NO AL BURQA NEL TICINO - CARD. VEGLIO’: NON E’ UN VOTO ANTI-ISLAM – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 24 settembre 2013

 

Domenica 22 settembre gli elettori del Canton Ticino hanno approvato con il 65,4 % dei voti l’iniziativa popolare costituzionale per “il divieto di dissimulazione del viso nei luoghi pubblici”, detta anti-burqa. Buona la partecipazione (46%). Probabile il lancio di un’iniziativa in tal senso a livello nazionale.

 

“E’ una decisione, quella del popolo ticinese, che non ha una valenza religiosa e dunque non è contro l’islam. E’ stata soprattutto una decisione riguardante la sicurezza interna.”. Così il cardinale Antonio Maria Vegliò, rispondendo martedì 24 settembre in Sala Stampa Vaticana a una nostra domanda sul voto anti-burqa di domenica scorsa, posta durante la presentazione del Messaggio di papa Francesco per la Giornata 2014 del migrante e del rifugiato. Per il presidente del Pontificio Consiglio ad hoc  la questione non è comunque di primaria importanza: “E’ piccola cosa. Se un Cantone svizzero vieta il burqa in luoghi pubblici, che problema c’è?”. E’ evidente, ha aggiunto, che “se un poliziotto incontrasse per strada una donna velata da capo a piedi, non la potrebbe riconoscere e le potrebbe dire naturalmente di togliersi il burqa”.

Ricordiamo che il cardinale aveva già commentato, negativamente ma senza infierire troppo, il voto identitario svizzero anti-minareti del 29 novembre 2009: “Sono sulla stessa linea dei vescovi svizzeri” (che avevano parlato di “un duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione”).

Anche il sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Migranti, lo scalabriniano Gabriele Bentoglio, ha voluto rispondere alla domanda, ritenendo che l’argomento meritasse un approfondimento. Il numero 3 del Consiglio vaticano ha inserito la questione nell’attuale tendenza, che si sviluppa a livello mondiale, verso la ricerca di un’identità in tempi di sradicamento come i nostri. Tuttavia è chiaro (ma non sempre per tutti) che la Chiesa cattolica e le organizzazioni umanitarie chiedono la creazione di un’identità-pro (aperta agli altri) e non un’identità-contro: “Fino a quando si erigono baluardi di difesa, si è connotati da un’identità negativa, che non è una vera identità forte”. La realtà odierna, ha concluso Bentoglio, mostra comunque che il tema non preoccupa solo i ticinesi, perché il dibattito si sta allargando a macchia d’olio, interessando molti Paesi.

                                                                                                    

L’articolo appare sul ‘Corriere del Ticino’ di mercoledì 25 settembre 2013.