no’, la rabbia di molti irlandesi si sarebbe addirittura accresciuta.

In ogni caso, se il 37,9% dei votanti si è pronunciato contro il “matrimonio gay”, ciò significa che i cattolici praticanti in maggioranza sono restati fedeli alla Dottrina sociale… 

Penso proprio che sia stato così. Per tornare a quel che si diceva su papa Francesco, non credo che la sua popolarità in Irlanda abbia sofferto per il risultato. Papa Francesco è molto apprezzato dai non cattolici o non praticanti per il suo insegnamento sulla giustizia sociale e sulla necessità di amare tutti: quello che dice sul matrimonio si fa finta di non sentirlo e forse non viene nemmeno trasmesso da molti massmedia. E in ogni caso Francesco viene connotato come il Papa che ha detto: “Chi sono io per giudicare?” e tale domanda resta profondamente ancorata nella mente degli irlandesi…

“Chi sono io per giudicare?” è oggettivamente solo una parte del ragionamento, più complesso, sviluppato nel volo di ritorno da Rio de Janeiro… 

Sì, sono d’accordo… però l’ha detto ed è un fatto che la gente non dimentica! Anche per questo diversi cattolici, pur se non la maggioranza, non hanno esitato a mettere nell’urna un ‘sì’: lo sentivano naturale e perfettamente consono con quello che papa Francesco cova nel fondo del suo cuore.

Quanto secondo te ha influito sui risultati del voto la modifica voluta dal Governo e approvata dal Senato il 4 aprile a tempo record concernente la possibilità dell’adozione per le coppie omosessuali, già riconosciute dal 2010 come ‘unioni civili’? Non ha tolto al ‘no’ al referendum un’arma importante? 

Sì, è una norma che ha svuotato di contenuti il referendum. Ma non credo che, se non fosse stata introdotta prima, si sarebbero spostate di molto le percentuali di voto. Troppa la sfiducia di molti irlandesi nella Chiesa ufficiale e nella sua morale, travolta dagli scandali degli abusi sessuali.