‘ROSSOPORPORA’ DI FEBBRAIO 2013 – di GIUSEPPE RUSCONI, su 'TEMPI' 9/2013– NEL SEGRETO DEL CONCLAVE DIO CI VEDE, IL MONDO NO

Intervista al card. Elio Sgreccia sulla rinuncia di papa Benedetto XVI e sulla scelta del Conclave – Interviste ai cardinali Paul Poupard e Josè Saraiva Martins su Francia e dintorni in materia dei cosiddetti ‘matrimoni gay’

 

L’11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes e 84.mo anniversario della stipula dei Patti Lateranensi papa Benedetto XVI ha comunicato al mondo attonito la sua rinuncia al Pontificato per il 28 febbraio alle ore 20. Un gesto rivoluzionario, inaudito nella storia della Chiesa per il contesto storico e le circostanze di piena libertà in cui è avvenuto, frutto di un lungo processo di maturazione e prefigurato già nel 2010, nelle pagine dell’intervista rilasciata a Peter Seewald; un gesto ben cosciente che è un atto di lungimiranza, non certo di resa. La Chiesa di Cristo ha bisogno, soprattutto in contingenze ostili come quella presente, di un timoniere terreno che la guidi con energie fisiche e psichiche adeguate. Grazie, papa Ratzinger, per quanto ha seminato.

Il cielo è azzurro quando varchiamo il portone del Sant’Uffizio, quello che per ventitré anni ogni mattina non festiva varcava Joseph Ratzinger da prefetto della Congregazione. Raggiungiamo con l’ascensore l’appartamento del cardinale Elio Sgreccia, attraversando per qualche metro la terrazza con vista spettacolare sul Cupolone… “Lunedì 11 febbraio eravamo tutti lì, nella Sala Clementina – esordisce – e tutti noi abbiamo provato una forte scossa emotiva, anche affettiva, quando abbiamo udito quelle parole dalla bocca del Papa. Io non me l’aspettavo proprio e così gli altri. Pensare a un distacco improvviso dalla sua figura, dai suoi messaggi, dalle sue omelie (per molti di noi pane quotidiano), ci è sembrato veramente un fulmine a ciel sereno, come ha detto subito il cardinal Sodano”. Eminenza, questa sorpresa permane ancora oggi, a otto giorni dall’annuncio? “Sì, permane in noi e credo nella gente: in tanti fanno ancora fatica a metabolizzare un gesto del genere. Restano le domande sulle possibili conseguenze per i suoi successori, resta il senso di novità dirompente, di distacco da una tradizione collaudata, da una certezza”. Benedetto XVI  ha spiegato con semplicità e chiarezza i motivi della sua rinuncia….  “Sì, e questo è l’altro elemento fondamentale che caratterizza la situazione. Infatti la ragionevolezza, le parole del Papa ci hanno indicato che si era trattato di un gesto coraggioso, di un atto di grande umiltà, anche di una grande lezione”. Quale? “Il dovere di anteporre il bene comune all’abbarbicarsi a ogni costo a un incarico, a una responsabilità che si sente di non poter più onorare pienamente. E’ una lezione per tutti quelli che sono troppo affezionati alla carriera, che non considerano il potere come servizio, che spendono le forze migliori nell’arrampicata, laici o ecclesiastici che siano. Ed è anche un atto di lungimiranza, non certo resa di resa, fatto a spese proprie”. Una pausa, poi il cardinale conclude: “I due elementi, la sorpresa e la comprensione, convivono in questi giorni in tutti noi, che stiamo cercando di elaborare il lutto del distacco e ci prepariamo al nuovo Papa con la fiducia nella Provvidenza che ci infonde lo stesso Benedetto XVI. Sono certo che la Provvidenza aiuterà il Conclave a scegliere la persona giusta per i tempi, come è avvenuto anche in tempi recenti”.  Joseph Ratzinger, da cardinale, ha vissuto da vicino gli ultimi anni di papa Wojtyla. Secondo Lei, quanto ha pesato questo fatto nella sua decisione? “In molti pontificati si ritrova il tempo della malattia, del non potersi più muovere. Ed è un tempo di stasi nell’attività ordinaria del Pontefice: i suoi viaggi vengono rinviati, così come i contatti con i vescovi del mondo, attraverso le ‘visite ad limina’. E’ un periodo di stasi che il cardinale Ratzinger ha vissuto solidarizzando con chi stava male e anche rendendosi ben conto della situazione. Di conseguenza ha pensato che il suo gesto di rinuncia potesse essere necessario per evitare il ripetersi di tale possibilità”.

Il cardinale Sgreccia non è tra gli elettori né tra i ‘papabili’: conserva dunque quel certo distacco che permette di esprimere in piena libertà di spirito considerazioni su quel che potrà accadere. Così ragioniamo di Europa e di possibilità per un candidato europeo. “L’Europa è in crisi perché la secolarizzazione vi ha raggiunto il punto più alto, quello della cancellazione delle radici cristiane e dell’emarginazione del religioso, ridotto quanto meno alla sfera del privato. Però – e non è paradossale -anche la secolarizzazione incomincia a mostrare le sue crepe: emerge sempre più chiaro quanto essa sia stata causa della crisi economica. E’ evidente che, negando certi principi, certi valori irrinunciabili, si mina la stabilità della società. Insomma la secolarizzazione in realtà sta già perdendo la sua gloria e le sue penne”. Eminenza, però è ancora ben viva a giudicare dall’avanzata in tutto l’Occidente dei cosiddetti ‘ matrimoni gay’ …“Certo la secolarizzazione può ancora contare su fortilizi agguerriti: leggi già fatte, cunei forti con cui si tenta di emarginare il mondo dei credenti”. Di fronte a tale situazione si può prospettare un nuovo papa europeo? Riflette qui il cardinale Sgreccia: “Stando così le cose è meglio per la Chiesa universale che ci sia un Papa che venga dal di fuori o dal di dentro del continente europeo? Che conosce le situazioni e ne soffre, ben cosciente che quando si appanna la coscienza di Dio l’uomo svanisce? Per me l’Europa ha bisogno di una spinta forte verso la rinascita. Però anche il mondo ha bisogno dell’Europa. non di un’Europa a fari spenti, ma che sappia parlare ancora al mondo dei principi, dei valori che fanno crescere”.   

Eminenza, in questi giorni si levano alte le voci che chiedono alla Chiesa di cogliere l’occasione per- dicono - adeguarsi alla modernità, soprattutto nell’ambito dei principi irrinunciabili riguardanti la vita, la famiglia, l’educazione…”Credo che tali valori, lungi dall’essere abbandonati, debbano essere ravvivati e rafforzati. La Chiesa non li può rinnegare, perché fanno parte del suo dna e della sua intrinseca cultura umanistica. Attenuarne la portata sarebbe un vero tradimento per il mondo, che ha bisogno di essere guarito dalle sue piaghe. Il punto è che, di fronte agli allettamenti delle mode e degli opportunismi politici di vario genere, la gente potrebbe avere la sensazione che la Chiesa venga sopraffatta. Noi però abbiamo fiducia nella forza dello Spirito Santo e siamo molto grati a Joseph Ratzinger che, da cardinale e da Papa, ha offerto a tutti noi un aiuto fondamentale per riflettere, elaborare, programmare nell’ambito del diritto della vita, della valorizzazione della famiglia e della scelta educativa”.  

Non possiamo non chiudere la rubrica ignorando quanto sta succedendo in Europa a proposito di ‘matrimoni gay’ e dintorni. Se in Gran Bretagna il sedicente conservatore e cattolico David Cameron ha accelerato i tempi tanto che la Camera dei deputati ha già approvato le norme insensate, in Francia non è da meno il socialista Hollande, che si avvale dell’aiuto della guardasigilli Taubira, un ministro tanto arrogante quanto presuntuoso. Anche lì l’Assemblea nazionale ha approvato il progetto denominato Mariage pour tous. Il Senato ne discuterà nelle prossime settimane. Sulla situazione francese, che ha visto sfilare il 13 gennaio a Parigi non meno di 800mila persone contrarie alla nuova legge (la polizia ha ben calcolato, ma poi ha ricevuto istruzioni di dimezzare il totale!), abbiamo già riferito ampiamente nelle precedenti edizioni di Rossoporpora. Resta da evidenziare che il cardinale Philippe Barbarin ha sfilato sia nelle prime grandi manifestazioni del 17 novembre (a Lione) che il 13 gennaio a Parigi, mentre in quest’ultima occasione il cardinale André Vingt-Trois è sceso in strada a salutare i manifestanti. Per il cardinale curiale francese Paul Poupard “il governo francese non può ignorare il massiccio ‘no’ alla nuova legge da parte di così tanti cittadini. Purtroppo in tutta Europa siamo di fronte a fatti gravi, dall’approvazione delle ‘nozze gay’ in Inghilterra a tante dichiarazioni di politici – comprese quelle di Mario Monti - nella campagna elettorale italiana:tutto frutto del cedimento alle pressioni di un gruppo ben organizzato e ben provvisto di denaro che si è impadronito dei media”. Inoltre, evidenzia ancora il porporato,  “sarebbe bene che anche in campo cattolico non si offrisse appiglio a tale lobby con dichiarazioni ambigue sulla famiglia”. Il porporato vandeano conclude rilevando che “come lo dicevo per Zapatero, non vedo futuro per il governo Hollande”. Secondo il cardinale Josè Saraiva Martins “la magnifica mobilitazione parigina potrebbe essere necessaria anche in Italia: sono convinto che il popolo italiano aderirebbe in massa, perché è un popolo intelligente e non si lascia ancora fuorviare da certe campagne di ‘normalizzazione’. Il ‘mariage pour tous’ è un errore enorme, imperdonabile e le sue conseguenze saranno pesantissime anche nelle scuole: i genitori che sono contrari dovranno soffrire l’imposizione di un’ideologia che si fonda sul guadagno economico e sulla lotta contro chi difende l’uomo nella sua dignità di persona, soprattutto dunque contro la Chiesa”.