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    ONU, FAMIGLIA, ITALIA, ARABIA SAUDITA E VATICANO: QUALCHE NOTA

    ONU, FAMIGLIA, ITALIA, ARABIA SAUDITA E VATICANO: QUALCHE NOTA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 8 luglio 2014

     

    Il voto positivo del Consiglio dei diritti umani dell’ONU  sulla risoluzione per la protezione della famiglia ha suscitato sorpresa e compiacimento, ma anche interrogativi sul ‘no’  degli europei, salvo la Russia. L’ Italia, intruppata nel ‘no’ , non ha voluto rompere il fronte europeo, appoggiando – si rileva - un testo ispirato da Paesi come l’Arabia Saudita. Con cui però fioriscono gli scambi commerciali…. 

     

     

    Come abbiamo segnalato dettagliatamente domenica 6 luglio in questo sito (“Onu/Diritti umani: sì alla protezione della famiglia”), il 25 giugno scorso – nel corso della sua ventiseiesima sessione - il Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha approvato una risoluzione per la protezione della famiglia: 26 i voti favorevoli, 14 i contrari, 6 le astensioni. Tra i ‘no’ quello dell’Italia, cioè quello di uno Stato che all’articolo 29 della propria Costituzione così recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

    Quanto avvenuto sta suscitando scalpore. E’ in particolare un passo della risoluzione (di cui abbiamo riprodotto domenica quasi integralmente il testo tradotto dal francese) che ha suscitato la contrarietà dei ‘politicamente corretti’ di ogni colore, Stati Uniti e Unione europea in testa: (la riaffermazione che) “la famiglia è l’elemento naturale e fondamentale della società e che essa ha diritto alla protezione della società e dello Stato”. La contrarietà è stata accresciutain modo decisivo dal rifiuto da parte della maggioranza del Consiglio di un emendamento che chiedeva di includere nella risoluzione altri tipi di ‘unione’ come li conosciamo nella secolarizzata società occidentale.

    “Avvenire” di oggi riprende la notizia (apparsa già sul numero di domenica, ma con non poche imprecisioni dovute alla solita fretta di chi deve scrivere in tempi brevi e non si è accorto tra l’altro del ‘no’ italiano). Una ‘riparazione’ fatta con ampiezza e onestà giornalistica. In prima pagina, il ‘lancio’ (“Il caso – Tutela della famiglia. Nel voto all’Onu l’Italia balbetta”, dove il balbetta è indice di misericordia cristiana). A pagina 14 ecco il grande titolo, che riprende il ‘lancio’ di prima pagina. Il quotidiano della Cei, saputo del voto italiano, ha voluto interpellare il Ministero degli Affari esteri sul perché di tale singolare pronunciamento. Nell’articolo si legge allora: “La Farnesina ha fatto sapere che nella decisione di voto è stata data priorità al principio della solidarietà europea ed occidentale. Un rifiuto di disgregare il fronte europeo che il Ministero degli Esteri considera essenziale, soprattutto in coincidenza con l’inizio del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Ue, per sostenere alcune importanti iniziative europee alle Nazioni Unite, come quelle sulla libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose o quella sulla moratoria della pena di morte. E si fa notare che tra i proponenti compaiono Paesi che hanno una concezione molto ‘particolare’ di famiglia”.

    Le giustificazioni del Ministero degli esteri italiano suscitano legittime perplessità. Si potrebbe per esempio obiettare: per ragioni ‘europee’ uno Stato può decidere di ignorare la propria Costituzione? Può tradire le proprie convinzioni antropologiche? E ma… tra gli ispiratori del testo ci sono ad esempio Arabia Saudita e Pakistan, Stati non proprio modello per i diritti umani e per la concezione di famiglia… Anche qui si può obiettare: ma per votare una risoluzione che corrisponde ai miei principi, devo prima assicurarmi che non sia appoggiata anche da Stati che considero democraticamente poco credibili? Se non si vuole avere niente a che fare con tali Stati, non sarebbe coerente rompere con loro anche i rapporti commerciali? Per esempio troncarli con la già citata Arabia Saudita, tra i primattori in materia di industria militare, con la quale l’Italia ha un interscambio commerciale che supera annualmente i 4 miliardi di euro per l’esportazione e i 5 per l’importazione. Il fatto è che, come si rileva in ambienti diplomatici, la politica estera italiana oggi è molto ondivaga, a seconda delle convenienze a breve termine.

    Eppure, intervenendo il 24 giugno nel dibattito generale prima dell’approvazione della risoluzione, il nunzio Silvano Maria Tomasi era stato molto limpido nel suo dire, citando a buona ragione tra l’altro sia la “Carta dei diritti della famiglia” (1983, Pontificio Consiglio per la famiglia) che il paragrafo 66 dell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” (Papa Francesco, 24 novembre 2013). Contrastando l’idea emergente dalle discussioni in corso che porta diversi Stati a ritenere che “la famiglia sia più un problema che una risorsa della società”, l’Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra aveva evidenziato che “nei fatti la famiglia è l’unità fondamentale della società”. E, “fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna”, non cessa di “mostrare un vigore molto maggiore rispetto a quello esibito da tutti quei gruppi che hanno cercato di eliminarla come un relitto del passato o un ostacolo all’emancipazione dell’individuo o alla creazione di una società più libera, più egualitaria, più felice”. Infine, aveva ancora affermato monsignor Tomasi, in nome della Santa Sede, “la famiglia è un’unità completa e integrale, che non dovrebbe essere divisa o emarginata. La famiglia e l’istituto del matrimonio devono essere difesi e promossi non solo dallo Stato ma anche dall’intera società”. Parole che, forse, non sarebbe male fossero meditate da tutti quei governi, italiano compreso, che hanno avversato la risoluzione per la protezione della famiglia approvata il 25 giugno dalla maggioranza dei Paesi membri del Consiglio dei diritti umani dell’Onu. 

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