CATTOLICI ‘CONSERVATORI’: UNA SUPPLICA, UN MANUALE – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 20 maggio 2015

 

Crescono le iniziative di ambienti cattolici ‘conservatori’ in vista del secondo Sinodo di ottobre sulla famiglia: ieri a Roma presentato un manuale ‘da combattimento’ con cento domande e risposte su Chiesa e famiglia, autori tre vescovi. Nel contempo si è fatto il punto anche sulla ‘Supplica filiale’ rivolta a papa Francesco e già sottoscritta da oltre 230mila persone nel mondo, tra cui quattro cardinali.

 

Sul fronte effervescente dell’intersinodo cresce la mobilitazione di alcuni ambienti cattolici ‘conservatori’, in forte allarme per certe ‘aperture’ in materia di famiglia emerse prima, durante e dopo il Sinodo dell’ottobre scorso. Ieri, in una conferenza-stampa tenuta a Roma presso l’Hotel Columbus in via della Conciliazione, è stato presentato un manuale ‘da combattimento’ con cento domande e risposte atte a riproporre con chiarezza la dottrina consolidata della Chiesa sull’argomento. Tale iniziativa va inserita anche nell’ambito della ‘supplica filiale’, la raccolta di firme indirizzata a papa Francesco, perché tenga in considerazione ansie e speranze intorno al Sinodo di chi teme un’insensata deriva secolare della Chiesa in tema di famiglia.

Sono due iniziative nate da una parte assecondando il forte invito del Papa – ribadito più volte - perché i laici siano protagonisti nella vita della Chiesa, dall’altra dando seguito in particolare a un appello del  cardinale Raymond Burke. Che aveva chiesto a “tutti i cattolici” – anche in un’intervista dello scorso dicembre a Jean-Marie Guénois del Figaro – di impegnarsi in vista del secondo Sinodo “al fine di evidenziare la verità sul matrimonio (…) perché la Chiesa deve difendere il matrimonio e non indebolirlo in un’epoca piena  di confusione” come la nostra.

CINQUANTA DI FAMIGLIA NOBILE E OLTRE 230MILA SENZA CORONA

Scorrendo “l’elenco delle personalità firmatarie” della supplica (ne sono citate circa 200), uno potrebbe anche maliziosamente e ironicamente evidenziare – come qualcuno ha fatto - la cinquantina di nobili presenti per definire l’iniziativa come quella di un gruppo di nostalgici dell’Ancien Régime : si va dall’erede della “Real Casa del Portogallo” a quello dell’ “Imperial Casa del Brasile”,  Braganza e Orléans Braganza. Non manca nemmeno l’arciduchessa Alessandra d’Asburgo insieme con diversi nobili tedeschi e italiani. E c’è anche un re, seppure in esilio: Kigeli V del Ruanda. Eppure con la cinquantina di nobili legittimamente fieri della loro identità hanno firmato la supplica oltre 230mila altre persone: difficile credere che siano tutte immerse nei leziosi minuetti dei salotti settecenteschi. Già tra le ‘personalità’ troviamo quattro cardinali: in ordine alfabetico il tedesco Walter Brandmueller, lo statunitense Raymond Leo Burke, il cileno Jorge Arturo Medina Estevez e il lettone Janis Pujats (che lunedì 18 maggio ha osservato davanti a una commissione parlamentare che “è duro da dire, ma perfino i regimi di Hitler e di Stalin non hanno osato elevare la pederastia al rango di politica dello Stato. Disgraziatamente tale infamia è divenuta realtà nell’Unione europea (…) che ha lanciato una crociata interna contro la fede cristiana”). Poi tra gli altri una ventina di arcivescovi e vescovi, il sottosegretario emerito della Congregazione per il culto divino (lo spagnolo Juan Miguel Ferrer Grenesch), il segretario della Pontificia Accademia Latinitas (il salesiano fr. Roberto Spataro),  alcuni membri della Pontificia Accademia della Vita (Gormally, Seifert, Waldstein, Ward), anche Carlo Casini (presidente per decenni e fino a poco del Movimento italiano per la Vita) lo storico tedesco Michael Hesemann, il politico statunitense Rick Santorum (già candidato per strappare la nomination repubblicana per le ultime elezioni presidenziali), oltre ai responsabili di una trentina di associazioni che nel mondo lottano per vita e famiglia.

Del testo della “Supplica filiale” evidenziamo soprattutto due punti. Il primo: “Constatiamo (“con dolore” e “alla luce delle informazioni veicolate in occasione dello scorso Sinodo”) un generalizzato disorientamento causato dall’eventualità che in seno alla Chiesa si apra una breccia tale da permettere l’adulterio – in seguito all’accesso all’Eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente – e perfino una virtuale accettazione delle unioni omosessuali”. Il secondo: “In questa situazione una parola chiarificatrice di Vostra Santità è l’unica via per superare la crescente confusione tra i fedeli. Siamo sicuri che la Vostra parola non potrà mai dissociare la pratica pastorale dall’insegnamento lasciato in eredità da Gesù Cristo e dai suoi vicari, perché ciò renderebbe più grave la confusione”.

Durante la conferenza-stampa di ieri è intervenuto anche l’inglese John Smeaton, co-fondatore tra l’altro di Voice of family, associazione mantello creata in occasione del primo Sinodo per la famiglia. Secondo Smeaton “l’odierna crisi in campo cattolico deriva in parte anche da dichiarazioni fatte dal Santo Padre”. Il relatore ha criticato “il silenzio dei documenti sinodali per quanto concerne ad esempio aborto, eutanasia, suicidio assistito, ideologia del gender” e la “studiata ambiguità su omosessuali e adozione di bambini”. A quest’ultimo proposito Smeaton ha riferito che in diverse scuole cattoliche inglesi la nota lobby entra senza difficoltà per indottrinare gli allievi “con la benedizione del vescovo locale”. Un fatto grave, come lo è stato in un altro ambito anche   l’invito fatto dalla Pontificia Accademie delle Scienze per il recente simposio ambientalista al segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon e a Jeffrey Sachs (direttore dell’Earth Institute) ambedue “favorevoli al controllo delle nascite e all’aborto, ostili alle posizioni cattoliche in materia”.

“OPZIONE PREFERENZIALE PER LA FAMIGLIA: CENTO DOMANDE E CENTO RISPOSTE ATTORNO AL SINODO”

E’ stato il professor Tommaso Scandroglio (Università europea di via degli Aldobrandeschi) a introdurre e moderare la conferenza-stampa, convocata anche per illustrare il volumetto “Opzione preferenziale per la famiglia”, pubblicato dalle Edizioni Supplica Filiale. Un vero e proprio manuale, che – ha rilevato Scandroglio – “non vuol essere uno strumento apologetico della sana dottrina cattolica” ma invece “riproporre i principi su cui si regge l’insegnamento del Magistero in materia di famiglia”.

Il manuale è stato redatto da tre vescovi ‘conservatori’: l’arcivescovo di Paraiba (Brasile) Aldo Di Cillo Pagotto, il vescovo di Santa Rosa (California) Robert Francis Vasa, il vescovo ausiliare di Astana (Kazakhstan) Athanasius Schneider. Tutti e tre sono conosciuti come interpreti rigorosi della dottrina cattolica in materia di vita e famiglia. Mons. Schneider è noto anche per l’analisi tanto preoccupata quanto impietosa della situazione odierna (anche liturgica) all’interno del mondo cattolico.

Il manuale si apre con la prefazione del cardinale Medina Estevez: “Sembra una valutazione oggettivamente vera dire che la famiglia sta attraversando una crisi grave e profonda. Davanti a questa realtà non sarebbe saggio un atteggiamento che la ignori o la minimizzi: va presa in considerazione, si devono misurare le sue dimensioni e la sua magnitudine ed è necessario individuare i mezzi per superarla. A ciò mira il volume”.

Tredici i capitoli in cui si suddividono le cento domande e risposte, che si connotano per un linguaggio agile ed accessibile al lettore medio. Si parte da quel che è un Sinodo e dalla preparazione all’appuntamento dell’ottobre 2014. Si passa a “Chiesa e famiglia” e attraverso altri capitoli ad esempio su “Dottrina morale e prassi pastorale” e “Coscienza personale e Magistero”, si arriva a “matrimonio e famiglia” e alle note delicate questioni riguardanti divorziati risposati e omosessuali. Assai interessante e un po’ a sé il capitolo XI su “alcune parole-chiave del dibattito sinodale”, parole definite “talismano”, perché spesso stravolte nel loro significato originale dall’uso che se ne fa oggi, piegato alle esigenze dell’obiettivo ‘aperturista’ da raggiungere: tra loro “approfondimento”, “persone ferite”, “misericordia”.  Nelle risposte spesso appaiono citazioni di papi come Giovanni Paolo II  - e dell’Istituto Giovanni Paolo II per la famiglia  - o Benedetto XVI  (anche di Leone XIII, Pio XI, Pio XII, Paolo VI, una di papa Francesco) o cardinali come Velasio De Paolis, Carlo Caffarra, Robert Sarah, Gerhard Müller, Walter Brandmüller.

Con il manuale si tratta, ha rilevato ancora Tommaso Scandroglio, di stimolare tutti a un esame della propria coerenza di pensiero e comportamenti con la dottrina cattolica. Come si fa a dire “Io sono cattolico e sono favorevole all’aborto, all’eutanasia, ai ‘matrimoni gay’, all’adozione in questi ultimi casi?” Sarebbe come proclamare di essere ambientalista e nel contempo inquinare i fiumi. Inoltre, ha evidenziato Scandroglio, in molti casi in cui c’è nel mondo cattolico una discussione aperta sui noti temi delicati, la dottrina cattolica già “è ben definita e cristallizzata”. E ciò dovrebbe bastare.

Concludiamo con un paio di esempio di domande e risposte. Numero 40: “Visto che oggi molti fedeli ormai non seguono la morale cattolica, non sarebbe il caso di tollerare certe situazioni irregolari pur di attrarre più persone alla Chiesa?”. Risposta: “Un solo ipotetico, anzi improbabile, aumento della pratica religiosa di alcune persone in situazione irregolare, cioè illegittima oppure immorale, non può essere ottenuto al caro prezzo di smentire la morale evangelica e il Magistero ecclesiale e di indebolire la fede dei fedeli in regola. Se la Chiesa poi cambiasse una dottrina e una prassi bimillenarie sul matrimonio, perderebbe credibilità su ciò che potrà insegnare domani”.

Numero 91. “Nel dibattito sinodale la ‘misericordia’ è il criterio-guida di ogni approccio pastorale; questo criterio non dovrebbe forse prevalere sulle esigenze della dottrina morale in modo da cambiarne il giudizio?” Risposta: “La misericordia può superare la giustizia ma non può violarla, altrimenti sarebbe ingiusta; tantomeno può smentire la verità, altrimenti sarebbe falsa. Inoltre, proprio per il fatto di operare nel campo pratico, la misericordia non può interferire in quello dottrinale, per cui non può mutare il giudizio morale sulla condotta”.