LIBANO IN VATICANO: GIORNATA INTENSA, SPES CONTRA SPEM – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 1 luglio 2021

 

Il primo luglio in Vaticano l’atteso incontro ecumenico per riflettere sulla drammatica situazione libanese e di preghiera per pace e stabilità nel Paese dei Cedri. Riflessione in tre momenti a Casa Santa Marta, preghiera dapprima sulla tomba di san Pietro, in serata in Basilica con un rito ricco di parole in diverse lingue del Paese, di gesti simbolici, di musiche attinte alle svariate tradizioni cristiane della terra mediorientale. Un discorso appassionato e di sostanza di papa Francesco.

 

Quasi un anno fa, il 5 agosto 2020, il porto di Beirut è stato devastato da una serie di violente esplosioni: oltre duecento i morti, migliaia i feriti, decine di migliaia i senzatetto. Cinque giorni dopo le dimissioni del governo – accusato di colpevole incapacità - presieduto dal sunnita Hassan Diab: da allora il Paese è senza esecutivo e la grave crisi politica, sociale, economica, finanziaria che già lo pervadeva si è ulteriormente aggravata. Ormai il 55% della popolazione (stima Onu del 2020) vive sotto la soglia di povertà (quasi la metà in povertà estrema), oltre quattro libanesi su dieci riescono a stento a mangiare (altra stima Onu), la lira libanese si è deprezzata del 90% rispetto al dollaro, la disoccupazione dilaga. Le Chiese, in primo luogo quella maronita, si sono impegnate e si impegnano allo stremo per cercare di alleviare nel limite del possibile una situazione ormai insostenibile. Il patriarca maronita, card. Béchara Raï, in un memorandum pubblicizzato il 17 agosto 2020, ha chiesto uno statuto internazionale di ‘neutralità attiva’ per il Libano (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/967-libano-le-ragioni-del-patriarca-rai-polonia-1920-vistola-decisiva.html e vedi anche https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/978-la-segreteria-di-stato-non-dimentichi-libano-e-spagna.html  ).

Papa Francesco in molte occasioni anche recenti ha voluto ricordare la drammaticità della situazione libanese tanto che ha promosso giovedì primo luglio una giornata vaticana di riflessione e preghiera ecumenica per il Paese dei Cedri. E’ stato un incontro caratterizzato in particolare dal raccoglimento comune sulla tomba di Pietro, da tre sessioni di approfondimento a Casa Santa Marta, dal rito conclusivo molto intenso (nelle parole, nei gesti – consegna da parte di alcuni giovani di lampade accese di luce e di speranza al Papa, ai patriarchi e agli altri capi cristiani libanesi; consegna da parte del Papa ai leader religiosi di una formella-ricordo con l’immagine della Madonna di Harissa - e nella musica, con canti delle diverse tradizioni libanesi e con tante invocazioni allo Spirito Santo per la riconciliazione, la pace e la stabilità in una terra oggi ridotta quasi alla disperazione).

Spes contra spem insomma, nel solco del passo paolino (Lettera ai Romani, 4.18) in cui si evidenziava la fede di Abramo, che contro ogni apparenza divenne “padre di molti popoli”.

L’incontro è stato promosso come ecumenico, ma si auspica che il messaggio lanciato possa far breccia in qualche modo in tutti i libanesi, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose. E’ una speranza, non una certezza.

Servirà concretamente l’incontro alla causa della pace e della stabilità del Libano? Difficile rispondere, perché questo non dipende solo dai libanesi cristiani, non solo dai libanesi nella loro globalità, ma anche dalle scelte della Comunità internazionale. I libanesi certo diano l’esempio (già questo non è banale…significa superare mille steccati cronici o recenti, all’interno delle comunità cristiane o in ambito interreligioso) e nel contempo però la Comunità internazionale abbia un sussulto di responsabilità verso un Paese che lotta per la sopravvivenza (e questo non è per nulla  scontato, considerati gli interessi in gioco a livello regionale).

 

GIOVANNI PAOLO II: “UNA SPERANZA NUOVA PER IL LIBANO”

E’ un legame, quello della Sede apostolica con il Libano, che è stato coltivato con grande cura e vicinanza in particolare dagli ultimi Pontefici, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI (Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente, 14 settembre 2012) a Francesco.

Ricordiamo quanto osservò papa Wojtyla in tre passi iniziali – ma sembrano scritti oggi - dell’Esortazione apostolica post-sinodale “Una speranza nuova per il Libano” (10 maggio 1997):

Libano culla di una cultura antica e terra biblica: Il Libano è un Paese verso il quale gli sguardi si volgono di sovente. Non possiamo dimenticare che esso è la culla di una cultura antica e uno dei fari del Mediterraneo. Nessuno può ignorare il nome di Byblos, che richiama le origini della scrittura. E in questa regione del Medio Oriente che Dio ha inviato il suo Figlio per compiere il disegno di salvezza per tutti gli uomini; in tale regione, per la prima volta, i discepoli di Cristo ricevettero il nome di cristiani (cfr At 11, 19-26). Così il cristianesimo divenne rapidamente un elemento essenziale della cultura di quest’area geografica e, in particolare, della terra libanese, ricca oggi di molteplici tradizioni religiose. Vi abitano cattolici membri di Chiese patriarcali differenti, come pure del Vicariato apostolico latino. Da questo fatto, sin dall’uso di ragione, il giovane cattolico libanese battezzato si riconosce maronita, o greco-melkita, o armeno cattolico, o siriaco cattolico, o caldeo, oppure latino. È pertanto attraverso questa via che egli si apre alla vita cristiana e che è chiamato a scoprire l’universalità della Chiesa. Vivono in Libano anche cristiani di altre Chiese e Comunità ecclesiali. L’altra parte importante della popolazione è costituita da musulmani e da drusi. Per il Paese, tali diverse comunità costituiscono al tempo stesso una ricchezza, un’originalità ed una difficoltà. Ma far vivere il Libano è un compito comune di tutti i suoi abitanti.

Libano, una situazione drammatica: Quando convocai una Assemblea speciale per il Libano del Sinodo dei Vescovi, il 12 giugno 1991, la situazione del Paese era drammatica. Il Libano era stato profondamente scosso in tutte le sue componenti. Ho invitato i cattolici presenti in quella terra ad intraprendere un itinerario di preghiera, di penitenza e di conversione, che permettesse loro di interrogarsi, davanti al Signore, sulla loro fedeltà al Vangelo e sul loro effettivo impegno nella sequela di Cristo. Era necessario che i Pastori e i fedeli, mediante una lucida presa di coscienza compiuta nella fede, discernessero e precisassero meglio le priorità spirituali, pastorali e apostoliche da promuovere nel contesto attuale del Paese.

Libano, necessità di un’azione ecumenica di ricostruzione del Paese: Fin dall’inizio, ho chiesto alle altre Chiese e Comunità ecclesiali di volersi associare a questo sforzo, manifestando l’intenzione ecumenica dell’Assemblea sinodale, poiché la speranza per l’avvenire del Libano è legata pure a quella dell’unità dei cristiani. Era in questione anche la ricostruzione materiale e spirituale del Paese, preoccupazione fondamentale di tutti; e ciò non era possibile che con la partecipazione attiva di tutti gli abitanti”.

 

RITO CONCLUSIVO NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

Poco prima delle 18.00 il Papa, i patriarchi e gli altri capi delle Chiese e comunità cristiane nel Libano sono tornati – dopo la preghiera mattutina – nella Basilica di San Pietro per il rito conclusivo. Tra le invocazioni alla Santissima Trinità quella affidata alla voce del patriarca maronita Béchara Raï:

“Benedetto lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, consolatore e sorgente di comunione: nel segno splendente della colomba ha consacrato nel fiume Giordano il Signore Gesù per annunciare alle genti vicine e lontane l’anno di grazia e di riconciliazione; nella Pentecoste, fuoco ardente, ha riscattato Babele e ha donato, nella pluralità delle lingue, l’unica verità, fonte di vita.”

 

DAL MESSAGGIO FINALE DI  PAPA FRANCESCO, A CONCLUSIONE DELLA GIORNATA

. Perdono per le occasioni di pace perdute: “Ci siamo riuniti oggi per pregare e riflettere, spinti dalla preoccupazione per il Libano, preoccupazione forte, nel vedere questo Paese, che porto nel cuore e che ho il desiderio di visitare, precipitato in una grave crisi. Sono grato a tutti i partecipanti per aver accolto prontamente l’invito e per la condivisione fraterna. Noi Pastori, sostenuti dalla preghiera del Popolo santo di Dio, in questo frangente buio abbiamo cercato insieme di orientarci alla luce di Dio. E alla sua luce abbiamo visto anzitutto le nostre opacità: gli sbagli commessi quando non abbiamo testimoniato il Vangelo con coerenza e fino in fondo, le occasioni perse sulla via della fraternità, della riconciliazione e della piena unità. Di questo chiediamo perdono e con il cuore contrito diciamo ’Pietà, Signore!’ (Mt 15,22)”.

. Basta usare il Libano e il Medio Oriente per interessi e profitti estranei!:Una frase che il Signore pronuncia nella Scrittura è risuonata oggi tra noi, quasi in risposta al grido della nostra preghiera. Sono poche parole, con le quali Dio dichiara di avere «progetti di pace e non di sventura» (Ger 29,11). Progetti di pace e non di sventura. In questi tempi di sventura vogliamo affermare con tutte le forze che il Libano è, e deve restare, un progetto di pace. La sua vocazione è quella di essere una terra di tolleranza e di pluralismo, un’oasi di fraternità dove religioni e confessioni differenti si incontrano, dove comunità diverse convivono anteponendo il bene comune ai vantaggi particolari. È perciò essenziale – desidero ribadirlo – ‘che chi detiene il potere si ponga finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente!’ (Parole a conclusione del dialogo, Bari, 7 luglio 2018). Basta usare il Libano e il Medio Oriente per interessi e profitti estranei! Occorre dare ai Libanesi la possibilità di essere protagonisti di un futuro migliore, nella loro terra e senza indebite interferenze”.

Ai cittadini, ai politici, ai libanesi all’estero, alla Comunità internazionale:”Mai, come in questi mesi, abbiamo compreso che da soli non possiamo salvarci e che i problemi degli uni non possono essere estranei agli altri. Perciò, facciamo appello a tutti voi. A voi, cittadini: non vi scoraggiate, non perdetevi d’animo, ritrovate nelle radici della vostra storia la speranza di germogliare nuovamente. A voi, dirigenti politici: perché, secondo le vostre responsabilità, troviate soluzioni urgenti e stabili alla crisi economica, sociale e politica attuale, ricordando che non c’è pace senza giustizia. A voi, cari Libanesi della diaspora: perché mettiate a servizio della vostra patria le energie e le risorse migliori di cui disponete. A voi, membri della Comunità internazionale: con uno sforzo congiunto, siano poste le condizioni affinché il Paese non sprofondi, ma avvii un cammino di ripresa. Sarà un bene per tutti”.

Ai cristiani: un futuro di pace solo se comune:  “Come cristiani, oggi vogliamo rinnovare il nostro impegno a edificare un futuro insieme, perché l’avvenire sarà pacifico solo se sarà comune. I rapporti tra gli uomini non possono basarsi sulla ricerca di interessi, privilegi e guadagni di parte. No, la visione cristiana della società viene dalle Beatitudini, scaturisce dalla mitezza e dalla misericordia, porta a imitare nel mondo l’agire di Dio, che è Padre e vuole la concordia tra i figli. Noi cristiani siamo chiamati a essere seminatori di pace e artigiani di fraternità, a non vivere di rancori e rimorsi passati, a non fuggire le responsabilità del presente, a coltivare uno sguardo di speranza sul futuro. Crediamo che Dio indichi una sola via al nostro cammino: quella della pace. Assicuriamo perciò ai fratelli e alle sorelle musulmani e di altre religioni apertura e disponibilità a collaborare per edificare la fraternità e promuovere la pace. Essa «non chiede vincitori né vinti, ma fratelli e sorelle che, nonostante le incomprensioni e le ferite del passato, camminino dal conflitto all’unità» (Discorso, Incontro interreligioso, Piana di Ur, 6 marzo 2021). In tal senso, auspico che a questa giornata seguano iniziative concrete nel segno del dialogo, dell’impegno educativo e della solidarietà”.

Oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta:  “Oggi abbiamo fatto nostre le parole piene di speranza del poeta Gibran: Oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta. Alcuni giovani ci hanno appena consegnato delle lampade accese. Proprio loro, i giovani, sono lampade che ardono in quest’ora buia. Sui loro volti brilla la speranza dell’avvenire. Ricevano ascolto e attenzione, perché da loro passa la rinascita del Paese. E tutti noi, prima di intraprendere decisioni importanti, guardiamo alle speranze e ai sogni dei giovani. E guardiamo ai bambini: i loro occhi luminosi, ma rigati da troppe lacrime, scuotano le coscienze e indirizzino le scelte. Altre luci risplendono sull’orizzonte del Libano: sono le donne. Viene alla mente la Madre di tutti, che, dalla collina di Harissa, abbraccia con lo sguardo quanti dal Mediterraneo raggiungono il Paese. Le sue mani aperte sono rivolte verso il mare e verso la capitale Beirut, ad accogliere le speranze di tutti. Le donne sono generatrici di vita, generatrici di speranza per tutti; siano rispettate, valorizzate e coinvolte nei processi decisionali del Libano. E anche i vecchi, che sono le radici, i nostri anziani: guardiamoli, ascoltiamoli. Che ci diano la mistica della storia, che ci diano le fondamenta del Paese per portare avanti. Loro hanno voglia di tornare a sognare: ascoltiamoli, perché in noi quei sogni si trasformino in profezia.

Parafrasando ancora il poeta, riconosciamo che per giungere all’alba non c’è altra via se non la notte. E nella notte della crisi occorre restare uniti. Insieme, attraverso l’onestà del dialogo e la sincerità delle intenzioni, si può portare luce nelle zone buie. Affidiamo ogni sforzo e impegno a Cristo, Principe della Pace, perché, come abbiamo pregato, ‘quando si levano i raggi privi d’ombre della sua misericordia fuggono le tenebre, termina il crepuscolo, si dilegua l’oscurità e se ne va la notte’ (cfr S. Gregorio di Narek, Libro della Lamentazione, 41). Fratelli e sorelle, si dilegui la notte dei conflitti e risorga un’alba di speranza. Cessino le animosità, tramontino i dissidi, e il Libano torni a irradiare la luce della pace”. (dal testo del Dicastero della Comunicaszione)