50 ANNI FA/SCHWARZENBACH: QUANDO ATTACCAVAMO I VOLANTINI - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 10 giugno 2020

 

Il 7 giugno 1970 il 54% degli svizzeri respingeva l’iniziativa di James Schwarzenbach ‘contro l’inforestierimento’, che – se accettata – avrebbe costretto 300mila stranieri (in larga parte italiani)  a lasciare il Paese entro 4 anni. Il ricordo dell’attacchinaggio  anti-iniziativa sui pali del Viale della Stazione di Giubiasco.

 

E’ passato mezzo secolo e ci sembra ieri. Ripescando nella nostra memoria abbiamo ancora ben nitido il ricordo del 7 giugno 1970. Quella domenica il popolo svizzero, con una partecipazione eccezionale (per gli standard confederali) del 74,72%, respinse l’iniziativa ‘Schwarzenbach’ contro ‘l’inforestierimento’ (Ueberfremdung), in forza della quale 300mila stranieri (su oltre un milione) avrebbero dovuto lasciare il Paese entro 4 anni. L’iniziativa raccolse il 46% di consensi e risultò maggioritaria in 6 Cantoni e 2 semicantoni. Contrario il 54% dei votanti come il resto dei Cantoni e semicantoni (13 Cantoni e 4 semicantoni). Perdente nelle urne, l’iniziativa comunque indusse Governo e Parlamento a varare da allora una politica degli stranieri più restrittiva (già anticipata in parte a marzo 1970 allo scopo di indebolire la stessa iniziativa). Fu una delle ultime consultazioni federali cui parteciparono solo elettori: il diritto di voto alle donne fu concesso dai signori maschi il 7 febbraio 1971.

 

JAMES SCHWARZENBACH, RAMPOLLO DELL’ALTA BORGHESIA ZURIGHESE

Chi era James Schwarzenbach (1911-1994)? Figlio di un industriale nel settore tessile dell’alta borghesia di Zurigo, studiò in un collegio engadinese e conseguì il dottorato in storia all’Università di Friburgo. Convertito durante gli studi al cattolicesimo, fondatore di una casa editrice, aderì negli Anni Sessanta all’ ‘Azione nazionale contro l’inforestierimento del popolo e della patria’: eletto al Consiglio nazionale (Camera dei deputati) nel 1967, ci restò fino al 1979 (intanto aveva fondato il Movimento Repubblicano), quando si ritirò dalla politica attiva.

E’ noto soprattutto perché a maggio del 1968 lanciò l’iniziativa contro ‘l’inforestierimento’, che con oltre 70mila firme (più che sufficienti) fu depositata un anno dopo, portata all’attenzione di Governo e Parlamento (che la respinsero) e posta infine in votazione popolare il 7 giugno 1970.

 

L’INIZIATIVA CONTRO ‘L’INFORESTIERIMENTO’

L’iniziativa ‘Schwarzenbach’ fu originata dalla volontà dell’intellettuale zurighese di rinvigorire l’identità elvetica, messa secondo lui in pericolo dalla presenza di oltre un milione di stranieri (il 17,2% della popolazione): “'Io mi batto – diceva - per cercare di mantenere questo Paese così come lo abbiamo ereditato dai nostri padri' .

Il testo dell’iniziativa? (il neretto è nostro)

Alla Costituzione federale del 29 maggio 1874 è fatta la seguente aggiunta:

Art. 69quater

  1. La Confederazione prende provvedimenti per lottare contro l'inforestierimento demografico ed economico della Svizzera;
  2. Il Consiglio federale provvede affinché il numero degli stranieri in ogni Cantone, eccettuato Ginevra, non ecceda il 10 per cento dei cittadini svizzeri, secondo l'ultimo censimento della popolazione. Per il Cantone di Ginevra, l'aliquota è del 25 per cento;
  3. Sono esclusi dal numero degli stranieri di cui in I b e non sono pertanto toccati dai provvedimenti di lotta contro l'inforestierimento: gli stagionali (non dimoranti annualmente, senza familiari, più di 9 mesi in Svizzera), i frontalieri, gli studenti universitari, i turisti, i funzionari di organizzazioni internazionali, i membri di rappresentanze diplomatiche e consolari, gli scienziati ed artisti qualificati, i beneficiari di rendite per la vecchiaia, i malati o convalescenti, il personale di cura ed ospedaliero e quello d'organizzazioni internazionali filantropiche o ecclesiastiche;
  4. Il Consiglio federale provvede affinché nessun cittadino svizzero possa essere licenziato, per motivi di razionalizzazione o a cagione di provvedimenti restrittivi, fintanto che nella stessa azienda e nella stessa categoria professionale, siano occupati degli stranieri;
  5. Come unico provvedimento di lotta contro l'inforestierimento mediante la naturalizzazione agevolata, il Consiglio federale può stabilire che il figlio nato da padre straniero sia cittadino svizzero fin dalla nascita quando la madre sia stata cittadina svizzera per origine e i genitori abbiano il loro domicilio nella Svizzera al tempo della nascita del figlio (cfr. art. 44,3).

L’iniziativa in sostanza aveva due obiettivi principali. Il primo: costringere il Consiglio federale (Governo nazionale) a limitare al 10% la presenza straniera in ogni Cantone, salvo Ginevra. Il secondo: impedire il licenziamento di cittadini svizzeri fino a quando nell’azienda o nella categoria professionale lavorassero stranieri.

Gli stranieri in Svizzera, senza frontalieri, stagionali, funzionari internazionali erano nel 1970 1.080.076 (il 17,2% della popolazione). Tra loro il 54% era di nazionalità italiana. Non c’è dubbio che l’iniziativa Schwarzenbach assunse da subito una forte coloritura anti-italiana.Gli italiani, in particolare da molti svizzero-tedeschi, erano considerati generalmente persone che turbavano - essendo ad esempio piuttosto rumorosi - l'idillica vita elvetica.

 

UNA CAMPAGNA MOLTO ACCESA

La campagna elettorale fu aspra e molto tesa. Contro Schwarzenbach (che riempì di tifosi le sale soprattutto svizzero-tedesche) si schierarono tutti i partiti maggiori, il mondo dell’economia, quello della cultura, le Chiese. Tuttavia non pochi socialisti (vedi i risultati nei quartieri industriali di Zurigo, 4, 5 e 9) votarono alla fine per l’iniziativa, impauriti per la concorrenza instaurata nel mercato del lavoro e apprezzando come il tribuno zurighese denunciasse la politica delle élites politiche ed economiche. Numerosi consensi Schwarzenbach li raccolse anche nel mondo conservatore, diffidente verso lo sviluppo percepito come minaccioso della tecnologia, timoroso che la forte presenza straniera favorisse tale evoluzione, angosciato dalla paura di perdere le proprie radici identitarie.

 

I VOLANTINI INCOLLATI, STRAPPATI, RIMESSI DI GIUBIASCO

Da parte nostra a quel tempo presiedevamo i giovani liberali-radicali di Giubiasco e del distretto di Bellinzona. Dirigevamo anche un organo di stampa mensile che si chiamava Sezione mista (in relazione alla consultazione ticinese del 1969 sul  diritto di voto alle donne, approvato). Con i nostri coetanei ci impegnammo in una vivace campagna contro l’iniziativa ‘Schwarzenbach’ in una zona come la nostra in cui i liberali-radicali (una somma di Pli e Pri italiani), avevano la maggioranza assoluta (e oltre il 40% nell’insieme del Canton Ticino). Del resto il Bellinzonese era la terra di uno dei protagonisti di una lunga stagione politica ticinese, Libero Olgiati, sindaco per decenni di Giubiasco e consigliere nazionale per 12 anni.

Di quella campagna ricordiamo articoli e discorsi. E anche il volantinaggio ripetuto ogni pomeriggio a Giubiasco. Attaccavamo ai pali del Viale della Stazione volantini colorati incitanti a respingere l’iniziativa. Ogni mattina li ritrovavamo strappati. Si andò avanti così per due settimane… poi finalmente venne il momento del voto. Nel distretto di Bellinzona i ‘sì’ all’iniziativa si fermarono al 38%, meno di quanto temuto: il partito liberale-radicale ticinese era schierato contro l’iniziativa, ma il risultato del voto popolare restava difficilmente prevedibile.

 

INIZIATIVA ACCETTATA A BERNA E LUCERNA, RESPINTA A ZURIGO E BASILEA

Su piano nazionale l’iniziativa fu accettata nei Cantoni Berna (52,1%), Lucerna (54,6%), Uri (63,3%), Svitto (52,7%), Friburgo (50,3%), Soletta (51,4%) e nei semicantoni di Obvaldo (54,5%) e Nidvaldo (55,7%). Come si noterà, oltre ai Cantoni della Svizzera primitiva, troviamo Berna, Lucerna, Friburgo (determinante la parte tedescofona) e Soletta.

In senso opposto si distinsero Ticino (63,7% di no), Neuchatel (60,9%), Basilea campagna (60,5%), Ginevra (60,3%). A Basilea-città i no furono il 53,3%, a Zurigo il 56,4% (dunque con percentuali di sì ben oltre il 40%).

Da notare le percentuali di votanti, mai più raggiunte, a testimonianza del momento storico sentitissimo: Sciaffusa 88,69% (il voto lì è obbligatorio), Argovia 85,62%,  Zugo 82,92%, Soletta 82,08%, Turgovia 81,77%, Uri 81,14%, Nidvaldo 80,40%, Zurigo 80,03%. 

 

MOLTA ACQUA E’ PASSATA SOTTO I PONTI…

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Con la crisi economica di metà degli Anni Settanta 223mila italiani dovettero tornare in Italia. Fino a oggi sono state lanciate a livello nazionale una dozzina di iniziative contro “l’immigrazione di massa”: ne è passata solo una, nel 2014, promossa dall’Unione democratica di Centro (50,3% di sì nel Paese, 68,7% di sì nel Ticino) . Nel Ticino – confrontato con lo spinoso dossier dei frontalieri - invece è stata approvata nel 2016 l’iniziativa popolare lanciata dall’Udc “Prima i nostri” con il 58% di sì.

In Svizzera in genere, a cinquant’anni di distanza da quel 7 giugno 1970, si può constatare che molti italiani si sono ben integrati e i loro figli sono presenti numerosi in tutti i settori dell’amministrazione federale e dell’economia. In politica non pochi sono attivi nella parte destra dello schieramento, quella più identitaria.

Chiudiamo con le parole di Concetto Vecchio, figlio di emigrati in Svizzera, autore del libro “Cacciateli!” (ed. Feltrinelli) e giornalista di Repubblica (vedi l’edizione del 26 maggio 2019): “La storia poi ha fatto il suo corso. Gli italiani di Zurigo non sono più Tschinggen , il Made in Italy dilaga ovunque, la lingua italiana ha contaminato persino il dialetto svizzero, l’Italia è amata a tal punto che quando non ci qualificammo per i Mondiali la ‘Neue Zuercher Zeitung’  scrisse un editoriale di rammarico: ‘Ci mancheranno i loro caroselli’. Chi l’avrebbe mai detto, ai tempi di Schwarzenbach? Anche il finale della mia inchiesta non è come l’avevo immaginato. ‘Non scrivere male della Svizzera!’, mi ha telefonato un giorno mia madre. ‘Hai capito?’. ‘Perché t’interessa tanto?’, le ho chiesto, stupito. ‘Tutto quello che sono l’ho imparato in quegli anni lì. La fabbrica mi ha emancipato. Se fossi rimasta in Sicilia oggi avrei una pensione miserabile, ti è chiaro questo?’. Poi mi ha passato mio padre: ‘Tua madre ha ragione‘, ha detto. La voce gli vibrava. ‘Ci hanno dato il lavoro, senza il lavoro un uomo non è niente’.”