PAPA FRANCESCO/ PRE-SINODO DEI GIOVANI (CON QUALCHE NOTA) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 27 marzo 2018

 

Si sono conclusi sabato 24 marzo 2018 a Roma, presso il collegio internazionale ‘Mater Ecclesiae’, i lavori del pre-sinodo dei giovani. Alcune considerazioni sui partecipanti. Gli interventi di papa Francesco in apertura dei lavori e nell’omelia della messa della Domenica delle Palme, davanti a una piazza San Pietro purtroppo vuota per metà.

 

La settimana precedente la Domenica delle Palme è stata caratterizzata a Roma da un incontro preparatorio del Sinodo dei giovani in programma dal 3 al 28 ottobre 2018. L’appuntamento pre-sinodale è stato annunciato da papa Francesco il 4 ottobre 2017, motivato dal fatto che “la Chiesa vuole mettersi in ascolto della voce, della sensibilità, della fede e anche dei dubbi e delle critiche dei giovani”. Oltre trecento i giovani presenti personalmente, circa 15mila quelli collegati e interagenti tramite i social networks. Chi erano i giovani partecipanti all’incontro posto sotto l’ala vigilante del cardinal Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi? Sentiamo papa Francesco all’inizio del suo discorso d’apertura di lunedì 19 marzo, festa di san Giuseppe: “Venite da tante parti del mondo e portate con voi una grande varietà di popoli, culture e anche religioni: non siete tutti cattolici e cristiani, nemmeno tutti credenti, ma siete certamente tutti animati dal desiderio di dare il meglio di voi”. Dunque non era quello del collegio internazionale Mater Ecclesiae un incontro di soli giovani cattolici.

UNA PARTECIPAZIONE ASSAI CURIOSA DALLA SVIZZERA

Solo un esempio che già lascia intravedere un Sinodo di ottobre – convocato sul tema “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale” – prevedibilmente assai tormentato.  Dalla Svizzera sono giunti in tre: Medea Sarbach, una cattolica praticante, studentessa di teologia; Jonas Feldmann e Sandro Bucher. Cerchiamo di avvicinarci un po’, grazie al sito  www.20min.ch, al pensiero degli altri due sul cattolicesimo.

Dice Feldmann: “Sono cattolico e dai miei genitori ho ricevuto molti valori basati sulla tradizione cristiana. Tuttavia, in quanto emancipato cittadino svizzero del ventunesimo secolo, sotto molti aspetti non posso identificarmi con la Chiesacattolica. La mia critica riguarda, ad esempio, la posizione delle donne nella società e nella Chiesa, la discriminazione delle coppie omosessuali, il modo di affrontare la questione della contraccezione, l’aborto e l’eutanasia. (…) Sarebbe bello se i messaggi critici dei giovani fossero accolti dalla Chiesa in modo che la Chiesa stessa potesse evolversi. A papa Francesco vorrei dire che mi piace essere parte della Chiesa, ma non voglio essere membro di un’istituzione che tiene le donne in una condizione di marginalità, non riconosce l’amore omosessuale e abusa del suo potere”.

Dopo l’ “emancipato cittadino svizzero del ventunesimo secolo”, ecco un anticlericale dichiarato, Sandro Bucher: “Ciò che mi preoccupa della Chiesa cattolica è che interferisce nei dibattiti sociali in modo ostile al progresso e spesso restando lontana dalla realtà. Se avrò l’opportunità di parlare con il papa, lo ringrazierò per il fatto che le sue dichiarazioni spesso provocatorie portano a discussioni fondamentali nella società. Ma dirò anche che dovrebbe concentrarsi maggiormente sulla riparazione dei danni fatti dalla Chiesa cattolica. Ad esempio in relazione all’accesso alla contraccezione, alla politica sull’aborto o ai diritti fondamentali delle donne e degli omosessuali”.

C’è da meravigliarsi se il documento di una quindicina di pagine uscito dai lavori è sostanzialmente una semplice ‘fotografia’ di quel che pensano molti giovani della Chiesa? Un testo che registra, un testo certo realistico, un testo di ‘ascolto’ e che tuttavia è privo di una proposta cristiana propriamente detta. Si dirà che questo è solo uno dei documenti propedeutici al Sinodo dei vescovi di ottobre. Vero, ma di rilievo non minimo. Utile magari a chi tra i sinodali si farà portatore di istanze di ‘apertura’, della Chiesa ai giovani, di un’ “evoluzione” (per niente in linea con la dottrina sociale) come auspicato dai due giovani svizzeri citati.

Prima di passare alla citazione di alcuni brani degli interventi papali al pre-Sinodo e la Domenica delle Palme, ancora due osservazioni puntali.

La prima: nel pomeriggio del 22 marzo – dunque in pieno pre-Sinodo - è stato presentato, presso l’ Augustinianum (a pochi metri da piazza San Pietro) il libro-intervista “Dio è giovane” di papa Francesco in dialogo con Thomas Leoncini (Piemme, in coedizione con la Libreria editrice vaticana). Una ventina i presenti, tra i quali due personalità del calibro di Nunzio Galantino (segretario generale della Cei) e di Lorenzo Cesa (europarlamentare, segretario dell’Udc, sconfitto recentemente nell’uninominale di Nola per la Camera dei deputati). Nessun cardinale, nessun vescovo curiale. E’ un episodio, se vogliamo minore, ma significativo dell’attuale momento.

La seconda: da lungo tempo la celebrazione della Domenica delle Palme in piazza San Pietro è festa di popolo, di giovani (soprattutto a partire dall’istituzione della Giornata mondiale della Gioventù con Giovanni Paolo II), di suoni e di colori. Che tristezza vedere la Piazza vuota dall’obelisco in poi (ali destra e sinistra della Piazza comprese)! E’ vero che c’è chi ha scritto di una Piazza “gremita di fedeli di tutto il mondo e soprattutto di giovani” e però a tal proposito è assodato che alla fantasia turiferaria non c’è limite: troppo incenso annebbia infatti le facoltà percettive, inducendo a prendere lucciole per lanterne.

 

PARLA PAPA FRANCESCO

Papa Francesco, Roma, riunione pre-sinodale, discorso ai giovani, 19 marzo 2018/1: “Troppo spesso si parla di giovani senza lasciarci interpellare da loro. Quando qualcuno vuole fare una campagna o qualcosa, ah, lode ai giovani!, non è così?, ma non permette che i giovani li interpellino. Lodare è un modo di accontentare la gente. Ma la gente non è sciocca o stupida. No, non lo è. La gente capisce. Soltanto gli scemi non capiscono. In spagnolo c’è un motto bellissimo che dice: “Loda lo scemo e lo vedrai lavorare”. Dare la pacca sulla spalla e lui sarà contento, perché è scemo, non se ne accorge. Ma voi non siete scemi! Anche le migliori analisi sul mondo giovanile, pur essendo utili – sono utili –, non sostituiscono la necessità dell’incontro faccia a faccia. Parlano della gioventù d’oggi. Cercate per curiosità in quanti articoli, quante conferenze si parla della gioventù di oggi. Vorrei dirvi una cosa: la gioventù non esiste! Esistono i giovani, storie, volti, sguardi, illusioni. Esistono i giovani. Parlare della gioventù è facile. Si fanno delle astrazioni, percentuali… No. La tua faccia, il tuo cuore, cosa dice? Interloquire, sentire i giovani.

Papa Francesco, Roma, riunione pre-sinodale, discorso ai giovani, 19 marzo 2018/2: “Se non sbaglio il tasso di disoccupazione giovanile qui in Italia dai 25 anni in su è verso il 35%. In un altro Paese d’Europa, confinante con l’Italia, 47%. In un altro Paese d’Europa vicino all’Italia, più del 50%. Cosa fa un giovane che non trova lavoro? Si ammala – la depressione –, cade nelle dipendenze, si suicida – fa pensare: le statistiche di suicidio giovanile sono tutte truccate, tutte –, fa il ribelle – ma è un modo di suicidarsi – o prende l’aereo e va in una città che non voglio nominare e si arruola nell’Isis o in uno di questi movimenti guerriglieri. Almeno ha un senso da vivere e avrà uno stipendio mensile. E questo è un peccato sociale! La società è responsabile di questo.

Papa Francesco, Roma, riunione pre-sinodale, risposta alla nigeriana Blessing Okoedion (una giovane che è stata vittima di tratta), 19 marzo 2018/ 1 (comunità papa Giovanni XXIII, fondata da don Benzi): “Anziani, giovani… queste ragazze sopportano tutto… Ho parlato con loro – una bella riunione – in una delle case di don Benzi, un sacerdote che ha fatto tutto un lavoro per riscattare queste ragazze; loro hanno un metodo. Le ragazze sono sorvegliate; si avvicina uno di loro e incomincia a parlare, apparentemente per mettersi d’accordo sul prezzo, ma invece di dirle: “Quanto costi?”, si domanda: “Quanto soffri?”. La ragazza ascolta, lui le parla brevemente, le dà un biglietto: “Noi ti porteremo via, nessuno ti troverà”, con un numero di telefono. E l’80% delle ragazze chiama. “Va benissimo, stai tranquilla: quale giorno è il più sicuro per te?” – “Tale” – “In quell’angolo a tale ora”, passa con la macchina… e la portano fuori Roma. Hanno le case, e lì incomincia la terapia. E’ una bella terapia che fanno. E poi l’inserimento. E’ una delle opere che si fa qui a Roma, che io conosco, che mi ha coinvolto; ma se ne fanno tante.

Papa Francesco, Roma, riunione pre-sinodale, risposta alla nigeriana Blessing Okoedion (una giovane che è stata vittima di tratta), 19 marzo 2018/2 (nefandezza di cattolica africana): “Quelle che sono capaci di aiutare meglio queste ragazze, sono le donne, le suore. Ma ci sono anche donne che le vendono! Ho saputo la storia di una dell’Africa, una ragazza che aveva finito una parte dell’università e voleva lavorare; e una signora, non ricordo se era una consacrata di una parrocchia o una signora dell’Azione Cattolica di quella parrocchia, si è interessata: “Io ti faccio il collegamento, tutto il collegamento…”, e l’aspettavano in aeroporto e dall’aeroporto a lavorare. E’ stata ingannata. Poi è stata riscattata da uno di questi gruppi e l’hanno portata in una casa per riprendersi. E’ uscita la superiora: “No!”, ha gridato [quella ragazza]; ha visto una suora e ha detto “No!”, perché era stata venduta. Non so se da una suora, forse… lei diceva una signora, una laica, una cattolica, ma della parrocchia. E alla fine è rimasta lì e ha aiutato tanto. Ma anche gente che si dice cattolica… ma forse una minoranza di questi… è una malattia: la donna va sfruttata! (…) E per favore, se un giovane ha questa abitudine, la tagli! E’ un criminale. Chi fa questo è un criminale. “Ma Padre, non si può fare l’amore?” No, no, questo non è fare l’amore. Questo è torturare una donna. Non confondiamo i termini. Questo è criminale. Mentalità malata. E io voglio approfittare di questo momento, perché tu hai parlato di battezzati, di cristiani, per chiedere perdono a voi e alla società, per tutti i cattolici che fanno questo atto criminale. (NdR: sulla bocca del papa l’episodio africano non è una novità. Come l’evidenziare quasi fosse una caratteristica cattolica l’andare a prostitute, un atto che d’altra parte il Papa ritiene “criminale”, frutto di una “mentalità malata”. A voler considerare la durezza dell’aggettivo e l’insistenza con cui lo ripete, sembra che per papa Francesco l’andare a prostitute sia uno dei comportamenti assimilabili ai peggiori flagelli dell’umanità, molto peggio di altri comportamenti che per un cattolico sono di per sé oggettivamente gravi, ma apparentemente non sono da lui condannati con cotanto vigore).

Papa Francesco, Roma, riunione pre-sinodale, risposta all’ucraino Yulian Vendzilovych, seminarista/1 (clericalismo): C’è una malattia molto grande, che è il clericalismo, e noi dobbiamo uscire da questa malattia. Alcuni di voi non sono cattolici, altri siete non credenti, ma io dico con tanta umiltà: è una delle malattie più brutte della Chiesa. Il clericalismo. Quando una comunità cerca un sacerdote e non trova un padre, non trova un fratello, trova un dottore, un professore o un principe… E questa è una delle malattie che fanno tanto male alla Chiesa. Io sono preoccupato di questo, perché si confonde il ruolo paterno del sacerdote e lo si riduce a un ruolo dirigenziale: il “boss”. Il boss della ditta, il dirigente… E mi preoccupano anche atteggiamenti non paterni, non fraterni del sacerdote che nel rapporto con la comunità non lo fanno essere testimone di Cristo. Per esempio, lo spiritualismo esagerato: quando tu trovi questi preti che pensano di stare sempre in cielo, che sono incapaci di capire, credono che con un atteggiamento così – come dico io – “con la faccia della beata Imelda” [ride, ridono] così no, non va… Come tu, se hai fatto una di quelle scivolate che si fanno nella vita, vai a dirlo a lui? Ma tu hai paura! Non trovi in lui la testimonianza della misericordia di Cristo. O quando tu vedi un prete che è rigido, che va sempre avanti con rigidità, ma come la comunità può andare da lui? Manca la testimonianza. E quando tu vedi un prete mondano, è brutto, è peggio. Pregate per lui perché il Signore lo converta, perché i preti mondani fanno tanto male, tanto male alle comunità. (NdR: non manca niente, salvo quello che seguirà, in questa elencazione bergogliana – in gran parte già nota - degli atteggiamenti clericali… ritornano i preti-professori e i preti-principi, i preti-boss, i preti spirituali con la faccia della beata Imelda, i preti-rigidi, i preti-mondani, i peggiori e in quest’ultimo caso Francesco ha ragione).

Papa Francesco, Roma, riunione pre-sinodale, risposta all’ucraino Yulian Vendzilovych, seminarista/2 (comunità chiacchierone): “Anche le comunità: devono essere comunità-testimoni. Uno dei vizi della comunità è il chiacchiericcio. Mi raccontava un cardinale, simpatico, che aveva conosciuto un prete con un gran senso dell’umorismo e nella parrocchia aveva una donna tanto chiacchierona, che parlava di tutti e su tutto. Ma abitava vicino vicino alla parrocchia, a tal punto che dalla finestra della sua abitazione poteva vedere l’altare della parrocchia. Veniva a Messa tutti i giorni e poi, le altre ore del giorno girava la parrocchia, sparlando delle altre. Un giorno era malata, chiama il prete e dice: “Padre, sono a letto con un’influenza forte, per favore, mi può portare la Comunione?” – “Non si preoccupi: lei, con la lingua che ha, dalla sua finestra arriva al tabernacolo”. Ma dimmi, in una parrocchia dove i fedeli chiacchierano tutta la giornata contro di loro e contro il prete, il povero prete è solo, senza la testimonianza a Cristo della comunità. E io menziono soltanto il chiacchiericcio, perché per me è una delle cose più brutte delle comunità cristiane. Ma sapete che le chiacchiere sono un terrorismo? Un terrorismo, le chiacchiere? Sì, perché un chiacchierone fa lo stesso di un terrorista: si avvicina, parla con uno, butta la bomba della chiacchiera, distrugge e se ne va. Tranquillo. Tu sei testimone del prete con la comunità e della comunità con il prete. (NdR: non poteva mancare il parrocchiano chiacchierone-terrorista che butta la bomba. Papa Bergoglio sembra essere ossessionato dalle chiacchiere. Eppure… così il cardinale Műller, rimosso da prefetto dell’ex-Sant’Uffizio, disse in un colloquio apparso nel Corriere della sera del 26 novembre 2017: “Il Papa mi confidò: ‘Alcuni mi hanno detto anonimamente che lei è mio nemico’ senza spiegare in qual punto”)…

Papa Francesco, piazza San Pietro, omelia della messa della Domenica delle Palme, 25 marzo 2018 (Gesù entra a Gerusalemme): Gesù entra in città circondato dalla sua gente, circondato da canti e grida chiassose. Possiamo immaginare che è la voce del figlio perdonato, quella del lebbroso guarito, o il belare della pecora smarrita che risuonano forti in questo ingresso, tutti insieme. E’ il canto del pubblicano e dell’impuro; è il grido di quello che viveva ai margini della città (…) Questa gioia osannante risulta scomoda e diventa assurda e scandalosa per quelli che si considerano giusti e “fedeli” alla legge e ai precetti rituali. Gioia insopportabile per quanti hanno bloccato la sensibilità davanti al dolore, alla sofferenza e alla miseria. Ma tanti di questi pensano: “Guarda che popolo maleducato!”. Gioia intollerabile per quanti hanno perso la memoria e si sono dimenticati di tante opportunità ricevute. (NdR: polemica insistente e trasparente che va attualizzata contro i cattolici ‘rigidi’, che si considerano ‘giusti’ e ‘fedeli’ alla legge, ecc ecc…)

Papa Francesco, piazza San Pietro, omelia della messa della Domenica delle Palme, 25 marzo 2018 (rivolto ai giovani): “Così nasce il grido di colui a cui non trema la voce per urlare: ‘Crocifiggilo!’. Non è un grido spontaneo, ma il grido montato, costruito, che si forma con il disprezzo, con la calunnia, col provocare testimonianze false. E’ il grido che nasce nel passaggio dal fatto al resoconto, nasce dal resoconto. E’ la voce di chi manipola la realtà e crea una versione a proprio vantaggio e non ha problemi a ‘incastrare’ altri per cavarsela. Questo è un [falso] resoconto. Il grido di chi non ha scrupoli a cercare i mezzi per rafforzare sé stesso e mettere a tacere le voci dissonanti. E’ il grido che nasce dal ‘truccare’ la realtà e dipingerla in maniera tale che finisce per sfigurare il volto di Gesù e lo fa diventare un ‘malfattore’. E’ la voce di chi vuole difendere la propria posizione screditando specialmente chi non può difendersi. E’ il grido fabbricato dagli ‘intrighi’ dell’autosufficienza, dell’orgoglio e della superbia che proclama senza problemi: ‘Crocifiggilo, crocifiggilo!’ (…) E a voi, cari giovani, la gioia che Gesù suscita in voi è per alcuni motivo di fastidio e anche di irritazione, perché un giovane gioioso è difficile da manipolare. Un giovane gioioso è difficile da manipolare!” (NdR: non sappiamo perché, ma abbiamo l’impressione che ad alcuni lettori la prosa di cui sopra evocherà…chissà, chissà che cosa evocherà?)