FRANCESCO-SCALFARI: ESPLODE LA FURIA DI PIERGIORGIO ODIFREDDI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 3 aprile 2018

 

Sviluppi inattesi attorno all’ennesima e controversa trascrizione scalfariana della conversazione con papa Francesco. Esplode l’ira contro il Fondatore da parte del noto matematico ateo Piergiorgio Odifreddi, che per direttissima viene messo alla porta da ‘Repubblica’ (insieme con il suo blog). Invece su ‘Avvenire’ papa Bergoglio - per il noto turiferario don Mauro Leonardi - parla con Scalfari “come fa lo Spirito Santo”, così da essere compreso dall’interlocutore “nella propria lingua”.  

La Pasqua 2018 di papa Bergoglio è stata intensa come sempre, ma quest’anno è stata contrassegnata anche dalle polemiche nate dalla pubblicazione il Giovedì Santo 29 marzo dell’ultima conversazione tra Francesco il Rivoluzionario e Eugenio il Fondatore: due pagine di ‘Repubblica’ in cui Scalfari ha ricostruito il colloquio avvenuto due giorni prima a Santa Marta. Certo, secondo una collaudata tradizione personale risalente alla fine degli Anni Quaranta, l’ha ricostruito a suo modo.

 

COSI’ PARLO’ EUGENIO SCALFARI IL 21 NOVEMBRE 2013

 

Un metodo di lavoro che lo stesso Fondatore ci illustrò il 21 novembre 2013, in un incontro a Roma con la Stampa estera e rispondendo a una nostra domanda conseguente alla prima intervista del 24 settembre precedente (vedi www.rossoporpora.org, rubrica “Papa Francesco”, “Scalfari: Ho attribuito al Papa alcune cose non dette”). Rileggiamo alcune affermazioni scalfariane fatte in quell’occasione:

. “(dopo aver rilevato che le sue interviste sono fatte senza registratore e neppure bloc-notes ): “Cerco di capire la persona intervistata e poi scrivo le risposte con parole mie”. Anche con papa Francesco è andata così: “Sono dispostissimo a pensare che alcune delle cose scritte da me e a lui attribuite, il Papa non le condivida, ma credo anche che ritenga che, dette da un non-credente, siano importanti per lui e per l’azione che svolge”. 

. A Santa Marta la conversazione dura ottanta minuti. Alla fine Scalfari chiede al Papa: “Santità, Lei mi permette di dare pubblica notizia della conversazione e mi permette anche di raccontarla?”. E il Papa: “Certo, la racconti”. Scalfari: “Le mando la copia prima”. Francesco: “Mi sembra tempo perso”. Scalfari: “Non mi sembra tempo perso. Io ricostruisco, Lei fa le correzioni”. Francesco: “Se Lei insiste… ma, ripeto: è una perdita di tempo. Di Lei mi fido”.

. Elaborata l’intervista (che Scalfari preferisce chiamare “conversazione” o “dialogo”), il Fondatore la invia al Papa scrivendo tra l’altro in allegato: “Le debbo comunicare che ho ricostruito in modo che il racconto del dialogo sia compreso da tutti. Tenga conto che alcune cose che Lei mi ha detto non le ho riferite. E che alcune cose che Le faccio riferire, non le ha dette. Ma le ho messe perché il lettore capisca chi è Lei”. Passa un paio di giorni, poi telefona mons. Xuereb. “Il Papa mi ha dato l’o.k. per la pubblicazione” . Ma il Papa ha letto la lettera accompagnatoria? Questo non me l’ha detto”. Glielo domandi, per favore. Questa mattina è in giro. Torna alle due. Poi La richiamo”.

. In effetti Scalfari viene richiamato alle due e un quarto: “Il Papa ha detto: Ridagli l’o.k.”. E il giorno dopo, primo ottobre, l’intervista/conversazione/dialogo appare su ‘Repubblica’. Così parlò Eugenio Scalfari il 21 novembre 2013 nella sala Biblioteca della Stampa estera di Roma, via dell’Umiltà 83c”.

 

SPUNTI DALLA TRASCRIZIONE SCALFARIANA DEL QUINTO INCONTRO CON FRANCESCO

 

Torniamo a giovedì 29 marzo 2018.  Annota tra l’altro Scalfari nell’incipit che precede la trascrizione della conversazione con Francesco di due giorni prima: “Ci siamo incontrati cinque volte: in una di queste ero con tutta la mia famiglia. Le altre quattro abbiamo parlato di tutto. (…) Ci telefoniamo spesso, il Papa ed io, per scambiarci notizie l’uno dell’altro, ma qualche volta ci ritroviamo di nuovo insieme e parliamo a lungo. Di religione e di politica”.

Due passi rilevanti nella trascrizione scalfariana a domande e risposte.

. Sulla creazione: “Il Creatore, cioè il Dio nell’alto dei cieli, ha creato l’universo intero e soprattutto l’energia che è lo strumento con il quale il nostro Signore ha creato la terra, le montagne, il mare, le stelle, le galassie e le nature viventi e perfino le particelle e gli atomi e le diverse specie che la natura divina ha messo in vita. Ciascuna specie dura migliaia o forse miliardi di anni, ma poi scompare. L’energia ha fatto esplodere l’universo che di tanto in tanto si modifica. Nuove specie sostituiscono quelle che sono comparse ed è il Dio creatore che regola questa alternanza(NdR: posto che il passo corrisponda sostanzialmente a quanto detto da Francesco, ne emerge la non centralità della specie umana… uomini, zanzare e rovi pari sono)

. Sull’inferno (“Lei non mi ha mai parlato di anime che sono morte nel peccato e vanno all’inferno per scontarlo in eterno. Lei mi ha parlato invece di anime buone e ammesse alla contemplazione di Dio. Ma le anime cattive? Dove vengono punite?”) “Non vengono punite, quelle che si pentono ottengono il perdono di Dio e vanno tra le fila delle anime che lo contemplano, ma quelle che non si pentono e non possono quindi essere perdonate, scompaiono. Non esiste un inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici” (NdR: e la “geenna”, il “fuoco eterno”, la “fornace ardente”, là “dove sarà pianto e stridor di denti” di evangelica memoria? E poi l’immortalità dell’anima?… anche se a quei tempi, a dire il vero – ci illumina la Nuova Saggezza Catto-fluida – non c’erano i registratori….)

Sono affermazioni, quelle contenute nella trascrizione scalfariana della conversazione con Francesco, che danno ulteriore vigore alle polemiche già ben vive da anni, anche riguardo agli esiti degli incontri tra Francesco e il Fondatore. Non solo: accrescono a dismisura la confusione dottrinale tra un numero sempre maggiore di fedeli cattolici praticanti (come abbiamo constato più volte in questi giorni pasquali)… il Papa? (sospiro) Non sappiamo più che fare, in che cosa credere… certo è un papa sudamericano che è del tutto estraneo alla nostra logica occidentale…

Il comunicato della Sala Stampa Vaticana, uscito nel pomeriggio dello stesso giovedì 29 marzo, è di un’ambiguità tale da peggiorare la situazione. Nel testo si legge tra l’altro: “Quanto riferito dall’autore (NdR: Eugenio Scalfari) nell’articolo odierno è frutto della sua ricostruzione, in cui non vengono citate le parole testuali pronunciate dal Papa. Nessun virgolettato del succitato articolo deve essere considerato quindi come una fedele trascrizione delle parole del Santo Padre”.  In sintesi: la ricostruzione fatta da Scalfari non è senza fondamento, ma non è “fedele” nelle risposte attribuite al Papa. Ovvero: il Papa ha parlato degli argomenti riportati nel testo, ma la trascrizione delle sue affermazioni non è corrispondente al 100% (“fedele”). Insomma: Scalfari non è stato vittima di un’allucinazione né si è reso responsabile di una truffa giornalistica, ma non è stato impeccabile nel riferire.

Da sempre è così, fin dalla prima volta. E’ evidente che per Francesco è più importante continuare i suoi incontri con Scalfari che non le inesattezze contenute nelle trascrizioni dell’amico. Dunque è legittimo pensare che, per il Papa, in tali trascrizioni le sue considerazioni non siano mai state manipolate gravemente. Da ciò deriva che le affermazioni papali riportate nell’ultima e nelle trascrizioni precedenti non sono così lontane dal vero. Si può fare un’altra osservazione: è probabile che a Francesco interessi molto proseguire gli incontri con Eugenio anche per ragioni di immagine… quella del Papa aperto, disponibile verso i non cattolici e i non credenti, verso un mondo da ‘allisciare’, non da combattere frontalmente. Se le due osservazioni non avessero fondamento (la non manipolazione grave e la questione di immagine) gli incontri tra Francesco e Eugenio sarebbero stati probabilmente troncati da un pezzo. Perché questo è un Papa che incontra se vuole incontrare ed evita se vuole evitare (fosse pure i suoi collaboratori più stretti, come certi cardinali); ed è un Papa che, se si sente tradito nella fiducia, non perdona.

 

‘AVVENIRE, DON LEONARDI, FRANCESCO E LO SPIRITO SANTO…

 

Intanto la vicenda ha avuto ieri e oggi altri sviluppi. Prima di tutto sul quotidiano catto-fluido Avvenire si legge un commento del noto don Mauro Leonardi, che già inflisse in prima pagina, per mesi, ai poveri lettori i suoi punti di vista in materia di rapporti coniugali (fingendo di essere femmina). Che scrive nell’edizione odierna don Leonardi a proposito dell’argomento del giorno? Tra l’altro così si esprime: “Parlando dei colloqui tra Scalfari e il Papa dovremmo soffermarci di più sul fatto che il Papa, con Scalfari, ci parla (Ndr: insomma non importa di che cosa parlino, che cosa dicono il Papa di oltre un miliardo di cattolici e il Fondatore del quotidiano italiano radical-chic per eccellenza… è più importante che si parlino!). Ma proseguiamo: (il Papa) “ci parla (parla a Scalfari) come fa lo Spirito Santo: il Papa parla e l’amico, Scalfari, lo comprende ‘nella propria lingua’, con i suoi codici. E al Papa va bene così, non lo corregge. Se Eugenio crede che Jorge Mario pensi come lui che l’inferno non esiste, a Jorge Mario va bene, non lo corregge. Perché essere amici non è fare proselitismo”. Poche righe, ma sufficienti a paragonare l’eloquio di Francesco a quello dello Spirito Santo: mai nessun turiferario si era spinto a tal delirio più o meno mistico. D’altra parte poche righe sufficienti anche, al contrario, a declassare le parole e gli atteggiamenti di Francesco e Eugenio, considerati come due amici al bar che, gioiosamente ritrovatisi, badano poco a quanto dicono. L’incenso a dose everestiana di don Leonardi e le vignette domenicali così garbate, pardon, di un terraterra ‘progressista’ come quelle di Staino: quelli sì che son collaboratori che impreziosiscono l’Avvenire catto-fluido del direttor Tarquinio…

 

L’IRA DI PIERGIORGIO ODIFREDDI: LANCIA IN RESTA CONTRO SCALFARI E ‘REPUBBLICA’ …MA CE N'E' PURE PER ALTRI...

 

Anche a Repubblica la vicenda ha provocato strascichi pesanti. Il noto matematico e scrittore Piergiorgio Odifreddi (presidente onorario dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, UAAR), non ce l’ha più fatta a tenersi all’interno delle sue radici quadrate e, indossati elmo e corazza, uno spadone in mano, ha tentato di irrompere nel fortilizio del Fondatore, con chiare intenzioni bellicose.  Lo ha fatto attraverso il suo blog, uno di quelli di Repubblica, intitolato “Il non-senso della vita 3.0”. In preda a furore da ateo convinto e tradito, così Odifreddi ha sfogato un’ira funesta che tratteneva da anni, sotto il titolo promettente “Le fake news di Scalfari su papa Francesco”, una vera filippica in cui non si sa se prevalga l’indignazione o il veleno. Ce n’è per Scalfari, per ‘Repubblica’, ma anche per altri destinatari di ruvidezze varie. Roba seria, da atei doc, tale da far impallidire quasi le diatribe pur vigorose intra-cattoliche. Leggete qui scampoli della prosa irrefrenabile di Odifreddi, già destinatario (il 30 agosto 2013) di una risposta molto articolata e puntuta del papa emerito Benedetto XVI, cui il matematico aveva inviato un suo libro di introduzione all’ateismo:

(…) Com’è ormai noto urbi et orbi, Scalfari ha ricevuto nel settembre 2013 una lettera dal nuovo papa. Fino a quel momento, per chi avesse seguito anche solo di lontano la cronaca argentina, Bergoglio era un conservatore medievale, che nel 2010 aveva scandalizzato il proprio paese con le proprie anacronistiche prese di posizione contro la proposta di legge sui matrimoni omosessuali, riuscendo nell’ardua (e meritoria) impresa di coalizzare contro di sé un fronte moderato che fece approvare in Argentina quella legge, ben più avanzata delle timidi disposizioni sulle unioni civili approvate nel 2016 in Italia.

Dopo la sua lettera a Scalfari papa Francesco si è trasformato per lui, e di riflesso anche per Repubblica, in un progressista rivoluzionario, che costituirebbe l’unico punto di riferimento non solo religioso, ma anche politico, degli uomini di buona volontà del mondo intero, oltre che il papa più avanzato che si sia mai seduto sul trono di Pietro dopo il fondatore stesso. Fin qui tutto bene, o quasi: in fondo, chiunque ha diritto di abiurare il proprio passato di “uomo che non credeva in Dio” e diventare “l’uomo che adorava il papa”, andando a ingrossare le nutrite fila degli atei devoti, o in ginocchio, del nostro paese.

Il fatto è che Scalfari non si è limitato alle proprie abiure personali, ma ha incominciato a inventare notizie su papa Francesco, facendole passare per fatti: a produrre, cioè, appunto delle fake news. In particolare, l’ha fatto in tre “interviste” pubblicate su Repubblica il 1 ottobre 2013, il 13 luglio 2014 e il 27 marzo 2018, costringendo altrettante volte il portavoce del papa a smentire ufficialmente che i virgolettati del giornalista corrispondessero a cose dette da Bergoglio. Addirittura, la prima intervista è stata rimossa dal sito del Vaticano, dove inizialmente era stata apposta quando si pensava fosse autentica. Il fatto è che Scalfari non si è limitato alle proprie abiure personali, ma ha incominciato a inventare notizie su papa Francesco, facendole passare per fatti. (…)

Le interviste iniziano pretendendo che gli incontri con Scalfari siano sempre scaturiti da improbabili inviti di Bergoglio. E continuano attribuendo al papa impossibili affermazioni, dalla descrizione della meditazione del neo-eletto Francesco nell’inesistente “stanza accanto a quella con il balcone che dà su Piazza San Pietro” (una scena probabilmente mutuata da Habemus Papam di Moretti), all’ultima novità che secondo il papa l’Inferno non esiste.

Quando, travolto dallo scandalo internazionale seguìto alla prima intervista, Scalfari ha dovuto fare ammenda il 21 novembre 2013 in un incontro con la stampa estera, ha soltanto peggiorato le cose. Ha infatti sostenuto che in tutte le sue interviste lui si presenta senza taccuini o registratori, e in seguito riporta la conversazione non letteralmente, ma con parole sue. In particolare, ha confessato, “alcune delle cose che il papa ha detto non le ho riferite, e alcune di quelle che ho riferite non le ha dette” (grazie… vedi www.rossoporpora.org, rubrica Papa Francesco, “Scalfari: Ho attribuito al Papa alcune cose non dette”).

(…) Il primo problema è perché mai il papa continui a incontrare Scalfari, che non solo diffonde pubblicamente i loro colloqui privati, ma li travisa sistematicamente attribuendogli affermazioni che, facendo scandalo, devono poi essere ufficialmente ritrattate. Sicuramente Bergoglio non è un intellettuale raffinato: l’operazione (fallita) di pochi giorni fa, di cercare di farlo passare ufficialmente per un gran pensatore, suona appunto come un’excusatio non petita al proposito, e non avrebbe avuto senso per il ben più attrezzato Ratzinger (il quale tra l’altro se n’è dissociato, con le note conseguenze). L’avventatezza di papa Francesco l’ha portato a circondarsi autolesionisticamente di una variopinta corte dei miracoli, dal cardinal Pell alla signora Chaouqui, e Scalfari è forse soltanto l’ennesimo errore di valutazione caratteriale da parte di un papa che non si è rivelato più adeguato del suo predecessore ai compiti amministrativi.

Non bisogna però dimenticare che Bergoglio è comunque un gesuita, che potrebbe nascondere parecchia furbizia dietro la propria apparente banalità. In fondo, un minimo di blandizia esercitato nei confronti di un ego ipertrofico gli ha procurato e gli mantiene l’aperto supporto di uno dei due maggiori quotidiani italiani, che è passato da una posizione sostanzialmente laica a una palesemente filovaticana. Se da un lato Bergoglio può ridersela sotto i baffi dell’ingenuità di uno Scalfari, che gli propone di beatificare uno sbeffeggiatore dei gesuiti come Pascal, dall’altro lato può incassare le omelie di un Alberto Melloni, che dal 2016 ha trovato in Repubblica un pulpito dal quale appoggiare le politiche papali con ben maggior raffinatezza, anche se non con minore eccesso di entusiasmo. A little goes a long way, si direbbe nel latino moderno.

Rimane il secondo problema, che è perché mai Repubblica non metta un freno alle fake news di Scalfari, e finga anzi addirittura di non accorgersene, quando tutto il resto del mondo ne parla e se ne scandalizza. (…)

L’irruzione si è conclusa come prevedibile: è andata molto male allo spavaldo e fumantino Odifreddi. Giudicato per direttissima, gli è stato consegnato un foglio di via ed è stato accompagnato bruscamente al portone del fortilizio insieme con il suo blog. Repubblica, adieu. Succede (tra ego straripanti) anche nelle migliori famiglie radical-chic, ma stavolta la novità è che (involontariamente) un Papa ci ha messo lo zampino.

 

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