L'ANGELUS DEL 24 FEBBRAIO 2013 - DI GIUSEPPE RUSCONI - 'CORRIERE DEL TICINO' DEL 25 FEBBRAIO 2013

 

Come tutte le domeniche. Essenziale, con sobrietà vera, senza drammatizzazioni e sentimentalismi, che sarebbero stati facili davanti agli emozionatissimi 130mila di piazza san Pietro e immediate vicinanze.

 

No, Joseph Ratzinger - per il suo ultimo Angelus da Papa – ha scelto il congedo che più si avvicina alla sua natura umile e buona: ha commentato il Vangelo della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor e ha solo accennato al “momento particolare” della sua vita. Così: “Il Signore mi chiama a ‘salire sul monte’, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa (ovazione), anzi – se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla (altra ovazione) con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze”. Anche alla fine dell’Angelus Benedetto XVI si è sottratto dopo una decina di secondi all’abbraccio popolare, rientrando nell’appartamento papale.

 

Ora lo attende l’ultima udienza generale, di mercoledì 27 febbraio, sempre in piazza san Pietro; poi l’ultimo incontro con i cardinali giovedì mattina e la partenza alle 17 per Castelgandolfo, dove ci sarà l’ultimo saluto pubblico al popolo della cittadina laziale. Alle 20 di giovedì la rinuncia sarà effettiva e incomincerà il periodo di sede vacante che terminerà con l’elezione del nuovo Papa.

Se il resto d’Italia è bersagliato da pioggia e neve, Roma – svegliatasi sotto un cielo plumbeo – dalle 9 ha incominciato a godere di qualche raggio di sole: alle 10.30 si è capito che non sarebbe più piovuto fino al pomeriggio. In piazza san Pietro l’afflusso è stato lento e si è trasformato in un fiume in piena dalle 11.00. Molti i cartelli, molte le bandiere in piazza. Abbiamo ritrovato i grandi striscioni dell’altra domenica di Comunione e Liberazione, le chitarre dei gruppi neocatecumenali, la perseveranza grintosa dei Papaboys, perfino il sorriso luminoso della catechista Irene; poi la battagliera deputata cattolica Binetti, il felpato ministro Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio… anche il terremotato aquilano Angelo Giordani che, accompagnato dal nipotino Marco, reggeva un cartello artigianale, ma sentito, di ringraziamento per papa Ratzinger: “Quando è venuto a Onna, dove regnava la distruzione, ci ha rincuorato con il suo sorriso. E ricordo che le sue scarpe avevano cambiato colore nel fango”.   

Sono venuti da tutta Italia, come i giovani di Bellizzi (Salerno) partiti alle 4 di mattina con uno striscione inequivocabile: “Le porte dell’inferno non prevarranno”.  Domanda: “Per voi è più importante essere qui o in cabina elettorale?” Risposta: ”Oggi di sicuro essere qui. E, anche se si fosse potuto votare solo oggi, avremmo scelto piazza san Pietro”. Confermano i 60 calabresi di Serra san Bruno e le altre decine da Capannoli (Pisa): “Non c’è discussione: essere qui è ciò che conta di più”. I gruppi ciellini di Varese e di Trento invece evidenziano che in ogni caso, tornati a casa, sarebbero andati a votare. Come è noto, è emerso dai sondaggi che la categoria dei cattolici praticanti è la più incerta sul voto.

Presenti (e si sono fatti sentire) in piazza anche migliaia di latino-americani, bandiere al vento: Perù e Ecuador, Bolivia e Venezuela, Cile e Paraguay. Numerosi i vessilli brasiliani. Da lontano, irraggiungibile, vediamo sventolare nelle prime file anche una bandiera rossocrociata, vicino a quelle polacche. Chiesa cattolica, chiesa universale.

Intanto oggi sarà presentato il “Motu proprio” con cui papa Benedetto XVI modificherà alcune norme della costituzione “UniversiDominici gregis” riguardante anche il Conclave. Per l’inizio del quale non sarebbero più richiesti quei 15 (prorogabili a 20) giorni dall’avvio del periodo di sede vacante. Una questione che non è una semplice conta di giorni, ma ha una sua importanza nel contesto dell’elezione del nuovo papa. Più di quanto non sembri.