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    SINODO: LA FIACCOLA NON PUO' ESCLUDERE IL FARO

    SINODO: LA FIACCOLA NON PUO’ ESCLUDERE IL FARO- di GIUSEPPE RUSCONI - www.rossoporpora.org - 8 ottobre 2014

     

    Può la Chiesa essere solo (o in misura predominante) fiaccola invece di essere prima di tutto faro? A una nostra domanda durante il ‘briefing’ di oggi l’arcivescovo argentino Victor Manuel Fernandez ha risposto evidenziando la necessità primaria di essere fiaccola per raggiungere le periferie. Ma la fiaccola è più fragile ed è soggetta più facilmente a spegnersi…e allora cala l’oscurità. Per l’uomo d’oggi, confuso e smarrito, il faro è indispensabile

     

     

    Poche ore fa. Al briefing quotidiano di mercoledì 8 ottobre in Sala Stampa vaticana hanno partecipato anche monsignor Ignatius Ayau Kaigama, presidente della conferenza episcopale nigeriana e il rettore della Pontificia Universidad Catolica Argentina, l’arcivescovo Victor Manuel Fernandez. Al primo abbiamo posto una domanda sulla neo-colonizzazione culturale dell’Occidente (associata spesso a ricatti di tipo economico) e la risposta è stata chiara e netta, con la riaffermazione dei valori cardine della dottrina sociale della Chiesa in materia di vita e di famiglia. Al secondo, certo conosciuto per l’amicizia personale che da anni lo lega all’attuale Papa e alla sintonia con lui nell’ambito sia teologico che pastorale, abbiamo posto invece una domanda sulla Chiesa che porta luce nel mondo “in termini non tanto di faro quanto di fiaccola” (come aveva detto padre Lombardi, riassumendo i principali contenuti degli interventi del pomeriggio di ieri e della mattinata). Abbiamo chiesto a monsignor Fernandez se, a differenza di un faro, una fiaccola non corra il rischio di spegnersi facilmente, magari per un colpo di vento. Il rettore argentino, dopo aver annotato che “l’immagine non era sua” (in origine è di padre Spadaro, direttore de ‘La Civiltà Cattolica’), ha rilevato che “noi vogliamo che il Vangelo arrivi da tutte le parti (…) Altrimenti resterebbe per alcuni pochi”.

    E’ una spiegazione che può suscitare qualche perplessità. Se sfogliamo la grande enciclopedia della De Agostini, alla voce “faro” leggiamo: “Apparecchio di segnalazione luminosa, utilizzato per fornire sicuri punti di riferimento per la navigazione aerea e marittima, generalmente costituito da una sorgente luminosa e da un apparato ottico disposti per i fari marittimi su un’elevata costruzione eretta in punti salienti della costa (…); lume, guida spirituale e morale”. Sul grande vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli si legge una definizione analoga, in cui si sottolinea la “posizione ben visibile sulla costa allo scopo di facilitare o guidare la navigazione notturna”; e ancora si fa riferimento alla figura letteraria del “centro di irradiazione di riferimento”.

    Per esperienza personale, ad esempio di processioni mariane in serate estive ventose, sappiamo che la fiaccola corre spesso il rischio di spegnersi per colpi di vento o comunque di esaurirsi in un’ora di camminata o poco più.

    Inoltre il faro è in alto ed è visibile da tutti, è stabile, è un punto di riferimento sicuro. Certo la fiaccola può spostarsi, anche nelle periferie, ha in sé un dinamismo che il faro non conosce. Ma, se si spegne, cade l’oscurità e non è facile poi ritrovarla per chi cerca la luce.

    Per l’uomo del nostro tempo, in cui spesseggiano tenebre di vario tipo, il faro sembra essere più utile della fiaccola (la quale può bene integrare il faro, ma non sostituirlo). L’uomo del nostro tempo, se - in un momento di difficoltà e di confusione - ha bisogno di luce, semplicemente alzando gli occhi può trovare un punto di riferimento nel faro. Più difficilmente in una fiaccola fragile e pellegrina.

    Nella nostra società i colpi di vento non mancano. Si può pensare che, affidandosi alla sola fiaccola, si sottrarrebbe all’umanità un appiglio prezioso e sicuro (tanto più prezioso e sicuro oggi, in anni di crisi forte di identità personale), costringendola a rincorrere luci intermittenti, invero in sintonia con la ‘liquidità’ sociale in cui siamo immersi. Il faro indica la strada, illuminandola; la fiaccola simboleggia invece la dimensione dell’andare verso l’altro, specie se debole e emarginato. Una dimensione di cui nessuno mette in dubbio l’importanza. E tuttavia forse è lecito ipotizzare che, a furia di andare e di rincorrere, si rischia di perdere la strada di casa. Si può presumere perciò che i padri sinodali continuino a riflettere sulla necessità della fiaccola, ma anche sull’indispensabilità del faro per la spesso citata salus animarum, questione di cuore e pure di testa.  

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