SVIZZERA: IL QUESTIONARIO DELLA FAMIGLIA A’ LA CARTE – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 18 dicembre 2013

 

Il controverso ‘Questionario’ per il Sinodo 2014 sulla famiglia genera un rampollo elvetico ancora più discutibile: dalle domande cucinate dall’Istituto socio pastorale di San Gallo emerge la forte impressione che si voglia privilegiare una famiglia a geometria variabile. Fin qui già 12mila risposte online, da cattolici e non cattolici. Poco spazio per il ‘Questionario’ romano, confinato su alcuni siti diocesani.

 

 

Che il cattolicesimo elvetico – soprattutto quello svizzero-tedesco – sia storicamente inquieto, non meraviglierà nessuno. La tentazione di un’autonomia parente prossima dell’indipendenza e il famoso ‘Los von Rom’ (‘via da Roma’) hanno radici ben salde in molte menti e cuori alemannici e ogni tanto emergono prepotentemente: lo fu nel caso del vescovo Wolfgang Haas (che già di per sé  non era un fulgido esempio di pastore in ascolto), lo è stato in questi ultimi anni con l’aggancio ai movimenti ‘di base’ dell’area europea germanofona, lo è di nuovo in queste settimane in cui da Roma è giunto alla Conferenza episcopale nazionale un ‘Questionario’ assai controverso in preparazione del Sinodo 2014 sulla famiglia (ne abbiamo parlato in questo stesso sito, soprattutto nel commento: “Qualche riflessione sul ‘Questionario’ per il Sinodo sulla famiglia”).

L’argomento è da tempo molto discusso all’interno del cattolicesimo germanofono (o almeno delle correnti in esso prevalenti) e dunque anche nella Svizzera tedesca. Può essere utile qui notare – a mo’ di premessa - alcune cifre emerse dalla “Statistica 2013 della Chiesa cattolica in Svizzera”, elaborata dall’Istituto sociopastorale di San Gallo. Nella Confederazione negli ultimi quarant’anni la percentuale dei cattolici è scesa dal 49 al 38%, quella dei protestanti dal 46 al 28%; si è invece moltiplicata quella degli agnostici che nel 1970 erano l’1%, nel 2000 l’11% e nel 2011 il 21%. Annualmente cattolici e protestanti perdono per abbandono circa 40mila fedeli; tale tendenza, presso i cattolici, ha conosciuto punte particolari negli Anni 1990-97 (‘caso Haas’, in particolare nel Canton Zurigo) e nel 2010 (casi di pedofilia). In cifre assolute i cattolici non sono diminuiti, ma si aggirano come quarant’anni fa attorno ai tre milioni, un numero raggiunto in ogni caso grazie all’immigrazione soprattutto italiana, spagnola, portoghese e croata. In materia di famiglia c’è da notare che solo un terzo delle coppie anagraficamente cattoliche si sono sposate in chiesa nel 2011/12; tra i protestanti la percentuale è stata del 47%. Spiegazione di Roger Husistein, collaboratore scientifico dell’Istituto: la minore percentuale tra i cattolici è legata al fatto che, qualora i coniugi si separassero, non potrebbero risposarsi all’altare. Osserva qui il teologo e direttore dell’Istituto, Arnd Bünker: “Nel caso di sacramenti come il matrimonio – che hanno molto a che fare con lo stile di vita personale – la scelta è ardua. Il fatto è che la religione interferisce pesantemente nella vita con le sue norme. E’ evidente che nella Chiesa cattolica l’immagine ideale del matrimonio costituisce per molti un impedimento a ricevere quel Sacramento”.  

 

Veniamo allora al ‘Questionario’ bis, lanciato online su raccomandazione della Conferenza episcopale svizzera, ufficialmente per integrare quello’ romano’, in realtà declassato in molti casi a documento per cattolici già impegnati nella pastorale familiare. Il ‘Questionario’ bis è rivolto sia ai cattolici che ai loro congiunti, credenti o non credenti che siano.

Nella pagina trilingue dell’Istituto dedicata all’introduzione al ‘Questionario’ bis, si legge in italiano: “Sondaggio sulla pastorale di matrimonio, famiglia e coppia della Chiesa cattolica”. Titolo che in sé contiene già non poca confusione. In tedesco il titolo è più chiaro: “Umfrage zur Partnerschafts-, Ehe- und Familienpastoral der katholischen Kirche” ovvero “Inchiesta sulla pastorale della Chiesa cattolica per il partenariato (leggi: coppie di fatto), il matrimonio e la famiglia”. Si noterà che in tedesco le ‘coppie di fatto’ vengono prima del matrimonio. Nella colonna introduttiva si legge, a caratteri grandi, “Clicca qui per andare al questionario online”. Alla fine della colonna, in piccolo, si legge “Qui trovi il questionario integrale vaticano per il Sinodo sulla famiglia”. Anche graficamente l’impressione è che la gerarchia dei desideri sia ben marcata.

Passiamo alle domande, che sono 26 rispetto alle 38 vaticane. La prima domanda così suona: “Pensate che il matrimonio religioso sia importante?”. E se la maggior parte rispondesse che non lo è, che facciamo: lo aboliamo?

 

Dopo le domande, assai argute: “Vi siete sposati in chiesa”?, “Vi ricordate della preparazione al matrimonio prima delle nozze?”, “Durante un’eventuale crisi matrimoniale, avete beneficiate del sostegno di sacerdoti/agenti pastorale o di altri?” eccone una quinta assai particolare: “Qual è il vostro punto di vista sul ‘matrimonio in prova’ (coabitazione preconiugale)? Anche qui: se la maggioranza rispondesse favorevolmente, introduciamo la possibilità canonica del ‘matrimonio di prova’?  

La sesta è un’altra domanda significativa: “Cosa dovrebbe fare la Chiesa per sostenere le persone in coppia/partenariato?”. Qui si parla di matrimonio e convivenza, parificati almeno a livello di domanda…

Giungono poi tre domande che sono il piatto forte del menu familiare à la carte del cattolicesimo germanofono. La settima a): “E’ giusto secondo voi escludere dai sacramenti persone sposate in chiesa, che hanno divorziato e si sono risposate in civile?” La settima b): “Vi augurate che la Chiesa riconosca e benedica le coppie divorziate risposate?” L’ottava: “Vi augurate che la Chiesa riconosca e benedica le coppie omosessuali?”. Qui – come è noto -  siamo promossi tutti teologi e canonisti. E, come prima, se la maggior parte rispondesse secondo i‘desiderata’ del mondo che ci circonda, che si farebbe? Cambiamo radicalmente la dottrina sociale della Chiesa? Amputiamo la Bibbia della Genesi, censuriamo lo stesso Gesù Cristo, mandiamo tra le fiamme purificatrici, che so,i libri di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI? Chiediamo che il riconoscimento e la benedizione si estendano anche ai poligami… in fondo nel ‘menu à la carte’ ci dev’essere posto per tutti (e i poligami magari non sono neanche il peggio).  

 

Dopo due domande tecniche se si hanno figli e sul loro numero, si passa all’educazione cristiana in famiglia, sull’incisività della trasmissione della fede, sulla preghiera in famiglia (queste domande sono interessanti). Seguono due domande molto intime sui metodi contraccettivi: “Siete a conoscenza di metodi anticoncezionali naturali?”, “Preferite far ricorso a metodi anticoncezionali non naturali”?

E, prima dei dati anagrafici (età, sesso, stato civile, affiliazione confessionale/religiosa – sono previste risposte anche per gli altri cristiani, per le altre religioni, per gli agnostici – domicilio svizzero o no), tre domande sulla conoscenza della dottrina sociale della Chiesa, sulla sua condivisione e sugli ‘ostacoli più grossi’ alla sua applicazione.

All’Istituto sociopastorale di San Gallo probabilmente giungeranno decine di migliaia di questionari con risposte molto variegate. Già siamo a quota 12mila e c’è tempo per la risposta online fino al 31 dicembre. Come valuterà la Conferenza episcopale svizzera i risultati del ‘Questionario’ bis? Che peso gli darà, sapendo quanto conta l’Istituto di San Gallo nel cattolicesimo svizzero-tedesco e che in ogni caso avranno risposto anche (pochi, tanti?) non cattolici? Che cosa trasmetterà alla Segreteria del Sinodo dei vescovi, insieme con le risposte date al ‘Questionario’ vaticano nelle singole diocesi (fin qui alla diocesi di Lugano ne sono giunte due…)?

Siamo curiosi, restiamo in attesa. Intanto ci frulla in testa l’idea che il ‘Questionario’ bis sia stato infiltrato ampiamente da una malattia tremenda, più volte e con forza denunciata da papa Francesco: la mondanità spirituale. O no?