DECISIONE DOPO IL VIAGGIO A CUBA - di GIUSEPPE RUSCONI – ‘CORRIERE DEL TICINO’ DEL 13 FEBBRAIO 2013

Mentre si avviano le consultazioni tra cardinali in vista del conclave di metà marzo, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha confermato ieri che la rinuncia di Benedetto XVI al pontificato è stata decisa a fine marzo 2012 dopo il viaggio in Messico e a Cuba e che il Papa è stato in clinica circa tre mesi fa per ricaricare le batterie del pacemaker che regola il suo battito cardiaco.

 

Se la data della decisione di rinuncia era stata pubblicizzata nell’editoriale de “L’Osservatore Romano”, l’indiscrezione sul ricovero nella clinica Pio XI sulla via Aurelia era apparsa su ‘Il Sole24ore”. A proposito della prima notizia, nella conferenza-stampa di ieri padre Lombardi ha comunque ribadito che il Papa è giunto a tale decisione dopo una lunga riflessione, i cui contenuti essenziali erano già emersi pubblicamente nel libro-intervista “La luce del mondo” del 2010. Per quanto invece riguarda il ricovero in clinica, ha rilevato il portavoce vaticano, si è trattato di un normale intervento di routine per chi porta un pacemaker. Del resto era ben noto che da cardinale Joseph Ratzinger era stato colpito da un ictus non grave che in ogni caso aveva consigliato l’installazione di un regolatore del battito cardiaco. Un fatto che non aveva impedito l’accettazione da parte sua dell’elezione a pontefice romano nell’aprile del 2005. Conoscendo la sua onestà intellettuale, si può star certi che, se i guai cardiaci fossero stati rilevanti, non avrebbe risposto “sì” alla domanda canonica così impegnativa e gravida di responsabilità fattagli allora dal cardinale decano Angelo Sodano.

Anche ieri la sala stampa vaticana era gremitissima, con una presenza molto forte di colleghi anglofoni che hanno posto tutta una serie di domande di tipo tecnico, cui era chiaro che padre Lombardi non avrebbe potuto rispondere, essendo gli esperti ancora al lavoro per chiarire le molte novità derivate dalla rinuncia irrituale (inedita in tempi moderni) da parte di Benedetto XVI. Qualche esempio: come dovrà essere chiamato Joseph Ratzinger, dopo che sarà incominciato il periodo di sede vacante? Che fine farà l’anello papale? Che ne sarà dell’attesa enciclica sulla fede? Risposta parziale di padre Lombardi a quest’ultimo proposito: “Non uscirà di certo entro il 28 febbraio, termine del pontificato”. Perché Benedetto XVI ha deciso la rinuncia a partire dal 28 febbraio alle ore 20? Per le ore 20, ha rilevato il portavoce vaticano, la risposta è semplice: ogni giorno il Papa conclude la giornata lavorativa, in cui espleta il suo servizio alla Chiesa, alle otto di sera. Per il 28 febbraio la scelta è stata probabilmente fatta tenendo conto anche del calendario liturgico (a fine marzo è Pasqua e tradizionalmente ogni cardinale residenziale dovrebbe tornare in diocesi per presiedere le celebrazioni previste): certo, se il conclave dovesse prolungarsi, sorgerebbero problemi non irrilevanti.

Fino al 28 febbraio Benedetto XVI proseguirà normalmente il suo servizio. Con qualche variazione: oggi – Mercoledì delle Ceneri – celebrerà in San Pietro, non nella meno capiente Santa Sabina sull’Aventino. Il 27 febbraio l’ultima udienza generale sarà in piazza San Pietro, presumibilmente davanti a una grande folla. Si prevede una piazza gremita anche per l’Angelus di domenica prossima e del 24 febbraio.

Gli scommettitori sono già al lavoro per il cosiddetto “toto-Papa”, così come i massmedia. Tra i nomi più gettonati – addirittura qualcuno è già considerato in pole position  - quelli degli italiani Scola e Ravasi, dello statunitense Dolan, dell’austriaco Schoenborn, degli africani Arinze e Turkson. Un esame oggettivo della composizione del collegio cardinalizio e delle qualità e dei difetti associati dai confratelli a ognuno dei “papabili” consiglierebbe razionalmente molta prudenza nell’avanzare con apparente sicurezza nomi che corrispondono forse ai desideri di chi li avanza, ma non si sa quanto coincidano con le esigenze dettate da un realismo bimillenari